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	<title>admin, Autore presso Alessandra Puggioni</title>
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	<description>Mental Coach, Counselor, Formatore</description>
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		<title>4 passi per affrontare la paura e sbloccare il tuo potenziale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Feb 2024 12:27:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La mente umana è programmata per reagire alla paura con la risposta di lotta o fuga, un meccanismo di sopravvivenza che ci protegge dai pericoli. Tuttavia, nel contesto sportivo ma anche nella vita di tutti i giorni, questa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La mente umana è programmata per reagire alla paura con la risposta di <strong>lotta o fuga</strong>, un meccanismo di <strong>sopravvivenza</strong> che ci protegge dai pericoli.<br />
Tuttavia, nel contesto sportivo ma anche nella vita di tutti i giorni, questa risposta può essere attivata da <strong>minacce</strong> percepite, come la paura di deludere gli altri e il timore di <strong>fallire</strong>, piuttosto che da pericoli reali. Comprendere questo meccanismo può aiutarti a capire che la paura non è necessariamente un segnale di una vera minaccia, quanto piuttosto un&#8217;<strong>emozione</strong> che può essere compresa e usata nel modo migliore.</p>
<p style="text-align: justify;">A me piace immaginare la paura come un <strong>bodyguard</strong> personale, uno di quei tipi palestrati che vedi nei film d&#8217;azione, sempre in allerta per proteggerti da ogni possibile <strong>pericolo</strong>. Questo bestione è costantemente al tuo fianco, guardandosi intorno alla ricerca di minacce, sempre pronto a spingerti lontano al minimo accenno di <strong>rischio</strong>.<br />
Ma c’è un <strong>problema</strong>: il tuo bodyguard spesso esagera, vedendo pericoli laddove non ci sono.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha la tendenza ad allarmarsi di fronte alle <strong>sfide</strong> più banali o ai più piccoli <strong>cambiamenti</strong>, tenendoti lontano da qualsiasi situazione che potrebbe causarti anche il minimo <strong>disagio</strong>. Ti sussurra incessantemente all&#8217;orecchio: <em>“E se sbagliassi? E se fallissi? Forse non sei all&#8217;altezza&#8230;”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ora immagina cosa accadrebbe se seguissi sempre i suoi consigli: probabilmente eviteresti gli <strong>errori</strong>, i fallimenti e le <strong>delusioni</strong> ma allo stesso tempo rinunceresti a ogni opportunità di <strong>successo</strong> e di crescita, oltre che alla possibilità di sviluppare a pieno le tue <strong>potenzialità</strong> e di raggiungere i tuoi <strong>obiettivi</strong>.</p>
<p>E allora come <strong>interagire</strong> con questo bodyguard <strong>paranoico</strong> e iperprotettivo?</p>
<p>Ecco quello che puoi fare per <strong>affrontare</strong> al meglio la paura e non farti <strong>bloccare</strong>.</p>
<ol>
<li><strong> Riconoscila.</strong>
<p style="text-align: justify;"><strong>Accettare</strong> di provare paura è il primo passo verso la gestione di questa emozione. Riconosci che il tuo bodyguard personale è presente per una ragione valida: proteggerti. È cruciale, tuttavia, ricordare che per crescere e migliorarsi è necessario affrontare nuove <strong>sfide</strong>.</p>
</li>
<li>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parlaci.<br />
</strong><strong>Comunica</strong> con il tuo bodyguard, <strong>ringrazialo</strong> (ricorda che la sua intenzione è quella di proteggerti) e digli cose del tipo: <em>&#8220;Apprezzo il tuo intento protettivo, ma in questa situazione non sono realmente in pericolo. Questa sfida è essenziale per me. È attraverso di essa che posso crescere e diventare più forte.”</em></p>
</li>
<li><strong> Controlla.</strong>
<p style="text-align: justify;">È fondamentale stabilire quando ascoltare la paura e quando invece procedere nonostante essa. E quindi comprendere se si tratta di pericolo <strong>reale</strong> o meno. Il disagio, la delusione e tutte le <strong>emozioni</strong> spiacevoli che non vogliamo provare vengono percepite come minacce, ma di fatto non costituiscono un pericolo per la tua vita. Ricorda che a prescindere da quello che stai provando, sei tu a detenere il <strong>potere</strong> di scegliere come <strong>agire</strong>.</p>
</li>
<li><strong> Fidati.</strong>
<p style="text-align: justify;">Incoraggiati a prendere decisioni basate sulla <strong>fiducia</strong> nelle tue capacità, anziché sulla paura. Ogni volta che superi un ostacolo, dimostri al tuo bodyguard &#8211; e a te stesso &#8211; che sei perfettamente <strong>capace</strong> di affrontare la situazione.</p>
</li>
</ol>
<p><a href="https://calendly.com/alepuggionicoach/sessione-conoscitiva-gratuita?back=1&amp;month=2023-07" target="_blank" rel="noopener"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-6859 size-large" src="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-1024x311.png" alt="" width="1024" height="311" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-540x164.png 540w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1.png 1400w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Di recente ho lavorato con Mattia, un giovane <strong>tennista</strong> che era paralizzato dalla paura di deludere il suo coach e i suoi genitori ogni volta che entrava in campo. Il suo “bodyguard” gli ripeteva di continuo cose di questo tipo: <em>”Se perdi deluderai tutti…Devi vincere per fare felici i tuoi genitori”.</em><br />
La sua paura era così forte che influenzava negativamente le sue <strong>prestazioni</strong>. Con un <strong>lavoro mirato</strong> ha imparato a riconoscere la voce del suo “bodyguard” interiore, capendo che la sua paura era un segnale di quanto ci tenesse a fare bene. Attraverso il <strong>dialogo interno positivo</strong> e altre <strong>tecniche di Coaching</strong> è riuscito ad <strong>affrontare la paura</strong> migliorando notevolmente le sue <strong>prestazioni</strong> e la sua <strong>sicurezza</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Riconoscere il <strong>valore</strong> della paura come segnale, piuttosto che come un ostacolo insormontabile, trasforma ogni sfida in un&#8217;opportunità di superare i propri <strong>limiti</strong>, sia in campo che nella vita. Vedere questo sentimento come un <strong>compagno di viaggio</strong>, che ci avvisa quando è il momento di prestare attenzione ma che non deve dettare ogni nostra <strong>scelta</strong>, ci permette di affrontare le sfide con <strong>equilibrio</strong> e sicurezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò significa abbracciare il <strong>rischio</strong> come parte integrante della nostra <strong>crescita</strong>, imparando da ogni esperienza per diventare atleti più forti e <strong>consapevoli</strong>. La vera forza risiede nella capacità di <strong>ascoltare</strong> la nostra paura, valutare il suo messaggio, e poi decidere con <strong>coraggio</strong> il percorso da seguire, con la consapevolezza che ogni passo avanti ci avvicina alla realizzazione dei nostri <strong>obiettivi</strong> più ambiziosi.</p>
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		<title>Pensieri spazzatura: come riconoscerli e affrontarli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Nov 2023 10:09:27 +0000</pubDate>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Con i miei atleti utilizzo spesso questa <strong>metafora</strong>: quando devi raggiungere il tuo peso forma ci sono degli alimenti raccomandati e degli alimenti sconsigliati, il cibo spazzatura. Alimenti non utili e funzionali al raggiungimento del peso forma. Allo stesso modo quando hai un <strong>obiettivo</strong> devi nutrire la tua mente con <strong>pensieri utili</strong> al suo raggiungimento e evitare i pensieri spazzatura. Non è questione di pensiero positivo, di raccontarsi di essere i migliori o di poter fare qualsiasi cosa, quanto piuttosto di <strong>focalizzarsi</strong> su pensieri che permettano alla mente di rimanere concentrata sull’obiettivo, sereni e <strong>fiduciosi</strong> di poter affrontare eventuali ostacoli senza vacillare troppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma cosa sono i pensieri spazzatura? Sono quei pensieri negativi, <strong>limitanti</strong>, irrazionali dai quali ci sentiamo spesso <strong>sopraffatti</strong>, incapaci di uscire dal vortice della negatività. Sono quei pensieri che ci dicono che non siamo abbastanza bravi, che non ce la faremo mai, che non abbiamo le risorse necessarie, che siamo destinati a <strong>fallire</strong>. Sono quei pensieri che ci fanno sentire <strong>inadeguati</strong>, frustrati, ansiosi, demotivati.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo genere di pensieri sono molto pericolosi perché influenzano le nostre <strong>emozioni</strong>, le nostre azioni e i nostri risultati. Se pensiamo di non essere all’altezza, ci sentiremo <strong>insicuri</strong>, agiremo con poca convinzione e otterremo scarsi risultati. Se invece pensiamo di avere delle potenzialità, ci sentiremo <strong>fiduciosi</strong>, agiremo con determinazione e otterremo migliori risultati.</p>
<p><a href="https://calendly.com/alepuggionicoach/sessione-conoscitiva-gratuita?back=1&amp;month=2023-07"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-6859 size-large" src="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-1024x311.png" alt="" width="1024" height="311" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-540x164.png 540w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1.png 1400w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Come possiamo allora <b>affrontare </b>e non farci sopraffare da questi pensieri? Ecco alcuni suggerimenti:</p>
<ul>
<p style="text-align: justify;">
<li><strong>Prendi consapevolezza dei tuoi pensieri</strong>. Spesso i pensieri negativi sono <strong>automatici</strong> e inconsapevoli, ci passano per la testa senza che ce ne accorgiamo. Per questo è importante prestare attenzione a ciò che pensiamo, soprattutto quando ci troviamo in situazioni di stress o di sfida. Puoi aiutarti <strong>scrivendo</strong> i tuoi pensieri su un diario o su un foglio di carta, in modo da renderli visibili e tangibili.</li>
<p style="text-align: justify;">
<li><strong>Metti in discussione i tuoi pensieri</strong>. Una volta che hai individuato i tuoi pensieri spazzatura, devi metterli in <strong>discussione</strong>, interrogarli, sfidarli. Non devi accettarli come <strong>verità</strong> assolute, ma cercare di capire da dove vengono, quali sono le prove a favore e contro, quali sono le conseguenze di pensarli. Puoi usare delle domande come: Questo pensiero è vero? Da dove viene? Cosa mi fa pensare così? Ci sono delle prove che lo confutano? Cosa succede se continuo a pensarla così? Cosa succederebbe se pensassi diversamente?</li>
<p style="text-align: justify;">
<li><strong>Sostituisci i tuoi pensieri</strong>. Dopo aver messo in discussione i tuoi pensieri, puoi <strong>sostituirli</strong> con dei pensieri più <strong>realistici</strong>, positivi, funzionali. Non si tratta di negare la realtà o di illudersi, ma di trovare dei pensieri che ti <strong>aiutino</strong> a vedere le cose in modo più equilibrato, a valorizzare le tue <strong>risorse</strong>, a motivarti verso il tuo obiettivo. Puoi usare delle <strong>affermazioni</strong> come: Ho delle capacità che posso sfruttare. Posso imparare da questa esperienza. Ho delle opportunità che posso cogliere. Ho dei punti di forza che posso evidenziare. Ho dei mezzi che posso utilizzare.</li>
</ul>
<p>Ti invito a provare questi semplici passaggi la prossima volta che ti troverai ad avere dei pensieri negativi. Vedrai che con un po’ di pratica riuscirai a <strong>liberarti</strong> da questi pensieri e a nutrire la tua mente con pensieri più sani e utili.</p>
<p><strong>Ricorda che i tuoi pensieri sono il cibo della tua mente: scegli con cura quello che mangi!</strong></p>
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		<title>I motivatori non esistono: come sostenere l&#8217;automotivazione dei giocatori</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Sep 2023 11:42:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Draghi, tigri, gladiatori nell’arena, discorsi memorabili che fanno venire la pelle d&#8217;oca. Gli allenatori con un talento per le parole sono spesso ammirati e studiati per scoprire il segreto di come motivare i loro giocatori. Ma la realtà [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Draghi, tigri, gladiatori nell’arena, <strong>discorsi memorabili</strong> che fanno venire la pelle d&#8217;oca.<br />
Gli allenatori con un <strong>talento per le parole</strong> sono spesso ammirati e studiati per scoprire il segreto di come <strong>motivare i loro giocatori</strong>.<br />
Ma la realtà è un’altra: gli allenatori <strong>non possono</strong> davvero motivare i loro atleti.<br />
<strong>Nessuno può darti la motivazione che non hai.</strong></p>
<p>Sì, ci sono allenatori che sembrano <strong>maghi con le parole</strong>, capaci di <strong>ispirare</strong>, influenzare e persuadere i loro ragazzi con discorsi appassionati e <strong>coinvolgenti</strong>. Ma quello che forse non si vede è il lavoro <strong>dietro le quinte</strong>, un lavoro che va molto <strong>oltre le parole.</strong> Il vero segreto per ottenere il meglio dai propri giocatori risiede nella <strong>costruzione di una relazione</strong> profonda e autentica con loro.</p>
<p><strong>La Magia dell&#8217;Automotivazione<br />
</strong>La<strong> motivazione più potente</strong> che una persona può sperimentare è quella che <strong>scaturisce dall&#8217;interno</strong>, dal <strong>desiderio di eccellere</strong> per il <strong>piacere di sentirsi competenti.</strong> Quando si fa qualcosa per <strong>passione</strong>, per il puro godimento di farlo, senza aspettarsi ricompense esterne o approvazione, <strong>si attiva l’automotivazione.</strong></p>
<p>È la motivazione basata sul <strong>senso di competenza</strong>, noto come <strong>autoefficacia</strong>, ed è incredibilmente <strong>più forte</strong> e <strong>duratura</strong> rispetto a qualsiasi altra forma di motivazione derivante da manipolazioni o ricompense esterne.<br />
È il desiderio di mettersi alla prova, di <strong>superare i propri limiti</strong>, e la profonda soddisfazione nel sentirsi capaci che alimenta l’automotivazione.</p>
<p><strong>Il Ruolo dell&#8217;Allenatore come Facilitatore<br />
</strong>Gli allenatori possono giocare un <strong>ruolo cruciale</strong> nel favorire questa autentica automotivazione, ma <strong>non possono crearla dal nulla.</strong> Per farlo, devono investire tempo ed energie nella <strong>conoscenza approfondita</strong> dei loro giocatori. Devono comprendere come i giocatori vedono il mondo, <strong>cosa li muove,</strong> cosa è davvero importante per loro, e chi sono davvero.</p>
<p>Costruire una relazione solida basata sulla <strong>fiducia reciproca</strong> è fondamentale. Questo processo <strong>richiede tempo,</strong> costanza e cura. Una relazione non è un punto di partenza, ma un <strong>percorso</strong> che si sviluppa nel tempo e va <strong>costantemente alimentato e coltivato.</strong><strong><a href="https://calendly.com/alepuggionicoach/sessione-conoscitiva-gratuita?back=1&amp;month=2023-07" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-6859 size-large" src="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-1024x311.png" alt="" width="1024" height="311" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-540x164.png 540w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1.png 1400w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>La Comunicazione come Ponte per la Relazione<br />
</strong>La comunicazione è lo <strong>strumento</strong> principale attraverso il quale si costruisce e si <strong>rafforza la relazione</strong> con i giocatori. Gli allenatori devono prestare attenzione a ogni aspetto della loro comunicazione, dalle parole alla gestualità, dal tono della voce all&#8217;<strong>ascolto attivo</strong>.</p>
<p>Quando gli allenatori riescono a <strong>far leva sul senso di efficacia</strong> dei loro giocatori, rinforzando l&#8217;automotivazione, possono ottenere un <strong>impegno straordinario</strong>. È come <strong>accendere una fiamma</strong> all&#8217;interno di ogni atleta, una fiamma che brucia con la passione di <strong>migliorarsi costantement</strong>e.</p>
<p>In sostanza <strong>gli allenatori non sono motivatori</strong>, ma possono diventare dei <strong>facilitatori di motivazione</strong>.<br />
La chiave sta nel comprendere che <strong>la vera motivazione scaturisce dall&#8217;interno</strong> di ciascun giocatore, ed è il risultato di una <strong>relazione autentica basata sulla fiducia</strong> e sulla comprensione reciproca.</p>
<p>Gli allenatori che abbracciano questo approccio possono <strong>ispirare i loro atleti</strong> a raggiungere livelli di impegno e successo che mai avrebbero immaginato. La motivazione vera è il <strong>fuoco che brucia</strong> dentro di loro, e gli allenatori hanno il potere di <strong>alimentare questa fiamma.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.alessandrapuggioni.it/coaching/motivatori-non-esistono/">I motivatori non esistono: come sostenere l&#8217;automotivazione dei giocatori</a> proviene da <a href="https://www.alessandrapuggioni.it">Alessandra Puggioni</a>.</p>
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		<title>Non è mai troppo presto per iniziare a lavorare sull&#8217;aspetto mentale</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/coaching/non-e-mai-troppo-presto-per-iniziare-a-lavorare-sullaspetto-mentale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jul 2023 09:59:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo sport è molto più di una semplice attività fisica. È un ambiente in cui gli atleti si sfidano, imparano, crescono e si superano costantemente. Tuttavia, il successo nello sport non è solo una questione di abilità fisica [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.alessandrapuggioni.it/coaching/non-e-mai-troppo-presto-per-iniziare-a-lavorare-sullaspetto-mentale/">Non è mai troppo presto per iniziare a lavorare sull&#8217;aspetto mentale</a> proviene da <a href="https://www.alessandrapuggioni.it">Alessandra Puggioni</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo sport è <strong>molto più</strong> di una semplice attività fisica.<br />
È un ambiente in cui gli atleti si sfidano, <strong>imparano</strong>, crescono e<strong> si superano</strong> costantemente.<br />
Tuttavia,<strong> il successo nello sport</strong> non è solo una questione di abilità fisica o tecnica, ma anche di una <strong>mente ben allenata.</strong><br />
Questo è il motivo per cui il ruolo del <strong>mental coach sportivo</strong> è sempre più <strong>essenziale</strong> nel mondo dello sport contemporaneo.<br />
Un&#8217;adeguata preparazione mentale può avere un incredibile <strong>impatto</strong> sulla carriera di un atleta, specialmente <strong>quando inizia a lavorarci in giovane età.</strong></p>
<p><strong>Coltivare una Visione Positiva di Sé e della Competizione<br />
</strong>Fin dalla giovane età, gli atleti dovrebbero essere guidati a sviluppare una <strong>visione positiva di sé stessi</strong> e del contesto competitivo in cui si trovano. Questo <strong>approccio mentale costruttivo</strong> permette loro di abbracciare le <strong>sfide</strong> come <strong>opportunità</strong> di crescita e miglioramento, piuttosto che come insormontabili ostacoli.<br />
Il mental coach gioca un ruolo cruciale in questo <strong>processo</strong>, aiutando gli atleti a <strong>sviluppare l&#8217;autostima</strong>, la fiducia e un atteggiamento mentale che si focalizza sulla <strong>ricerca di soluzioni</strong> piuttosto che sui problemi.</p>
<p><strong>La Gestione degli Ostacoli e delle Delusioni<br />
</strong>Nessun percorso nello sport è privo di ostacoli o delusioni. Tuttavia, ciò che fa davvero la <strong>differenza</strong> è <strong>come</strong> l&#8217;atleta affronta tali situazioni. Attraverso il coaching gli atleti apprendono le giuste strategie per affrontare queste <strong>sfide</strong> senza soccombere alle <strong>pressioni</strong> o alla <strong>frustrazione</strong>. Imparare a <strong>gestire le delusioni</strong> in modo <strong>costruttivo</strong> e a <strong>trasformare le difficoltà in occasioni di crescita</strong> è un aspetto chiave del percorso di ogni atleta di successo.</p>
<p><a href="https://calendly.com/alepuggionicoach/sessione-conoscitiva-gratuita?back=1&amp;month=2023-07" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-6859 size-large" src="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-1024x311.png" alt="" width="1024" height="311" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-540x164.png 540w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1.png 1400w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p><strong>Coltivare Strumenti Mentali Adeguati<br />
I <em>&#8220;giochi mentali&#8221;</em></strong> nello sport possono essere tanto impegnativi quanto quelli fisici. L&#8217;<strong>allenamento mentale</strong> può aiutare gli atleti a <strong>sviluppare strumenti adeguati</strong> per affrontare le diverse situazioni che possono presentarsi durante la loro carriera. La <strong>concentrazione</strong>, la <strong>visualizzazione</strong>, l&#8217;<strong>autocontrollo</strong>, la gestione dello stress e la resilienza sono solo alcuni degli aspetti che attraverso il coaching si possono allenare per aiutare gli atleti a raggiungere il loro <strong>pieno potenziale.</strong></p>
<p><strong>Adattarsi alle Nuove Situazioni<br />
</strong>Lo sport è dinamico e mutevole, e gli atleti si trovano spesso ad affrontare <strong>situazioni impreviste</strong> dentro e fuori dal campo. Un adeguato coaching mentale prepara gli atleti ad <strong>adattarsi</strong> a queste nuove situazioni con <strong>flessibilità</strong> e <strong>determinazione</strong>. Questa capacità di adattamento può <strong>fare la differenza</strong> e fornire occasioni di crescita laddove invece spesso si manifestano <strong>blocchi e insicurezze.</strong></p>
<p>La preparazione mentale nello sport è fondamentale per il <strong>successo di un atleta</strong>. Iniziare fin dalla giovane età a coltivare una <strong>visione positiva di sé e della competizione</strong>, nonché ad acquisire gli <strong>strumenti mentali adeguati</strong>, prepara gli atleti ad affrontare le <strong>avversità</strong> con coraggio e determinazione. Gli ostacoli, le delusioni e gli eventi spiacevoli sono inevitabili nel percorso di ogni atleta, ma con il <strong>giusto allenamento mentale</strong>, essi possono diventare <strong>opportunità</strong> per crescere e progredire.</p>
<p>Non solo, un percorso di coaching intrapreso dal giovane atleta diventa spesso <strong>occasione anche per i genitori</strong> di avere un <strong>confronto e un aiuto nella gestione delle dinamiche sportive.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.alessandrapuggioni.it/coaching/non-e-mai-troppo-presto-per-iniziare-a-lavorare-sullaspetto-mentale/">Non è mai troppo presto per iniziare a lavorare sull&#8217;aspetto mentale</a> proviene da <a href="https://www.alessandrapuggioni.it">Alessandra Puggioni</a>.</p>
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		<item>
		<title>Sport mental coaching: il supporto fondamentale per gli atleti adolescenti</title>
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		<pubDate>Fri, 05 May 2023 08:42:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Sport Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[atleti adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[coaching per adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[coaching per genitori]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.alessandrapuggioni.it/coaching/sport-mental-coaching-il-supporto-fondamentale-per-gli-atleti-adolescenti/">Sport mental coaching: il supporto fondamentale per gli atleti adolescenti</a> proviene da <a href="https://www.alessandrapuggioni.it">Alessandra Puggioni</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;adolescenza è un momento di grande <strong>complessità</strong> per molti aspetti della vita e lo sport non fa eccezione. Gli adolescenti si trovano a dover affrontare numerose <strong>sfide</strong> in campo sportivo: dal cambiamento dei loro corpi in crescita, alle <strong>pressioni</strong> sociali e competitive, ai nuovi livelli di <strong>performance</strong> richiesti nei <strong>passaggi di categoria. </strong></p>
<p>Tutto ciò può portare a un grande <strong>stress</strong> e a <strong>confusione</strong> per i giovani atleti, che spesso si sentono <strong>sopraffatti</strong> e <strong>incapaci</strong> di gestire tali sfide da soli. In questo contesto, lo sport mental coaching può essere una <strong>risorsa</strong> fondamentale per gli adolescenti che cercano di navigare questo periodo <strong>complesso</strong> della loro vita.</p>
<h2>Che cos&#8217;è il mental coaching sportivo</h2>
<p>Il coaching sportivo si concentra sullo <strong>sviluppo di abilità mentali</strong> che possono aiutare gli adolescenti a superare le <strong>difficoltà</strong> e a <strong>raggiungere i loro obiettivi</strong>. Durante le sessioni di coaching gli adolescenti imparano a comprendere e <strong>gestire le emozioni</strong>, a <strong>migliorare la concentrazione </strong>e a sviluppare un <strong>dialogo interno positivo.</strong><br />
Inoltre, il coaching sportivo può aiutare gli adolescenti a sviluppare <strong>abilità sociali</strong> importanti come la <strong>comunicazione</strong> e l&#8217;<strong>empatia</strong>.</p>
<h2>Come funziona</h2>
<p>Il lavoro del coach si concentra sull&#8217;<strong>identificazione degli ostacoli</strong> che possono <strong>influenzare</strong> negativamente le <strong>prestazioni</strong> e sullo sviluppo delle <strong>potenzialità</strong> dell&#8217;atleta. Il coach aiuta gli adolescenti a <strong>trovare strategie</strong> per affrontare e <strong>superare le difficoltà</strong> e a sviluppare il loro <strong>pieno potenziale</strong>.<br />
Il coach può utilizzare strumenti come la<strong> definizione degli obiettivi, l&#8217;analisi </strong>pre e post gara<strong>, </strong>gli esercizi per<strong> l&#8217;attivazione, </strong>le tecniche di<strong> visualizzazione </strong>e di<strong> respirazione.</strong></p>
<h2>Che benefici può portare</h2>
<p>Il mental coaching sportivo può portare numerosi <strong>benefici</strong> agli adolescenti che lo praticano. Ad esempio, può <strong>migliorare le loro prestazioni sportive</strong> aiutandoli a gestire gli <strong>stati emotivi disfunzionali</strong> prima e durante le competizioni sportive. Può aiutare l&#8217;adolescente a sviluppare e incrementare la propria <strong>autostima</strong>, attraverso una maggiore <strong>conoscenza</strong> e <strong>consapevolezza</strong> di sè.<br />
Il coaching sportivo aiuta inoltre il ragazzo a sviluppare le proprie <strong>strategie di risoluzione dei problemi</strong> e a tollerare la <strong>delusione</strong> e la <strong>frustrazione</strong> nei momenti di difficoltà.</p>
<p>Non solo, può facilitare le <strong>relazioni interpersonali</strong>, aiutando i ragazzi a sviluppare <strong>abilità sociali</strong> importanti come la <strong>comunicazione</strong> e l&#8217;<strong>empatia</strong>.</p>
<p><a href="https://calendly.com/alepuggionicoach/sessione-conoscitiva-gratuita?back=1&amp;month=2023-07" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-6859 size-large" src="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-1024x311.png" alt="" width="1024" height="311" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-540x164.png 540w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1.png 1400w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h2>Il supporto nel passaggio di categoria del ragazzo</h2>
<p>Il salto di categoria può essere un momento <strong>stressante</strong> per gli adolescenti. Confrontarsi con <strong>avversari</strong> più forti e adattarsi a un <strong>nuovo ambiente</strong> sportivo può essere difficile da gestire. Lo sport mental coaching può aiutare gli adolescenti a <strong>sviluppare le abilità mentali</strong> necessarie per affrontare queste nuove <strong>sfide</strong>.<br />
Il coach può aiutare l&#8217;atleta a <strong>gestire le sue emozioni</strong> e ad <strong>adattarsi</strong> a un nuovo ambiente.</p>
<h2>L&#8217;importanza degli obiettivi di prestazione</h2>
<p>Un altro elemento chiave dello sport mental coaching è la <strong>definizione degli obiettivi di prestazione</strong>. Il coach aiuta gli adolescenti a definire obiettivi <strong>specifici</strong> e <strong>realistici</strong>, in modo che possano lavorare verso qualcosa di <strong>concreto</strong>. Questo può aumentare l&#8217;<strong>autoefficacia</strong> dell&#8217;atleta, cioè la <strong>fiducia nella propria capacità</strong> di raggiungere gli obiettivi prefissati. Gli obiettivi di prestazione aiutano anche l&#8217;atleta a <strong>valutare</strong> le proprie prestazioni e a <strong>monitorare</strong> i propri <strong>progressi</strong>.</p>
<h2>Un valido aiuto anche per i genitori</h2>
<p>Spesso i <strong>genitori</strong> si trovano a dover affrontare la difficoltà di bilanciare il <strong>sostegno emotivo</strong> e la <strong>motivazione</strong> dei loro figli con la necessità di mantenere una certa <strong>distanza</strong> emotiva. Inoltre, possono avere <strong>difficoltà</strong> a gestire le proprie <strong>aspettative</strong> e le <strong>pressioni</strong> sociali legate alle prestazioni dei loro figli. Lo sport mental coaching può aiutare i genitori a trovare un <strong>equilibrio</strong> tra questi aspetti, aiutandoli a sviluppare un&#8217;adeguata <strong>comprensione</strong> del processo di <strong>formazione</strong> sportiva e delle <strong>esigenze</strong> dei loro figli. In questo modo, possono <strong>sostenere</strong> i loro figli in modo <strong>positivo</strong> e <strong>costruttivo</strong>, senza agire come fonte di pressione o stress aggiuntivo.</p>
<p>In conclusione, lo sport mental coaching per adolescenti è uno <strong>strumento</strong> importante per supportare gli atleti nella gestione delle <strong>emozioni</strong>, della <strong>motivazione</strong> e delle <strong>aspettative</strong>. Aiuta i ragazzi a sviluppare un&#8217;adeguata <strong>visione di se stessi</strong> e delle proprie abilità, migliorando così la loro autoefficacia e la capacità di gestire situazioni di <strong>stress</strong> e pressione. Inoltre, questo tipo di coaching può essere un valido supporto anche per i genitori, aiutandoli a comprendere meglio le <strong>esigenze</strong> dei loro figli e a sostenere la loro <strong>crescita</strong> sportiva in modo positivo e costruttivo.</p>
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		<title>Le Olimpiadi degli atleti italiani: come l’impossibile è diventato possibile</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/mental-coaching-sportivo/le-olimpiadi-degli-atleti-italiani-come-limpossibile-e-diventato-possibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Aug 2021 12:23:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mental Coaching Sportivo]]></category>
		<category><![CDATA[Sport Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Ciclo del successo]]></category>
		<category><![CDATA[convinzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Gianmarco Tamberi]]></category>
		<category><![CDATA[Marcell Jacobs]]></category>
		<category><![CDATA[Olimpiadi]]></category>
		<category><![CDATA[Roger Bannister]]></category>
		<category><![CDATA[Tokyo 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Vanessa Ferrari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La delegazione italiana di atletica leggera non aveva mai vinto 5 medaglie d’oro ad un’Olimpiade. Ne aveva vinte 3 a Mosca nel 1980 e a Los Angeles nel 1984. L’ ultima medaglia d’oro vinta, prima dell’edizione di Tokyo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.alessandrapuggioni.it/mental-coaching-sportivo/le-olimpiadi-degli-atleti-italiani-come-limpossibile-e-diventato-possibile/">Le Olimpiadi degli atleti italiani: come l’impossibile è diventato possibile</a> proviene da <a href="https://www.alessandrapuggioni.it">Alessandra Puggioni</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La delegazione italiana di atletica leggera non aveva mai vinto <strong>5 medaglie d’oro</strong> ad un’Olimpiade.<br />
Ne aveva vinte 3 a Mosca nel 1980 e a Los Angeles nel 1984.<br />
L’ ultima medaglia d’oro vinta, prima dell’edizione di <strong>Tokyo 2020</strong>, fu a Pechino nel 2008 con <strong>Alex Schwazer</strong> nella marcia 50km. L’Italia arrivava anche da due edizioni molto deludenti ai mondiali, dove vinse appena due medaglie di bronzo.<br />
Insomma non possiamo certo dire che negli ultimi 20 anni l’atletica italiana abbia goduto di buona salute.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Com’è potuto succedere allora di arrivare a vincere 5 medaglie d’oro a Tokyo e realizzare l’incredibile impresa di vincere i 100m e la 4&#215;100?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E’ il primo Agosto, <strong>Gianmarco “Gimbo” Tamberi</strong> si prepara ad affrontare la finale del salto in alto. Sono stati 5 lunghissimi anni per Tamberi che non poté partecipare alle Olimpiadi di Rio nel 2016 a causa della rottura del tendine di Achille una settimana prima.<br />
5 anni di <strong>sofferenza</strong>, 5 anni di <strong>sacrifici</strong>, 5 anni in cui dentro di lui nasce e cresce una vera e propria <strong>ossessione</strong>: vincere la medaglia d’oro a Tokyo.<br />
In gara con lui c’è l’atleta più in forma del momento, medaglia d’oro ai mondiali del 2019, <strong>Mutaz Essa Barshim</strong>.<br />
I due conducono una gara pressoché identica, saltando le stesse misure e chiudendo la gara in assoluta parità.<br />
A questo punto possono scegliere: giocarsi lo spareggio o vincere entrambi la medaglia d’oro.<br />
Senza alcuna esitazione scelgono la seconda opzione e Tamberi si lascia andare ad un’esultanza che è un mix di gioia e liberazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad assistere al trionfo e alla gioia irrefrenabile di Tamberi c’è <strong>Marcell Jacobs</strong>, primatista italiano nei 100 metri. I due sono molto amici e la sera prima scherzavano insieme sulla possibilità di vincere entrambi la medaglia d’oro. Sì, perché Jacobs è in pista che si scalda per la sua finale dei 100 metri mentre guarda sullo schermo dello stadio le immagini del trionfo di Tamberi.</p>
<p>Dopo la gara Jacobs dichiara:</p>
<blockquote><p><em>Vedere la vittoria di Tamberi mi ha caricato. Ho pensato, se lui l&#8217;ha fatto posso farlo anche io e ho corso più veloce che ho potuto.</em></p></blockquote>
<p>Non solo ha corso più veloce che ha potuto, ha corso più veloce di tutti, vincendo la gara e registrando il nuovo record italiano. Nessun italiano aveva mai corso una finale dei 100m.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno dopo <strong>Vanessa Ferrari,</strong> ginnasta, vince la medaglia d’argento al corpo libero. Anche lei viene da anni difficili e da tanti infortuni. A fine gara scrive sul suo profilo Instagram:</p>
<blockquote><p><em>Ci ho provato più volte e il destino sembrava una beffa, gli infortuni che mi hanno spezzata. Ma io volevo ancora una volta la possibilità giocarmi ancora le mie carte e non ho fallito! É storia, una medaglia che fa la storia! Queste sono le OLIMPIADIIIII.<br />
</em><em>Italia c&#8217;è la magia nell&#8217;aria la sentite?</em></p></blockquote>
<p>La magia nell’aria la sente anche<strong> Massimo Stano</strong> che il 5 Agosto trionfa nella <strong>20 km di marcia</strong>.</p>
<blockquote><p><em>Negli ultimi chilometri mi ripetevo: sono il più forte. E quando ho visto Jacobs e Tamberi vincere insieme, ho pensato: cos’hanno loro in più di me?</em></p></blockquote>
<p>Il giorno dopo arriva anche la medaglia d’oro nella 20 km di marcia con <strong>Antonella Palmisano</strong>, è la prima volta d’oro per la marcia femminile italiana.</p>
<blockquote><p><em>Tamberi, Jacobs, Stano, con i loro successi, mi hanno dato una carica pazzesca: lì ho capito che niente è impossibile.</em></p>
<p>&nbsp;</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il 6 agosto tocca alla <strong>staffetta 4&#215;100</strong>, ai blocchi di partenza <strong>Marcell Jacobs, Filippo Tortu, Lorenzo Patta e Eseosa Desalu</strong>.<br />
I quattro si sono allenati pochissimo insieme ma riescono nell’impresa di portare a casa uno storico oro per l’Italia.</p>
<blockquote><p><em>La cosa più bella che è successa è che prima della gara ci siamo detti di vincere questa medaglia d&#8217;oro, ci abbiamo creduto fino in fondo ed è fantastico.</em></p></blockquote>
<p>Dirà Jacobs dopo la gara.</p>
<p>La magia della quale parlava Vanessa Ferrari è la consapevolezza che niente sia più impossibile.</p>
<p><strong>Ma com’è potuto accadere che l’impossibile sia improvvisamente diventato possibile per i nostri atleti?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’11 maggio 1954 <strong>Roger Bannister</strong>, mezzofondista britannico, stabilì un record storico per l’atletica leggera: correre un miglio nel tempo di 3 minuti, 59 secondi e 4 decimi. Ciò che rese leggendaria l’impresa fu il fatto che nel mondo dell’atletica leggera dell’epoca era convinzione comune che scendere sotto i quattro minuti per correre il miglio fosse umanamente impossibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa <strong>credenza collettiva</strong> risaliva alla prima metà dell’Ottocento un grande luminare dell’epoca, scrisse, in un studio relativo alle capacità cardiache, che portato a superare quel limite, il cuore sarebbe esploso all’interno della cavità toracica.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre un secolo dopo tutto il mondo sportivo credeva assolutamente impossibile fare ciò che Roger Bannister invece realizzò.</p>
<blockquote><p><em>La gente spesso definisce impossibili cose che semplicemente non ha mai visto.<br />
</em>Citazione dal film &#8220;Al di là dei sogni&#8221;</p></blockquote>
<p>La parte più straordinaria della storia è però ciò che accadde subito dopo l’impresa di Bannister: l’anno successivo <strong>più di trentacinque atleti</strong> corsero il miglio al di sotto dei quattro minuti, e nell’arco di tre anni ci riuscirono in oltre trecento.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che per secoli era stato impossibile a milioni di atleti era diventato improvvisamente alla portata di tutti.</p>
<blockquote><p><em>Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa</em>.<br />
Albert Einstein</p></blockquote>
<p>Quando qualcuno dimostrò che ottenere quel risultato <strong>era possibile</strong>, cambiando il sistema di credenze di migliaia di mezzofondisti, molti di questi riuscirono improvvisamente a realizzarlo.<br />
<strong>Credere che si potesse fare</strong> aveva improvvisamente fornito loro un accesso a <strong>risorse fisiche e mentali</strong> fino a quel momento inutilizzate, il cosiddetto potenziale latente.</p>
<p style="text-align: justify;">E così a Tokyo 2020 la vittoria di Gianmarco Tamberi e il modo in cui è arrivata, ha innescato un <strong>circolo virtuoso</strong>.<br />
Come in una staffetta dove, al posto del testimone, ci si passa la consapevolezza di potercela fare.</p>
<p style="text-align: justify;">Vanessa Ferrari l’ha chiamata magia ma c’è una spiegazione a tutto questo molto più logica e razionale, si chiama <strong>ciclo del successo</strong>. Si parte del presupposto che quando una persona ha una forte <strong>convinzione</strong> farà di tutto per confermarla.</p>
<p style="text-align: justify;">Essere persuasi di poter arrivare a ottenere qualcosa spinge la mente umana a cercare quante più <strong>risorse</strong> possibili per realizzarla. Maggiori sono le risorse che troviamo e su cui investiamo, e più saranno le <strong>azioni</strong> che potremo compiere per raggiungere ciò in cui crediamo. Le azioni determinano i <strong>risultati</strong> che ottieni e i tuoi risultati danno forma e rafforzano le tue convinzioni.</p>
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<p><strong>Dunque è sufficiente credere in qualcosa per ottenerla?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Assolutamente no! E diffidate di chi vi dice il contrario.<br />
Non è sufficiente pensare di essere in grado di fare una cosa per portarla a termine con successo, ma è comunque una condizione necessaria.<br />
Per poter guidare un’auto dobbiamo metterla in moto, essere convinti di potercela fare è come girare la chiave e avviare il motore.</p>
<p><a href="https://calendly.com/alepuggionicoach"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6859" src="http://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1.png" alt="" width="1400" height="425" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1.png 1400w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-540x164.png 540w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></a></p>
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		<item>
		<title>Perché si parla tanto di salute mentale degli atleti</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/mental-coaching-sportivo/perche-si-parla-tanto-di-salute-mentale-degli-atleti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Aug 2021 10:59:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mental Coaching Sportivo]]></category>
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		<category><![CDATA[Marcell Jacobs]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si sono da poco conclusi i Giochi Olimpici di Tokyo 2020. Un’edizione storica per l’Italia, per aver conquistato il numero record di medaglie, ma soprattutto per alcune straordinarie imprese, tra cui la vittoria di Marcell Jacobs nel 100 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Si sono da poco conclusi i <strong>Giochi Olimpici di Tokyo 2020</strong>. Un’edizione storica per l’Italia, per aver conquistato il numero record di medaglie, ma soprattutto per alcune straordinarie imprese, tra cui la vittoria di <strong>Marcell Jacobs</strong> nel 100 metri di atletica e quella della staffetta 4&#215;100 composta dallo stesso Jacobs, da <strong>Filippo Tortu</strong>, <strong>Lorenzo Patta</strong> e <strong>Eseosa Desalu</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma questa è stata anche l’olimpiade in cui si è parlato tanto di salute e <strong>preparazione mentale</strong> degli atleti.<br />
A partire da <strong>Simone Biles</strong>, campionessa americana di ginnastica, che al suo esordio nella gara del volteggio si ritira dopo il primo salto, dichiarando successivamente:</p>
<blockquote><p>Devo concentrarmi sul mio stato mentale e non mettere a repentaglio la mia salute e il mio benessere. Non appena salgo in pedana siamo solo io e la mia testa e li ci sono demoni con cui devo confrontarmi.</p></blockquote>
<p>Qualche giorno prima dell’inizio delle olimpiadi la ginnasta americana aveva scritto sul suo profilo Instagram di <strong>sentire il peso del mondo sulle spalle.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">C’è poi <strong>Naomi Osaka</strong> tennista giapponese, numero due del ranking, che già qualche mese fa decise di ritirarsi dal <strong>Roland Garros</strong> per prendersi cura della propria salute mentale. Alle Olimpiadi nel suo paese di origine non ha voluto rinunciare, è stata anche la tedofora che ha acceso la fiamma, ma l’atleta non è riuscita ad andare oltre gli ottavi, perdendo dalla numero 42 del ranking e mostrando ancora grosse difficoltà a <strong>livello emotivo e mentale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Che si tratti di un campione che gareggia ad alti livelli o un amatore che vuole migliorare le proprie prestazioni, è ormai evidente come la componente mentale non possa più essere trascurata e che il solo allenamento fisico, tecnico e tattico non sia più sufficiente.</p>
<p><strong>Ma su cosa lavora un Mental Coach con un atleta?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo dal presupposto che <strong>un atleta è un essere umano</strong>, ed è sulla persona che bisogna lavorare per liberare il potenziale dell’atleta. E’ proprio il caso di Marcell Jacobs che da circa un anno lavora con una Mental Coach che lo ha aiutato a liberarsi di alcuni <strong>blocchi</strong> che gli impedivano di esprimersi al suo massimo.<br />
Il lavoro del coach <strong>è un lavoro a togliere</strong>, ridurre le interferenze interne quali paure, pensieri negativi, ansia, convinzioni limitanti, insicurezza. Una volta rimossi questi ostacoli le <strong>potenzialità</strong> dell’atleta trovano un terreno fertile nelle quali essere allenate e migliorate.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche <strong>Luigi Busà</strong>, medaglia d’oro a Tokyo nella specialità Kumite del <strong>Karate</strong>, ha dichiarato di essersi preparato all’Olimpiade lavorando con un Mental Coach.</p>
<blockquote><p>Sto lavorando molto a livello mentale. Ho un Mental Coach che mi segue e stiamo lavorando su come approcciare al meglio questa avventura.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;<strong>approccio mentale</strong> ad un appuntamento sportivo è quindi di primaria importanza e in molti casi, a causa di blocchi e insicurezze, atleti al top della forma falliscono un obiettivo inseguito da anni; allo stesso tempo atleti con caratteristiche e doti fisiche inferiori riescono a primeggiare, sfruttando lo <strong>stato mentale positivo</strong> e libero da tensioni. Una tensione mentale, infatti, si ripercuote sempre sul corpo. <strong>Se la mente è inquieta il corpo è rigido</strong> e difficilmente porterà a una buona prestazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Se a livello professionistico la figura del Mental Coach è ormai comunemente inserita tra i membri di uno staff, non dobbiamo pensare che il Coaching Sportivo sia ad esclusivo appannaggio di chi gareggia ad altissimi livelli. <strong>Ad ogni livello</strong> si può lavorare sull’aspetto mentale ed <strong>emotivo</strong> per ottenere il massimo dalle proprie prestazioni. Per questo è importante che già a <strong>livello giovanile</strong> si aiutino i ragazzi in questo senso, lavorando per esempio sul <strong>riconoscimento e la gestione delle emozioni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Di recente ho lavorato con una giovanissima ginnasta che si stava approcciando ad un cambio di categoria e stava manifestando alcuni blocchi e delle paure. Ho lavorato con lei sul riconoscimento e la <strong>comprensione della paura</strong> e un giorno durante una sessione mi ha raccontato che era riuscita finalmente a realizzare un elemento che la spaventava molto.<br />
Quando le ho chiesto come c’era riuscita mi ha detto portandosi le mani al cuore:</p>
<blockquote><p>Ho preso la paura, l’ho appallottolata e l’ho lanciata lontano.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">I bambini hanno una straordinaria <strong>creatività</strong> e capacità di trovare le proprie soluzioni se stimolati e supportati.<br />
Un lavoro di questo tipo può aiutare ad evitare di arrivare a <strong>punti di rottura</strong> come quelli sopra citati, permettendo inoltre di affrontare delle tematiche che si riveleranno utili non solo in ambito sportivo ma in tutte le aree della propria vita.</p>
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		<title>Coaching e Counseling: differenze e analogie</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/counseling/coaching-e-counseling-differenze-e-analogie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2021 09:24:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Counseling]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una delle domande che mi rivolgono più spesso i clienti e le persone incuriosite dal mio lavoro, è quali siano le principali differenze tra Coaching e Counseling. Proviamo a fare un po’ di chiarezza, vedendo nello specifico differenze [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.alessandrapuggioni.it/counseling/coaching-e-counseling-differenze-e-analogie/">Coaching e Counseling: differenze e analogie</a> proviene da <a href="https://www.alessandrapuggioni.it">Alessandra Puggioni</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una delle domande che mi rivolgono più spesso i clienti e le persone incuriosite dal mio lavoro, è quali siano le principali differenze tra Coaching e Counseling. Proviamo a fare un po’ di chiarezza, vedendo nello specifico differenze e analogie tra queste due discipline e con altre professioni come quella dello Psicologo e dello Psicoterapeuta.</p>
<p><strong>IL COUNSELING<br />
</strong>Secondo la definizione fornita da <strong>AssoCounseling</strong> (associazione professionale di categoria): <em>“Il counseling professionale è un&#8217;attività il cui obiettivo è il miglioramento della qualità di vita del cliente, sostenendo i suoi punti di forza e le sue capacità di autodeterminazione.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>counselor</strong> è un professionista in grado di favorire <strong>processi auto-esplorativi</strong> che aiutano i clienti ad elaborare e realizzare cambiamenti e azioni in grado di migliorare aspetti della loro vita. I percorsi di counseling hanno l’obiettivo di agevolare negli individui e/o nei gruppi un maggiore contatto con i propri <strong>bisogni, desideri, aspirazioni</strong>, potenzialità per interpretare in modo autentico e vitale il concetto di benessere nella società complessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Counseling interviene laddove il bisogno è <strong>ascoltarsi</strong>, prendere contatto con le proprie emozioni, cercare di identificare  un obiettivo, fare chiarezza sulla propria situazione attuale, ricevere sostegno in un momento di difficoltà e o disagio.<br />
Lo scopo del Counseling è dare al cliente l’opportunità di <strong>esplorare</strong> e riconoscere i propri schemi d’azione e di pensiero e aumentare il livello di <strong>consapevolezza</strong>, in modo da individuare le proprie risorse e utilizzarle per raggiungere un maggiore <strong>benessere</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Counseling è per chi ha voglia di fare un <strong>percorso alla scoperta di se stesso</strong>, per chi sta vivendo un momento di confusione e vuole fare chiarezza sulla direzione da dare alla propria vita. Si può per esempio scegliere di rivolgersi ad un Counselor per capire il corso di studi o il lavoro più adatto, per migliorare la comunicazione con gli altri o per imparare a riconoscere e a gestire al meglio le proprie <strong>emozioni</strong>, per superare momenti di difficoltà o disagio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Counseling è un’attività <strong>professionale</strong> <strong>non sanitaria</strong> che opera in ambito <strong>socio-culturale</strong>, <strong>non</strong> è una forma di terapia (medica o psicologica) né di sostegno psicologico.</p>
<p><a href="http://www.alessandrapuggioni.it/contatti/"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6889" src="http://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH.png" alt="" width="1400" height="425" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH.png 1400w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-540x164.png 540w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></a><strong>IL COACHING<br />
</strong><strong>L’ICF</strong> (International Coach Federation) definisce il <strong>coaching</strong> come <em>“una <strong>partnership con i clienti</strong> che, attraverso un processo creativo, stimola la riflessione, ispirandoli a massimizzare il proprio potenziale personale e professionale.”</em><em><br />
</em><br />
Si tratta una metodologia di sviluppo personale che si focalizza su <strong>prestazioni e risultati</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ruolo del coach è quello di <strong>facilitare</strong> il processo di apprendimento e di elaborazione di tecniche e strategie di azione che permettono al cliente di migliorare sia le <strong>performance</strong> che la qualità della propria vita. Il <strong>coaching agevola la </strong><strong>sperimentazione</strong><strong> di nuove prospettive e opportunità personali</strong>, l’accrescimento nelle capacità di pensiero e nella presa di decisioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Venendo alle <strong>analogie</strong>, entrambi sono metodi di <strong>sostegno e sviluppo dell’essere</strong> umano e <strong>non</strong> modelli terapeutici. Entrambi, quindi, condividono una <strong>visione ottimistica della natura umana</strong>, delle capacità dell’individuo di superare gli ostacoli che lo hanno frenato, di recuperare talenti che aveva soffocato, di correggere schemi di comportamento e di pensiero autolimitanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cliente, per entrambi, è il vero protagonista dell’incontro:  <strong>la centratura sul cliente</strong> rende entrambi i metodi molto adatti ad  essere svolti in una relazione <em>“uno a uno”</em>, dove cioè il professionista segue un singolo cliente. Sono però frequenti anche interventi in <strong>contesti di gruppo</strong>, su tematiche specifiche.</p>
<p style="text-align: justify;">La realizzazione di un <strong>contesto sicuro e degno di fiducia</strong> è un fattore fondamentale. Entrambi i metodi aiutano a sviluppare <strong>competenze trasversali</strong>, che la persona potrà utilizzare nell’ambito della propria vita personale o professionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Sia il Counselor che il Coach sono legati da un <strong>contratto</strong> che stabilisce gli obiettivi che si vogliono raggiungere e che vengono verificati lungo il percorso, che tende ad essere relativamente breve.</p>
<p><strong>L&#8217;INTEGRAZIONE DELLE DUE DISCIPLINE<br />
</strong>Nel mio lavoro con i clienti trovo molto utile l’utilizzo di un <strong>approccio che integra le due metodologie</strong>, secondo <strong>Giuseppe Colaleo</strong> (Dottore in filosofia, Counselor in Psicosintesi e Docente della Scuola C.R.E.A.) infatti: <em>“L&#8217;integrazione tra Counseling e Coaching non solo è possibile, ma è raccomandabile, affinché il professionista dell’aiuto sia completo e doppiamente competente.</em></p>
<p><em>E ci sono momenti all’interno del percorso di aiuto, specialmente nelle fasi iniziali, in cui è importante fare Counseling ed esercitare abilità di Counseling. Mentre è importante, in fasi più avanzate del percorso e incentrate sull’azione e sulla scelta, saper esercitare, nel rispetto dell’altro e della sua libertà, abilità di Coaching. Due professionalità, un professionista dell’aiuto.”</em></p>
<p><strong>PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA<br />
</strong>Infine un cenno rispetto alle differenze con le professioni dello <strong>Psicologo</strong> e dello <strong>Psicoterapeuta</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo <strong>Psicologo</strong> si occupa di <strong>sostegno psicologico</strong> a persone in difficoltà che però non necessitano di terapia. Si occupa di prevenzione del disagio, di fare diagnosi e test.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo <strong>Psicoterapeuta</strong> è l’unica figura che può fare terapia, aiutando la persona a superare momenti di intensa sofferenza  per i quali il sostegno psicologico non è sufficiente: disturbi nevrotici, traumi importanti, problemi di ansia e depressione, blocchi emotivi molto forti. La psicoterapia mira a <strong>ristrutturare la personalità del paziente</strong> e può durare a lungo, anche anni.</p>
<p><a href="http://www.alessandrapuggioni.it/contatti/"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6889" src="http://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH.png" alt="" width="1400" height="425" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH.png 1400w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-540x164.png 540w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></a></p>
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		<title>I benefici del fallimento: perché non devi avere paura di fallire</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/benessere/i-benefici-del-fallimento-perche-non-devi-avere-paura-di-fallire/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Mar 2021 09:52:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Counseling]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
		<category><![CDATA[fallimento]]></category>
		<category><![CDATA[paura del fallimento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando un bambino prova a muovere i primi passi e cade (un bambino cade mediamente duemila volte prima di riuscire a camminare) o prova a pronunciare una parola e sbaglia, viene comunque incoraggiato a riprovare. Sappiamo tutti che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quando un bambino prova a muovere i primi passi e <strong>cade</strong> (un bambino cade mediamente duemila volte prima di riuscire a camminare) o prova a pronunciare una parola e <strong>sbaglia</strong>, viene comunque incoraggiato a riprovare. Sappiamo tutti che quegli errori sono delle tappe fondamentali del processo di <strong>crescita</strong>.<br />
Con il tempo però questo atteggiamento costruttivo nei confronti dell’errore si perde.<br />
A <strong>scuola</strong> il bambino comincia a vedere sottolineati in rosso i propri errori, il <strong>rimprovero</strong> si sostituisce all’incoraggiamento e l’errore comincia ad essere associato alla <strong>vergogna</strong> e all’umiliazione.</p>
<p style="text-align: justify;">È per non provare più queste spiacevoli sensazioni che rifuggiamo l’errore e viviamo <strong>nella paura di sbagliare</strong> e di fallire.<br />
Paura che porta molte persone a rinunciare ai propri <strong>sogni</strong> o ai propri obiettivi: preferisco rinunciare piuttosto che fare e rischiare di sbagliare, fallire e stare male.</p>
<p><a href="http://www.alessandrapuggioni.it/contatti/"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6894" src="http://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI.png" alt="" width="1400" height="425" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI.png 1400w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-540x164.png 540w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></a></p>
<h2>I benefici del fallimento</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>J. K. Rowling</strong>, scrittrice inglese di fama mondiale, autrice della saga di <strong>Harry Potter</strong>, fu chiamata nel 2008 dall’università di <strong>Harvard</strong> a pronunciare un discorso durante la cerimonia di laurea.<br />
La Rowling dedicò una parte del suo discorso proprio ai <strong>benefici del fallimento</strong>, raccontano le difficoltà che ha dovuto affrontare prima di diventare una scrittrice affermata.</p>
<blockquote><p><em>[…]  fallire ha voluto dire spogliarsi dell’inessenziale. Ho smesso di fingere di essere qualcos’altro se non me stessa e ho iniziato a indirizzare tutte le mie energie verso la conclusione dell’unico lavoro che per me aveva importanza. […] Fallire mi ha dato una sicurezza interiore che mai avevo raggiunto superando gli esami. Fallendo ho imparato cose su me stessa che non avrei mai imparato in un altro modo. Ho scoperto che ho una volontà forte, e più disciplina di quanto avessi pensato; ho anche scoperto che avevo amici veramente inestimabili. […] È impossibile vivere senza fallire in qualcosa, a meno che non viviate in modo così prudente da non vivere del tutto – in quel caso, avrete fallito in partenza.</em></p></blockquote>
<h2>Un’opportunità per conoscersi, imparare e trovare nuove soluzioni</h2>
<p style="text-align: justify;">È attraverso il fallimento che possiamo portare avanti il fondamentale processo di <strong>autoconsapevolezza</strong>, scoprendo i nostri limiti e le nostre potenzialità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fallimento ci spoglia delle nostre corazze, ci mette a nudo, ci rende <strong>vulnerabili</strong>, permettendoci di guardarci dentro senza filtri e difese.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il filosofo francese <strong>Charles Pépin</strong>, autore del libro <strong><em>“Il magico potere del fallimento”</em></strong>, fallire è un modo per <strong>imparare</strong> più rapidamente, per mettere alla prova la nostra volontà, il nostro carattere, e ci dà la possibilità di riflettere su noi stessi per <strong>reinventarci</strong>.<br />
Inoltre, sostiene Pépin, fallire ci consente di mettere alla prova i nostri <strong>desideri</strong> per capirne l’importanza: insistere a perseguire i propri sogni, anche a dopo molte  <strong>sconfitte</strong>, significa che l’obiettivo è davvero importante, è davvero ciò che vogliamo a qualunque costo.</p>
<p style="text-align: justify;">Fallire non vuol dire mancare i propri obiettivi, bensì <strong>trovare un’altra strada</strong> per raggiungerli.<br />
L’importanza del fallimento è evidente anche sotto questo aspetto. Nel momento in cui ci rendiamo conto che una via non va bene, e non è adatta a noi, la <strong>cambiamo</strong> per individuarne una migliore.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quale ragione non siamo in grado di arrivare a un traguardo? La meta in questione è inaccessibile, o semplicemente la nostra aspirazione non è poi così forte? Una simile <strong>riflessione</strong> ci serve per elaborare nuove destinazioni.</p>
<h2>Un problema culturale</h2>
<p style="text-align: justify;">Non riconoscere che il fallimento possa essere un momento di crescita è in primis una questione culturale. <strong>L’approccio americano</strong>, per esempio, è molto diverso e può essere riassunto con il pensiero di <strong>Jeff Bezos</strong>, fondatore e presidente di <strong>Amazon</strong>:</p>
<blockquote><p><em>“Il fallimento e l’innovazione sono gemelli inseparabili. Per innovare bisogna sperimentare e se si sa in anticipo che le cose andranno bene non è una vera sperimentazione”.</em></p></blockquote>
<p><span style="color: #445761;">In <strong>Italia</strong> non esiste la <strong>cultura della sconfitta</strong>, lo vediamo quotidianamente nel mondo dello sport, dove la vittoria sembra essere l&#8217;unico parametro per misurare il successo o l&#8217;insuccesso di una atleta o di una squadra. Allo stesso modo nella scuola o nel mondo del lavoro si viene considerati persone di successo solo grazie ai bei voti o ai titoli.</span></p>
<h2>Come imparare ad accettare il fallimento</h2>
<ol>
<li style="text-align: justify;">Per imparare ad accettare il fallimento è necessario innanzitutto sviluppare una buona tolleranza alla <strong>frustrazione</strong>, imparando a stare e ad accogliere le emozioni spiacevoli, senza sfuggirle o negarle, sviluppando quella che la psicologa americana <a href="http://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/agilita-emotiva-come-utilizzare-al-meglio-pensieri-ed-emozioni/"><strong>Susan David chiama <em>“Agilità Emotiva</em></strong>.</a></li>
<li><strong><a href="http://www.alessandrapuggioni.it/counseling/gratificazione-differita-cose-e-perche-dovresti-allenarla/">Abbandonando l’idea del</a> tutto e subito</strong><strong style="text-align: justify;">, </strong>comprendendo che la realizzazione dei nostri sogni e la soddisfazione dei bisogni non è qualcosa di automatico ma richiede <strong>tempo, impegno e fatica.</strong></li>
<li>
<p style="text-align: justify;">Non sentirsi all’altezza delle aspettative, avere paura di deludere gli altri o del loro giudizio, sono sintomi di <strong>bassa autostima</strong>. Per imparare ad accettare errori e fallimenti è fondamentale lavorare per accettare sé stessi, le proprie debolezze e fragilità. Un persona con una sana autostima è capace di mantenere un certo <strong>equilibrio</strong> di fronte a successi, fallimenti, approvazioni o critiche.</p>
</li>
<li>
<p style="text-align: justify;">Imparando a “leggere” l’errore o la sconfitta nella maniera corretta, ritrovando quella purezza e quella <strong>leggerezza</strong> del bambino che cade migliaia di volte prima di imparare a camminare. Analizzando il fallimento per trasformarlo in una <strong>preziosa lezione</strong>.</p>
</li>
</ol>
<p><a href="http://www.alessandrapuggioni.it/contatti/"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6894" src="http://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI.png" alt="" width="1400" height="425" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI.png 1400w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-540x164.png 540w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></a></p>
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		<title>Gratificazione differita, cos&#8217;è e perché dovresti allenarla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Jan 2021 09:46:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Counseling]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
		<category><![CDATA[Esercizi Pratici]]></category>
		<category><![CDATA[Resilienza]]></category>
		<category><![CDATA[esperimento marshmallow]]></category>
		<category><![CDATA[gratificazione differita]]></category>
		<category><![CDATA[tollerare la frustazione]]></category>
		<category><![CDATA[Walter Mischel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quella della gratificazione differita è un’abilità poco conosciuta, molto sottovalutata, che merita invece una grande attenzione. Da neonati e nella prima infanzia, agiamo secondo il cosiddetto principio di piacere: quello che spinge a pretendere una soddisfazione immediata dei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quella della <strong>gratificazione differita</strong> è un’abilità poco conosciuta, molto sottovalutata, che merita invece una grande attenzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Da neonati e nella prima infanzia, agiamo secondo il cosiddetto <strong>principio di piacere</strong>: quello che spinge a pretendere una soddisfazione immediata dei propri desideri, senza alcuna fatica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bambino piccolo che avverte un <strong>bisogno</strong> (mangiare, dormire, essere coccolato, etc.), piange, strilla, si agita se non viene istantaneamente accontentato. La sua mente non è ancora in grado di concepire l’<strong>attesa</strong> per vedere il bisogno soddisfatto.<br />
Gradualmente, con la crescita, dovremmo però imparare che gli obiettivi desiderati non vengono raggiunti in modo magico o casuale, ma che bisogna faticare ed impegnarsi per conseguirli.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <em>principio del piacere</em>, che come detto spinge a pretendere una soddisfazione immediata dei propri desideri, dovrebbe lasciare il passo al <strong>principio di realtà</strong>, che insegna appunto a differire la gratificazione, ad attendere il momento e a <strong>costruire le condizioni</strong> perché il bisogno trovi una risposta.<br />
Il raggiungimento di questa consapevolezza non è però scontato.<br />
Sempre più spesso questo passaggio non avviene e continuiamo a vivere con l’idea del tutto e subito (e senza fatica), incapaci di tollerare la frustrazione quando questo non avviene.</p>
<h2>L’esperimento di Walter Mischel</h2>
<p>Una delle ricerche più famose, in merito alla gratificazione differita, è quella di <strong>Walter Mischel</strong>: psicologo all’Università di Stanford, nel 1972 condusse un piccolo e semplice <strong>esperimento</strong> su un gruppo di bambini.</p>
<p style="text-align: justify;">I partecipanti, la cui età media era di 4 anni, venivano portati in una stanza, su un tavolo c’era un piatto con un <strong>marshmallow</strong>, una caramella gommosa molto gustosa. La persona che accompagnava il bambino nella stanza lo lasciava dicendo: <em>”Ora io esco e vado a fare una telefonata, se quando tornerò il marshmallow sarà ancora qui, se non l’avrai mangiato, ne potrai avere un altro”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’obiettivo di Mischel era proprio quello di studiare come la gratificazione differita avrebbe impattato sulla vita futura dei piccoli partecipanti.<br />
<strong>Solo un terzo dei bimbi resistette alla tentazione</strong> di mangiare subito la caramella ed ebbe in premio un secondo dolcetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che interessava maggiormente allo psicologo americano era però il risultato dei test di controllo che sono stati svolti anni dopo, risultati che furono sorprendenti!</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo test di controllo venne effettuato circa <strong>15 anni dopo</strong>.  Furono somministrati ai <strong>genitori</strong> e agli insegnanti dei bambini dei questionari. Ai primi si chiedeva di valutare alcuni comportamenti ed atteggiamenti dei figli, confrontandoli con quelli di amici e compagni di scuola della stessa età; agli <strong>insegnanti</strong> invece si chiedeva di valutarne le abilità sociali e cognitive all’interno del contesto scolastico.</p>
<p style="text-align: justify;">I bambini che avevano atteso per avere una seconda caramella, che avevano cioè differito la gratificazione, venivano descritti come degli adolescenti con maggiore <strong>autocontrollo</strong> nelle situazioni frustranti, meno inclini alle tentazioni e con maggiori capacità di <strong>concentrazione</strong>.<br />
Mostravano inoltre un comportamento più maturo ed erano considerati più intelligenti e <strong>sicuri di sé</strong>; infine, quando si ponevano un obiettivo era più probabile che riuscissero a raggiungerlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un ulteriore test di controllo venne fatto quando i ragazzi avevano raggiunto i <strong>25-30 anni</strong>.<br />
Coloro che avevano aspettato di più la gratificazione nel test avevano conseguito i traguardi accademici più alti, erano stati capaci di realizzare <strong>obiettivi</strong> a lungo termine, facevano un uso minore di droghe e avevano un indice di massa corporea più basso.<br />
La caratteristica più importante rilevata nel campione in questione era la <strong>resilienza</strong>: avevano cioè una maggiore capacità di far fronte ad eventi negativi e di adattamento; avevano inoltre delle relazioni positive e soddisfacenti.</p>
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<h2>Le “tecniche di resistenza interiore” di Pietro Trabucchi</h2>
<p>Un altro punto di riferimento nell’ambito degli studi sulla gratificazione differita è rappresentato dalle ricerche di <strong>Pietro Trabucchi</strong>: psicologo, docente all’Università di Verona, mental coach di molti ultra atleti e autore di diversi libri sulla resilienza.</p>
<p>Così come Mischel anche Trabucchi ritiene che la capacità di differire la gratificazione sia una componente fondamentale per sviluppare resilienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma lo psicologo lancia l’allarme: i giovani, le nuove generazioni, sono totalmente incapaci di tolleranza alla <strong>frustrazione</strong>, di sopportare cioè la delusione e il disagio che si prova quando un bisogno non viene soddisfatto. Ma, aggiunge Trabucchi, non per colpa loro.</p>
<p>La responsabilità principale è della <strong>società</strong> in cui sono nati e stanno crescendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino ad una ventina di anni fa infatti, la vita di tutti i giorni permetteva di ritrovarsi e sperimentare situazioni in cui si era costretti ad attendere per vedere un proprio bisogno o un proprio desiderio realizzato.<br />
Per esempio si doveva attendere giorni o settimane per poter vedere le foto che si erano scattate, perché il rullino doveva essere sviluppato e le foto stampate.<br />
Per ascoltare la propria canzone preferita bisognava aspettare che la passassero in radio.<br />
Spesso per togliersi un dubbio o trovare una risposta, si doveva andare in biblioteca per fare delle ricerche.<br />
Certi prodotti o certi cibi non erano reperibili nell’immediato…e così via.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi viviamo nella società del <strong>benessere</strong>, dove tutto è a portata di mano e i bisogni vengono soddisfatti istantaneamente.<br />
Non solo, è cambiata la soglia della <strong>fatica</strong> e del disagio che siamo disposti a sopportare. Oggi rispetto al passato ci aspettiamo di fare meno sforzo per raggiungere lo stesso obiettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Così i giovani crescono protetti da qualsiasi frustrazione e senza sviluppare nessuno strumento che permetta loro di affrontare <strong>difficoltà</strong> e insuccessi. Quando alla fine entrano in contatto con la realtà, molto spesso attraverso l’ingresso nel mondo del lavoro, la delusione rispetto alle aspettative porta allo sviluppo di molti disturbi e problemi.</p>
<h2>E allora cosa possiamo fare per allenare questa abilità?</h2>
<p>Se le opportunità di allenarci con la gratificazione differita non ci vengono più offerte in maniera naturale dall’ambiente nel quale viviamo, allora siamo noi a doverci creare queste occasioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Non dico che dovremmo rinunciare al benessere e ai comfort, ma di certo evitare di sprofondare nell’<strong>accidia</strong> e nella <strong>pigrizia</strong> mentale.<br />
Per esempio, potremmo evitare di precipitarci a guardare lo schermo ogni qual volta arriva una <strong>notifica</strong>. O al frigo tutte le volte che abbiamo voglia di qualcosa di buono. Se si tratta di un bisogno o di un desiderio che non è necessario soddisfare nell’immediato, cerchiamo di creare uno spazio tra lo stimolo e la risposta.</p>
<p style="text-align: justify;">Insegniamo ai ragazzi la cultura della conquista, della <strong>fatica</strong> e dell’impegno. Non assecondiamo ogni loro bisogno, lasciamo che sperimentino il disagio e la <strong>delusione</strong> e che capiscano che alcuni obiettivi o sogni, quelli più importanti, si realizzano solo grazie all’impegno e alla <strong>perseveranza</strong>.</p>
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