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	<title>Esercizi Pratici Archivi - Alessandra Puggioni</title>
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	<description>Mental Coach, Counselor, Formatore</description>
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		<title>Gratificazione differita, cos&#8217;è e perché dovresti allenarla</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/counseling/gratificazione-differita-cose-e-perche-dovresti-allenarla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Jan 2021 09:46:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Counseling]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
		<category><![CDATA[Esercizi Pratici]]></category>
		<category><![CDATA[Resilienza]]></category>
		<category><![CDATA[esperimento marshmallow]]></category>
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		<category><![CDATA[tollerare la frustazione]]></category>
		<category><![CDATA[Walter Mischel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quella della gratificazione differita è un’abilità poco conosciuta, molto sottovalutata, che merita invece una grande attenzione. Da neonati e nella prima infanzia, agiamo secondo il cosiddetto principio di piacere: quello che spinge a pretendere una soddisfazione immediata dei [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quella della <strong>gratificazione differita</strong> è un’abilità poco conosciuta, molto sottovalutata, che merita invece una grande attenzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Da neonati e nella prima infanzia, agiamo secondo il cosiddetto <strong>principio di piacere</strong>: quello che spinge a pretendere una soddisfazione immediata dei propri desideri, senza alcuna fatica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bambino piccolo che avverte un <strong>bisogno</strong> (mangiare, dormire, essere coccolato, etc.), piange, strilla, si agita se non viene istantaneamente accontentato. La sua mente non è ancora in grado di concepire l’<strong>attesa</strong> per vedere il bisogno soddisfatto.<br />
Gradualmente, con la crescita, dovremmo però imparare che gli obiettivi desiderati non vengono raggiunti in modo magico o casuale, ma che bisogna faticare ed impegnarsi per conseguirli.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <em>principio del piacere</em>, che come detto spinge a pretendere una soddisfazione immediata dei propri desideri, dovrebbe lasciare il passo al <strong>principio di realtà</strong>, che insegna appunto a differire la gratificazione, ad attendere il momento e a <strong>costruire le condizioni</strong> perché il bisogno trovi una risposta.<br />
Il raggiungimento di questa consapevolezza non è però scontato.<br />
Sempre più spesso questo passaggio non avviene e continuiamo a vivere con l’idea del tutto e subito (e senza fatica), incapaci di tollerare la frustrazione quando questo non avviene.</p>
<h2>L’esperimento di Walter Mischel</h2>
<p>Una delle ricerche più famose, in merito alla gratificazione differita, è quella di <strong>Walter Mischel</strong>: psicologo all’Università di Stanford, nel 1972 condusse un piccolo e semplice <strong>esperimento</strong> su un gruppo di bambini.</p>
<p style="text-align: justify;">I partecipanti, la cui età media era di 4 anni, venivano portati in una stanza, su un tavolo c’era un piatto con un <strong>marshmallow</strong>, una caramella gommosa molto gustosa. La persona che accompagnava il bambino nella stanza lo lasciava dicendo: <em>”Ora io esco e vado a fare una telefonata, se quando tornerò il marshmallow sarà ancora qui, se non l’avrai mangiato, ne potrai avere un altro”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’obiettivo di Mischel era proprio quello di studiare come la gratificazione differita avrebbe impattato sulla vita futura dei piccoli partecipanti.<br />
<strong>Solo un terzo dei bimbi resistette alla tentazione</strong> di mangiare subito la caramella ed ebbe in premio un secondo dolcetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che interessava maggiormente allo psicologo americano era però il risultato dei test di controllo che sono stati svolti anni dopo, risultati che furono sorprendenti!</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo test di controllo venne effettuato circa <strong>15 anni dopo</strong>.  Furono somministrati ai <strong>genitori</strong> e agli insegnanti dei bambini dei questionari. Ai primi si chiedeva di valutare alcuni comportamenti ed atteggiamenti dei figli, confrontandoli con quelli di amici e compagni di scuola della stessa età; agli <strong>insegnanti</strong> invece si chiedeva di valutarne le abilità sociali e cognitive all’interno del contesto scolastico.</p>
<p style="text-align: justify;">I bambini che avevano atteso per avere una seconda caramella, che avevano cioè differito la gratificazione, venivano descritti come degli adolescenti con maggiore <strong>autocontrollo</strong> nelle situazioni frustranti, meno inclini alle tentazioni e con maggiori capacità di <strong>concentrazione</strong>.<br />
Mostravano inoltre un comportamento più maturo ed erano considerati più intelligenti e <strong>sicuri di sé</strong>; infine, quando si ponevano un obiettivo era più probabile che riuscissero a raggiungerlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un ulteriore test di controllo venne fatto quando i ragazzi avevano raggiunto i <strong>25-30 anni</strong>.<br />
Coloro che avevano aspettato di più la gratificazione nel test avevano conseguito i traguardi accademici più alti, erano stati capaci di realizzare <strong>obiettivi</strong> a lungo termine, facevano un uso minore di droghe e avevano un indice di massa corporea più basso.<br />
La caratteristica più importante rilevata nel campione in questione era la <strong>resilienza</strong>: avevano cioè una maggiore capacità di far fronte ad eventi negativi e di adattamento; avevano inoltre delle relazioni positive e soddisfacenti.</p>
<p><a href="http://www.alessandrapuggioni.it/contatti/"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6889" src="http://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH.png" alt="" width="1400" height="425" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH.png 1400w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-540x164.png 540w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></a></p>
<h2>Le “tecniche di resistenza interiore” di Pietro Trabucchi</h2>
<p>Un altro punto di riferimento nell’ambito degli studi sulla gratificazione differita è rappresentato dalle ricerche di <strong>Pietro Trabucchi</strong>: psicologo, docente all’Università di Verona, mental coach di molti ultra atleti e autore di diversi libri sulla resilienza.</p>
<p>Così come Mischel anche Trabucchi ritiene che la capacità di differire la gratificazione sia una componente fondamentale per sviluppare resilienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma lo psicologo lancia l’allarme: i giovani, le nuove generazioni, sono totalmente incapaci di tolleranza alla <strong>frustrazione</strong>, di sopportare cioè la delusione e il disagio che si prova quando un bisogno non viene soddisfatto. Ma, aggiunge Trabucchi, non per colpa loro.</p>
<p>La responsabilità principale è della <strong>società</strong> in cui sono nati e stanno crescendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino ad una ventina di anni fa infatti, la vita di tutti i giorni permetteva di ritrovarsi e sperimentare situazioni in cui si era costretti ad attendere per vedere un proprio bisogno o un proprio desiderio realizzato.<br />
Per esempio si doveva attendere giorni o settimane per poter vedere le foto che si erano scattate, perché il rullino doveva essere sviluppato e le foto stampate.<br />
Per ascoltare la propria canzone preferita bisognava aspettare che la passassero in radio.<br />
Spesso per togliersi un dubbio o trovare una risposta, si doveva andare in biblioteca per fare delle ricerche.<br />
Certi prodotti o certi cibi non erano reperibili nell’immediato…e così via.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi viviamo nella società del <strong>benessere</strong>, dove tutto è a portata di mano e i bisogni vengono soddisfatti istantaneamente.<br />
Non solo, è cambiata la soglia della <strong>fatica</strong> e del disagio che siamo disposti a sopportare. Oggi rispetto al passato ci aspettiamo di fare meno sforzo per raggiungere lo stesso obiettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Così i giovani crescono protetti da qualsiasi frustrazione e senza sviluppare nessuno strumento che permetta loro di affrontare <strong>difficoltà</strong> e insuccessi. Quando alla fine entrano in contatto con la realtà, molto spesso attraverso l’ingresso nel mondo del lavoro, la delusione rispetto alle aspettative porta allo sviluppo di molti disturbi e problemi.</p>
<h2>E allora cosa possiamo fare per allenare questa abilità?</h2>
<p>Se le opportunità di allenarci con la gratificazione differita non ci vengono più offerte in maniera naturale dall’ambiente nel quale viviamo, allora siamo noi a doverci creare queste occasioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Non dico che dovremmo rinunciare al benessere e ai comfort, ma di certo evitare di sprofondare nell’<strong>accidia</strong> e nella <strong>pigrizia</strong> mentale.<br />
Per esempio, potremmo evitare di precipitarci a guardare lo schermo ogni qual volta arriva una <strong>notifica</strong>. O al frigo tutte le volte che abbiamo voglia di qualcosa di buono. Se si tratta di un bisogno o di un desiderio che non è necessario soddisfare nell’immediato, cerchiamo di creare uno spazio tra lo stimolo e la risposta.</p>
<p style="text-align: justify;">Insegniamo ai ragazzi la cultura della conquista, della <strong>fatica</strong> e dell’impegno. Non assecondiamo ogni loro bisogno, lasciamo che sperimentino il disagio e la <strong>delusione</strong> e che capiscano che alcuni obiettivi o sogni, quelli più importanti, si realizzano solo grazie all’impegno e alla <strong>perseveranza</strong>.</p>
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		<title>Perché il tuo benessere dipende dal modo in cui pensi</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/benessere/perche-il-tuo-benessere-dipende-dal-modo-in-cui-pensi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Jan 2021 13:46:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
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		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
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		<category><![CDATA[qualità dei pensieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo diceva molto tempo fa il filosofo Marco Aurelio: &#8220;La felicità della tua vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri&#8221;. È innegabile: i pensieri sono ciò che più influenza la nostra esistenza quotidiana, il nostro benessere, il nostro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Lo diceva molto tempo fa il filosofo <strong>Marco Aurelio</strong>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;La felicità della tua vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri&#8221;.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #445761;">È innegabile: i pensieri sono ciò che più </span><strong style="color: #445761;">influenza</strong><span style="color: #445761;"> la nostra esistenza quotidiana, il nostro benessere, il nostro successo. Capita spesso che un’intera giornata sia </span><strong style="color: #445761;">condizionata</strong><span style="color: #445761;"> da una sensazione o da una riflessione, dal mattino fino alla sera, senza che riusciamo a liberarci: la mente potrebbe e dovrebbe essere la nostra migliore </span><strong style="color: #445761;">alleata</strong><span style="color: #445761;">, ma spesso diventa la nostra peggiore avversaria.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Non è raro che un <strong>pensiero automatico</strong> abbia come conseguenza uno stato d’animo negativo duraturo. Ma come bisogna comportarsi in tali circostanze? Davvero dobbiamo accettare di essere dominati da quello che crediamo e proviamo?</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta a questa domanda, ovviamente, è no. La mente è uno dei <strong>mezzi</strong> più potenti che possediamo, ed è indispensabile sfruttarla al meglio per condurre una vita serena e fruttuosa. È essenziale capire come lavorare sulla <strong>qualità dei pensieri</strong> che ci attraversano, orientandoli a nostro vantaggio e non a nostro discapito.</p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo da un presupposto fondamentale: <strong>il compito della tua mente non è quello di renderti felice</strong>, sereno, affermato, la mente è biologicamente progettata per preservare la nostra vita e farci sopravvivere. La nostra mente è una macchina per la <strong>sopravvivenza</strong>. E anche se nel corso dei secoli la razionalità umana si è sviluppata sempre di più, ha conservato il suo <strong>primordiale</strong> istinto di sopravvivenza. Questa è la nostra, per così dire, “componente animale”, in perenne lotta con il lato più logico e metodico di noi stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo aspetto si acuisce ulteriormente quando ci troviamo in una situazione di <strong>pericolo</strong>, o almeno in un contesto che interpretiamo come rischioso o incerto. In parole povere, la mente tende a individuare <strong>minacce</strong> anche laddove non ci sono: come detto, il suo scopo è preservarci, non provvedere alla nostra felicità!</p>
<p style="text-align: justify;">Per usare una metafora possiamo dire che la mente è la nostra <strong>guardia del corpo</strong>, una guardia del corpo iper protettiva e spesso paranoica. Ma se la mente è la guardia del corpo, non dimenticare che tu sei il capo! La mente lavora per te e non tu per lei. I pensieri sono al servizio dell’uomo – e non viceversa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché <strong>è importante imparare a distinguere le insidie effettive da quelle immaginarie.</strong><br />
Infatti, mentre migliaia di anni fa l’essere umano si trovava in ambienti in cui i pericoli erano reali e frequenti, oggi la maggior parte delle cose per le quali ci preoccupiamo accade solo nella nostra testa.</p>
<blockquote><p>Il 91% delle cose di cui ti preoccupi non accadrà mai</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ma come possiamo arrivare a fare questa distinzione?<br />
Non fidandosi di tutto ciò che ci passa per la mente, non credendo ad ogni nostro pensiero.</p>
<p style="text-align: justify;">La consapevolezza più grande ed importante che tu possa raggiungere è questa: <strong>tu non sei la tua mente</strong>, tu non sei i tuoi pensieri. <strong>Tu HAI una mente ma non sei la tua mente</strong>. Esattamente come hai due mani ma non sei le tue mani. La mente è una parte di te ma non sei tu. Tu non sei la voce nella tua testa, sei quello che può sentire la voce nella tua testa. La mente è uno strumento da utilizzare per affermarci nel mondo, per svolgere i compiti di ogni giorno, per discernere quello che accade intorno a noi e regolarci di conseguenza. Non va mai considerata, al contrario, un elemento che prevale sul nostro equilibrio e sulla nostra stabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">A nessuno però viene fornito il libretto di <strong>istruzioni</strong> della propria mente, per questo ci ritroviamo spesso travolti dal chiacchiericcio interiore, dalla ruminazione mentale e dalle conseguenti emozioni spiacevoli.</p>
<p>Come possiamo disattivare il pilota automatico della nostra mente e non cadere nelle trappole di pensiero che esso genera?</p>
<p style="text-align: justify;">Come detto primo la cosa più importante è la consapevolezza che tu non sei quella voce dentro la tua testa e <strong>non devi credere a tutto quello che ti dice</strong>. Devi iniziare a considerare i tuoi pensieri come <strong>mere informazioni</strong> e trattarli come tutte le altre informazioni che ti arrivano dall’ambiente. Esattamente come non credi a tutto ciò che senti, leggi o che gli altri ti dicono, non credere ad ogni pensiero che ti passa per la mente.</p>
<p style="text-align: justify;">Per cui quando arriva un pensiero che ti provoca delle sensazioni spiacevoli, per prima cosa <strong>ringrazia</strong> la tua mente per l’informazione (ricorda che lo fa per un nobile intento, farti sopravvivere) ma poi analizzala e scegli cosa fare di quell’informazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Meditazione</strong> e <strong>mindfulness</strong>, sono discipline che aiutano a liberarsi dall’identificazione con la mente e con i propri pensieri. Ma <strong>meditare non significa controllare la mente</strong> o sbarazzarsi dei pensieri e delle distrazioni. Meditare è come stare sul ciglio della strada e osservare le macchine che passano, le auto sono i tuoi pensieri. Non devi buttarti in mezzo al traffico o rincorrere le auto, devi solo guardarle. Meditare significa cambiare il nostro rapporto con i pensieri e i sentimenti che passano.</p>
<p><strong>E allora ti lascio con un semplice esercizio da fare tutti i giorni per iniziare a cambiare e migliorare il rapporto con la tua mente e i tuoi pensieri.</strong></p>
<ul class="check-small-list">
<li> Scegli un momento della giornata in cui sei ben sveglio e vigile. Sistemati in un posto comodo, seduto o sdraiato.</li>
</ul>
<ul class="check-small-list">
<li> Inizia con gli occhi aperti, prendi consapevolezza dello spazio che ti circonda e fai qualche respiro profondo. Mentre inspiri nota come i polmoni si riempiono d’aria e il corpo si espande. Mentre espiri nota come il corpo si rilassa.</li>
</ul>
<ul class="check-small-list">
<li>Ora chiudi dolcemente gli occhi e prenditi un’istante prima di fare qualsiasi altra cosa, per apprezzare e godere della sensazione di essere in pausa, di non avere niente da fare. Percepisci il senso del peso, il peso del corpo che preme sulla superficie sotto di te.</li>
</ul>
<ul class="check-small-list">
<li>Prenditi un momento per notare quello che ti circonda, senza guardarti intorno, fai solo caso ai diversi suoni, senza cercare di escluderli.</li>
</ul>
<ul class="check-small-list">
<li>Cerca di notare come si sente il tuo corpo, mentre prendi consapevolezza delle sensazioni corporee, osserva con maggiore attenzione il tuo respiro. Non devi modificare il tuo respiro, lascia che il corpo lo faccia da solo. Senti come si muove il respiro nel corpo. Se fai fatica a percepirlo, appoggia una mano sull’addome.</li>
</ul>
<ul class="check-small-list">
<li>Ricordati che è sorgeranno di sicuro dei pensieri e la mente inizierà a vagare, devi solo notare quando questo succede e riportarla dolcemente al respiro.</li>
</ul>
<ul class="check-small-list">
<li>Inizialmente nota se i respiri sono lunghi o corti, profondi o superficiali. Per rendere più facile la focalizzazione sul respiro, puoi contare i tempi di inspiro e di espiro.</li>
</ul>
<ul class="check-small-list">
<li>Non farti coinvolgere dai pensieri, permetti loro di andare e venire. Ogni volta che la mente divaga, notalo e poi riporta con dolcezza la mente al respiro.</li>
</ul>
<ul class="check-small-list">
<li>Ora per qualche istante, distogli l’attenzione dal respiro e, per qualche secondo, lascia che la mente faccia ciò che vuole e poi riporta delicatamente l’attenzione al tuo corpo, alla sensazione di pesantezza e non appena ti senti pronto puoi riaprire gli occhi. Ma prima di muoverti prenditi un istante per sentire come si sente il tuo corpo e la tua mente.</li>
</ul>
<p>Per approfondimenti e ulteriori esercizi ti suggerisco il libro <em>“Libera la mente: dieci minuti al giorno possono fare la differenza”</em>, di <strong>Andy Puddicombe.</strong><br />
Dello stesso autore puoi trovare su <strong>Netflix</strong> una serie di brevi guide alla meditazione: <strong><em>Le guide di Headspace.</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
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		<title>Ikigai: trovare il senso della vita ed essere felici</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/ikigai-trovare-il-senso-della-vita-ed-essere-felici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jun 2018 07:55:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
		<category><![CDATA[Esercizi Pratici]]></category>
		<category><![CDATA[felicità]]></category>
		<category><![CDATA[ikigai]]></category>
		<category><![CDATA[scopo]]></category>
		<category><![CDATA[senso della vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ikigai è una parola giapponese che si riferisce alla sensazione di vivere un’esistenza ricca di significato, una vita degna di essere vissuta. Chi ha preso consapevolezza del proprio ikigai prova un sentimento di profondo amore per la vita [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Ikigai</strong> è una parola giapponese che si riferisce alla sensazione di vivere un’esistenza <strong>ricca</strong> di significato, una vita degna di essere vissuta. Chi ha preso consapevolezza del proprio ikigai prova un sentimento di profondo <strong>amore per la vita</strong> e appagamento interiore e guarda al mondo con ottimismo. E’ una persona entusiasta, motivata, dotata di una grande <strong>forza d’animo</strong>, resilienza e, come hanno dimostrato diversi studi, gode di una più alta aspettativa di vita.<br />
Scoprire il proprio ikigai significa trovare la propria ragione di vita, il proprio scopo.</p>
<p>L’ikigai si compone di <strong>quattro elementi</strong>:</p>
<p>&#8211; quello che ami fare;<br />
&#8211; i tuoi punti di forza o le tue capacità<br />
&#8211; ciò di cui ha bisogno il mondo<br />
&#8211; le cose per le quali ti pagano o potrebbero pagarti.</p>
<p>L’incrocio di questi elementi ti permette di scoprire:</p>
<p>&#8211; la tua passione: quello che ami e in cui sei bravo;<br />
&#8211; la tua professione: quello in cui sei bravo e per cui ti pagano;<br />
&#8211; la tua vocazione: quello per cui ti pagano e di cui il mondo ha bisogno;<br />
&#8211; la tua missione: quello di cui il mondo ha bisogno e che ami.</p>
<p>Dall’intersezione di queste <strong>quattro aree</strong> nasce il tuo ikigai.<br />
<img decoding="async" class="aligncenter size-masonry-thumb wp-image-5406" src="http://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2020/03/ikigai_grafico-820x774-1.png" alt="ikigai_grafico" width="820" height="774" /></p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo un esempio concreto tratto dal libro di <strong>Bettina Lemme, <em>“Ikigai. Il metodo giapponese per trovare il senso della vita ed essere felici”.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per un pianista che ha trovato nella musica il proprio personale ikigai entrano in gioco tutti e quattro i livelli. Quando suona, fa una cosa che ama: si dedica a un’attività che lo assorbe completamente. La musica, però, è anche una delle cose per cui è portato, per cui la si può considerare anche un punto di forza o una capacità. In terzo luogo, quando non si limita a suonare per il proprio personale diletto ma si esibisce in una sala da concerto, il pianista fa qualcosa di utile per il resto del mondo. Gli spettatori in sala godono della sua musica e del suo virtuosismo strumentale: forse ne ricavano perfino delle risorse per il proprio personale ikigai. Infine, il pianista viene pagato per la sua performance, quindi è in grado di provvedere ai propri bisogni.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Senza contare che ha la fortuna di sapere cosa rende la sua vita degna di essere vissuta. Può esprimere appieno la sua passione e sviluppare al massimo le proprie doti, nella consapevolezza che in qualunque momento lo attendono compiti ricchi di senso. E questo è fonte di motivazione, gioia e pace interiore. Il pianista ha sempre nuovi obiettivi da perseguire e, al tempo stesso, la sua attività è sostenibile sul lungo termine, dal momento che gli procura di che vivere.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ciò non significa che l’ikigai sia appannaggio esclusivo delle persone la cui esistenza è dominata da un’unica grande passione, come i pianisti, né di chi è riuscito a farne un mestiere. L’ ikigai è presente anche in cose molto più piccole e meno appariscenti, alle quali – sbagliando – tendiamo a non dare troppo significato. L’ikigai di una persona può dipendere anche solo dal fatto di vedere il sole sorgere ogni mattina, ritrovarsi con gli amici per fare jogging, leggere libri per immergersi in mondi nuovi, prestare attenzione agli altri, essere una risorsa per i propri cari, fare lunghe passeggiate con il cane, imparare una lingua straniera, dare sfogo alla propria creatività iscrivendosi a un corso di pittura&#8230; </em></p>
<p>Ma come fare concretamente per trovare il tuo ikigai? Semplice, cominciando a cercare <strong>risposte</strong> a queste quattro domande:</p>
<p>1) Le cose che mi piace fare, mi entusiasmano, mi ispirano, sono…</p>
<p>2) Le cose che so fare bene/i miei punti di forza sono</p>
<p>3) Vengo pagato o potrei venire pagato per…/potrei esigere una contropartita per…</p>
<p>4) Di cosa ha bisogno il mondo?</p>
<p>La risposta ad alcune di queste domande potrà risultare semplice, altre richiederanno una riflessione profonda. Non avere fretta.</p>
<p>Una volta che avrai trovato tutte le risposte, potrai inserirle in uno schema simile a quello della foto e incrociando tutte le risposte troverai il tuo Ikigai.</p>
<p><a href="http://www.alessandrapuggioni.it/contatti/"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6655" src="http://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2018/06/BANNER-IKIGAI.png" alt="trovare ikigai" width="1400" height="425" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2018/06/BANNER-IKIGAI.png 1400w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2018/06/BANNER-IKIGAI-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2018/06/BANNER-IKIGAI-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2018/06/BANNER-IKIGAI-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2018/06/BANNER-IKIGAI-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2018/06/BANNER-IKIGAI-540x164.png 540w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></a></p>
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		<title>Come smettere di rimandare grazie all&#8217;effetto Zeigarnik</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/smettere-di-rimandare-con-un-semplice-trucco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jan 2018 09:57:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
		<category><![CDATA[Esercizi Pratici]]></category>
		<category><![CDATA[procrastinazione]]></category>
		<category><![CDATA[rimandare]]></category>
		<category><![CDATA[rimandite]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Procrastinare è come avere una carta di credito: ci si diverte un sacco finché non arriva il saldo.” C. Parker. &#160; Capita anche a te di dover fare qualcosa di importante, rimandarla e poi  sentirti in colpa per non averla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><em>“Procrastinare è come avere una carta di credito:<br />
ci si diverte un sacco finché non arriva il saldo.”<br />
</em>C. Parker.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva;">Capita anche a te di dover fare qualcosa di importante, rimandarla e poi  sentirti in colpa per non averla fatta?</span><br />
<span style="font-family: verdana, geneva;">Devi lavorare ma ti ritrovi su You Tube a guardare un tutorial su come fare origami?</span><br />
<span style="font-family: verdana, geneva;">Hai sei mesi per lavorare ad un progetto e ti ritrovi a scriverlo 24 ore prima della scadenza?</span><br />
<span style="font-family: verdana, geneva;">Il tuo motto è: <em>”Lo faccio dopo…”?</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Probabilmente anche tu, come molte altre persone, sei affetto da <strong>rimandite</strong>, meglio conosciuta come tendenza a <strong>procrastinare</strong>.</span><br />
<span style="font-family: verdana, geneva;">L’abitudine a rimandare è qualcosa di estremamente comune e può essere definita come il <strong>meccanismo</strong> utilizzato dalla nostra mente per gestire l’<strong>ansia</strong> che proviamo ogni qualvolta dobbiamo iniziare un nuovo compito o prendere una decisione.</span><br />
<span style="font-family: verdana, geneva;">Rimandare le cose da fare, ci crea un<strong> sollievo immediato</strong>, ma poi, alla lunga, l’ansia aumenta e ci sentiamo in colpa e <strong>stressati</strong> per quello che dovremmo fare ma continuiamo a rinviare.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Una psicologa lituana a Vienna…no non è una barzelletta! E’ una storia che risale agli inizi del secolo scorso, la dottoressa <strong>Bluma Zeigarnik</strong> si trova in un ristorante di Vienna e nota un curioso <strong>comportamento</strong> da parte dei camerieri: ognuno di loro ricorda perfettamente gli ordini ancora da servire, ma una volta che le comande vengono evase, le <strong>rimuovono</strong> completamente dalla memoria non riuscendo più a ricordare chi aveva ordinato cosa.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva;">Incuriosita dal fenomeno la Zeigarnik decise di studiarlo: affidò a diversi soggetti una serie di esercizi da completare. Si trattava di enigmi, giochi e problemi matematici. Quello che la psicologa lituana faceva di tanto in tanto, era <strong>interrompere</strong> i soggetti impegnati nella risoluzione degli enigmi. Alla fine dell’esperimento le persone ricordavano maggiormente gli esercizi durante i quali erano stati interrotti piuttosto che quelli portati a termine. Nel 1982,<strong> Kenneth McGraw</strong>, professore di psicologia all’Università del Mississippi, coadiuvato da alcuni colleghi, decise di rimettere alla prova questo curioso effetto. Sottopose dei volontari alla risoluzione di un puzzle davvero difficile. I ricercatori però li interruppero prima che riuscissero a finirlo, annunciando che l&#8217;esperimento era finito. Malgrado ciò, il <strong>90%</strong> di loro continuò imperterrito a lavorare fino a quando non riuscirono a <strong>completarlo</strong>.<br />
</span><br />
<span style="font-family: verdana, geneva;">Quello che la Zeigarnik prima e McGraw dopo hanno dimostrato, è che la mente umana ha un’innata <strong>tendenza</strong> a completare ciò che si è iniziato. Quando si incomincia un compito si innesca uno stato mentale di <strong>tensione</strong> che spinge a portarla a terminarla. Sotto l&#8217;effetto di questo fenomeno, un compito interrotto rimane nella <strong>memoria</strong> meglio e più profondamente di un&#8217;attività completata.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva;">L’effetto Zeigarnik viene abbondantemente utilizzato dagli autori di <strong>Serie Tv</strong>, che lasciano sempre qualcosa in sospeso al termine di una stagione per riprenderla in quella successiva. Anche se quella serie non ci è piaciuta tenderemo a continuare a guardarla per sapere come va a finire la storia. Nelle soap opera questo <strong>stratagemma</strong> viene utilizzato alla fine di ogni puntata. Persino <strong>Charles Dickens</strong>, il grande scrittore inglese, lo utilizzò. Le sue storie a puntate avevano un tale seguito negli Stati Uniti che i suoi lettori arrivavano al punto di recarsi al porto per aspettare le navi che avrebbero portato loro il nuovo capitolo.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva;"><em>“Si ok Alessandra molto carine queste storielle, ma cosa c’entra tutto questo con la lotta alla rimandite?”</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva;">E’ semplice, applicando l’effetto Zeigarnik al problema della procrastinazione, quello che devi fare quando sei portato a rimandare qualcosa è <strong>iniziarla</strong>. Non la devi portare a termine, devi solo iniziare, per pochi minuti. Se tu dedichi anche solo alcuni minuti ai compiti che devi svolgere e che stai rimandando attiverai un circolo <strong>virtuoso</strong> grazie al quale sarai portato a doverli terminare.  E fino a quando non li avrai terminati continuerai a ricordarli: una volta cominciato un compito, la nostra mente sentirà il <strong>bisogno</strong> di portarlo a termine.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva;">E sai…c’è ancora una cosa importantissima che devo dirti…ma lo farò nella prossima puntata <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></span></p>
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		<title>I 7 errori che ti impediscono di raggiungere i tuoi obiettivi</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/7-errori-che-ti-impediscono-di-raggiungere-obiettivi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Dec 2017 18:13:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
		<category><![CDATA[Esercizi Pratici]]></category>
		<category><![CDATA[Obiettivi]]></category>
		<category><![CDATA[buoni propositi]]></category>
		<category><![CDATA[obiettivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Manca ancora qualche settimana alla fine dell’anno, il momento il cui solitamente si tirano le somme e si fa un bilancio degli ultimi 12 mesi. Bilancio che spesso risulta deludente: quanti dei buoni propositi di inizio anno sono stati effettivamente realizzati? Molte [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Manca ancora qualche settimana alla fine dell’anno, il momento il cui solitamente si tirano le somme e si fa un <strong>bilancio</strong> degli ultimi 12 mesi. Bilancio che spesso risulta deludente: quanti dei<strong> buoni propositi</strong> di inizio anno sono stati effettivamente realizzati?<br />
Molte volte si fa fatica a capire perché, nonostante la buona volontà e l’<strong>entusiasmo</strong> iniziale, non si riesca ad ottenere ciò che si vuole.<br />
Se anche tu ti ritrovi spesso nella categoria dei <strong>delusi</strong> di fine anno leggi attentamente questo articolo: è molto probabile infatti che uno o più di questi <strong>errori</strong> ti abbia impedito di ottenere ciò che vuoi.</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li><strong>NON TI SEI PREFISSATO UN VERO OBIETTIVO<br />
</strong></span>Spesso si confonde un buon proposito con un vero obiettivo. E’ raro che un buon proposito venga rispettato se non viene trasformato in un obiettivo <strong>specifico</strong>. Un obiettivo è formulato in modo da rispettare alcun <strong>criteri</strong> che lo rendono raggiungibile.<em> “Voglio dimagrire, voglio sentirmi più sicuro di me, voglio guadagnare di più”</em>, sono buoni propositi caratterizzati dall&#8217;essere troppo <strong>generici</strong> affinché il nostro cervello li prenda sul serio.  Un obiettivo per essere stimolante, <strong>motivante</strong> e raggiungibile deve essere il più <strong>chiaro</strong> e specifico possibile. <em>“Voglio perdere 4 chili, voglio iscrivermi ad un corso per migliorare la mia autostima, voglio guadagnare 1000€ in più al mese”,</em> sono obiettivi formulati in maniera specifica che ti consentono da subito di iniziare a lavorarci per realizzarli.</li>
<li><strong>NON TI SEI DATO UNA SCADENZA<br />
</strong></span>Walt Disney diceva <em><strong>“La differenza tra un sogno e un obiettivo è la data di scadenza”.</strong></em> Oltre che specifico, l’obiettivo, deve essere <strong>tempificato</strong>. Significa che devo decidere un tempo entro il quale mi prefiggo di raggiungerlo. Fino a quando non deciderai una data di inizio e di conclusione sarai portato a <strong>rimandare</strong>. Una delle leggi sulla gestione del tempo, <strong>“La Legge di Parkinson”</strong><em><strong>, </strong></em><em>recita:</em> “<em>Il lavoro si espande fino a riempire il tempo disponibile per il suo completamento</em>”. In pratica più tempo avrai a disposizione più ne utilizzerai.</p>
<p>A maggior ragione senza un tempo ben definito entro il quale vuoi raggiungere il tuo risultato, la tendenza sarà quella di procrastinare e non attivarti in maniera concreta.</p>
<p>Inoltre, determinare un orizzonte temporale, ti permetterà di mantenere la giusta <strong>pressione</strong> interna che stimola a impegnarsi e a compiere tutte le azioni necessarie per raggiungere il traguardo prefissato.</li>
</ol>
<ol style="text-align: justify;" start="3">
<li><strong>NON L’HAI SCRITTO<br />
</strong></span>C’è una bella differenza tra avere un obiettivo e scriverlo. Quando metti per iscritto il risultato che vuoi raggiungere lo rendi concreto e <strong>importante</strong>. Nel momento in cui scrivi il tuo obiettivo su carta lo puoi guardare tutte le volte che vuoi, in sostanza è come prendere un <strong>impegno</strong> con te stesso e un modo efficace per renderlo forte e desiderabile nella tua mente.</li>
<li><span style="font-size: 12pt;"><strong>NON AVEVI UN PERCHÉ ABBASTANZA FORTE<br />
</strong></span>Quando si definisce un obiettivo bisogna essere in grado di rispondere in maniera chiara a <strong>3 domande</strong>: <em>cosa voglio? Perché lo voglio? Come farò ad ottenerlo?</em> Un errore grande che spesso si commette è quello di fermarsi al cosa. Potresti essere stato bravissimo nel definire in maniera chiara specifica e tempificata il tuo obiettivo ma se poi hai trascurato di lavorare sui <strong>motivi</strong> per i quali vuoi ottenere quel risultato avrai vanificato tutto il lavoro. Scrivi tutte le ragioni per le quali vuoi raggiungere quell’obiettivo e i <strong>vantaggi</strong> che ne otterrai una volta realizzato. Sono ragioni abbastanza forti da sostenerti anche nei momenti di difficoltà? Come ti sentirai una volta ottenuto ciò che vuoi? Come cambierà la tua vita?</li>
<li><strong>NON TI SEI CHIESTO SE NE VALESSE DAVVERO LA PENA<br />
</strong></span>Desiderare qualcosa fortemente porta un grande entusiasmo e una grande spinta motivazionale che ci porta spesso a trascurare eventuali <strong>ostacoli</strong> o difficoltà che si potranno trovare lungo il cammino. Nel perseguire i tuoi obiettivi devi sempre considerare le <strong>conseguenze</strong> che potrebbero avere sull&#8217;ambiente nel quale vivi e sulle persone con le quali sei in relazione.</p>
<p>Devi essere sempre consapevole di quello che sarà il prezzo da pagare per ottenere quello che vuoi. Diversamente ti potresti trovare nella spiacevole situazione di aver ottenuto il risultato ma di aver perso lungo il percorso cose ben più importanti.</p>
<p>L’obiettivo che ti poni non deve creare <strong>disequilibri</strong> nella tua vita ed in quella delle persone a te vicine, deve essere in linea con i tuoi valori e coerente rispetto a ciò che sei. Un buon obiettivo porta vantaggi e risvolti positivi in tutte le aree della propria vita.</li>
<li><strong>NON HAI PREPARATO UN PIANO D’AZIONE<br />
</strong></span>E’ solo quando compirai il primo <strong>passo</strong>, la prima azione concreta, che potrai dire di essere in cammino verso il tuo traguardo.</p>
<p>Il piano d’azione è la sequenza di azioni specifiche da compiere per la realizzazione del tuo obiettivo. Fare un piano d’azione significa <strong>scomporre</strong> l’obiettivo in una serie di micro obiettivi.</p>
<p>In genere, il piano d’azione si può definire rispondendo a queste <strong>5 domande:</strong></li>
</ol>
<p><em>1)  <strong>Che cosa devo fare? </strong></em>Quali sono le azioni richieste per realizzare il tuo obiettivo<br />
<em>2) <strong>Come posso farlo?</strong> </em>Quali sono le modalità in cui svolgere le azioni richieste<br />
<em>3) <strong>Dove lo farò</strong></em><strong>? </strong>Il contesto nel quale le azioni avranno luogo<br />
<em>4) <strong>Quando lo farò</strong></em><strong>?</strong> Data e ora e tempo da dedicare alle azioni<br />
<em>5) <strong>In che sequenza?</strong></em><strong> </strong>L’ordine cronologico delle azioni che conducono alla realizzazione dell’obiettivo.</p>
<p>Per evitare di procrastinare la prima cosa che devi fare è individuare il <strong>primo passo</strong>, quella cosa da fare subito, immediatamente per dare il via al tuo percorso.</span></p>
<ol style="text-align: justify;" start="7">
<li><strong>NON HAI AVUTO IL GIUSTO ATTEGGIAMENTO MENTALE<br />
</strong>Come dicevo prima, inizialmente si è sempre carichi di <strong>energie</strong> ed entusiasmo quando si inizia il percorso verso il proprio obiettivo. Ma quello che fa davvero la differenza è riuscire a mantenere la <strong>motivazione</strong> alta anche di fronte alla difficoltà. Devi essere consapevole che, anche se hai definito bene ciò che vuoi e hai delineato un buon piano d’azione, sarà inevitabile incontrare nel tuo cammino degli ostacoli e delle <strong>difficoltà</strong>. <strong>Costanza, perseveranza e flessibilità</strong> sono i 3 risorse che dovrai mettere in campo per arrivare a tagliare il traguardo. Il mio consiglio è, una volta definito il piano d’azione, concentrarsi su un passo alla volta, sulle tappe intermedie del tuo cammino. Soprattutto quando un obiettivo è a lungo termine potrebbe essere demotivante guardare solo alla meta finale.</li>
</ol>
<p>Spero che questi consigli ti aiutino per iniziare l’anno non con dei buoni propositi ma con degli obiettivi scritti e ben definiti.</p>
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		<title>Come introdurre una nuova abitudine nella tua vita</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/benessere/come-introdurre-una-nuova-abitudine-nella-tua-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Apr 2017 12:04:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Counseling]]></category>
		<category><![CDATA[Esercizi Pratici]]></category>
		<category><![CDATA[abitudine]]></category>
		<category><![CDATA[abitudini]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[cattive abitudini]]></category>
		<category><![CDATA[Noam Chomsky]]></category>
		<category><![CDATA[piccole abitudini]]></category>
		<category><![CDATA[rana bollita]]></category>
		<category><![CDATA[routine]]></category>
		<category><![CDATA[Tiny Habits]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vita di ciascuno di noi può essere considerata fondamentalmente come la somma delle abitudini che abbiamo costruito negli anni. Siamo pieni di abitudini, di routine, essenzialmente perché ripetere sempre gli stessi gesti ci aiuta a soddisfare il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La vita di ciascuno di noi può essere considerata fondamentalmente come la somma delle <strong>abitudini</strong> che abbiamo costruito negli anni.<br />
Siamo pieni di abitudini, di routine, essenzialmente perché ripetere sempre gli stessi gesti ci aiuta a soddisfare il nostro bisogno di <strong>certezza</strong>, di sicurezza.<br />
Ma se è vero che tutti possiamo avere delle ottime e sane abitudini, è altrettanto vero che molte di esse sono poco utili e spesso dannose.<br />
Ci si può dunque trovare nella situazione di voler <strong>cambiare</strong> una cattiva abitudine con una più sana e funzionale.</p>
<p>Ma come fare?</p>
<p style="text-align: justify;">Per prima cosa <strong>dimentica</strong> i rimedi drastici, gli stravolgimenti, i cambiamenti estremi, perché non funzionano.<br />
Per introdurre una nuova abitudine nella tua vita ti devi rifare alla storia della <strong>rana bollita</strong> raccontata da <strong>Noam Chomsky</strong>, grande linguista e filosofo americano.<br />
Immagina una rana che nuota in un pentolone pieno d&#8217;acqua fredda.  Il fuoco è acceso sotto la pentola, l&#8217;acqua si riscalda pian piano.<br />
Presto l&#8217;acqua diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole. La temperatura sale. Adesso l&#8217;acqua è calda, un po’ più di quanto la rana non apprezzi. La rana si scalda un po’ tuttavia non si spaventa. Adesso l&#8217;acqua è davvero troppo calda, e la rana la trova molto sgradevole. Ma si è indebolita, e non ha la forza di reagire. <strong>Sopporta</strong> e non fa nulla per salvarsi. La temperatura sale ancora, e la rana, semplicemente, finisce morta bollita. Se l&#8217;acqua della pentola fosse stata già bollente, la rana non ci si sarebbe mai immersa, avrebbe dato un forte colpo di zampa per salvarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa storiella un po’ cruda e macabra, ci aiuta a capire che quando un cambiamento viene effettuato in maniera sufficientemente lenta e <strong>graduale</strong> sfugge alla coscienza e non suscita nessuna reazione, nessuna opposizione da parte della nostra mente. Al contrario quando introduciamo un cambiamento <strong>drastico</strong> nella nostra vita, il nostro cervello, come la rana nell&#8217;acqua bollente, cerca disperatamente di ritornare <strong>indietro</strong>, annullando ogni tentativo di cambiamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque il modo migliore per introdurre una nuova abitudine nella tua vita è quello di farlo gradualmente, a <strong>piccoli passi.</strong> E’ questo il principio che sta alla base della teoria delle <strong>“Tiny Habits”</strong> (piccole abitudini) formulata dal professore <strong>B.J. Fogg</strong>, studioso del comportamento alla <strong>Stanford University</strong>.</p>
<p>E allora vediamo quali sono i <strong>passi</strong> che concretamente puoi fare per introdurre una nuova abitudine nella tua vita.</p>
<p><strong>1) Definisci la nuova l’abitudine che vuoi nella tua vita</strong></p>
<p><em> Esempio:</em> fare attività fisica, meditare, bere un bicchiere d’acqua appena sveglio, mangiare frutta e verdura ad ogni pasto, etc.</p>
<p><strong>2) Individua il piccolo passo da fare ogni giorno, la tua piccola abitudine</strong></p>
<p>Deve essere qualcosa di talmente piccolo e <strong>facile</strong> da sembrare quasi ridicolo. Nello specifico la piccola abitudine deve essere:</p>
<p>&#8211; Un comportamento da fare almeno <strong>una volta al giorno</strong>.</p>
<p>&#8211; Richiedere meno di <strong>30 secondi</strong> per farlo.</p>
<p>&#8211; Richiedere <strong>poco sforzo</strong>.</p>
<p>&#8211; <strong>Rilevante</strong> per il comportamento completo.</p>
<p><em>Per esempio:</em></p>
<p>Se vuoi cominciare a meditare comincia da un solo respiro ad occhi chiusi.</p>
<p>Se vuoi bere un bicchiere d&#8217; acqua appena sveglio riempi il bicchiere a metà e bevi solo quella.</p>
<p>Se vuoi fare esercizio fisico comincia da un solo addominale o un solo piegamento, non più di uno.</p>
<p><strong>3)</strong> <strong>Trova un’ ancora</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’ancora dovrà essere una <strong>routine </strong>che hai già nella tua vita e fungerà da innesco per la nuova azione.<br />
Come tutti avrai sicuramente tante routine ben radicate nelle tue giornate: lavarti i denti, preparare il caffè, metterti le scarpe, andare al lavoro, etc. L’importante è che sia qualcosa che fai <strong>sempre</strong>, tutti i giorni.</p>
<p>Ora associa la tua piccola abitudine alla routine che hai scelto</p>
<p><em> Ad esempio:</em></p>
<p><em>Vuoi un bicchiere d’acqua tutte le mattine appena sveglio?</em></p>
<p>Metti il bicchiere di fianco alla sveglia o alla caffettiera</p>
<p><em>Vuoi iniziare a meditare?</em></p>
<p>Ogni volta che finisci di lavarti i denti, chiudi gli occhi e fai un respiro profondo.</p>
<p><em>Vuoi fare più esercizio fisico?</em><br />
Tutte le volte che vai in bagno fai un piegamento sulle braccia o un addominale</p>
<p>Questi sono solo degli esempi, devi valutare tu qual è la routine più adatta da collegare la piccola abitudine.</p>
<p><strong> 4) Premiati e celebra immediatamente</strong></p>
<p>Nel costruire una nuova abitudine è importantissimo <strong>premiarti</strong> con piccole cose positive per ogni passo fatto ed è importante farlo subito. Potrai trovare questo approccio strano, ma funziona, perché la capacità di <strong>auto-rafforzare</strong> il buon comportamento è la chiave per una rapida formazione delle abitudini.</p>
<p>Ci sono diversi modi per <strong>festeggiare</strong> piccoli successi, puoi per esempio dire a te stesso un bel “<em>Bravo! Ottimo lavoro!</em>” o sorridere allo specchio, mangiare un piccolo pezzo di cioccolato. Anche in questo caso devi scegliere tu, trovare la tua personale forma di <strong>gratificazione</strong>, qualcosa che ti fa sentire davvero bene.</p>
<p>Ora ti starai chiedendo <em>“…e poi come faccio a passare dal piccolo passo a far diventare la piccola abitudine una routine?”</em></p>
<p>Se sarai costante nell&#8217;utilizzare la tua piccola abitudine subito dopo il comportamento esistente e ti ricorderai di festeggiare, in breve tempo si innescherà una sorta di <strong>effetto domino</strong>. Sentirsi capace di fare qualcosa genera infatti sensazioni <strong>piacevoli</strong> e positive che ti porteranno a desiderarne ancora e ti spingeranno di conseguenza a compiere nuovi passi. Una volta che il cervello comincia a <strong>desiderare</strong> il premio, l&#8217;abitudine diventa automatica.<br />
Prova e fammi sapere com&#8217;è andata!</p>
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		<title>Come risolvere un conflitto cambiando prospettiva</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/come-risolvere-un-conflitto-cambiando-prospettiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2017 15:12:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
		<category><![CDATA[Esercizi Pratici]]></category>
		<category><![CDATA[PNL]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[conflitti]]></category>
		<category><![CDATA[pnl]]></category>
		<category><![CDATA[posizioni percettive]]></category>
		<category><![CDATA[prospettiva]]></category>
		<category><![CDATA[punti di vista]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lucapuggioni.it/tobeold/?p=4485</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sarà capitato anche a te, nel bel mezzo di una discussione con un&#8217;altra persona, di esclamare esasperato: “prova a metterti nei miei panni!”. E’ una richiesta che viene fatta spesso in situazioni di conflitto, si domanda all’interlocutore di provare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/come-risolvere-un-conflitto-cambiando-prospettiva/">Come risolvere un conflitto cambiando prospettiva</a> proviene da <a href="https://www.alessandrapuggioni.it">Alessandra Puggioni</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sarà capitato anche a te, nel bel mezzo di una discussione con un&#8217;altra persona, di esclamare esasperato: <em>“prova a metterti nei miei panni!”.</em><br />
E’ una richiesta che viene fatta spesso in situazioni di <strong>conflitto</strong>, si domanda all’interlocutore di provare a valutare e affrontare la situazione da un diverso <strong>punto di vista</strong>. Questo avviene quando ci rendiamo conto che la persona con la quale ci stiamo relazionando è profondamente immersa nella propria<strong> visione del mondo</strong> e sembra non capire come stiano effettivamente le cose per noi.<br />
Raramente le persone provano a risolvere un conflitto o a venire a capo di una discussione provando a vedere le cose dal punto di vista dell’altro, a cambiare prospettiva o, come dicono gli americani, <em>“mettendosi nelle scarpe dell’altro”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Non viene fatto perché ognuno di noi interpreta la <strong>realtà</strong> che lo circonda filtrandola con le proprie esperienze, apprendimenti, convinzioni, valori, e con lo stato d’animo in cui si trova in quel preciso momento.<br />
Siamo  immersi in una realtà che consideriamo come unica che invece è solo il nostro modo di vedere le cose, il nostro <strong>modello del mondo</strong>.<br />
E&#8217; attraverso questo modello, questa idea che abbiamo del mondo, attraverso la nostra interpretazione della realtà che affrontiamo qualsiasi situazioni, anche una discussione o un conflitto.<br />
Guardare una situazione da diversi punti di vista ci consente di capire meglio il modo in cui pensano gli altri e ci permette di affrontarla in maniera più utile e produttiva .<br />
Adottare <strong>prospettive differenti</strong> rispetto alle nostre rappresenta un’ abilità indispensabile per allargare la nostra visione del mondo, arricchire le nostre relazioni, <strong>trasformare discussioni e conflitti in momenti di crescita e di confronto costruttivo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>PNL, Programmazione Neuro Linguistica</strong>, è una disciplina nata negli anni 70 con l’obiettivo di studiare il comportamento umano e in particolare l’esperienza soggettiva e cioè il modo che ciascuno di noi ha di percepire se stesso e il mondo che lo circonda.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>John Grinder</strong>, uno dei fondatori della PNL, ha creato una <strong>tecnica</strong> che permette di esplorare a fondo le relazioni e i conflitti, offrendo uno strumento che consente di <strong>ampliare</strong> e rendere più <strong>flessibile</strong> la propria visione personale in modo da adottare differenti punti di vista su una particolare situazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa tecnica è chiamata in PNL <strong>“posizioni percettive”</strong>, dove per posizione percettiva si intende appunto il punto di vista da cui un individuo percepisce un evento o una situazione. Si tratta di uno strumento molto <strong>potente</strong> e interessante per comunicare e gestire le relazioni con gli altri, lo utilizzo spesso con i miei clienti per aiutarli a risolvere situazioni intricate o conflitti.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa tecnica prevede <strong>tre posizioni percettive.</strong><br />
Nella <strong>prima posizione</strong>  tu vivi l’esperienza in <strong>prima persona</strong>, con le tue percezioni, emozioni, abilità, convinzioni. Sei consapevole dei tuoi obiettivi e di ciò che pensi, vedi con i tuoi occhi, senti con le tue orecchie, raccogli ed elabori le informazioni con i tuoi filtri e le tue modalità.</p>
<p style="text-align: justify;">In <strong>seconda posizione</strong> vivi la stessa esperienza nei <strong>panni</strong> del tuo interlocutore, vedi te stesso e la situazione attraverso i suoi occhi, ascolti attraverso le sue orecchie, provi le sue sensazioni, raccolgli ed elabori le informazioni con i suoi filtri e le sue modalità. Adottando questa posizione ottieni nuove importanti informazioni sulla tua relazione con l’altra persona e sei in grado di sviluppare compassione ed <strong>empatia</strong>, oltre a raccogliere dati utili su te stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Adottando la <strong>terza posizione</strong> vivi quest’esperienza come se fossi un <strong>osservatore esterno</strong>. Puoi osservare quelle due persone, te stesso e il tuo interlocutore, da una posizione esterna. A partire da questo punto di vista sei in grado di prendere le distanze dalle cose e percepire le relazioni tra te e gli altri. Ti poni all’esterno del processo di comunicazione e riesci così ad agire come osservatore <strong>imparziale</strong> di ciò che accade. La porzione di realtà che puoi percepire è in questo caso sicuramente maggiore che nelle altre posizioni, perché sei in grado di osservare contemporaneamente le due persone, il loro modo di interagire e il contesto di cui fanno parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma vediamo passo a passo e dettagliatamente come utilizzare questa tecnica.</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li><strong>Scegli</strong> una situazione di conflitto che vuoi esplorare. Inizia con qualcosa di leggero e semplice, man mano che prenderai dimestichezza con la tecnica potrai cimentarti anche con situazioni di conflitto più complesse.</li>
<li><strong>Immagina</strong> (o segnale con dei post it) le tre posizioni sul pavimento</li>
<li>Mettiti in <strong>posizione 1</strong> (il tuo punto di vista). Immagina di guardare la persona che si trova in posizione 2 e esponi la situazioni così come la vedi tu, esprimi chiaramente cosa pensi della situazione che stai analizzando. Mentre lo fai considera le tue opinioni e i tuoi valori.</li>
<li>Lascia la posizione 1 e vai alla <strong>posizione 2</strong> (il punto di vista dell’interlocutore). Fai un bel respiro e fai qualche saltello per scrollarti di dosso la prima posizione. Immagina di entrare nei panni del tuo interlocutore e di guardare verso te stesso in posizione 1. Ora considera ed esponi la situazione con la “voce” del tuo interlocutore. Chiediti: “<em>In che modo l’altro considera la stessa situazione?</em> <em>Quali sono le sensazioni che prova? Che cosa pensa?” </em></li>
<li>Lascia la posizione la posizione 2 e vai alla <strong>posizione 3</strong>. Fai un bel respiro e fai qualche saltello per scrollarti di dosso la seconda posizione. Ora devi entrare nei panni di un osservatore esterno. Immagina di osservare in modo imparziale entrambe le persone coinvolte. Guarda te stesso in posizione 1 e il tuo interlocutore in posizione 2.<br />
Che opinione hai? Quali nuove prospettive hai da qui? Quali nuove informazioni puoi raccogliere? Cosa ti senti di dire ad entrambi gli interlocutori da questa posizione obiettiva?</li>
<li>Ora <strong>ritorna alla prima posizione</strong>, nei tuoi panni, portando con te ciò che hai compreso e intuito a partire dalle altre posizioni percettive.<br />
Osserva ciò che hai imparato sull’intera situazione e come l’esperienza è cambiata.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Ti posso assicurare che si tratta di uno strumento estremamente efficace, i miei clienti rimangono sempre stupiti da quello che riescono a scoprire e ad apprendere semplicemente adottando una prospettiva differente.</p>
<p>Prova anche tu questa tecnica e poi raccontami come è andata.</p>
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		<title>Come rendere quest&#8217;anno migliore del precedente</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/come-rendere-questanno-migliore-del-precedente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2017 13:34:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
		<category><![CDATA[Esercizi Pratici]]></category>
		<category><![CDATA[Obiettivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Verso la fine dell’anno mi capita spesso di sentire, o leggere sui social, persone che maledicono o mandano a quel paese l’anno che si sta per chiudere e non vedono l’ora che inizi il nuovo, nella speranza che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Verso la fine dell’anno mi capita spesso di sentire, o leggere sui social, persone che maledicono o mandano a quel paese l’anno che si sta per chiudere e non vedono l’ora che inizi il nuovo, nella speranza che sia migliore.</p>
<p style="text-align: justify;"> La domanda che vorrei fare a queste persone è:<em>”Cosa hai intenzione di fare affinché il prossimo anno sia migliore del precedente?”.</em> Un anno non è che uno spazio di tempo che noi decidiamo di riempire con le nostre azioni e i nostri comportamenti.<br />
Le circostanze esterne possono sicuramente avere una certa influenza sulla nostra vita, ma un ruolo decisivo nel costante tentativo di stare bene ed essere felici, è svolto dal nostro modo di pensare, dai nostri comportamenti e dalle nostre abitudini.</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso non abbiamo il potere di controllare gli eventi esterni perché al di fuori della nostra sfera di influenza, sul nostro atteggiamento e sulle nostre abitudini abbiamo invece la possibilità di esercitare un controllo totale e questo fa una grossa differenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Se vuoi che il prossimo anno sia migliore di quello appena finito, devi impegnarti ad introdurre dei miglioramenti nel tuo modo di pensare e delle abitudini più sane e positive.</p>
<p style="text-align: justify;">Voglio suggerirti alcuni comportamenti che, se metterai in atto da subito, ti aiuteranno a migliorare la qualità della tua vita.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1) Le 3 G: praticare gratitudine, gentilezza, generosità.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Essere grati significa essere riconoscenti per ciò che si è, apprezzare e non dare per scontato ciò che si ha. La <strong>gratitudine</strong> equivale quasi sempre ad una visione positiva della vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalle ricerche di <em>R. Emmons</em> e <em>McCullough</em> (due autori statunitensi che hanno svolto diversi studi sulla gratitudine) emerge che la capacità di essere grati aumenta il livello di vitalità, incrementa le emozioni positive e costituisce una protezione da stress e depressione. Un senso ben sviluppato di gratitudine può aumentare la felicità, ridurre l’ansia e la depressione. E’ stato inoltre rilevato che la capacità di provare gratitudine permette una percezione positiva, senso di soddisfazione della vita e maggiore autostima. Le persone che maggiormente sono in contatto con il sentimento di gratitudine risultano infine meno colpite da sintomatologie fisiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Se vuoi migliorare la tua vita, <strong>pratica la gratitudine tutti i giorni</strong>, non dare niente per scontato, la prossima volta che sentirai l’acqua calda della doccia sulla tua pelle, che berrai un bicchiere d’acqua, che dormirai nel tuo letto caldo, fermati un attimo e ringrazia di poter godere di queste piccoli grandi cose. Puoi anche prendere l’abitudine prima di andare a dormire di annottare almeno 3 cose per cui essere grato della giornata appena trascorsa. Questo ti permetterà di andare a dormire con uno stato d’animo positivo e di riposare più serenamente.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso&#8221;, </em>dice la scrittrice americana <em>Anne Herbert</em>.<br />
Secondo diversi studi praticare atti di <strong>generosità</strong> riduce una particolare forma di ansia, definita anche “fobia sociale”. Aiutare un amico con una commissione, donare il sangue, augurare buona giornata o pagare il caffè ad uno sconosciuto, sono piccoli gesti che innescano un circolo virtuoso , mettono di buon umore e fanno stare bene.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2) Dedicati a ciò che è veramente importante</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ti sei mai chiesto: <em>”Che cosa conta davvero per me?”</em>. Essere consapevoli dei propri <strong>valori</strong>, di ciò che è realmente importante, rappresenta un tassello fondamentale per il benessere. L’unico modo per sentirci davvero appagati a lungo termine è vivere in armonia con i nostri veri valori. Quando non agiamo in conformità con i nostri valori e quindi prestiamo attenzione o ci concentriamo su azioni o attività che per noi non sono importanti, sperimentiamo sensazioni di disagio o frustrazione. Quando invece agiamo in conformità con essi sperimentiamo sensazioni positive. Prenditi qualche minuto del tuo tempo per individuare i <strong>10 valori per te fondamentali</strong>, le 10 cose che davvero sono importanti nella tua vita (salute, amore, sicurezza, onestà, indipendenza, libertà, etc.) e chiediti che cosa stai facendo o cosa puoi fare affinché vengano soddisfatti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3) Fai ciò che ami</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Fare ciò che si ama significa dedicare del tempo a tutte quelle attività che ci provocano piacere e ci fanno <strong>stare bene</strong>. Possono essere passioni, hobby o attività per le quali ci sentiamo portati: leggere, viaggiare, fare sport, dedicarsi al bricolage, dipingere, etc. Fare ciò che si ama significa <strong>rispettarsi</strong> profondamente, rispettare i propri bisogni, le proprie attitudini e inclinazioni. Trascurare questo aspetto ci condanna ad una vita di doveri, una vita che alla lunga si può rivelare totalmente insoddisfacente. <strong>Fai un elenco</strong> di tutte le cose che ami fare e cerca di capire se stai dedicando ad esse sufficiente tempo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4) Concentrati sulle cose che puoi controllare</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si da troppo peso a cose e situazioni che non sono sotto il nostro <strong>controllo</strong>, sulle quali non possiamo attivamente agire per cambiarle. Questo atteggiamento genere un enorme dispendio di energie mentali ed emotive e genera un forte senso di frustrazione. Alcune situazioni sono fuori dal tuo controllo, ma puoi sempre controllare come reagire alle vicende della vita. La cosa migliore che puoi fare è lasciare andare ciò che non puoi controllare e investire le tue energie nelle cose sulle quali puoi incidere. Quando qualcosa ti preoccupa <strong>chiediti</strong>: <em>”C’è qualcosa che posso attivamente fare per cambiare questa situazione?”</em>. Se non c’è smettila di preoccuparti, se c’è attivati per trovare una soluzione. Pensa ad un problema sempre e solo in termini di soluzioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>5) Lascia andare</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per vivere in una condizione di benessere e di costante crescita, devi imparare a lasciare andare situazioni o persone che non migliorano la qualità della tua vita. Spesso ci si aggrappa a persone e situazioni, anche se non ci fanno stare bene, per paura di stare da soli o di affrontare un cambiamento. Amicizie finte, relazioni tossiche, attività inutili o di poca importanza, etc.Lasciare andare significa accettare la vita per quella che è. Significa lasciare che le cose scorrano in modo naturale. <strong>Fai un elenco</strong> di tutte le cose alle quali ti stai aggrappando che in realtà non ti fanno stare bene o che comunque non rendono la tua vita migliore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> 6) Esci dal paradigma avere-fare-essere</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Continui a ripeterti che sarai felice <strong>solo quando</strong><em>: </em>otterrai quella promozione, i tuoi figli saranno grandi, perderai peso, avrai la casa nuova, andrai in pensione, vincerai la lotteria, incontrerai il vero amore etc.? Se è questo ciò che pensi preparati a vivere un’esistenza infelice. Legare la tua felicità ad eventi futuri ti crea insoddisfazione ed è sbagliato per due ragioni: a) leghi il tuo benessere e la tua felicità ad eventi esterni b) una volta verificatosi l’evento tanto desiderato, dopo un breve periodo di gioia e soddisfazione, il tuo stato d’animo tornerà ad essere quello di prima. Solo l’<strong>essere</strong> qualcuno permette di fare grandi cose e a quel punto avere qualcosa.<br />
E’ l’essere che ci porta a fare ciò che desideriamo al fine di averlo. Se vuoi essere felice lavora su te stesso, <strong>lavora alla tua crescita</strong> e allo sviluppo della tua identità e delle tue potenzialità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Trasforma i <em>“sarò felice solo quando…”</em> in <em>“sono felice ora perché…”.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>7) Stabilisci degli obiettivi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Porsi degli <strong>obiettivi</strong> è estremamente importante per vivere una vita soddisfacente. Pianificare e lavorare per raggiungere degli obiettivi ci permette di crescere, di evolverci emotivamente, intellettualmente e spiritualmente e di realizzarci pienamente. Quello che è importante di un obiettivo non è tanto il risultato che vogliamo raggiungere quanto <strong>quello che noi diventiamo durante il percorso</strong>. Quando noi lavoriamo su un obiettivo, l’obiettivo lavora su di noi permettendoci di diventare persone migliori. <a href="https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/trasforma-buoni-propositi-obiettivi-raggiungibili/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Attenzione a non confondere i buoni propositi con i veri obiettivi.</a></p>
<p style="text-align: justify;">Spero che questi piccoli consigli ti permettano di iniziare con uno slancio e un’attitudine positiva questa 2017, ricorda che se vuoi che questo sia un anno migliore del precedente devi lavorare per essere tu in primis una persona migliore. Come diceva <strong>Gandhi</strong>:<em>”Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.</em></p>
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		<title>3 Passi Per Aumentare Il Tuo Ottimismo</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/3-passi-per-aumentare-il-tuo-ottimismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Oct 2016 08:23:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Counseling]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
		<category><![CDATA[Esercizi Pratici]]></category>
		<category><![CDATA[Obiettivi]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[ottimismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è una certa confusione intorno al concetto di ottimismo, si ha infatti la tendenza a credere che gli ottimisti siano degli illusi che negano o mistificano la realtà. Chi si ripete continuamente “va tutto bene” anche quando le [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">C’è una certa confusione intorno al concetto di ottimismo, si ha infatti la tendenza a credere che gli ottimisti siano degli illusi che negano o mistificano la realtà.<br />
Chi si ripete continuamente<em> “va tutto bene”</em> anche quando le cose non vanno per il meglio non è un ottimista ma solo una persona che cerca di auto illudersi e di nascondere la realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ottimista non è una persona che nega le difficoltà, semplicemente le affronta in maniera costruttiva, forte della fiducia nelle proprie capacità e nei propri mezzi.<br />
L’ ottimismo, quello vero, consiste nella capacità di non farsi abbattere dalle difficoltà ma di vederle come dei momenti di crescita personale.</p>
<p style="text-align: justify;">Essere ottimisti vuol dire sentirsi capaci di affrontare qualunque situazione e nutrire aspettative di riuscita rispetto ad una determinata situazione o ad un obiettivo che ci si è prefissati.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ottimista ha poi la tendenza a interpretare gli eventi con la sensazione di poter avere un controllo su di essi, affidandosi alla propria responsabilità, cioè alla propria abilità di rispondere a ciò che gli accade.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’altra caratteristica delle persone ottimiste è la consapevolezza di non poter sfuggire ad ogni forma di disagio e frustrazione. Hanno invece sviluppato una forte capacità di tollerare la frustrazione e di “stare” anche in situazioni di disagio o con sensazioni spiacevoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono dunque tre passi che puoi compiere se vuoi imparare ad essere più ottimista.</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Accresci la fiducia nelle tue capacità (autoefficacia)</strong><br />
L’autoefficacia aumenta facendo esperienze di successo. Più ottieni successi, più ti sentirai competente e più la tua fiducia crescerà. Il consiglio è di darti dei piccoli obiettivi quotidiani, delle sfide che ti permettano di metterti alla prova e di ottenere quei successi di cui hai bisogno. Ricorda che l’obiettivo deve dipendere solo da te, deve essere stimolante ma anche realizzabile. Quindi non lanciarti subito in obiettivi troppo complicati, comincia con piccole cose, in modo da ottenere subito quei successi che accresceranno la fiducia nei tuoi mezzi e ti permetteranno gradualmente di aumentare il tuo ottimismo e, di conseguenza, di affrontare sfide più grandi.</li>
<li><strong>Impara a “reincorniciare” certi eventi</strong><br />
“Reincorniciare” significa attribuire un nuovo significato ad una situazione che viviamo come negativa. Per esempio se hai preso un brutto voto ad un esame anziché abbatterti e darti dell’asino, puoi cambiare punto di vista e cercare di capire cosa non ha funzionato. Magari capirai che hai sbagliato metodo di studio e allora il voto basso ti offrirà l’occasione e lo stimolo per trovarne uno nuovo e più funzionale.</li>
<li><strong>Impara “a stare” con le cosiddette emozioni “negative”</strong><br />
Frustrazione, paura, disagio, tristezza, sono definite erroneamente emozioni negative. Erroneamente perché in realtà sono utili tanto quanto quelle cosiddette positive. Ci avvisano infatti che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe.<br />
Cresciamo con l’idea che si debbano provare solo emozioni positive per stare bene e viviamo disagio e sensazioni negative come degli imprevisti dei quali è necessario sbarazzarsi al più presto.<br />
Se invece si comincia a considerare disagio, frustrazione, tristezza, come sensazioni inevitabili, indispensabili e utili, diventerà più facile avere controllo anche in queste situazioni.<br />
L’ottimista non è colui che in un momento di sconforto si sforza di sorridere ma colui che accetta quella situazione e la considera come una tappa necessaria del processo di crescita.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Questi sono i 3 passi che ti consiglio di iniziare a compiere se vuoi cambiare la tua vita introducendo un atteggiamento maggiormente ottimistico.<br />
Provaci e poi fammi sapere com’è andata scrivendomi o lasciando un commento.</p>
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		<title>Trasforma i tuoi fallimenti in successi con due semplici mosse</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/trasforma-tuoi-fallimenti-successi-con-due-semplici-mosse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Jul 2016 08:01:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Counseling]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
		<category><![CDATA[Esercizi Pratici]]></category>
		<category><![CDATA[Mental Coaching Sportivo]]></category>
		<category><![CDATA[Sport Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[fallimenti]]></category>
		<category><![CDATA[fallimento]]></category>
		<category><![CDATA[non esistono fallimenti]]></category>
		<category><![CDATA[paura del fallimento]]></category>
		<category><![CDATA[paura di fallire]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Ho fallito molte volte, ed è per questo che ho vinto tutto” Michael Jordan C’è una caratteristica che accomuna le persone che nella vita, in qualsiasi ambito, hanno successo ed è la capacità di affrontare e interpretare nel [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>“Ho fallito molte volte, ed è per questo che ho vinto tutto”<br />
</em><strong>Michael Jordan<em><br />
</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">C’è una caratteristica che accomuna le persone che nella vita, in qualsiasi ambito, hanno successo ed è la <strong>capacità di affrontare e interpretare nel modo giusto i fallimenti.</strong><br />
Quella di fallire è una delle <strong>paure</strong> più diffuse ed è anche uno dei motivi per i quali spesso le persone rinunciano ai propri sogni. La logica è <em>“non sogno perché se non si avvera rimango deluso”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’idea del fallimento fa così paura ed è così paralizzante perché è spesso associata alle <strong>emozioni</strong> che essa produce:  delusione, disagio, tristezza.<br />
Nella nostra cultura ci viene insegnato a sbarazzarci immediatamente di questo genere di emozioni che vengono per questo motivo erroneamente definite &#8220;negative&#8221;.<br />
Dico &#8220;erroneamente&#8221; perché in realtà ogni emozione svolge una sua funzione fondamentale nella vita  di ciascuno di noi. Anziché venire educati all’<strong>ascolto dell’emozione</strong> e del messaggio che essa porta con se, impariamo da subito ad impegnarci per sostituire il disagio con qualcosa di segno contrario.<br />
Come scrive<strong> Pietro Trabucchi</strong>, psicologo dello sport, nel suo libro<strong> &#8220;Perseverare è umano&#8221;</strong>: <em>“Stare con l’emozione spiacevole, accettarla, viene visto come una sconfitta, quando in realtà è vero il contrario”.</em></p>
<p><strong>I nostri errori, i fallimenti, le umiliazioni, le delusioni, non sono altro che dei passi necessari nel processo di apprendimento, di crescita e di miglioramento.</p>
<p></strong>Pensate a quante volte cadiamo da bambini prima di imparare a camminare o a quante volte sbagliamo nel pronunciare una parola prima di dirla correttamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Le persone di successo, i campioni, oltre ad avere una buona capacità di gestire e superare la delusione e il disagio, riescono anche a concentrarsi sugli aspetti positivi che ogni fallimento porta in se. In ogni fallimento ci sono delle informazioni importanti da capire e apprendere, in ogni fallimento c’è una lezione da imparare.</p>
<p>Se vuoi affrontare al meglio un fallimento e utilizzarlo come una leva per arrivare al successo, devi dunque:</p>
<ul>
<li><strong>Imparare a stare con le emozioni</strong> che ne derivano anziché ribellarti o provare a scacciarle.<br />
Emozioni come disagio e delusione svaniscono molto più in fretta accettandole piuttosto che lottando contro di esse.</li>
<li><strong>Scopri qual è la lezione da imparare.</strong><br />
Di fronte ad un fallimento chiedi sempre:<br />
<em>“Cosa posso imparare?” </em><br />
<em>“Cosa posso fare di diverso e meglio la prossima volta”?</em></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"> Allenati ad introdurre nella tua vita questo <em>nuovo atteggiamento</em> e approccio e vedrai che ogni fallimento sarò un passo verso  la tua scalata al successo</p>
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