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	<title>Leadership Archivi - Alessandra Puggioni</title>
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	<description>Mental Coach, Counselor, Formatore</description>
	<lastBuildDate>Mon, 17 Feb 2020 14:34:55 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Come Gianmarco Pozzecco è riuscito a tirare fuori il meglio dai propri giocatori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Apr 2019 14:11:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Mental Coaching Sportivo]]></category>
		<category><![CDATA[Sport Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Dinamo Sassari]]></category>
		<category><![CDATA[Gianmarco Pozzecco]]></category>
		<category><![CDATA[leadership]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Devi avere piena fiducia nei tuoi giocatori, perché se non hai fiducia in loro se ne accorgono e le prestazioni calano. Aver fiducia vuol dire essere ottimista, essere convinto che raggiungeranno tutti i loro obiettivi. Ho visto alcuni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">“<em>Devi avere piena fiducia nei tuoi giocatori, perché se non hai fiducia in loro se ne accorgono e le prestazioni calano. Aver fiducia vuol dire essere ottimista, essere convinto che raggiungeranno tutti i loro obiettivi.<br />
Ho visto alcuni allenatori eccezionali fallire per questa precisa ragione, non riuscivano a riporre completa fiducia nei giocatori. E i giocatori se ne rendevano conto.”<br />
</em><strong>ARSÈNE WENGER</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1974, <strong>TIM GALLWEY</strong>, ex capitano del Tennis Team di Harvard, coach e discepolo del guru <strong>MAHARAJ JI</strong>, pubblica il libro <em>“Il gioco interiore nel Tennis”.</em><br />
Quella di Gallwey fu una piccola rivoluzione, il suo libro infatti non parlava di tecnica o di tattica, ma si basava sulla constatazione che in ogni match di fatto si giocano due partite: una esterna e una interna. Nella prima si sfida il rivale, mentre la seconda ha luogo nella testa del giocatore e gli avversari sono le paure, i dubbi, le insicurezze e il conseguente calo di concentrazione. Secondo Gallwey il segreto dietro ad una eccellente prestazione da parte di un atleta si racchiude in una formula:</p>
<p><strong>PRESTAZIONE = POTENZIALE – INTERFERENZE<br />
</strong><br />
Dice Gallwey :</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>l’atleta riesce ad esprimere la sua performance ottimale quando riduce al minimo gli ostacoli personali interni e sviluppa la fiducia nelle proprie capacità di apprendere in modo naturale dall&#8217;esperienza diretta.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il compito principale di un allenatore, in qualsiasi sport e a qualsiasi livello, è quello  di aiutare l’atleta a tirare fuori il proprio potenziale tecnico, atletico, umano, riducendo al minimo le interferenze sia interne che esterne.</p>
<p style="text-align: justify;">Per riuscire in questo compito non basta che l’allenatore abbia una buona competenza tecnica, non è sufficiente che “sappia fare” ma è fondamentale che “sappia essere” e cioè che possieda e utilizzi tutta una serie di capacità relazionali e comunicative che consentono di instaurare con l’atleta un rapporto di piena <strong>FIDUCIA</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è proprio questo che, per quello che ho potuto osservare in questi mesi, ha fatto <strong>GIANMARCO POZZECCO</strong> al suo arrivo alla Dinamo Sassari, ha costruito con i suoi giocatori relazioni basate sulla fiducia.</p>
<p>Fiducia dimostrata nelle parole, in pubblico durante le conferenze stampa, dove non ha mai mancato di elogiare i suoi giocatori, in particolare <strong>MARCO SPISSU</strong>, giovane playmaker sassarese. Fiducia dimostrata sul campo, dove il giocatore che commette un errore non viene punito o insultato, ma incoraggiato e sostenuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Come dice il grande <strong>JULIO VELASCO</strong>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>bisogna festeggiare anche gli errori nei tentativi, come con i bambini. Quando un bambino prova a dire una nuova parola e non ci riesce, viene festeggiato. Quando prova ad andare sul triciclo e cade, viene festeggiato. Perché ci sta provando. Perché ci sta mettendo tutto se stesso.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">E sopratutto perché un atleta che gioca con la paura di sbagliare non riuscirà mai ad esprimersi al meglio.</p>
<p>Secondo lo psicologo americano <strong>CARL ROGERS</strong>, affinché la persona possa esprimere tutte le proprie potenzialità, occorre che venga predisposto (in ambito sportivo da parte dell’allenatore) un clima facilitante, che si genera con la presenza di tre condizioni necessarie:</p>
<p style="text-align: justify;">Congruenza, accettazione incondizionata, ed empatia.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>CONGRUENZA</strong>, intesa anche come genuinità e autenticità, permette all&#8217;allenatore di essere credibile, agendo coerentemente nei propri pensieri e principi.</p>
<p style="text-align: justify;">La crescita della personalità di un atleta può essere facilitata e favorita nel momento in cui l’allenatore si comporta per quello che è veramente, cioè quando nel rapporto con l’atleta è autentico, senza presentare esternamente maschere o “facciate”. In altre parole, un allenatore si può definire autentico quando riflette apertamente i sentimenti, le sensazioni e le emozioni che fluiscono in lui in quel momento.</p>
<p style="text-align: justify;">Per <strong>ACCETTAZIONE INCONDIZIONATA</strong> si intende invece un atteggiamento improntato alla considerazione positiva dell’altro in quanto persona. Si esprime nella fiducia riposta nell’altro, quando l’allenatore dà valore all’atleta come persona.<br />
È un atteggiamento “caldo”, positivo e comprensivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo <strong>RAINER MARTENS</strong>, psicologo dello sport, l’<strong>EMPATIA</strong> è la qualità più importante, quella che distingue i migliori allenatori da altri meno efficaci ed è la capacità di assumere come proprio il punto di vista di un altro individuo, per capire come quella persona percepisce gli eventi e le emozioni.</p>
<p style="text-align: justify;">L’allenatore empatico capisce come l’atleta si sente. L’empatia fa comprendere all&#8217;allenatore gli interessi e i bisogni degli atleti, e una tale conoscenza può essere utilizzata per motivarli.</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso questo approccio l’allenatore aiuta il proprio atleta a sentirsi &#8220;empowered&#8221;, cioè capace di padroneggiare le situazioni, poiché si percepisce autoefficace, si sente in grado di scegliere comportamenti e strategie adeguati alle diverse situazioni e sente il desiderio di gestire i fattori che influenzano la sua prestazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo approccio l’ ho rivisto in Gianmarco Pozzecco, prototipo del <strong>LEADER</strong> moderno che deve saper essere, saper fare e saper far fare.</p>
<p style="text-align: justify;">L’effetto prodotto dai suoi atteggiamenti ha cambiato volto ad una squadra che con lui in panchina ha vinto 12 gare su 16, subisce meno punti dagli avversari e perde meno palloni rispetto al passato. Un cambiamento visibile non solo nelle statistiche ma anche nella cattiveria agonistica messa in campo, nelle facce dei giocatori, nella sicurezza con cui giocano e gestiscono i momenti difficili di un match, nella coesione e nello spirito di squadra.<br />
Lo vedi soprattutto dalla voglia di “sbattersi” in difesa, dove la componente mentale fa la differenza e che rappresenta lo spirito di sacrificio di squadra e dei singoli giocatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Com’è possibile che una squadra che aveva grossi problemi di tenuta mentale e di concentrazione in poche settimane si trasformi e riesca a mantenere la stessa attenzione e la stessa energia per 40 minuti?</p>
<p style="text-align: justify;">La fiducia è la chiave di tutto, la fiducia libera la mente dalle paure e permette di giocare con <strong>LEGGEREZZA</strong>… che, come scrive <strong>ITALO CALVINO</strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>non è superficialità, ma planare sulle cose dall&#8217;alto, non avere macigni sul cuore.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em><br />
</em>Niente macigni sul cuore e nella testa per la Dinamo di Pozzecco, solo la consapevolezza del proprio potenziale e il clima giusto per poterlo esprime al massimo.</p>
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		<title>Come ha fatto Cristiano Ronaldo a diventare il più forte di tutti</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/coaching/cristiano-ronaldo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Aug 2018 09:57:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Mental Coaching Sportivo]]></category>
		<category><![CDATA[Sport Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[cristiano ronaldo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il dizionario è l&#8217;unico posto dove “successo” viene prima di “sudore” Vince Lombardi Si potrebbe banalizzare riducendo tutto ad una questione di talento. E’ vero, madre natura è stata sicuramente generosa con Cristiano Ronaldo, ma se il portoghese è oggi il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>Il dizionario è l&#8217;unico posto dove</em><em> “successo” viene prima di “sudore”</em><br />
Vince Lombardi</p>
<p style="text-align: justify;">Si potrebbe banalizzare riducendo tutto ad una questione di <strong>talento</strong>. E’ vero, madre natura è stata sicuramente generosa con Cristiano Ronaldo, ma se il portoghese è oggi il miglior giocatore di tutti i tempi, lo deve solo a se stesso. <strong>Dedizione, disciplina, abitudini sane</strong>, sono questi i segreti del successo di Cristiano Ronaldo.</p>
<blockquote><p><em>“Ero magro e avevo pochissimi muscoli, così a undici anni presi una decisione: sapevo di avere talento, ma decisi che da quel momento mi sarei allenato più duramente di chiunque altro”.</em></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">E così è stato. I suoi allenatori più volte lo hanno trovato all’una di notte ad allenarsi da solo in palestra. Dopo l’allenamento, quando i compagni sono già sotto la doccia, lui resta in campo a provare le <strong>punizioni</strong>, risultato: nessuno ha segnato quanto il portoghese da palla inattiva negli ultimi anni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Carlo Ancelotti</strong>, suo allenatore a Madrid racconta: <em>«Cristiano si allenava sempre, era capace di rimanere fino alle tre del mattino a Valdebebas per curare il suo corpo con bagni ghiacciati, anche se Irina (l’ex fidanzata) lo aspettava a casa. Lui vuole solo essere il numero 1».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Allenamenti che lo hanno portato a sviluppare un corpo capace di <strong>performance</strong> straordinarie: è tra i cinque giocatori più <strong>veloci</strong> del mondo. Durante l’ultimo mondiale, nella partita contro la Spagna, ha raggiunto i 33,8 kmh. Mentre nella partita di <strong>Champions</strong> <strong>League</strong> contro la Juventus, per lo spettacolare gol in rovesciata, ha colpito la palla ad una altezza di 2,38 metri.</p>
<blockquote><p><em>“Puoi allenarti anche nella tua stanza poco prima di andare a dormire o appena svegliato. Se riesci a costruire una tua personale routine sarà molto più facile”.</em></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">E sono proprio le <strong>routine</strong>, le giuste <strong>abitudini</strong>, che hanno permesso a Ronaldo di raggiungere l’eccellenza. Abitudini che ha sviluppato non solo per gli allenamenti ma anche per <strong>l’alimentazione</strong> e il <strong>riposo</strong>:</p>
<blockquote><p><em>“Vado a letto presto e mi sveglio presto, specialmente i giorni delle partite. Un buon sonno aiuta a recuperare meglio”.</em></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Segue una <strong>dieta</strong> ricca di proteine, con tanti carboidrati integrali, frutta, verdura, evita cibi zuccherati e mangia spesso: sei piccoli pasti al giorno.</p>
<p>Tutto questo l’ha portato ad avere una <strong>massa grassa</strong> del 7%, (la media di un giocatore della sua età del 10/11%); la <strong>massa muscolare</strong> tocca il 50%, contro il 46% della maggioranza dei suoi colleghi. Dati che di solito sono rilevabili in un atleta di 23 anni.</p>
<blockquote><p><em>“La forza psicologia è importante esattamente come quella fisica. Nella mia testa sono il miglior giocatore del mondo. E lavoro sodo tutti i giorni con l’ambizione di essere il più forte&#8221;.</em></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Una <strong>disciplina</strong> ferrea, una <strong>dedizione</strong> fuori dal comune, un’<strong>ossessione</strong> per il lavoro figlia della sua <strong>fame</strong> di vittorie e della sua voglia di essere il <strong>migliore</strong>.<br />
<strong>Leonel Pontes</strong> era il suo tutore quando lui era un ragazzino, lo accompagnava agli allenamenti e a scuola e ricorda: <em>«Voleva vincere sempre, qualunque sport praticasse: ping-pong, tennis, biliardo, calcetto, freccette, atletica, uno contro uno, velocità. Penso che una delle cose che l’hanno fatto arrivare dov&#8217;è arrivato oggi sia proprio il modo in cui lavorava: sempre di più, sempre di più».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Cristiano Ronaldo è il più forte di tutti perché l’ha voluto più di tutti e ha costruito il suo <strong>successo</strong> attraverso una serie di abitudini portate avanti con una straordinaria forza di volontà. Un esempio di <strong>costanza</strong> e <strong>perseveranza</strong> che chiunque voglia raggiungere l’eccellenza (in qualsiasi campo) dovrebbe seguire.</p>
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