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	<title>aspettative Archivi - Alessandra Puggioni</title>
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	<description>Mental Coach, Counselor, Formatore</description>
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		<title>Cosa fai a Capodanno?</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/cosa-fai-capodanno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Dec 2016 09:54:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
		<category><![CDATA[aspettative]]></category>
		<category><![CDATA[capodanno]]></category>
		<category><![CDATA[divertirsi a tutti i costi]]></category>
		<category><![CDATA[giudizio degli altri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fino a qualche tempo fa anche a me la domanda &#8220;Cosa fai a Capodanno&#8221; mandava in crisi. Sentivo il peso del dover per forza fare qualcosa, di dover festeggiare, di dovermi divertire. E così spesso mi sono ritrovata [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Fino a qualche tempo fa anche a me la domanda <em>&#8220;Cosa fai a Capodanno&#8221;</em> mandava in crisi.<br />
Sentivo il peso del <strong>dover</strong> per forza fare qualcosa, di dover festeggiare, di dovermi divertire. E così spesso mi sono ritrovata a cenoni dove ho speso un sacco di soldi, mangiato male e con decine di persone che non conoscevo e alle quali non ho nemmeno rivolto la parola. A feste in piazza, in nottate gelide, travolta dalla folla e con la paura di ricevere qualche bottigliata in testa. <strong>Non mi divertivo, non stavo bene e non vedevo l’ora di tornare a casa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Fortunatamente da circa 10 anni non sento più la necessità di soddisfare le <strong>aspettative</strong> degli altri. Non ho paura di rispondere alla fatidica domanda in questo modo: <em>“Niente, a Capodanno non faccio assolutamente niente”.</em> Non ho avuto paura in molte occasioni di stare tranquilla a casa a guardare un film, a mangiare quello che volevo e andare a letto anche prima della mezzanotte.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa è cambiato? Semplicemente non mi preoccupo più di quello che possono pensare gli altri e <strong>tengo molto di più al rispetto dei miei bisogni che alle aspettative degli altri.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>paura del giudizio</strong> degli altri è diffusissima, è un sentimento che si basa essenzialmente su una <strong>bassa autostima</strong> e sul <strong>senso di colpa</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Che cosa diranno i miei amici?”, “Chissà cosa penserà la gente?”, “Che figura ci faccio?”, “Se non faccio niente penseranno che sono uno sfigato”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nell’epoca dei Social poi, dove <strong>apparire</strong> e ricevere “mi piace” è una priorità, queste paure vengono amplificate e rischiano di sfociare in vere e proprie <strong>fobie</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giudizio altrui si trasforma così in un bisogno: bisogno del giudizio positivo, di apprezzamento, di approvazione, di sentirsi importanti, di sentirsi speciali, di sentirsi bravi.<br />
Per  ricevere  il  giudizio  positivo  degli  altri  è necessario  però  soddisfare  le  loro aspettative  e per fare questo, molto spesso si tradisce la propria vera natura, si va contro i propri valori, non si rispetti i propri bisogni.</p>
<p>Alla base di questa continua ricerca del giudizio positivo degli altri c’è fondamentalmente  la paura del rifiuto, della solitudine e dell’emarginazione.</p>
<p>Per ricevere approvazione si recitano  parti,  indossano <strong>maschere</strong>,  utilizzano  comportamenti  lontani  dalla  propria  vera  essenza.<br />
<strong>Non si agisce con l’idea di rispettare ciò in cui si crede veramente, ma guidati dalla paura di quello che diranno gli altri</strong><strong>.</strong><br />
Mostrando solo una finta facciata non solo si evita di mostrare la propria vera <strong>essenza</strong> ma soprattutto si instaurano relazioni finte e superficiali e, di riflesso, ci si sente  sempre  più  <strong>soli</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non rispettare se stessi disorienta e fa sentire frustrati, perché tutte le volte che ci si allontana da ciò che si è veramente, tutte le volte che non si rispetta la propria <strong>unicità</strong> per adeguarsi ai desideri, alle convinzioni, alla volontà degli altri, ci si condanna ad una vita di <strong>infelicità</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma come ci si può <strong>liberare del giudizio degli altri</strong>? Io ci sono riuscita nel momento in cui ho iniziato a lavorare per scoprire chi sono veramente, per costruire un’<strong>identità</strong> solida, per rafforzare la mia <strong>autostima</strong> e vivere in linea con i miei <strong>valori</strong> e nel rispetto dei miei <strong>bisogni</strong>. E’ necessario liberarsi del personaggio che mettiamo in scena nella vita di tutti i giorni. Compiere un viaggio che abbia come meta la scoperta di come siamo fatti veramente, di quali sono le nostre caratteristiche più <strong>autentiche</strong>, quelle che ci hanno accompagnato fin dal principio anche se sono rimaste nascoste dentro di noi. Se vogliamo diventare protagonisti della nostra esistenza dobbiamo fare <strong>pulizia</strong>, toglierci di dosso ciò che non ci appartiene, liberarci di tutti gli orpelli morali, di tutte le identificazioni che abbiamo costruito come corazze, delle convinzioni assimilate dall’esterno e iniziare un viaggio nelle profondità del nostro mondo interiore, negli abissi della nostra <strong>personalità</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Voglio chiudere questo articolo raccontandoti una storia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">C’era una volta una coppia con un figlio di 12 anni e un asino. Decisero di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo. Così partirono tutti e tre con il loro asino.<br />
Arrivati nel primo paese, la gente commentava: “guardate quel ragazzo quanto è maleducato, lui sull’asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano”.<br />
Allora la moglie disse a suo marito: “non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio”.<br />
Il marito lo fece scendere e salì sull’asino.<br />
Arrivati al secondo paese, la gente mormorava: “guardate che svergognato quel tipo, lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l’asino, mentre lui vi sta comodamente in groppa”.<br />
Allora presero la decisione di far salire la moglie,  mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l’asino.<br />
Arrivati al terzo paese, la gente commentava: “pover’uomo! Dopo aver lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull’asino. E povero figlio, chissà cosa gli spetta, con una madre del genere!<br />
Allora si misero d’accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull’asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio.<br />
Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese: “sono delle bestie, più bestie dell’asino che li porta. Gli spaccheranno la schiena”.<br />
Alla fine, decisero di scendere tutti e camminare insieme all’asino.<br />
Ma, passando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo: guarda quei tre idioti: “camminano, anche se hanno un asino che potrebbe portarli!”</p>
<p>Troveremo sempre sulla nostra strada persone pronte a criticarci e giudicarci ma, nel momento in cui avremo una solida identità e sceglieremo di diventare persone <strong>integre</strong> e congruenti, niente potrà ferirci o impedirci di vivere nel rispetto di noi stessi. Per cui se in questi giorni stai pensando a cosa fare a capodanno anche se in realtà hai solo voglia di stare a casa con il tuo cane, a mangiare pizza e guardare la TV, non avere paura di dire: <em>“Niente, a capodanno non faccio niente!”.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/cosa-fai-capodanno/">Cosa fai a Capodanno?</a> proviene da <a href="https://www.alessandrapuggioni.it">Alessandra Puggioni</a>.</p>
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