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	<title>calcio Archivi - Alessandra Puggioni</title>
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	<description>Mental Coach, Counselor, Formatore</description>
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		<title>I 3 fattori chiave della vittoria del Portogallo</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/coaching/3-fattori-chiave-della-vittoria-del-portogallo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jul 2016 11:13:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Mental Coaching Sportivo]]></category>
		<category><![CDATA[Obiettivi]]></category>
		<category><![CDATA[Sport Coaching]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Resilienza, leadership e spirito di squadra, sono queste tre caratteristiche che hanno permesso al Portogallo di avere la meglio sulla Francia nella finale dell’Europeo qualche giorno fa. RESILIENZA Secondo lo psicologo dello sport Pietro Trabucchi “la resilienza è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Resilienza, leadership e spirito di squadra, sono queste tre caratteristiche che hanno permesso al Portogallo di avere la meglio sulla Francia nella finale dell’Europeo qualche giorno fa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>RESILIENZA</strong><br />
Secondo lo psicologo dello sport <strong>Pietro Trabucchi</strong> <em>“la <strong>resilienza</strong> è è la capacità di persistere nel perseguire obiettivi sfidanti, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli altri eventi negativi che si incontreranno sul cammino”.</em><strong><br />
</strong>Si tratta sostanzialmente della capacità di far fronte alle difficoltà e a gli eventi negativi in maniera efficace  e di riorganizzare in maniera <strong>positiva</strong> la propria vita.<br />
Una caratteristica che senza dubbio ha dimostrato di avere <strong>Eder</strong>, il giocatore che con il suo gol ha deciso la finale dell’Europeo. Eder veniva da una stagione travagliata<strong>, </strong>ingaggiato dallo Swansea, squadra della Premier League inglese, non segna e non convince. A Gennaio viene mandato in prestito in Francia, nel Lille, dove comincia a lavorare con la <strong>Mental Coach</strong> Susana Torres (alla quale dedicherà il gol segnato in finale). Grazie al lavoro svolto con la Torres, Eder ritrova <strong>sicurezza </strong>in se stesso, ricomincia a segnare guadagnandosi così la <strong>fiducia</strong> dell’allenatore del Portogallo, <strong>Fernando Santos</strong>, e la convocazione in nazionale. Prima della finale aveva giocato appena 13 minuti nel torneo ma alla fine la sua preparazione mentale e il suo continuare a <strong>crederci</strong>, lo hanno portato a segnare il gol più importante della sua vita e a mettere la firma in uno degli eventi più importanti della storia sportiva del suo paese.</p>
<p><em>&#8220;Eder è la prova vivente che il mental coaching può davvero cambiare la carriera di un calciatore.</em> <em>Sapevo che avrebbe segnato contro la Francia: ha una forza mentale incredibile&#8221;. </em>Susana Torres<em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LEADERSHIP</strong><br />
Se la resilienza è una caratteristica che tutti possediamo dalla nascita e chi più chi meno sviluppa nel corso della propria vita, il ruolo di <strong>leader</strong> è qualcosa che solo in pochi riescono a conquistare. Non ci si autoproclama leader, si viene riconosciuti dagli altri. E questo riconoscimento lo ottieni quando sei un buon esempio per gli altri, quando sei una persona <strong>carismatica</strong>, forte <strong>mentalmente</strong>, affidabile, rispettosa e rispettabile, quando tratti i tuoi compagni come tuoi pari e dai loro fiducia. Quella <strong>fiducia</strong> che <strong>Cristiano Ronaldo</strong> durante la partita con la Polonia, al momento dei calci di rigore, ha dimostrato apertamente al suo compagno di squadra <strong>João Moutinho</strong><strong>.</strong> Il giocatore era andato dal suo allenatore per dirgli che non se la sentiva di tirare il calcio di rigore, a quel punto Ronaldo interviene e dice al giocatore &#8220;<em>Hey! Vieni a tirare. Tu li tiri benissimo! Se perdiamo così&#8230;pazienza! Dai forza, sii forte! Tu sai tirare benissimo!</em>&#8220;.<br />
In finale il capitano portoghese da dovuto abbandonare tra le lacrime il terreno di gioco per infortunio dopo appena 20 minuti dall’inizio della partita ma, dalla panchina, non ha comunque mai fatto mancare il suo sostegno e il suo incitamento ai compagni. Ronaldo sa che in una finale di una competizione di altissimo livello come l’europeo basta un piccolo dettaglio per vincere. Così, nell’intervallo, va da Eder gli dice <em>“Entrerai tu e segnerai il gol della vittoria”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CULTURA DI SQUADRA</strong><br />
Quando Ronaldo si è infortunato e ha dovuto abbandonare la partita sembrava che le già poche chance di vittoria del Portogallo si fossero ridotte ulteriormente. E invece i giocatori hanno dimostrato una compattezza, un orgoglio e una convinzione così forte da condurli alla vittoria. Come dice <strong>Rainer Martens</strong> (uno dei più grandi psicologi dello sport) <em>&#8220;Quello che molti allenatori non capiscono e che impedisce loro di raggiungere il successo, è la loro incapacità di educare ad una corretta cultura di squadra. Invece, spendono tutte le loro energie per sviluppare abilità fisiche e pianificare le strategie più spettacolari per le competizioni alle quali si preparano&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Lo &#8220;psico dramma&#8221; dell&#8217;Italia ai rigori contro la Germania ci ha mostrato chiaramente come a certi livelli sia assolutamente fondamentale curare l&#8217;aspetto mentale dei giocatori. La vittoria del Portogallo è l&#8217;ulteriore conferma che spesso, nello sport, sono fattori mentali e relazionali a fare la differenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Pellè: quando la poca concentrazione si trasforma in arroganza</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/sport-coaching/pelle-quando-la-poca-concentrazione-si-trasforma-arroganza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jul 2016 06:29:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mental Coaching Sportivo]]></category>
		<category><![CDATA[Sport Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[concentrazione]]></category>
		<category><![CDATA[europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Pellè]]></category>
		<category><![CDATA[rigore]]></category>
		<category><![CDATA[routine]]></category>
		<category><![CDATA[sport coaching]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo ancora tutti negli occhi i gesti che Graziano Pellè ha rivolto al portiere tedesco Neuer prima di tirare il suo calcio rigore durante il quarto di finale dell’Europeo tra Italia e Germania. Pellè sistema la palla sul [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.alessandrapuggioni.it/sport-coaching/pelle-quando-la-poca-concentrazione-si-trasforma-arroganza/">Pellè: quando la poca concentrazione si trasforma in arroganza</a> proviene da <a href="https://www.alessandrapuggioni.it">Alessandra Puggioni</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Abbiamo ancora tutti negli occhi i gesti che <strong>Graziano Pellè</strong> ha rivolto al portiere tedesco <strong>Neuer</strong> prima di tirare il suo calcio rigore durante il quarto di finale dell’<strong>Europeo</strong> tra Italia e Germania. Pellè sistema la palla sul dischetto, sorride sicuro, dice qualcosa a <strong>Neuer</strong> e poi mima il gesto del cucchiaio.<br />
Qualche secondo dopo il giocatore tirerà il rigore e lo sbaglierà. L’attaccante italiano è stato fortemente e <strong>aspramente criticato</strong> per i suoi gesti prima di tirare il calcio di rigore: sbruffone, bulletto, arrogante, presuntuoso.<br />
Devo dirvi che quando ho assistito alla scena non ho pensato tanto al fatto che Pellè stesse facendo lo sbruffone ma piuttosto mi sono preoccupata perché quell’atteggiamento denotava una <strong>totale assenza di concentrazione</strong>, il giocatore non era affatto focalizzato sul gesto che stava andando a compiere ma si stava facendo distrarre da quello che stava avvenendo nella sua testa.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“L’avversario nella tua testa è molto più pericoloso di quello dall’altra parte del campo”</em> diceva <strong>Tim Gallwey</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si gioca ad alti livelli, in competizioni internazionali, davanti a milioni di persone, <strong>nessun giocatore può prescindere da una preparazione mentale</strong> che lo metta nelle condizioni di gestire situazioni emotivamente molto forti e cariche di stress.</p>
<p style="text-align: justify;">Credo che Pellè sia stato incapace in quel momento di <strong>governare i propri pensieri e le proprie emozioni </strong>di rimanere quindi focalizzato sul gesto che doveva compiere.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>concentrazione</strong> è la capacità di dirigere l’attenzione sull’obiettivo che si vuole raggiungere in quel momento, senza distrazioni e pensieri estranei.<br />
Uno dei segreti per rimanere concentrati è quello di imparare a <strong>controllare i propri pensieri</strong> e cioè avere un buon dialogo interno che permetta di utilizzare i pensieri in modo tale da riuscire ad <strong>influenzare positivamente le proprie prestazioni</strong>. I pensieri sono una delle maggiori fonti di distrazione per un giocatore, quando ci sono pensieri negativi e disturbanti <strong>la mente è inquieta, il corpo rigido e questo impedisce una esecuzione fluida dell’azione che si sta andando a compiere.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;altra cosa fondamentale per restare concentrati è quella di rimanere nel <strong>“qui e ora</strong>” e quindi impedire alla mente di ritornare su situazioni passate o di immaginare scenari futuri. Una delle cose peggiori da fare in quei momenti è per esempio provare ad immaginare le conseguenze di un eventuale errore o chiedersi: <strong>“e se sbaglio?”.</strong><br />
<strong>La cosa migliore da fare è rimanere focalizzati su quello che si deve fare e si vuole ottenere in quel preciso momento dal gesto che si sta andando ad eseguire.</strong></p>
<p>Dunque <strong>che cosa avrebbe potuto fare</strong> il giocatore per evitare di incorrere in comportamenti poco produttivi e rimanere focalizzato?</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Decidere da prima dove tirare.</strong><br />
Un giocatore non dovrebbe mai arrivare sul dischetto senza <strong>sapere da che parte tirare</strong>. La decisione va presa prima di posizionare, aspettare che il portiere si muova diminuisce le chance di riuscita. Ricordate Totti e e la sua famosa frase <em>&#8220;Mo je faccio er cucchiaio&#8221;</em>?. Lo decise e lo fece.</li>
<li><strong>Utilizzare al meglio il tragitto per arrivare alla palla.</strong><br />
Ci sono diversi metri che separano il giocatore dal dischetto, durante quel tragitto si possono <strong>mettere in atto una serie di azioni</strong>, a livello mentale, funzionali all’esecuzione del tiro: caricarsi con delle frasi positive e quindi <strong>utilizzare il dialogo interno</strong> in maniera funzionale; <strong>visualizzare</strong> nella mente il tiro che si vuole eseguire; <strong>usare la postura</strong> per richiamare uno stato d’animo funzionale a quel momento. Ovviamente sono tutte tecniche che devono essere allenate e preparate accuratamente prima della gara.</li>
<li><strong>Crearsi una routine.</strong><br />
Avete mai visto un giocatore di basket prima di un tiro libero o un tennista prima della battuta? Avrete certamente notato che prima del tiro compiono sempre <strong>la stessa sequenza di gesti</strong>, molti pensano che si tratti di scaramanzia in realtà è un tecnica che serve a mantenere alta la concentrazione e sotto controllo l’ansia.<br />
La <strong>routine</strong> non è altro che una serie di gesti, pensieri o immagini mentali che l’atleta ha ben codificato e allenato e che dovrà ripetere ogni volta che si trovi a compiere un determinato gesto. <strong>Mettere in atto quella sequenza di azioni permette all’atleta di mantenere un attenzione focalizzata e di limitare pensieri disturbanti e distrazioni.</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><em>“Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore…”</em>, cantava De Gregori. Io penso invece che sia  proprio <strong>la cura del particolare che distingue un campione da un semplice atleta.</strong> Se vuoi essere un campione devi affiancare alla preparazione fisica e tattica anche un adeguata <strong>preparazione mentale</strong> che ti permetta di fronteggiare adeguatamente le situazioni più stressanti ed emotivamente intense.</p>
<p>&nbsp;</p>
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