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	<title>cristiano ronaldo Archivi - Alessandra Puggioni</title>
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	<description>Mental Coach, Counselor, Formatore</description>
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		<title>Come ha fatto Cristiano Ronaldo a diventare il più forte di tutti</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/coaching/cristiano-ronaldo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Aug 2018 09:57:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Mental Coaching Sportivo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il dizionario è l&#8217;unico posto dove “successo” viene prima di “sudore” Vince Lombardi Si potrebbe banalizzare riducendo tutto ad una questione di talento. E’ vero, madre natura è stata sicuramente generosa con Cristiano Ronaldo, ma se il portoghese è oggi il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>Il dizionario è l&#8217;unico posto dove</em><em> “successo” viene prima di “sudore”</em><br />
Vince Lombardi</p>
<p style="text-align: justify;">Si potrebbe banalizzare riducendo tutto ad una questione di <strong>talento</strong>. E’ vero, madre natura è stata sicuramente generosa con Cristiano Ronaldo, ma se il portoghese è oggi il miglior giocatore di tutti i tempi, lo deve solo a se stesso. <strong>Dedizione, disciplina, abitudini sane</strong>, sono questi i segreti del successo di Cristiano Ronaldo.</p>
<blockquote><p><em>“Ero magro e avevo pochissimi muscoli, così a undici anni presi una decisione: sapevo di avere talento, ma decisi che da quel momento mi sarei allenato più duramente di chiunque altro”.</em></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">E così è stato. I suoi allenatori più volte lo hanno trovato all’una di notte ad allenarsi da solo in palestra. Dopo l’allenamento, quando i compagni sono già sotto la doccia, lui resta in campo a provare le <strong>punizioni</strong>, risultato: nessuno ha segnato quanto il portoghese da palla inattiva negli ultimi anni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Carlo Ancelotti</strong>, suo allenatore a Madrid racconta: <em>«Cristiano si allenava sempre, era capace di rimanere fino alle tre del mattino a Valdebebas per curare il suo corpo con bagni ghiacciati, anche se Irina (l’ex fidanzata) lo aspettava a casa. Lui vuole solo essere il numero 1».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Allenamenti che lo hanno portato a sviluppare un corpo capace di <strong>performance</strong> straordinarie: è tra i cinque giocatori più <strong>veloci</strong> del mondo. Durante l’ultimo mondiale, nella partita contro la Spagna, ha raggiunto i 33,8 kmh. Mentre nella partita di <strong>Champions</strong> <strong>League</strong> contro la Juventus, per lo spettacolare gol in rovesciata, ha colpito la palla ad una altezza di 2,38 metri.</p>
<blockquote><p><em>“Puoi allenarti anche nella tua stanza poco prima di andare a dormire o appena svegliato. Se riesci a costruire una tua personale routine sarà molto più facile”.</em></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">E sono proprio le <strong>routine</strong>, le giuste <strong>abitudini</strong>, che hanno permesso a Ronaldo di raggiungere l’eccellenza. Abitudini che ha sviluppato non solo per gli allenamenti ma anche per <strong>l’alimentazione</strong> e il <strong>riposo</strong>:</p>
<blockquote><p><em>“Vado a letto presto e mi sveglio presto, specialmente i giorni delle partite. Un buon sonno aiuta a recuperare meglio”.</em></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Segue una <strong>dieta</strong> ricca di proteine, con tanti carboidrati integrali, frutta, verdura, evita cibi zuccherati e mangia spesso: sei piccoli pasti al giorno.</p>
<p>Tutto questo l’ha portato ad avere una <strong>massa grassa</strong> del 7%, (la media di un giocatore della sua età del 10/11%); la <strong>massa muscolare</strong> tocca il 50%, contro il 46% della maggioranza dei suoi colleghi. Dati che di solito sono rilevabili in un atleta di 23 anni.</p>
<blockquote><p><em>“La forza psicologia è importante esattamente come quella fisica. Nella mia testa sono il miglior giocatore del mondo. E lavoro sodo tutti i giorni con l’ambizione di essere il più forte&#8221;.</em></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Una <strong>disciplina</strong> ferrea, una <strong>dedizione</strong> fuori dal comune, un’<strong>ossessione</strong> per il lavoro figlia della sua <strong>fame</strong> di vittorie e della sua voglia di essere il <strong>migliore</strong>.<br />
<strong>Leonel Pontes</strong> era il suo tutore quando lui era un ragazzino, lo accompagnava agli allenamenti e a scuola e ricorda: <em>«Voleva vincere sempre, qualunque sport praticasse: ping-pong, tennis, biliardo, calcetto, freccette, atletica, uno contro uno, velocità. Penso che una delle cose che l’hanno fatto arrivare dov&#8217;è arrivato oggi sia proprio il modo in cui lavorava: sempre di più, sempre di più».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Cristiano Ronaldo è il più forte di tutti perché l’ha voluto più di tutti e ha costruito il suo <strong>successo</strong> attraverso una serie di abitudini portate avanti con una straordinaria forza di volontà. Un esempio di <strong>costanza</strong> e <strong>perseveranza</strong> che chiunque voglia raggiungere l’eccellenza (in qualsiasi campo) dovrebbe seguire.</p>
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		<title>I 3 fattori chiave della vittoria del Portogallo</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/coaching/3-fattori-chiave-della-vittoria-del-portogallo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jul 2016 11:13:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Mental Coaching Sportivo]]></category>
		<category><![CDATA[Obiettivi]]></category>
		<category><![CDATA[Sport Coaching]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Resilienza, leadership e spirito di squadra, sono queste tre caratteristiche che hanno permesso al Portogallo di avere la meglio sulla Francia nella finale dell’Europeo qualche giorno fa. RESILIENZA Secondo lo psicologo dello sport Pietro Trabucchi “la resilienza è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Resilienza, leadership e spirito di squadra, sono queste tre caratteristiche che hanno permesso al Portogallo di avere la meglio sulla Francia nella finale dell’Europeo qualche giorno fa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>RESILIENZA</strong><br />
Secondo lo psicologo dello sport <strong>Pietro Trabucchi</strong> <em>“la <strong>resilienza</strong> è è la capacità di persistere nel perseguire obiettivi sfidanti, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli altri eventi negativi che si incontreranno sul cammino”.</em><strong><br />
</strong>Si tratta sostanzialmente della capacità di far fronte alle difficoltà e a gli eventi negativi in maniera efficace  e di riorganizzare in maniera <strong>positiva</strong> la propria vita.<br />
Una caratteristica che senza dubbio ha dimostrato di avere <strong>Eder</strong>, il giocatore che con il suo gol ha deciso la finale dell’Europeo. Eder veniva da una stagione travagliata<strong>, </strong>ingaggiato dallo Swansea, squadra della Premier League inglese, non segna e non convince. A Gennaio viene mandato in prestito in Francia, nel Lille, dove comincia a lavorare con la <strong>Mental Coach</strong> Susana Torres (alla quale dedicherà il gol segnato in finale). Grazie al lavoro svolto con la Torres, Eder ritrova <strong>sicurezza </strong>in se stesso, ricomincia a segnare guadagnandosi così la <strong>fiducia</strong> dell’allenatore del Portogallo, <strong>Fernando Santos</strong>, e la convocazione in nazionale. Prima della finale aveva giocato appena 13 minuti nel torneo ma alla fine la sua preparazione mentale e il suo continuare a <strong>crederci</strong>, lo hanno portato a segnare il gol più importante della sua vita e a mettere la firma in uno degli eventi più importanti della storia sportiva del suo paese.</p>
<p><em>&#8220;Eder è la prova vivente che il mental coaching può davvero cambiare la carriera di un calciatore.</em> <em>Sapevo che avrebbe segnato contro la Francia: ha una forza mentale incredibile&#8221;. </em>Susana Torres<em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LEADERSHIP</strong><br />
Se la resilienza è una caratteristica che tutti possediamo dalla nascita e chi più chi meno sviluppa nel corso della propria vita, il ruolo di <strong>leader</strong> è qualcosa che solo in pochi riescono a conquistare. Non ci si autoproclama leader, si viene riconosciuti dagli altri. E questo riconoscimento lo ottieni quando sei un buon esempio per gli altri, quando sei una persona <strong>carismatica</strong>, forte <strong>mentalmente</strong>, affidabile, rispettosa e rispettabile, quando tratti i tuoi compagni come tuoi pari e dai loro fiducia. Quella <strong>fiducia</strong> che <strong>Cristiano Ronaldo</strong> durante la partita con la Polonia, al momento dei calci di rigore, ha dimostrato apertamente al suo compagno di squadra <strong>João Moutinho</strong><strong>.</strong> Il giocatore era andato dal suo allenatore per dirgli che non se la sentiva di tirare il calcio di rigore, a quel punto Ronaldo interviene e dice al giocatore &#8220;<em>Hey! Vieni a tirare. Tu li tiri benissimo! Se perdiamo così&#8230;pazienza! Dai forza, sii forte! Tu sai tirare benissimo!</em>&#8220;.<br />
In finale il capitano portoghese da dovuto abbandonare tra le lacrime il terreno di gioco per infortunio dopo appena 20 minuti dall’inizio della partita ma, dalla panchina, non ha comunque mai fatto mancare il suo sostegno e il suo incitamento ai compagni. Ronaldo sa che in una finale di una competizione di altissimo livello come l’europeo basta un piccolo dettaglio per vincere. Così, nell’intervallo, va da Eder gli dice <em>“Entrerai tu e segnerai il gol della vittoria”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CULTURA DI SQUADRA</strong><br />
Quando Ronaldo si è infortunato e ha dovuto abbandonare la partita sembrava che le già poche chance di vittoria del Portogallo si fossero ridotte ulteriormente. E invece i giocatori hanno dimostrato una compattezza, un orgoglio e una convinzione così forte da condurli alla vittoria. Come dice <strong>Rainer Martens</strong> (uno dei più grandi psicologi dello sport) <em>&#8220;Quello che molti allenatori non capiscono e che impedisce loro di raggiungere il successo, è la loro incapacità di educare ad una corretta cultura di squadra. Invece, spendono tutte le loro energie per sviluppare abilità fisiche e pianificare le strategie più spettacolari per le competizioni alle quali si preparano&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Lo &#8220;psico dramma&#8221; dell&#8217;Italia ai rigori contro la Germania ci ha mostrato chiaramente come a certi livelli sia assolutamente fondamentale curare l&#8217;aspetto mentale dei giocatori. La vittoria del Portogallo è l&#8217;ulteriore conferma che spesso, nello sport, sono fattori mentali e relazionali a fare la differenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
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