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	<title>Martin Seligman Archivi - Alessandra Puggioni</title>
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	<description>Mental Coach, Counselor, Formatore</description>
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		<title>Sindrome di Pollyanna: quando l’ottimismo fa male</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2021 13:05:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Counseling]]></category>
		<category><![CDATA[Martin Seligman]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’ottimismo, nell’immaginario collettivo, è visto come una caratteristica positiva; il pessimismo, invece, come negativa. Riguardo questi due atteggiamenti, quindi, c’è una concezione quasi radicale, che porta a pensare che i pessimisti siano meno capaci di affrontare le difficoltà [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’ottimismo, nell’immaginario collettivo, è visto come una <strong>caratteristica positiva</strong>; il pessimismo, invece, come negativa. Riguardo questi due atteggiamenti, quindi, c’è una concezione quasi radicale, che porta a pensare che i pessimisti siano meno capaci di affrontare le difficoltà e la vita in generale. Ma è davvero così? E soprattutto, è sempre giusto <em>“vedere il bicchiere mezzo pieno”</em>?<br />
Sono stati condotti diversi studi approfonditi sull’argomento, alcuni dei quali hanno portato a vedere questi due comportamenti opposti sotto una luce differente. In particolare è stato dimostrato che esistono varie forme di ottimismo, e non tutte ci consentono di esaminare gli ostacoli con il dovuto <strong>realismo</strong>!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La sindrome di Pollyanna: di cosa si tratta?</strong><br />
Gli psicologi hanno individuato una specifica propensione, la sindrome di Pollyanna, nota anche come <strong>ottimismo ottuso</strong> oppure idiota. Già da questa premessa potrai intuire in cosa consiste tale tendenza. Alcuni esperti parlano addirittura di <strong>patologia</strong>, o meglio, di uno sviluppo patologico del pensiero positivo.<br />
Coloro che ne soffrono effettuano una vera e propria selezione in merito agli eventi: ne ricordano soltanto gli aspetti piacevoli, e seppelliscono quelli spiacevoli chiudendoli a chiave in un cassetto della memoria. Ne deriva un ottimismo <strong>esagerato</strong>, a causa del quale si trascurano i problemi e non si analizzano gli avvenimenti in maniera oggettiva. Si trascorrono le giornate in un mondo fantastico, dove tutto è roseo, meraviglioso, perfetto.<br />
Di conseguenza le persone colpite dalla sindrome di Pollyanna <strong>ignorano la realtà</strong>, e non di rado sono colte alla sprovvista di fronte a un imprevisto. Una piccola curiosità: il nome del disturbo deriva da uno dei più famosi personaggi di <strong>Eleanor Hodgman Porter</strong>, che non abbandona mai la speranza nonostante le numerose disgrazie che le capitano. Ovviamente in tal caso non ci riferiamo alla mera fiducia nei confronti dell’esistenza, ma appunto a un ottimismo cieco.</p>
<p>Al contrario, <strong>l’ottimismo realistico è una virtù</strong>. È la qualità di chi si impegna a raggiungere i propri obiettivi anche nelle situazioni complesse, a rialzarsi dalle cadute, a cercare il lato positivo senza sottovalutare quello negativo. L&#8217;ottimista realista è quello che sa che non potrà sempre andare tutto bene, che ci saranno delle difficoltà, ma ha fiducia nelle proprie capacità di affrontarle. Chi ha questa caratteristica di solito gode di un migliore stato di <strong>salute</strong>, ha più <strong>successo</strong> e vive più a lungo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’ottimismo e il pessimismo sono innati?</strong><br />
Alcuni ritengono che ottimismo e pessimismo siano innati: che, cioè, siano insiti nell’individuo sin dalla nascita, e che rimangano stabili senza possibilità di cambiamento. Il pessimista non può diventare ottimista, e viceversa.<br />
Tuttavia vi sono anche dei pareri contrari: <strong>Martin Seligman</strong>, saggista e psicologo statunitense, afferma che questi due stili di pensiero e di comportamento sono assimilati dalle figure di riferimento. Iniziano a manifestarsi nel corso dell’infanzia, e si fanno più radicati man mano che passa il tempo. Ciò significa, però, che qualcosa che viene appreso è potenzialmente modificabile!</p>
<p><strong>Si può imparare a essere ottimisti</strong>: certo non sarà semplice, anzi, di sicuro sarà necessario un intenso lavoro su sé stessi e sulla propria interiorità. Ed è importante anche fare attenzione a non cadere nell’errore opposto, sperimentando così l’altrettanto pericolosa sindrome di Pollyanna.</p>
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		<title>Smetti di cercare la felicità e comincia a costruirla</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/smetti-di-cercare-la-felicita-e-comincia-costruirla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Apr 2016 06:35:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Coaching]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“E che cos’è la felicità se non vivere in conformità a se stesso? L’aquila chiede forse delle penne d’oro? Il leone ambisce ad avere artigli d’argento? O forse il melograno desidera che i suoi chicchi siano pietre preziose?” [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>“E che cos’è la felicità se non vivere in conformità a se stesso?<br />
L’aquila chiede forse delle penne d’oro? Il leone ambisce ad avere artigli d’argento?<br />
O forse il melograno desidera che i suoi chicchi siano pietre preziose?”<br />
</em>Henrik Ibsen</p>
<p style="text-align: justify;">La Dichiarazione d’indipendenza americana del 4 luglio 1776 stabilisce che <em>“a tutti gli uomini è riconosciuto il diritto alla vita, alla libertà, e al perseguimento della felicità</em>”.<br />
La ricerca della felicità, la letteratura è vastissima sull’argomento a partire da <strong>Epicuro</strong>, molti grandi filosofi e pensatori della storia hanno scritto su questo argomento.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma a quanto pare ancora nessuno è riuscito a disegnare la mappa che porta al “tesoro” felicità.<br />
Forse perché il concetto di ricerca di felicità è fuorviante, da l’idea di qualcosa che si trova all’esterno, che si conquista, io invece mi sento più in linea con il pensiero di <strong>Martin Seligman</strong>, fondatore della <strong>Psicologia Positiva</strong>, che parla di<em> “costruzione della felicità</em>”. Il principio fondamentale sul quale poggia la psicologia positiva, si basa infatti sul concetto che le persone sono le artefici della propria felicità e quindi direttamente responsabili delle emozioni che provano. Ma in che modo?</p>
<p style="text-align: justify;">In una delle sue opere più famose, La Repubblica, <strong>Platone</strong> racconta il<strong> Mito di Er</strong>.<br />
Er,  soldato valoroso originario della Panfilia, muore  in battaglia. Com’era tradizione il suo corpo venne raccolto e portato sul rogo. Mentre stava per essere arso, Er, si risvegliò dal sonno mortale e raccontò quello che aveva visto nell&#8217;aldilà. Il guerriero raccontò del pellegrinare delle anime e del momento in cui a queste viene concesso di reincarnarsi scegliendo la vita che vorranno vivere. Le anime una volta reincarnate non ricordano quanto vissuto nell’aldilà e quindi dimenticano la loro scelta. Per questo ogni anima riceve un <strong>daimon</strong>, un genio tutelare, che ha il compito di sorvegliare e di far si che la vita prescelta si realizzi.<br />
Il demone è il destino ed è il carattere di ciascuno, se non lo assecondiamo saremo infelici e saremo colpevoli della nostra infelicità. Per Platone dunque la felicità è l’ <strong>Eudaimonia</strong>, l’accordo con il proprio daimon.</p>
<p>In sostanza per essere felici non bisogna tradire la propria natura, bisogna seguire le proprie inclinazioni e dare vita a ciò che si è veramente.<br />
Per <strong>Abraham Maslow</strong> l’individuo felice è colui che  giunge alla propria <strong>autorealizzazione</strong>, al pieno sviluppo delle proprie potenzialità, colui che diventa ciò che è, non un semplice adattato.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la Psicologia Positiva la nostra sofferenza non deriva dal male, ma da un bene che non riesce a esprimersi. Da una felicità che preme per realizzarsi. Il malessere è il segno e il simbolo delle potenzialità represse che premono per essere valorizzate. Non siamo infelici perché non troviamo la felicità; la felicità è dentro di noi e se non riusciamo a esprimerla protesta e ci fa soffrire. Per vivere bene occorre essere in armonia con la propria natura. La sofferenza psicologia è spesso il risultato di una rinuncia a se stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo<strong> Erich Fromm</strong>, psicanalista tedesco,<em> “Il compito principale della vita di un uomo è di </em><em>dare alla luce</em><em> se stesso”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Dunque come si costruisce la propria felicità?<br />
Bisogna partire dal motto socratico <em>“Conosci te stesso</em>”, ciò che conosciamo di noi stessi è infatti solo lo strato più superficiale del nostro essere. Conoscersi davvero vuol dire capire chi siamo veramente, capire qual è lo scopo della nostra vita, le nostre risorse, le nostre virtù, quali sono le nostre potenzialità e come possiamo svilupparle. Conoscersi significa compiere un viaggio che abbia come meta la scoperta di come siamo fatti veramente, di quali sono le nostre caratteristiche più autentiche, quelle che ci hanno accompagnato fin dal principio anche se sono rimaste nascoste dentro di noi. Dobbiamo fare pulizia, liberarci di tutti gli orpelli morali, le identificazioni, le convinzioni assimilate dall’esterno, i modelli etc. Togliamoci di dosso ciò che non è nostro.</p>
<p><strong>Felicità = identità.</strong></p>
<p>Compiuto questo passo fondamentale, ognuno di noi sarà libero di scoprire quali altri elementi contribuiscono a creare la propria felicità.<br />
Io ho individuato i miei “ingredienti”, per esempio dedicarmi a ciò che amo fare, essere grata, occuparmi della mia crescita personale e contribuire a quella degli altri…e tu cosa stai facendo per costruire la tua felicità?</p>
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