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	<title>Benessere Archivi - Alessandra Puggioni</title>
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	<description>Mental Coach, Counselor, Formatore</description>
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		<title>I benefici del fallimento: perché non devi avere paura di fallire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Mar 2021 09:52:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando un bambino prova a muovere i primi passi e cade (un bambino cade mediamente duemila volte prima di riuscire a camminare) o prova a pronunciare una parola e sbaglia, viene comunque incoraggiato a riprovare. Sappiamo tutti che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quando un bambino prova a muovere i primi passi e <strong>cade</strong> (un bambino cade mediamente duemila volte prima di riuscire a camminare) o prova a pronunciare una parola e <strong>sbaglia</strong>, viene comunque incoraggiato a riprovare. Sappiamo tutti che quegli errori sono delle tappe fondamentali del processo di <strong>crescita</strong>.<br />
Con il tempo però questo atteggiamento costruttivo nei confronti dell’errore si perde.<br />
A <strong>scuola</strong> il bambino comincia a vedere sottolineati in rosso i propri errori, il <strong>rimprovero</strong> si sostituisce all’incoraggiamento e l’errore comincia ad essere associato alla <strong>vergogna</strong> e all’umiliazione.</p>
<p style="text-align: justify;">È per non provare più queste spiacevoli sensazioni che rifuggiamo l’errore e viviamo <strong>nella paura di sbagliare</strong> e di fallire.<br />
Paura che porta molte persone a rinunciare ai propri <strong>sogni</strong> o ai propri obiettivi: preferisco rinunciare piuttosto che fare e rischiare di sbagliare, fallire e stare male.</p>
<p><a href="http://www.alessandrapuggioni.it/contatti/"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6894" src="http://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI.png" alt="" width="1400" height="425" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI.png 1400w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-540x164.png 540w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></a></p>
<h2>I benefici del fallimento</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>J. K. Rowling</strong>, scrittrice inglese di fama mondiale, autrice della saga di <strong>Harry Potter</strong>, fu chiamata nel 2008 dall’università di <strong>Harvard</strong> a pronunciare un discorso durante la cerimonia di laurea.<br />
La Rowling dedicò una parte del suo discorso proprio ai <strong>benefici del fallimento</strong>, raccontano le difficoltà che ha dovuto affrontare prima di diventare una scrittrice affermata.</p>
<blockquote><p><em>[…]  fallire ha voluto dire spogliarsi dell’inessenziale. Ho smesso di fingere di essere qualcos’altro se non me stessa e ho iniziato a indirizzare tutte le mie energie verso la conclusione dell’unico lavoro che per me aveva importanza. […] Fallire mi ha dato una sicurezza interiore che mai avevo raggiunto superando gli esami. Fallendo ho imparato cose su me stessa che non avrei mai imparato in un altro modo. Ho scoperto che ho una volontà forte, e più disciplina di quanto avessi pensato; ho anche scoperto che avevo amici veramente inestimabili. […] È impossibile vivere senza fallire in qualcosa, a meno che non viviate in modo così prudente da non vivere del tutto – in quel caso, avrete fallito in partenza.</em></p></blockquote>
<h2>Un’opportunità per conoscersi, imparare e trovare nuove soluzioni</h2>
<p style="text-align: justify;">È attraverso il fallimento che possiamo portare avanti il fondamentale processo di <strong>autoconsapevolezza</strong>, scoprendo i nostri limiti e le nostre potenzialità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fallimento ci spoglia delle nostre corazze, ci mette a nudo, ci rende <strong>vulnerabili</strong>, permettendoci di guardarci dentro senza filtri e difese.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il filosofo francese <strong>Charles Pépin</strong>, autore del libro <strong><em>“Il magico potere del fallimento”</em></strong>, fallire è un modo per <strong>imparare</strong> più rapidamente, per mettere alla prova la nostra volontà, il nostro carattere, e ci dà la possibilità di riflettere su noi stessi per <strong>reinventarci</strong>.<br />
Inoltre, sostiene Pépin, fallire ci consente di mettere alla prova i nostri <strong>desideri</strong> per capirne l’importanza: insistere a perseguire i propri sogni, anche a dopo molte  <strong>sconfitte</strong>, significa che l’obiettivo è davvero importante, è davvero ciò che vogliamo a qualunque costo.</p>
<p style="text-align: justify;">Fallire non vuol dire mancare i propri obiettivi, bensì <strong>trovare un’altra strada</strong> per raggiungerli.<br />
L’importanza del fallimento è evidente anche sotto questo aspetto. Nel momento in cui ci rendiamo conto che una via non va bene, e non è adatta a noi, la <strong>cambiamo</strong> per individuarne una migliore.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quale ragione non siamo in grado di arrivare a un traguardo? La meta in questione è inaccessibile, o semplicemente la nostra aspirazione non è poi così forte? Una simile <strong>riflessione</strong> ci serve per elaborare nuove destinazioni.</p>
<h2>Un problema culturale</h2>
<p style="text-align: justify;">Non riconoscere che il fallimento possa essere un momento di crescita è in primis una questione culturale. <strong>L’approccio americano</strong>, per esempio, è molto diverso e può essere riassunto con il pensiero di <strong>Jeff Bezos</strong>, fondatore e presidente di <strong>Amazon</strong>:</p>
<blockquote><p><em>“Il fallimento e l’innovazione sono gemelli inseparabili. Per innovare bisogna sperimentare e se si sa in anticipo che le cose andranno bene non è una vera sperimentazione”.</em></p></blockquote>
<p><span style="color: #445761;">In <strong>Italia</strong> non esiste la <strong>cultura della sconfitta</strong>, lo vediamo quotidianamente nel mondo dello sport, dove la vittoria sembra essere l&#8217;unico parametro per misurare il successo o l&#8217;insuccesso di una atleta o di una squadra. Allo stesso modo nella scuola o nel mondo del lavoro si viene considerati persone di successo solo grazie ai bei voti o ai titoli.</span></p>
<h2>Come imparare ad accettare il fallimento</h2>
<ol>
<li style="text-align: justify;">Per imparare ad accettare il fallimento è necessario innanzitutto sviluppare una buona tolleranza alla <strong>frustrazione</strong>, imparando a stare e ad accogliere le emozioni spiacevoli, senza sfuggirle o negarle, sviluppando quella che la psicologa americana <a href="http://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/agilita-emotiva-come-utilizzare-al-meglio-pensieri-ed-emozioni/"><strong>Susan David chiama <em>“Agilità Emotiva</em></strong>.</a></li>
<li><strong><a href="http://www.alessandrapuggioni.it/counseling/gratificazione-differita-cose-e-perche-dovresti-allenarla/">Abbandonando l’idea del</a> tutto e subito</strong><strong style="text-align: justify;">, </strong>comprendendo che la realizzazione dei nostri sogni e la soddisfazione dei bisogni non è qualcosa di automatico ma richiede <strong>tempo, impegno e fatica.</strong></li>
<li>
<p style="text-align: justify;">Non sentirsi all’altezza delle aspettative, avere paura di deludere gli altri o del loro giudizio, sono sintomi di <strong>bassa autostima</strong>. Per imparare ad accettare errori e fallimenti è fondamentale lavorare per accettare sé stessi, le proprie debolezze e fragilità. Un persona con una sana autostima è capace di mantenere un certo <strong>equilibrio</strong> di fronte a successi, fallimenti, approvazioni o critiche.</p>
</li>
<li>
<p style="text-align: justify;">Imparando a “leggere” l’errore o la sconfitta nella maniera corretta, ritrovando quella purezza e quella <strong>leggerezza</strong> del bambino che cade migliaia di volte prima di imparare a camminare. Analizzando il fallimento per trasformarlo in una <strong>preziosa lezione</strong>.</p>
</li>
</ol>
<p><a href="http://www.alessandrapuggioni.it/contatti/"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6894" src="http://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI.png" alt="" width="1400" height="425" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI.png 1400w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-540x164.png 540w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></a></p>
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		<title>Sindrome di Pollyanna: quando l’ottimismo fa male</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Jan 2021 13:05:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
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		<category><![CDATA[Martin Seligman]]></category>
		<category><![CDATA[ottimismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’ottimismo, nell’immaginario collettivo, è visto come una caratteristica positiva; il pessimismo, invece, come negativa. Riguardo questi due atteggiamenti, quindi, c’è una concezione quasi radicale, che porta a pensare che i pessimisti siano meno capaci di affrontare le difficoltà [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’ottimismo, nell’immaginario collettivo, è visto come una <strong>caratteristica positiva</strong>; il pessimismo, invece, come negativa. Riguardo questi due atteggiamenti, quindi, c’è una concezione quasi radicale, che porta a pensare che i pessimisti siano meno capaci di affrontare le difficoltà e la vita in generale. Ma è davvero così? E soprattutto, è sempre giusto <em>“vedere il bicchiere mezzo pieno”</em>?<br />
Sono stati condotti diversi studi approfonditi sull’argomento, alcuni dei quali hanno portato a vedere questi due comportamenti opposti sotto una luce differente. In particolare è stato dimostrato che esistono varie forme di ottimismo, e non tutte ci consentono di esaminare gli ostacoli con il dovuto <strong>realismo</strong>!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La sindrome di Pollyanna: di cosa si tratta?</strong><br />
Gli psicologi hanno individuato una specifica propensione, la sindrome di Pollyanna, nota anche come <strong>ottimismo ottuso</strong> oppure idiota. Già da questa premessa potrai intuire in cosa consiste tale tendenza. Alcuni esperti parlano addirittura di <strong>patologia</strong>, o meglio, di uno sviluppo patologico del pensiero positivo.<br />
Coloro che ne soffrono effettuano una vera e propria selezione in merito agli eventi: ne ricordano soltanto gli aspetti piacevoli, e seppelliscono quelli spiacevoli chiudendoli a chiave in un cassetto della memoria. Ne deriva un ottimismo <strong>esagerato</strong>, a causa del quale si trascurano i problemi e non si analizzano gli avvenimenti in maniera oggettiva. Si trascorrono le giornate in un mondo fantastico, dove tutto è roseo, meraviglioso, perfetto.<br />
Di conseguenza le persone colpite dalla sindrome di Pollyanna <strong>ignorano la realtà</strong>, e non di rado sono colte alla sprovvista di fronte a un imprevisto. Una piccola curiosità: il nome del disturbo deriva da uno dei più famosi personaggi di <strong>Eleanor Hodgman Porter</strong>, che non abbandona mai la speranza nonostante le numerose disgrazie che le capitano. Ovviamente in tal caso non ci riferiamo alla mera fiducia nei confronti dell’esistenza, ma appunto a un ottimismo cieco.</p>
<p>Al contrario, <strong>l’ottimismo realistico è una virtù</strong>. È la qualità di chi si impegna a raggiungere i propri obiettivi anche nelle situazioni complesse, a rialzarsi dalle cadute, a cercare il lato positivo senza sottovalutare quello negativo. L&#8217;ottimista realista è quello che sa che non potrà sempre andare tutto bene, che ci saranno delle difficoltà, ma ha fiducia nelle proprie capacità di affrontarle. Chi ha questa caratteristica di solito gode di un migliore stato di <strong>salute</strong>, ha più <strong>successo</strong> e vive più a lungo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’ottimismo e il pessimismo sono innati?</strong><br />
Alcuni ritengono che ottimismo e pessimismo siano innati: che, cioè, siano insiti nell’individuo sin dalla nascita, e che rimangano stabili senza possibilità di cambiamento. Il pessimista non può diventare ottimista, e viceversa.<br />
Tuttavia vi sono anche dei pareri contrari: <strong>Martin Seligman</strong>, saggista e psicologo statunitense, afferma che questi due stili di pensiero e di comportamento sono assimilati dalle figure di riferimento. Iniziano a manifestarsi nel corso dell’infanzia, e si fanno più radicati man mano che passa il tempo. Ciò significa, però, che qualcosa che viene appreso è potenzialmente modificabile!</p>
<p><strong>Si può imparare a essere ottimisti</strong>: certo non sarà semplice, anzi, di sicuro sarà necessario un intenso lavoro su sé stessi e sulla propria interiorità. Ed è importante anche fare attenzione a non cadere nell’errore opposto, sperimentando così l’altrettanto pericolosa sindrome di Pollyanna.</p>
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		<title>Perché il tuo benessere dipende dal modo in cui pensi</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/benessere/perche-il-tuo-benessere-dipende-dal-modo-in-cui-pensi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Jan 2021 13:46:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo diceva molto tempo fa il filosofo Marco Aurelio: &#8220;La felicità della tua vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri&#8221;. È innegabile: i pensieri sono ciò che più influenza la nostra esistenza quotidiana, il nostro benessere, il nostro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Lo diceva molto tempo fa il filosofo <strong>Marco Aurelio</strong>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;La felicità della tua vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri&#8221;.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #445761;">È innegabile: i pensieri sono ciò che più </span><strong style="color: #445761;">influenza</strong><span style="color: #445761;"> la nostra esistenza quotidiana, il nostro benessere, il nostro successo. Capita spesso che un’intera giornata sia </span><strong style="color: #445761;">condizionata</strong><span style="color: #445761;"> da una sensazione o da una riflessione, dal mattino fino alla sera, senza che riusciamo a liberarci: la mente potrebbe e dovrebbe essere la nostra migliore </span><strong style="color: #445761;">alleata</strong><span style="color: #445761;">, ma spesso diventa la nostra peggiore avversaria.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Non è raro che un <strong>pensiero automatico</strong> abbia come conseguenza uno stato d’animo negativo duraturo. Ma come bisogna comportarsi in tali circostanze? Davvero dobbiamo accettare di essere dominati da quello che crediamo e proviamo?</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta a questa domanda, ovviamente, è no. La mente è uno dei <strong>mezzi</strong> più potenti che possediamo, ed è indispensabile sfruttarla al meglio per condurre una vita serena e fruttuosa. È essenziale capire come lavorare sulla <strong>qualità dei pensieri</strong> che ci attraversano, orientandoli a nostro vantaggio e non a nostro discapito.</p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo da un presupposto fondamentale: <strong>il compito della tua mente non è quello di renderti felice</strong>, sereno, affermato, la mente è biologicamente progettata per preservare la nostra vita e farci sopravvivere. La nostra mente è una macchina per la <strong>sopravvivenza</strong>. E anche se nel corso dei secoli la razionalità umana si è sviluppata sempre di più, ha conservato il suo <strong>primordiale</strong> istinto di sopravvivenza. Questa è la nostra, per così dire, “componente animale”, in perenne lotta con il lato più logico e metodico di noi stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo aspetto si acuisce ulteriormente quando ci troviamo in una situazione di <strong>pericolo</strong>, o almeno in un contesto che interpretiamo come rischioso o incerto. In parole povere, la mente tende a individuare <strong>minacce</strong> anche laddove non ci sono: come detto, il suo scopo è preservarci, non provvedere alla nostra felicità!</p>
<p style="text-align: justify;">Per usare una metafora possiamo dire che la mente è la nostra <strong>guardia del corpo</strong>, una guardia del corpo iper protettiva e spesso paranoica. Ma se la mente è la guardia del corpo, non dimenticare che tu sei il capo! La mente lavora per te e non tu per lei. I pensieri sono al servizio dell’uomo – e non viceversa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché <strong>è importante imparare a distinguere le insidie effettive da quelle immaginarie.</strong><br />
Infatti, mentre migliaia di anni fa l’essere umano si trovava in ambienti in cui i pericoli erano reali e frequenti, oggi la maggior parte delle cose per le quali ci preoccupiamo accade solo nella nostra testa.</p>
<blockquote><p>Il 91% delle cose di cui ti preoccupi non accadrà mai</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ma come possiamo arrivare a fare questa distinzione?<br />
Non fidandosi di tutto ciò che ci passa per la mente, non credendo ad ogni nostro pensiero.</p>
<p style="text-align: justify;">La consapevolezza più grande ed importante che tu possa raggiungere è questa: <strong>tu non sei la tua mente</strong>, tu non sei i tuoi pensieri. <strong>Tu HAI una mente ma non sei la tua mente</strong>. Esattamente come hai due mani ma non sei le tue mani. La mente è una parte di te ma non sei tu. Tu non sei la voce nella tua testa, sei quello che può sentire la voce nella tua testa. La mente è uno strumento da utilizzare per affermarci nel mondo, per svolgere i compiti di ogni giorno, per discernere quello che accade intorno a noi e regolarci di conseguenza. Non va mai considerata, al contrario, un elemento che prevale sul nostro equilibrio e sulla nostra stabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">A nessuno però viene fornito il libretto di <strong>istruzioni</strong> della propria mente, per questo ci ritroviamo spesso travolti dal chiacchiericcio interiore, dalla ruminazione mentale e dalle conseguenti emozioni spiacevoli.</p>
<p>Come possiamo disattivare il pilota automatico della nostra mente e non cadere nelle trappole di pensiero che esso genera?</p>
<p style="text-align: justify;">Come detto primo la cosa più importante è la consapevolezza che tu non sei quella voce dentro la tua testa e <strong>non devi credere a tutto quello che ti dice</strong>. Devi iniziare a considerare i tuoi pensieri come <strong>mere informazioni</strong> e trattarli come tutte le altre informazioni che ti arrivano dall’ambiente. Esattamente come non credi a tutto ciò che senti, leggi o che gli altri ti dicono, non credere ad ogni pensiero che ti passa per la mente.</p>
<p style="text-align: justify;">Per cui quando arriva un pensiero che ti provoca delle sensazioni spiacevoli, per prima cosa <strong>ringrazia</strong> la tua mente per l’informazione (ricorda che lo fa per un nobile intento, farti sopravvivere) ma poi analizzala e scegli cosa fare di quell’informazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Meditazione</strong> e <strong>mindfulness</strong>, sono discipline che aiutano a liberarsi dall’identificazione con la mente e con i propri pensieri. Ma <strong>meditare non significa controllare la mente</strong> o sbarazzarsi dei pensieri e delle distrazioni. Meditare è come stare sul ciglio della strada e osservare le macchine che passano, le auto sono i tuoi pensieri. Non devi buttarti in mezzo al traffico o rincorrere le auto, devi solo guardarle. Meditare significa cambiare il nostro rapporto con i pensieri e i sentimenti che passano.</p>
<p><strong>E allora ti lascio con un semplice esercizio da fare tutti i giorni per iniziare a cambiare e migliorare il rapporto con la tua mente e i tuoi pensieri.</strong></p>
<ul class="check-small-list">
<li> Scegli un momento della giornata in cui sei ben sveglio e vigile. Sistemati in un posto comodo, seduto o sdraiato.</li>
</ul>
<ul class="check-small-list">
<li> Inizia con gli occhi aperti, prendi consapevolezza dello spazio che ti circonda e fai qualche respiro profondo. Mentre inspiri nota come i polmoni si riempiono d’aria e il corpo si espande. Mentre espiri nota come il corpo si rilassa.</li>
</ul>
<ul class="check-small-list">
<li>Ora chiudi dolcemente gli occhi e prenditi un’istante prima di fare qualsiasi altra cosa, per apprezzare e godere della sensazione di essere in pausa, di non avere niente da fare. Percepisci il senso del peso, il peso del corpo che preme sulla superficie sotto di te.</li>
</ul>
<ul class="check-small-list">
<li>Prenditi un momento per notare quello che ti circonda, senza guardarti intorno, fai solo caso ai diversi suoni, senza cercare di escluderli.</li>
</ul>
<ul class="check-small-list">
<li>Cerca di notare come si sente il tuo corpo, mentre prendi consapevolezza delle sensazioni corporee, osserva con maggiore attenzione il tuo respiro. Non devi modificare il tuo respiro, lascia che il corpo lo faccia da solo. Senti come si muove il respiro nel corpo. Se fai fatica a percepirlo, appoggia una mano sull’addome.</li>
</ul>
<ul class="check-small-list">
<li>Ricordati che è sorgeranno di sicuro dei pensieri e la mente inizierà a vagare, devi solo notare quando questo succede e riportarla dolcemente al respiro.</li>
</ul>
<ul class="check-small-list">
<li>Inizialmente nota se i respiri sono lunghi o corti, profondi o superficiali. Per rendere più facile la focalizzazione sul respiro, puoi contare i tempi di inspiro e di espiro.</li>
</ul>
<ul class="check-small-list">
<li>Non farti coinvolgere dai pensieri, permetti loro di andare e venire. Ogni volta che la mente divaga, notalo e poi riporta con dolcezza la mente al respiro.</li>
</ul>
<ul class="check-small-list">
<li>Ora per qualche istante, distogli l’attenzione dal respiro e, per qualche secondo, lascia che la mente faccia ciò che vuole e poi riporta delicatamente l’attenzione al tuo corpo, alla sensazione di pesantezza e non appena ti senti pronto puoi riaprire gli occhi. Ma prima di muoverti prenditi un istante per sentire come si sente il tuo corpo e la tua mente.</li>
</ul>
<p>Per approfondimenti e ulteriori esercizi ti suggerisco il libro <em>“Libera la mente: dieci minuti al giorno possono fare la differenza”</em>, di <strong>Andy Puddicombe.</strong><br />
Dello stesso autore puoi trovare su <strong>Netflix</strong> una serie di brevi guide alla meditazione: <strong><em>Le guide di Headspace.</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.alessandrapuggioni.it/benessere/perche-il-tuo-benessere-dipende-dal-modo-in-cui-pensi/">Perché il tuo benessere dipende dal modo in cui pensi</a> proviene da <a href="https://www.alessandrapuggioni.it">Alessandra Puggioni</a>.</p>
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		<title>Come la mente ti inganna quando devi prendere una decisione</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/benessere/come-la-mente-ti-inganna-quando-devi-prendere-una-decisione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 May 2019 12:26:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[bias]]></category>
		<category><![CDATA[decision making]]></category>
		<category><![CDATA[decisioni]]></category>
		<category><![CDATA[euristiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ognuno di noi prende in media 35.000 decisioni al giorno. Sarebbe impossibile, e in certi casi inutile, per il nostro cervello applicare a ciascuna di queste scelte un ragionamento analitico e razionale, ci vorrebbe troppo tempo e uno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ognuno di noi prende in media 35.000 decisioni al giorno.<br />
Sarebbe impossibile, e in certi casi inutile, per il nostro cervello applicare a ciascuna di queste scelte un ragionamento analitico e razionale, ci vorrebbe troppo tempo e uno sforzo cognitivo enorme.<br />
Per questo, nella maggior parte dei casi, quando dobbiamo prendere una decisione utilizziamo le cosiddette <strong>euristiche</strong>, delle scorciatoie mentali che ci permettono di arrivare ad una decisione in tempi brevi e con poco sforzo. Il problema delle euristiche è che, in molti casi, producono dei <strong>bias</strong>, cioè degli errori di giudizio, delle trappole, che ci conducono a scelte sbagliate.<br />
Questo perché, per semplificare, basiamo le nostre decisioni sostanzialmente su <strong>due criteri</strong>: scegliamo l’opzione che ha già funzionato in passato oppure quella che ci è più familiare.</p>
<p>Uno dei <em>bias</em> più frequenti è indubbiamente quello detto di <strong>conferma</strong>, ovvero la tendenza della mente umana ad ignorare tutto ciò che è in contrasto con la sua opinione. Quando cadiamo in questa trappola siamo portati per esempio a vedere ovunque riscontri della nostra ideologia politica e religiosa. Il bias di conferma è un atteggiamento negativo inconscio delle persone, è semplicemente un tentativo del cervello di <strong>risparmiarsi</strong> l’elaborazione di nuove informazioni, guardando a quelle che già possiede. Bisogna avere una capacità di <a href="https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/life-skills-le-10-abilita-che-rendono-la-vita-piu-facile/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>pensiero critico</strong></a> molto sviluppata per non cadere in questo tranello e avere quindi l&#8217;abilità di valutare le informazioni in maniera razionale ed oggettiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa modalità di elaborare le informazioni velocemente e senza troppo sforzo si è rivelata molto utile nel corso dell’<strong>evoluzione</strong> della specie per la sopravvivenza dell’uomo.<br />
Pensiamo ai contesti rischiosi e pieni di pericoli in cui l’<strong>homo sapiens</strong> si trovava a vivere quotidianamente. A quell&#8217;epoca ed in quegli ambienti selvaggi, le decisioni dovevano essere rapide ed efficaci, in molte situazioni che venivano percepite come minaccia o pericolo non ci si poteva fermare a pensare ad ogni strategia migliore da utilizzare, ma bisognava agire rapidamente arginando per quanto più possibile i <strong>rischi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi non ci troviamo quotidianamente ad affrontare rischi e pericoli, ma utilizziamo comunque nella maggior parte dei casi ci troviamo a prendere decisioni secondo la <strong>modalità euristica</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono decine di euristiche che ci ritroviamo ad utilizzare in maniera inconsapevole, vediamo qualche esempio.</p>
<blockquote><p>Giorgio fa parte di un gruppo di 100 persone, delle quali 30 sono ingegneri e 70 avvocati.<br />
Giorgio è timido, riservato, taciturno, burbero, non ama parlare in pubblico, non ha senso dell’umorismo.<br />
E’ più probabile che Giorgio sia un ingegnere, un avvocato, o la probabilità è la stessa nei due casi?</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Se hai risposto ingegnere significa che hai utilizzato l’<strong>euristica della rappresentatività</strong>, cioè la tendenza a classificare e categorizzare un oggetto, una persona, una situazione attraverso il criterio di somiglianza o l’utilizzo di stereotipi.<br />
Si attribuiscono caratteristiche simili a oggetti, persone, situazioni simili, spesso ignorando informazioni che dovrebbero far pensare il contrario e trascurando il calcolo della <strong>probabilità</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;esempio qui sopra, è più probabile che Giorgio sia un avvocato, poiché il rapporto nel gruppo di persone esaminato è di 1 ingegnere ogni 7 avvocati, ma si è più portati a focalizzare l&#8217;attenzione sulla descrizione, poco simile allo <strong>stereotipo</strong> dell’avvocato, perdendo di vista il dato statistico che era l&#8217;unica informazione davvero importante per dare una risposta corretta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ti sei mai chiesto perché la maggior parte delle persone ha più paura di morire per la caduta di un <strong>aereo</strong> o per un attacco terroristico piuttosto che per un <strong>incidente</strong> automobilistico?<br />
Gli incidenti in auto uccidono ogni anno molte più persone rispetto agli attentati terroristici o la caduta di aerei, ma il rilievo mediatico che questi eventi hanno, provocano nelle persone un <strong>impatto emotivo</strong> molto forte. Quando si tratta di valutare la probabilità che eventi futuri si verifichino utilizziamo l’<strong>euristica della disponibilità</strong>, che si può sintetizzare con la frase: <em>più facile da ricordare più probabile che si verifichi</em>. In pratica ogni individuo è influenzato dalle esperienze di vita che riesce a ricordare, pertinenti con la previsione da fare. Più emotivamente coinvolgenti e semplici esse sono state, più avranno un ruolo prevalente nel determinare la previsione, eliminando così la valutazione di probabilità oggettiva.</p>
<p>Spesso le nostre decisioni sono influenzate dal modo in cui sono presentate le diverse <strong>opzioni</strong> o i dati di un problema.</p>
<blockquote><p>Se ti venisse proposto di vincere 900€ subito oppure 1.000€ con il 90% di probabilità. Cosa sceglieresti?<br />
Statisticamente prendereste il malloppo da 900€ senza pensarci troppo.</p>
<p>E se invece dovessi scegliere tra perdere 900€ subito oppure perderne 1.000 con il 90% di probabilità?<br />
Molto probabilmente accetteresti il rischio di perdere 1.000 confidando in quel 10% di probabilità di non perdere.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">In sostanza se le opzioni sono presentate in termini di <strong>possibili benefici</strong> e conseguenze positive preferiamo <strong>situazioni certe</strong>, se invece le opzioni sono presentate in termini di <strong>possibili perdite</strong> e conseguenze negative preferiamo <strong>situazioni rischiose</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante un test, circa 150 soggetti hanno assistito alla visione di un filmato di un incidente automobilistico e alla fine del video sono stati divisi in due gruppi per ipotizzare la velocità dei veicoli.</p>
<blockquote><p>Al primo gruppo è stata posta la domanda:<br />
“A che velocità andavano le auto quando si sono <strong>fracassate</strong>?”<br />
Al secondo gruppo è stato chiesto:<br />
“A che velocità andavano le auto quando si sono <strong>urtate</strong>?”</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">La maggior parte dei componenti del primo gruppo ha definito le auto più veloci (circa 50 km in più) rispetto a quelli del secondo gruppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Basta una sola parola per influenzare le nostre percezioni e di conseguenza le nostre scelte.</p>
<p style="text-align: justify;">Le euristiche consentono al nostro cervello di lavorare in modalità di risparmio energetico, ci fanno scegliere rapidamente e con poco sforzo, ma spesso ci inducono ad errori di valutazione e ci portano ad abusare di stereotipi e generalizzazioni. <strong>Liberarsene</strong> è pressoché impossibile perché, come abbiamo visto, fanno parte della nostra natura, sono nel nostro DNA da secoli, ma sapere che esistono e capire come funzionano può aiutare a prendere decisioni più <strong>consapevoli</strong> ed efficaci.</p>
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		<title>Perché è fondamentale allenare la resilienza</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/benessere/perche-e-fondamentale-allenare-la-resilienza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Sep 2018 07:20:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Counseling]]></category>
		<category><![CDATA[Resilienza]]></category>
		<category><![CDATA[ottimismo]]></category>
		<category><![CDATA[resilienza]]></category>
		<category><![CDATA[zanardi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si parla di esempi di resilienza, Alex Zanardi è uno di quelli di cui non si può fare a meno di parlare. Il 15 settembre 2001, il pilota bolognese fu vittima di un pauroso incidente che cambiò [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quando si parla di esempi di resilienza, <strong>Alex Zanardi</strong> è uno di quelli di cui non si può fare a meno di parlare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 15 settembre 2001, il pilota bolognese fu vittima di un pauroso <strong>incidente</strong> che cambiò per sempre la sua vita. Durante una gara di CART sul circuito tedesco del Lausitzring la sua monoposto viene centrata in pieno da un’altra vettura. Nell&#8217;impatto, avvenuto a 320 km/h, perde entrambe le gambe. Zanardi viene portato in elicottero all&#8217;ospedale di Berlino in condizioni gravissime. Il 31 ottobre 2001 – dopo un mese e mezzo di ricovero e 14 interventi chirurgici – Alex Zanardi viene dimesso dalla clinica tedesca e inizia la sua <strong>seconda vita</strong>. Il pilota, non solo in breve tempo torna alle corse, ma inizia a praticare il paraciclismo arrivando a vincere ben 4 <strong>medaglie</strong> olimpiche tra il 2012 e il 2016.<br />
Nel 2017 compie un’altra impresa: partecipa all’<strong>Iron Man</strong> delle Hawaii, percorrendo i 3,8 km di nuoto, i 180 km di ciclismo (su handbike) e i 42,195 km di corsa su carrozzina olimpica, in meno di nove ore.</p>
<p style="text-align: justify;">Zanardi del suo incidente parla così:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>”Perdere le gambe è stata la cosa migliore che mi potesse capitare, perché mi ha permesso di fare cose che altrimenti non avrei mai fatto”.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">La <strong>resilienza</strong> è appunto la capacità di far fronte in maniera <strong>positiva</strong> eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">L’errore che si commette leggendo storie di resilienza come quella di Zanardi è pensare che siano casi isolati, situazioni <strong>straordinarie</strong>, persone con una rara capacità di reagire alle avversità. In realtà questo tipo di comportamento, questa capacità di affrontare le difficoltà e trasformarle in qualcosa di positivo, è assolutamente <strong>normale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ quello che sostengono gli psicologi Richard Tedeschi e <strong>Lawrence Calhoun</strong>, che negli anni ’90 hanno coniato il termine <strong>crescita post-traumatica</strong> per descrivere i casi di persone che avevano vissuto una profonda trasformazione mentre affrontavano diverse tipologie di trauma e situazioni di vita difficili.<br />
<strong>La ricerca ha rivelato che circa il 70% dei sopravvissuti ad un trauma ha riportato una crescita psicologica positiva.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il 70%!!! La maggior parte delle persone dopo un trauma diventa una persona migliore.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo gli studi di Tedeschi e Calhoun, la crescita dopo un trauma può assumere forme diverse: una maggiore <strong>riconoscenza</strong> verso la vita, l’individuazione di nuove possibilità per la propria esistenza, <strong>relazioni</strong> interpersonali più gratificanti, una vita <strong>spirituale</strong> più ricca e una connessione con qualcosa di più grande, un senso di <strong>forza interiore.</strong> Inoltre le esperienze traumatiche generalmente portano a maggiore <strong>empatia</strong> ed altruismo, rappresentando una <strong>motivazione</strong> in più per agire nell&#8217;interesse degli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">In sostanza questi studi confermano la teoria che sostiene che <strong>resilienti si nasce</strong>, che questa forza di reagire in maniera positiva a situazioni di difficoltà è qualcosa che fa parte dei nostri geni. Questo almeno fino ad oggi.<br />
Non possiamo però sottovalutare il fatto che</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">nella nostra società si registra un progressivo indebolimento delle forze mentali e motivazionali degli individui.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">A lanciare l’allarme è <strong>Pietro Trabucchi</strong>, psicologo, docente universitario, famoso per i suoi studi e i numerosi libri sulla resilienza. Secondo Trabucchi ci sono diversi fattori sociali e culturali (il troppo benessere, la cultura digitale, una maggiore propensione al consumo, il multitasking, etc.) che stanno erodendo e limitando lo sviluppo delle nostre <strong>risorse interiori</strong>, compresa la resilienza. Secondo Trabucchi infatti <em>&#8220;la cultura plasma il cervello&#8221;. </em></p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>buona notizia</strong> è che la resilienza può essere potenziata con l’<strong>allenamento</strong>. Il bello della resilienza è che si tratta di una risorsa complessa, che si sviluppa lavorando e allenando alcune specifiche capacità. Le principali sono:</p>
<p>&#8211; l’ottimismo<br />
&#8211; la forza di volontà<br />
&#8211; la gestione delle emozioni<br />
&#8211; la motivazione<br />
&#8211; la flessibilità<br />
&#8211; l’impegno e la perseveranza.</p>
<p>E&#8217; agendo su questi fattori che rafforziamo la nostra resilienza, cambiando il nostro modo di pensare e di agire.</p>
<p style="text-align: justify;">In sostanza per far si che la resilienza continui ad essere trasmessa con i nostri geni, dobbiamo assumerci la <strong>responsabilità</strong> di tenerla viva. La società moderna ci offre infatti sempre meno possibilità di svilupparla e ci spinge sempre più verso la <strong>pigrizia mentale</strong>. Solo scegliendo di lavorarci, allenandola, possiamo garantire la sua sopravvivenza e di conseguenza anche la nostra.</p>
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		<title>10 strategie dei maestri guerrieri per prendere in mano la tua vita</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/10-strategie-dei-maestri-guerrieri-per-prendere-mano-la-tua-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 May 2018 10:39:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Counseling]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
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		<category><![CDATA[strategie mentali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un libricino molto interessante: “La via del Samurai spirituale: 10 strategie dei maestri guerrieri per prendere in mano la tua vita“, di Mark Johnson. Nel libro sono condensate dieci leggi mentali, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/10-strategie-dei-maestri-guerrieri-per-prendere-mano-la-tua-vita/">10 strategie dei maestri guerrieri per prendere in mano la tua vita</a> proviene da <a href="https://www.alessandrapuggioni.it">Alessandra Puggioni</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un libricino molto interessante: <em><strong>“La via del Samurai spirituale: 10 strategie dei maestri guerrieri per prendere in mano la tua vita“</strong></em>, di <strong>Mark Johnson</strong>. Nel libro sono condensate <strong>dieci leggi mentali</strong>, desunte dai testi e dagli insegnamenti dei più grandi <strong>maestri</strong> guerrieri orientali, che consentono di prendere in mano la propria vita e di guidarla verso la direzione in cui si vuole veramente andare. Ho trovato la lettura estremamente leggera e utile e ho deciso di sintetizzare in questo articolo le 10 strategie. Buona lettura!</p>
<p><strong>1) ACCETTA TUTTO COME È</strong><br />
Devi riconoscere pienamente il fatto che, nella vita, <strong>le cose possono anche “andare male”</strong>. Anche se tu fai del tuo meglio per evitare gli errori, a volte qualcosa non va secondo i tuoi piani. È proprio in questi casi che devi accettare le cose come sono, <strong>che devi accettare tutto com&#8217;è, con serenità ma non con rassegnazione</strong>: con distacco.</p>
<p>L’accettazione di ciò che è così come è <strong>ti libera immediatamente dal pensiero negativo</strong>, ti riconcilia con te stesso e con il mondo e ti permette di sviluppare il migliore atteggiamento mentale verso ogni situazione della vita.</p>
<p><strong>2) LIBERATI </strong><b>DALL&#8217;ATTACCAMENTO</b><br />
L’attaccamento a qualsiasi pensiero, sensazione, oggetto, persona o qualsiasi altra cosa conduce a <strong>sofferenze inutili.</strong> Perché a qualunque cosa ci attacchiamo, finiamo per dipendere da essa, e da quella dipendenza nasce il desiderio, e dal desiderio la paura. Desiderio di avere ancora e ancora quella cosa, di averla per sempre, di averne sempre di più, e paura di perdere quella cosa.</p>
<p>Per praticare la via del non attaccamento, ricorda sempre a te stesso di <strong>lasciare andare il possesso di ciò di cui non hai più bisogno</strong>. Se una cosa non ti porta alcun beneficio per la tua crescita personale, è inutile averla o praticarla ancora. Se infatti non lascerai andare la zavorra di cui puoi liberarti, non farai altro che continuare ad accumulare e accumulare inutile spazzatura, che ti appesantirà, ti tirerà giù. Liberati da tutto quello che non ti serve, da tutto il superfluo: lascialo andare. <strong>Soltanto con questa decisione e la conseguente azione ti sentirai sempre meglio.</strong><br />
E liberati, sempre di più di tutto il passato inutile. È soprattutto quello, che non ti serve.</p>
<p><strong>3) PERCEPISCI QUELLO CHE NON PUOI VEDERE CON GLI OCCHI</strong><br />
La mente può andare ben oltre i cinque sensi, può attingere a risorse più profonde, invisibili, come <strong>l’intuizione</strong>, che costituisce un vero e proprio sesto senso.</p>
<p><strong>Una storia zen illustra bene questo concetto.</strong><br />
Un uomo lavorava in un cantiere. Ogni sera, per uscire dal cantiere, doveva passare le verifiche di controllo di una guardia. Ogni sera, usciva con la carriola da lavoro ricoperta di paglia e ogni sera veniva ispezionato. La guardia lo osservava circospetta, ispezionava scrupolosamente l’uomo, la carriola e la paglia, perché sospettava che l’uomo rubasse qualcosa. Ma non trovando niente lo lasciava andare. Ogni sera, si ripeteva lo stesso episodio. L’uomo passava con la carriola, la guardia lo fermava, ispezionava scrupolosamente l’uomo, la carriola e la paglia, ma non trovando niente, lo lasciava andare. Esasperato, una sera la guardia guardò l’uomo negli occhi e gli disse: “Ti ho visto uscire da qui ogni sera con la carriola ricoperta di paglia. Non sono riuscito a trovare niente né sotto i tuoi vestiti vestiti né sotto la paglia, ma sono certo che tu abbia rubato. Te lo prometto, non dirò niente al capo, ma dimmi che cosa rubi e come fai a fregarmi sempre. Sto diventando pazzo!” L’uomo si limitò a sorridere e gentilmente gli rispose: “D’accordo, te lo dirò. Io sto rubando carriole!”.</p>
<p>Se non vai oltre quello che vedi, quello che ti appare sulla superficie degli occhi, sarai sempre ingannato, come la guardia.</p>
<p><strong>4) NON INVIDIARE NESSUNO</strong><br />
<strong>L’invidia è uno dei peggiori veleni della mente.</strong> Riconoscere il fatto di provare invidia è già un ottimo modo di iniziare. Tutti proviamo o abbiamo provato invidia. Invidiare gli altri, poi, è uno spreco di tempo.<br />
Spendi il tuo tempo saggiamente. <strong>Se non riesci a gioirne, fregatene dei successi degli altri</strong>, non ti riguardano, e di sicuro non impediscono di raggiungere il tuo, di successo.<br />
Ognuno ha il suo sogno, ognuno ha il suo obiettivo; ogni sogno, ogni obiettivo è sempre diverso, sempre unico. Nessuno può avere il tuo esatto obiettivo, nessuno può avere il tuo esatto sogno.<br />
Perciò, nessuno ti sta rubando nulla, nessuno sta vincendo a scapito tuo, nessuno ti sta battendo o sconfiggendo. Invece di occuparti del successo dell’altro e invidiarlo, desiderando che non lo abbia o che finisca presto, <strong>concentra tutte le tue energie sul tuo successo, sul tuo obiettivo.</strong></p>
<p><strong>5) NON SOPRAVVALUTARTI MAI</strong><br />
Questa è una società votata all’esibizione e all’ostentazione. Una società fondata sulla performance, sull’affermazione esteriore, sulla pura apparenza. Da ciò consegue un’immagine di sé sempre più ipertrofica, “gonfiata” come gli anabolizzanti gonfiano artificialmente i muscoli di un body-builder.<br />
<strong>Il doping è diventato oggi quasi il simbolo dello spirito del tempo.</strong> Da una società dopata, non può che conseguire un’immagine di sé dopata. Questo genera una serie di conseguenze inedite, sconosciute alle generazioni passate: si ha un’altissima aspettativa di sé e ci sopravvaluta, pretendendo di raggiungere subito risultati che invece, necessariamente, inevitabilmente, richiedono tempo ed esperienza.<br />
<strong>La sopravvalutazione di sé è uno degli errori più diffusi nel mondo occidentale</strong> di oggi e rischia di provocare effetti estremamente pericolosi: perché più pensi di essere infallibile e invulnerabile, e più schiacci sul pedale dell’acceleratore, più lo schianto sul muro della realtà sarà terribile. Perché lo schianto arriverà, se non sai valutare le cose – e soprattutto te stesso – nella corretta prospettiva. <strong>Non c’è altra strada, non ci sono scorciatoie</strong>: la tua vita diventerà un capolavoro soltanto se avrai l’umiltà di imparare, di sederti, prendere i pennelli, iniziare a tracciare linee sulla tua tela, iniziare a dipingere le tue forme, a sperimentare i tuoi colori, a correggere, cancellare, riprovare.</p>
<p><strong>6) NON SOTTOVALUTARTI MAI</strong><br />
Essendo questa una società votata all&#8217;esibizione e all&#8217;ostentazione, una società fondata sulla performance, sull&#8217;affermazione esteriore, sulla pura apparenza, se da una parte l’effetto è la creazione di individui dalla personalità megalomane, che sopravvalutano se stesse e gonfiano il loro ego fino alle dimensioni di un pianeta, dall&#8217;altra parte un effetto opposto e speculare è la creazione di individui, e sono sempre di più, che si deprezzano, si svalutano e sottovalutano. Non importa quello che gli altri ostentano, quanti amici hanno su Facebook o follower su Instagram o Snapchat, è irrilevante. E irrilevanti sono i modelli di successo, ricchezza, carisma e fascino modellati da questa società. Non pensare mai che quello che hai da offrire sia insignificante. Non ostentare, non esibire, non vantarti, ma <strong>afferma comunque il tuo valore con determinazione e sicurezza.</strong> Se ti sembra di essere diverso da tutti gli altri, non reputarlo uno svantaggio ma un vantaggio: significa che sei diverso dalla massa. Perciò, non seppellirti sotto la massa, elevati sopra la massa. E ricorda: c’è sicuramente qualcuno, nel mondo, che ha bisogno di ricevere ciò che hai da dare.<br />
E sono molti di più di quelli che potresti mai pensare. <strong>Non buttare via la tua unicità, falla volare alta sul mondo.</strong></p>
<p><strong>7) ADATTATI A OGNI SITUAZIONE</strong><br />
Rinfrescare sempre la mente: ecco un eccellente consiglio per restare sempre attenti al cambiamento e soprattutto per adattarsi al cambiamento e a ogni situazione nuova. <strong>Rinfrescare la mente, cioè cercare sempre idee, strade e soluzioni nuove.</strong> Non sedersi mai sugli allori e non sedersi mai neppure sullo sconforto, che è altrettanto confortevole delle routine più abituali. Sì, anche lo sconforto ci conforta. Sembra un gioco di parole fine a se stesso, in realtà racchiude una semplice quanto dura verità: tendiamo a rifugiarci nelle nostre autolimitazioni, a utilizzarle come scuse per non cambiare, per non migliorare, per non evolvere, per restare trincerati nella nostra zona di comfort. <strong>Non dare per scontato quello che hai, non dare per scontato quello che non hai.</strong> Quello che hai lo hai ottenuto con il tuo lavoro, lo hai creato tu, con le tue idee, con le tue mani, con il tuo denaro. Non darlo per scontato: i tuoi successi sono tutti intorno a te, non devi fare altro che aprire gli occhi e accorgerti di essi. E anche quello che non hai non darlo per scontato. Il che significa che se non ce l’hai, o che se non hai raggiunto ancora quello che vuoi o che vorresti, non vuol dire che tu non possa raggiungerlo o averlo, non vuol dire che quella cosa ti è preclusa “per natura” o “per destino”. Se attivi le tue risorse per raggiungerla, quella cosa puoi raggiungerla.<br />
Devi essere disposto a pagare il prezzo, però. Devi essere disposto a mettere tutte le tue energie per arrivare a quella cosa. Sei disposto a farlo? Sei disposto a rinunciare alle tue abitudini, alle tue routine, ai week-end, ai piaceri ordinari per dedicare tutto te stesso a raggiungere quella cosa? Sei pronto a trasformare quella cosa in una (magnifica) ossessione? Come credi che si formino i campioni di ogni settore, dal nulla? Dal “talento”? Sai bene che non è così, sai bene che la verità è nelle parole di Thomas Edison: <strong><em>“Il genio è per il 5% intuizione e per il 95% sudore”</em>.</strong> Sei pronto a sudare? Se sì, non c’è niente che tu non possa raggiungere, nei limiti oggettivi della tua natura, s’intende ovviamente. Perciò, non dare nulla per scontato: osserva i tuoi successi e gioiscine, ma subito distaccati da essi e ritorna a tuffarti nell’acqua della vita, sempre in movimento, sempre in cambiamento. Sii come l’acqua: rinnovati in ogni istante e adattati a ogni situazione.</p>
<p><strong>8) MIGLIORA SEMPRE</strong><br />
<strong>La perfezione è impossibile da raggiungere</strong> – semplicemente perché la perfezione non esiste, è un punto ideale. La perfezione è una tensione, un tendere verso. Non è la perfezione che in realtà si sta cercando quando si dice di cercare la perfezione, quello che in realtà si sta cercando è la tensione alla perfezione.<br />
La perfezione non può esistere perché se esistesse sarebbe uno stato, e nessuno stato può essere mai perfetto, poiché la vita è sempre avanzamento e superamento dello stato precedente. La tensione alla perfezione è invece il “movimento perfetto”, perché è continua azione, continuo dinamico sforzo, di superamento del livello precedente. C’è una bella espressione moderna che traduce questa tensione in termini pratici: <strong>ricercare standard elevati.</strong> Standard elevati significa ricercare il meglio che tu puoi raggiungere commisurato a quel dato contesto o situazione. Non significa essere ossessionati dalla ricerca della perfezione o dell’eccellenza, quanto piuttosto <strong>sentire sempre il bisogno di migliorare.</strong></p>
<p><strong>9) TU SEI L’ARTEFICE DEL TUO DESTINO</strong><br />
Solo tu sei l’artefice del tuo destino. E solo tu sei colui che può irrobustirsi o abbattersi, diventare più forte o lasciarsi sopraffare, che può vincere o perdere, che può creare o distruggere. E che può distruggere se stesso.<strong> Tu puoi distruggere te stesso prima che chiunque altro possa farlo.</strong> Anzi nessun altro può farlo: nessun altro può veramente distruggerti, e neppure ferirti, e neppure persino colpirti, se non sei tu che glielo lasci fare. Tu sei quello che decide se farsi colpire, e soprattutto tu sei quello che decide se continuare a riaprire le tue ferite. Solo tu sei quello che decide se continuare a farsi dominare dal passato o chiudere il libro del passato e creare il proprio futuro. <strong>Rinnovandosi in ogni istante, come si rinnova l’acqua che scorre limpida in un ruscello.</strong></p>
<p>Vuoi conoscere un segreto per vivere al meglio il tuo presente e il tuo futuro? <strong>Lascia andare il passato.</strong> Guarda il tuo corpo di oggi, guarda il tuo viso, osserva la tua vita, le tue emozioni, i tuoi pensieri. Ecco, tutto questo è il frutto del passato. Cosa vuoi tenere, e cosa vuoi gettare via? Quali pesi vuoi toglierti per correre più leggero, fino a volare? Ecco, questa è l’unica azione da compiere, per vivere meglio, fin da subito. <strong>Cambia i tuoi pensieri e tutto cambia:</strong> cambiano le tue emozioni, cambia il tuo corpo, cambia il tuo viso, cambia la tua vita.</p>
<p><strong>10) CREA I TUOI MIGLIORI PENSIERI</strong><br />
<strong>Shoma Morita</strong>, fondatore della “Morita Therapy”, un metodo di trattamento psicologico fondato sui principi zen, affermava che tutte le nevrosi provengono da una focalizzazione cristallizzata della mente sui pensieri negativi ricorrenti. Più rivolgiamo la nostra attenzione a ciò che è distruttivo, più ciò che è distruttivo diventa la forza che governa la nostra vita. <strong>Vadim Zelan</strong>, il fondatore del Transurfing, esprime la stessa idea nell&#8217;immagine dei “pendoli”: più attiviamo un pendolo negativo (il pendolo della rabbia, della paura, del pessimismo, eccetera) più diamo forza a quel pendolo e lo facciamo oscillare più ampiamente. L’oscillazione del pendolo genererà un campo di oscillazione che tenderà a estendersi sempre di più fino a ricoprire l’intero campo di energia della nostra vita. Questo è il reale potere del pensiero. <strong>La nostra vita è il prodotto dei nostri pensieri e tu, ciò che tu sei oggi è il prodotto dei tuoi pensieri passati.</strong> Cioè è il prodotto del pendolo che più hai fatto oscillare, del campo di energia che tu stesso hai attivato e alimentato. Perciò la cosa più importante da fare per cambiare la tua vita è cambiare i tuoi pensieri. Ferma il pendolo che hai fatto oscillare fino a ora, sposta la tua attenzione su altri tipi di pensieri, di energie, e la tua vita sicuramente cambierà. Sei tu che hai creato i tuoi pensieri e sei soltanto tu colui che può cambiarli. La tua prima azione deve perciò essere quella di <strong>fermare volontariamente le vecchie abitudini di pensiero:</strong> rifiutarle, metterle a tacere, cacciarle dalla finestra della tua mente. Compi questa azione soltanto, con perseveranza e disciplina quotidiana e vedrai fin dai primi giorni dei risultati straordinari. Ti accorgerai che non siamo vittime del mondo e che possiamo invece essere i creatori del nostro mondo, a partire dalla creazione dei nostri pensieri. <strong>Se sei infelice, hai due scelte</strong>: puoi lamentarti, lasciarti naufragare nella disperazione, sperare che tutto magicamente cambi, oppure puoi decidere di fare tu il cambiamento per diventare ciò che vuoi essere. <strong>I pensieri negativi creano negatività e infelicità, i pensieri positivi creano positività e felicità.</strong> E tutto questo si traduce necessariamente, inevitabilmente in una vita piena di eventi negativi e di infelicità o in una vita piena di positività e felicità. Non ci sono dubbi in merito, se non i dubbi dei tuoi pensieri. <em>“Non c’è niente al di fuori di te che ti possa permettere di diventare più forte, più ricco, più veloce o più intelligente. Tutto è dentro dei te. Tutto esiste solo dentro di te. Non cercare niente fuori di te, cerca tutto dentro di te.”</em> (<strong>Miyamoto Musashi</strong>)</p>
<p>Tratto da “La via del Samurai spirituale : 10 strategie dei maestri guerrieri per prendere in mano la tua vita“, di Mark Johnson.</p>
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		<title>Quanto sei resiliente? Scoprilo in questo articolo</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/quanto-sei-resiliente-scoprilo-questo-articolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Feb 2018 08:24:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
		<category><![CDATA[Resilienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questo articolo abbiamo visto cosa sia esattamente la resilienza e perché è fondamentale allenarla.   Dai numerosi studi compiuti negli ultimi anni su persone considerate particolarmente resilienti, è stato possibile identificare una serie di caratteristiche comuni. In sostanza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">In <a href="https://www.alessandrapuggioni.it/benessere/perche-e-fondamentale-allenare-la-resilienza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="text-decoration: underline;"><strong>questo</strong></span> </a>articolo abbiamo visto cosa sia esattamente la resilienza e perché è fondamentale allenarla. <em> </em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Dai numerosi studi compiuti negli ultimi anni su persone considerate particolarmente resilienti, è stato possibile identificare una serie di <strong>caratteristiche</strong> comuni. In sostanza la resilienza è una risorsa complessa, che si compone di una serie di elementi attraverso i quali possiamo implementarla. La resilienza non si allena direttamente ma agendo su alcune caratteristiche di pensiero e comportamento.<br />
</span><br />
<strong><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;"> Di seguito le 7 principali caratteristiche delle persone resilienti.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">1) OTTIMISMO</span></strong><br />
<span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;"> La persona resiliente è ottimista, è consapevole che nel corso della propria vita si troverà davanti momenti di difficoltà o periodi negativi ma ha assoluta <strong>fiducia</strong> nelle proprie capacità di affrontarli e superarli. </span><br />
<span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;"> L’ottimismo delle persone resilienti consiste inoltre nel trarre una <strong>lezione</strong> da ogni esperienza, imparando sempre qualcosa e trasformando tutte le difficoltà in opportunità per crescere.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">2) CONTROLLO</span></strong><br />
<span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;"> Le persone resilienti sono convinte di avere un certo controllo su ciò che accade nelle loro vite, non pensano che la loro esistenza sia determinata da forze esterne. Farcela o non farcela, raggiungere o meno un obiettivo dipende dalle loro capacità e dal loro <strong>impegno</strong>. </span><br />
<span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;"> E sebbene alcuni eventi siano spesso inevitabili e incontrollabili, sono convinti di poter sempre <strong>scegliere</strong> come reagire e rispondere ad essi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">3) PERSEVERANZA</span></strong><br />
<span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;"> Non si arrendono alle prime difficoltà, ritengono che gli errori e i fallimenti siano tappe fondamentali del proprio processo di <strong>crescita</strong>. Come dice <strong>Pietro Trabucchi</strong>, psicologo e massimo esperto di resilienza in Italia: <em>”Hanno la capacità di persistere nel perseguire i propri obiettivi, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli altri eventi negativi che si incontreranno sul cammino”.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;"><strong>4) ACCETTAZIONE DEI CAMBIAMENTI</strong></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;"> I resilienti non si oppongono al cambiamento ma <strong>adattano</strong> il proprio comportamento in funzione di esso e si auto organizzano per affrontarlo. Sanno che rifiutare il cambiamento è assolutamente innaturale, tutto in natura muta e si <strong>trasforma</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;"><b> 5) </b><b>FLESSIBILITÀ</b><b>’</b></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;"> Degli edifici che affrontano il terremoto, quelli più flessibili reggono alle scosse, quelli rigidi invece crollano. Essere resilienti non significa resistere a tutti i costi ma sapersi <strong>piegare</strong> al dolore quando necessario, per poi <strong>rialzarsi</strong>. I resilienti sono flessibili, sia verso gli altri che verso loro stessi. Sono capaci di modificare i loro obiettivi e di adattarsi. Sanno essere elastici, aspettarsi che gli altri e la vita non siano conformi alle loro aspettative, prendere le cose per come sono.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;"><strong>6) INTELLIGENZA EMOTIVA</strong></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;"> Le persone resilienti hanno <strong>consapevolezza</strong> emotiva, sanno dare un nome a ciò che provano e comprenderne il significato. Sanno stare nel disagio e sono consci del fatto che ogni emozione è importante. <strong>Accettano</strong> dolore, tristezza e frustrazione, lasciandole fluire invece di ignorarle, reprimerle o negarle. Di fronte ad un insuccesso sanno rielaborare le emozioni negative, comprendere i motivi e le responsabilità di quanto è accaduto, ritrovare la <strong>motivazione</strong> per andare avanti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;"><strong>5) CAPACITA’ DI ATTESA</strong></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;"> Sanno andare oltre al <strong>&#8220;principio del piacere&#8221;</strong>, che spinge a pretendere una soddisfazione immediata ai propri desideri, per adeguarsi al <strong>&#8220;principio di realtà&#8221;,</strong> che li porta ad attendere il momento e a costruire le condizioni perché il bisogno trovi la propria <strong>soddisfazione</strong>.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;"> Le persone resilienti sono consapevoli che non è possibile ottenere tutto subito e che il cammino verso il <strong>successo</strong> è fatto di piccoli passi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;"><strong>6) RICERCA DI SOLUZIONI</strong></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;"> Fronteggiano <strong>costruttivamente</strong> i problemi concentrandosi sulla ricerca delle soluzioni. Quando non riescono a trovarla chiedono <strong>aiuto,</strong> senza paura di sembrare deboli o vulnerabili. Riescono inoltre a elaborare <strong>strategie</strong> per evitare che le situazioni problematiche si ripetano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;"><strong>7) AUTOSTIMA</strong></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;"> La persona resiliente coltiva la propria autostima. Riconosce il proprio <strong>valore</strong> e si vuole bene. Non si paragona né giudica gli altri, <strong>rispetta</strong> se stesso e le altre persone, riconoscendo che ognuna è unica e irripetibile.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;">Queste sono le principali caratteristiche di una persona resiliente, come avrai notato sono tutti fattori che si possono acquisire e allenare. Il <strong>seme</strong> della resilienza è in ciascuno di noi, coltivarlo e farlo crescere una nostra <strong>responsabilità</strong>.</span></p>
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		<title>6 consigli per rendere le tue vacanze più rilassanti</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/6-consigli-per-rendere-le-tue-vacanze-piu-rilassanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jul 2017 13:13:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
		<category><![CDATA[ferie]]></category>
		<category><![CDATA[godersi le vacanze]]></category>
		<category><![CDATA[relax]]></category>
		<category><![CDATA[vacanze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Agosto si avvicina e la maggior parte delle persone si prepara per le vacanze. Le mie ferie si sono concluse qualche giorno fa, ho ancora negli occhi la meraviglia dei paesaggi del Trentino, tra boschi, laghi e cascate. E&#8217; stata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Agosto si avvicina e la maggior parte delle persone si prepara per le <strong>vacanze</strong>. Le mie ferie si sono concluse qualche giorno fa, ho ancora negli occhi la meraviglia dei paesaggi del <strong>Trentino</strong>, tra boschi, laghi e cascate. E&#8217; stata una vacanza di pochi giorni ma estremamente rigenerante.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure sono tante le persone che rientrano dalle ferie più <strong>stanche</strong> e stressate di quando sono partite: <em>&#8220;Mi ci vorrebbe una vacanza per riprendermi dalla vacanza&#8221;</em>, si sente spesso dire.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo succede di solito quando si cambia luogo ma si continua a stare dentro la <strong>routine</strong> quotidiana oppure ci si impegna in troppe attività o si fa fatica a non pensare al lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo articolo ho raccolto <strong>6 piccoli accorgimenti</strong> (che ho messo in atto in primis io durante le mie vacanze) che ti aiuteranno a rendere le tue ferie riposanti e ti permetteranno di ritornare a casa <strong>rigenerato</strong> e carico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1) Spegni lo smartphone</strong><br />
Lo smartphone è l’oggetto di cui tutti, chi più chi meno, siamo <strong>schiavi</strong>.<br />
Social network, mail, messaggistica, musica, video, internet…il fatto che questo oggetto ci dia accesso ad un numero così elevato di programmi e attività, rende più difficile privarsene. Ma se vuoi davvero staccare dalla quotidianità e riposarti, devi necessariamente limitare l’uso del tuo smartphone.</p>
<p style="text-align: justify;">Se oltre che rilassarti vuoi sfruttare il periodo delle ferie per <strong>disintossicarti</strong> dai social network, il mio consiglio è quello di disattivare i tuoi account e riattivarli una volta finite le ferie.<br />
Se invece pensi sia una misura troppo estrema e vuoi semplicemente farne un uso più ponderato, puoi disattivare le <strong>notifiche</strong> e tenere il telefono lontano, in modo da non avere la tentazione di guardarlo continuamente.<br />
Una buona soluzione può essere quella di scegliere due <strong>momenti</strong> della giornata per usare lo smartphone, due “<strong>finestre</strong>” di tempo (non troppo lunghe) per controllare notifiche, condividere contenuti e inviare messaggi.<br />
Evitate però di farlo prima di andare a <strong>dormire</strong>, non solo in vacanza ma sempre! La luce del display infatti può <strong>interferire</strong> con la qualità del riposo o essere addirittura causa di <strong>insonnia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2) Immergiti nella natura<br />
Theodore Roszak</strong><em>, </em>storico e critico sociale americano, ha detto:”<em>Quando si chiede alle persone fortemente stressate di immaginare una scena rilassante, nessuno immagina una autostrada o centro commerciale. Piuttosto, emergono sempre immagini del deserto, delle foreste, dei paesaggi marini e dei cieli stellati.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Effettivamente non c’è niente di più <strong>rigenerante</strong> del contatto con la <strong>natura: </strong>lo stress e le tensioni quotidiane <strong>svaniranno</strong>, l’<strong>umore</strong> migliorerà, ti sentirai più rilassato e in <strong>armonia</strong> con te stesso.<br />
<strong>Passeggiare</strong> in un <strong>bosco</strong> o in riva al <strong>mare</strong>, ammirare i fiori e gli alberi di un <strong>giardino</strong>, <strong>nuotare</strong> in mezzo ai pesci, sono attività migliori di qualunque terapia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3) Goditi il momento<br />
</strong>Sei al mare, disteso sul lettino, ma la tua mente è già proiettata a quello che dovrai fare subito <strong>dopo</strong> o peggio a quello che farai al tuo <strong>rientro</strong> dalle vacanze.<br />
C’è un bellissimo <strong>tramonto</strong> ma tu lo guardi attraverso lo schermo del cellulare per immortalarlo in un video.<br />
Difficilmente riusciamo a rimanere <strong>presenti</strong> al momento che stiamo vivendo, a stare nel qui e ora.<br />
Questo ci impedisce di <strong>connetterci</strong> con le emozioni e le sensazione che stiamo provando in quel preciso momento.<br />
Qualunque cosa tu stia facendo dedicatici <strong>completamente</strong>, evitando il multitasking (fare più cose contemporaneamente) e che la tua mente <strong>vaghi</strong> nel passato o nel futuro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4) Nutri la mente<br />
</strong>Leggere un buon <strong>libro</strong>, fare le parole crociate o qualsiasi altro <strong>gioco</strong> enigmistico, ascoltare <strong>musica</strong>, <strong>meditare</strong>, sono alcune delle attività che aiutano a nutrire la mente, senza stancarla o sovraccaricarla. Sono attività leggere e piacevoli ma che permettono comunque al <strong>cervello </strong>di rimanere <strong>attivo</strong>, elastico e giovane.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>5) Prenditi cura del tuo corpo<br />
</strong>Oltre alla mente anche il corpo ha bisogno di essere ricaricato e <strong>rigenerato</strong>. Una blanda <strong>attività</strong> fisica non dovrebbe mai mancare durante le vacanze: corsa, bici, nuoto, yoga, solo per fare qualche esempio.<br />
Ma la cura del corpo può comprendere anche una buona <strong>dieta</strong> disintossicante o un <strong>massaggio</strong> rilassante.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>6) Annoiati</strong><br />
Fermati un attimo a pensare quand&#8217;è stata l’ultima volta che ti sei davvero annoiato?<br />
Siamo continuamente bombardati da <strong>stimoli</strong> esterni, pieni di compiti, attività e impegni e risulta sempre più difficile ritrovarsi a non fare niente. Eppure la noia e i momenti di <strong>vuoto</strong> sono importantissimi perché, in quei momenti, il cervello riesce ad allontanarsi dall&#8217;ambiente esterno e a  <strong>concentrarsi</strong> su di sé, favorendo l’introspezione, la <strong>riflessione</strong> e di conseguenza la <strong>chiarezza</strong> mentale.</p>
<p style="text-align: justify;">Evita dunque di pianificare ogni minuto della tua giornata o di riempirla con troppe attività.</p>
<p style="text-align: justify;">Spero che questi piccoli consigli ti possano aiutare a godere delle ferie a pieno e a rilassare e rigenerare corpo, mente e spirito.</p>
<p>Buone vacanze!</p>
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		<title>Perchè i cambiamenti fanno così paura?</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/perche-cambiamenti-fanno-cosi-paura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 May 2017 15:26:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
		<category><![CDATA[Sport Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[abitudini]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Totti]]></category>
		<category><![CDATA[paura dei cambiamenti]]></category>
		<category><![CDATA[paura di cambiare]]></category>
		<category><![CDATA[Totti Day]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Ora scendo le scale, entro nello spogliatoio che mi ha accolto che ero un bambino e che lascio adesso che sono un uomo. Concedetemi un po&#8217; di paura. Questa volta sono io che ho bisogno di voi e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Ora scendo le scale, entro nello spogliatoio che mi ha accolto che ero un bambino e che lascio adesso che sono un uomo. <strong>Concedetemi un po&#8217; di paura.</strong> Questa volta sono io che ho bisogno di voi e del vostro calore.” </em></p>
<p>Con queste parole <strong>Francesco Totti</strong> si è congedato qualche giorno fa, dopo 25 anni, dalla sua <strong>Roma</strong> e forse per sempre dal calcio giocato. Con grande onestà e umiltà l’ex capitano giallorosso ha manifestato una delle paure più diffuse e comuni tra gli esseri umani: quella del <strong>cambiamento</strong>.</p>
<p>Da dove deriva questa paura?</p>
<p>Nasce dal nostro istinto di <strong>sopravvivenza</strong> che ci porta a provare costantemente un forte bisogno di <strong>certezze</strong>, di <strong>sicurezza</strong>.</p>
<p>E cosa c’è di più incerto del cambiamento?<br />
Conosciamo tutti il famoso proverbio<em>:“Chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel lascia ma non sa quel che trova”.</em></p>
<p>Quando affrontiamo una situazione nuova veniamo pervasi dal <strong>timore</strong> di perdere il <strong>controllo</strong>, tanto che il nostro cervello percepisce il cambiamento come una vera e propria situazione di <strong>pericolo</strong>, facendoci sentire confusi e a disagio.</p>
<p>Per questo ci creiamo le nostre <strong>“zone di comfort”</strong> e cioè quell’insieme di situazioni, azioni, luoghi, attività, abitudini, routine, che conosciamo bene e che riusciamo a padroneggiare senza provare disagio.</p>
<p>Vivere solo all’interno di queste zone comode significa però condannarsi a vivere in una <strong>prigione</strong>, all’interno di <strong>confini</strong> che impediscono di <strong>crescere</strong> e migliorare.<br />
In <strong>natura</strong> tutto ciò che smette di crescere muore, <strong>il cambiamento è quindi un processo assolutamente naturale e inevitabile del </strong><strong>ciclo di vita</strong><strong> delle creature.<br />
</strong>Lo sapeva bene <em><strong>Charles Darwin</strong></em><em> quando affermava </em><em>“Non sono i più forti della specie che sopravvivono, non i più intelligenti, ma coloro che si adattano meglio al cambiamento.”</em></p>
<p>Quello che è necessario fare per affrontare al meglio e superare questa paura è iniziare a dare una <strong>valenza positiva</strong>  a questa parola: evoluzione, crescita, progresso, innovazione, sono tutti sinonimi di cambiamento.</p>
<p>Ricorda, <em>“u</em><em>na nave</em> in <em>porto è al sicuro ma non è per questo che</em> le <em>navi sono state costruite.”</em></p>
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		<title>Perché il multitasking è inutile e dannoso</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/perche-il-multitasking-e-inutile-e-dannoso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 May 2017 09:27:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
		<category><![CDATA[gestione del tempo]]></category>
		<category><![CDATA[multitasking]]></category>
		<category><![CDATA[time management]]></category>
		<category><![CDATA[una cosa alla volta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il multitasking è semplicemente l&#8217;opportunità di incasinare più di una cosa alla volta&#8221; Steve Uzzell Il termine multitasking (in inglese task significa compito) in informatica è la capacità di un sistema operativo di eseguire più compiti contemporaneamente: mentre stiamo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>&#8220;Il multitasking è semplicemente l&#8217;opportunità di incasinare più di una cosa alla volta&#8221;<br />
</em>Steve Uzzell</p>
<p style="text-align: justify;">Il termine <strong>multitasking</strong> (in inglese <em>task </em><em>significa</em> compito) in informatica è la capacità di un sistema operativo di eseguire più compiti <strong>contemporaneamente</strong>: mentre stiamo navigando su internet contemporaneamente scarichiamo la posta, installiamo un nuovo programma e ascoltiamo musica.</p>
<p style="text-align: justify;">Riferito all&#8217;essere umano il termine designa la <strong>capacità</strong> di svolgere più attività nello stesso momento. Scrivo una mail e nel frattempo parlo al telefono, mando un sms e contemporaneamente guardo un video, etc.<br />
Essere multitasking viene considerato da molti motivo di <strong>vanto</strong>: quanto più riesco a svolgere diverse cose insieme, tanto più sono bravo, efficiente e produttivo.<br />
Niente di più <strong>sbagliato</strong>. Partiamo da un <strong>errore</strong> di fondo, il computer che lavora in multitasking in realtà fa sempre e solo <strong>una cosa alla volta</strong>. Il trucco è che lo fa così <strong>velocemente</strong> che non ce ne accorgiamo. Però, ogni volta che fa una cosa, fa quella e basta. In pratica, porta avanti più progetti contemporaneamente, concentrandosi ora su uno, ora sull’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro <strong>cervello</strong> non è poi così diverso da un computer, non puoi scrivere una mail mentre parli al telefono. <em>“Ma io lo faccio di continuo!”</em> starai pensando, in realtà credi di farlo ma non è così. Il tuo cervello per una frazione di secondo scrive la mail e per un’altra frazione parla al telefono, e quindi tecnicamente stai scrivendo e ascoltando solo per la <strong>metà</strong> del tempo che credi di impegnare in queste attività.</p>
<p style="text-align: justify;">Come dice il professor <strong>Earl Miller</strong>, docente di <strong>Neuroscienze al Massachusetts Institute of Technology:</strong> &#8220;<em>Mentre pensiamo di fare più cose, costringiamo il cervello a passare continuamente da un compito all&#8217;altro.”<br />
</em><br />
L’illusione di poter fare più cose contemporaneamente aumenta la produzione di <strong>dopamina</strong>, che ci fa sentire momentaneamente soddisfatti e ci induce a produrre una nuova “dose” grazie ad una nuova serie di compiti svolti in rapida successione e alternanza.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>In realtà – </em>continua Miller<em> – si produce uno sforzo cognitivo continuo che alla lunga si paga in termini di stress, ansia e affaticamento mentale</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Dello stesso parere di Miller è <strong>Daniel J. Levitin</strong>, <strong>neuroscienziato</strong> e psicologo statunitense, che attraverso i suoi studi ha scoperto che il multitasking comporta un più rapido <strong>esaurimento</strong> di glucosio ossigenato, la sostanza che ci consente di rimanere concentrati. Ecco perché lavorare in questa modalità ci fa sentire spossati e stanchi anche dopo poche ore.<br />
Di fatto quando lavoriamo in modalità multitasking, siamo <strong>meno efficienti</strong> e rischiamo un vero e proprio esaurimento delle nostre funzioni cerebrali.<br />
Il cervello non è più in grado di separare le <strong>informazioni</strong> utili da quelle inutili, rimanendo ricettivo verso qualsiasi stimolo esterno. In questo modo siamo costretti ad uno <strong>sforzo</strong> di concentrazione enorme, a cui però non corrispondono risultati utili per nessuna delle attività di cui ci stiamo occupando.</p>
<p>Tra  i <strong>problemi</strong> sviluppati da chi lavora tutti i giorni su più cose in contemporanea ci sono:</p>
<ul>
<li>difficoltà a organizzare i pensieri;</li>
<li>incapacità di filtrare le cose irrilevanti;</li>
<li>difficoltà a ricordare quello su cui ha lavorato;</li>
<li>distrazione cronica.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Si può addirittura arrivare ad una <strong>diminuzione</strong> tra i 10 e i 15 punti del <strong>Q.I. </strong>(quoziente intellettivo) con gravi conseguenze sulle capacità cognitive e sulla gestione delle emozioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Per essere produttivo non hai bisogno di fare più cose contemporaneamente, quello di cui hai davvero bisogno è capire come ottimizzare il tempo che hai a disposizione, eliminando gli sprechi e pianificando in maniera efficace ed efficiente le tue attività.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/perche-il-multitasking-e-inutile-e-dannoso/">Perché il multitasking è inutile e dannoso</a> proviene da <a href="https://www.alessandrapuggioni.it">Alessandra Puggioni</a>.</p>
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