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	<title>Resilienza Archivi - Alessandra Puggioni</title>
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	<description>Mental Coach, Counselor, Formatore</description>
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		<title>Gratificazione differita, cos&#8217;è e perché dovresti allenarla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Jan 2021 09:46:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Counseling]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
		<category><![CDATA[Esercizi Pratici]]></category>
		<category><![CDATA[Resilienza]]></category>
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		<category><![CDATA[tollerare la frustazione]]></category>
		<category><![CDATA[Walter Mischel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quella della gratificazione differita è un’abilità poco conosciuta, molto sottovalutata, che merita invece una grande attenzione. Da neonati e nella prima infanzia, agiamo secondo il cosiddetto principio di piacere: quello che spinge a pretendere una soddisfazione immediata dei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quella della <strong>gratificazione differita</strong> è un’abilità poco conosciuta, molto sottovalutata, che merita invece una grande attenzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Da neonati e nella prima infanzia, agiamo secondo il cosiddetto <strong>principio di piacere</strong>: quello che spinge a pretendere una soddisfazione immediata dei propri desideri, senza alcuna fatica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bambino piccolo che avverte un <strong>bisogno</strong> (mangiare, dormire, essere coccolato, etc.), piange, strilla, si agita se non viene istantaneamente accontentato. La sua mente non è ancora in grado di concepire l’<strong>attesa</strong> per vedere il bisogno soddisfatto.<br />
Gradualmente, con la crescita, dovremmo però imparare che gli obiettivi desiderati non vengono raggiunti in modo magico o casuale, ma che bisogna faticare ed impegnarsi per conseguirli.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <em>principio del piacere</em>, che come detto spinge a pretendere una soddisfazione immediata dei propri desideri, dovrebbe lasciare il passo al <strong>principio di realtà</strong>, che insegna appunto a differire la gratificazione, ad attendere il momento e a <strong>costruire le condizioni</strong> perché il bisogno trovi una risposta.<br />
Il raggiungimento di questa consapevolezza non è però scontato.<br />
Sempre più spesso questo passaggio non avviene e continuiamo a vivere con l’idea del tutto e subito (e senza fatica), incapaci di tollerare la frustrazione quando questo non avviene.</p>
<h2>L’esperimento di Walter Mischel</h2>
<p>Una delle ricerche più famose, in merito alla gratificazione differita, è quella di <strong>Walter Mischel</strong>: psicologo all’Università di Stanford, nel 1972 condusse un piccolo e semplice <strong>esperimento</strong> su un gruppo di bambini.</p>
<p style="text-align: justify;">I partecipanti, la cui età media era di 4 anni, venivano portati in una stanza, su un tavolo c’era un piatto con un <strong>marshmallow</strong>, una caramella gommosa molto gustosa. La persona che accompagnava il bambino nella stanza lo lasciava dicendo: <em>”Ora io esco e vado a fare una telefonata, se quando tornerò il marshmallow sarà ancora qui, se non l’avrai mangiato, ne potrai avere un altro”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’obiettivo di Mischel era proprio quello di studiare come la gratificazione differita avrebbe impattato sulla vita futura dei piccoli partecipanti.<br />
<strong>Solo un terzo dei bimbi resistette alla tentazione</strong> di mangiare subito la caramella ed ebbe in premio un secondo dolcetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che interessava maggiormente allo psicologo americano era però il risultato dei test di controllo che sono stati svolti anni dopo, risultati che furono sorprendenti!</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo test di controllo venne effettuato circa <strong>15 anni dopo</strong>.  Furono somministrati ai <strong>genitori</strong> e agli insegnanti dei bambini dei questionari. Ai primi si chiedeva di valutare alcuni comportamenti ed atteggiamenti dei figli, confrontandoli con quelli di amici e compagni di scuola della stessa età; agli <strong>insegnanti</strong> invece si chiedeva di valutarne le abilità sociali e cognitive all’interno del contesto scolastico.</p>
<p style="text-align: justify;">I bambini che avevano atteso per avere una seconda caramella, che avevano cioè differito la gratificazione, venivano descritti come degli adolescenti con maggiore <strong>autocontrollo</strong> nelle situazioni frustranti, meno inclini alle tentazioni e con maggiori capacità di <strong>concentrazione</strong>.<br />
Mostravano inoltre un comportamento più maturo ed erano considerati più intelligenti e <strong>sicuri di sé</strong>; infine, quando si ponevano un obiettivo era più probabile che riuscissero a raggiungerlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un ulteriore test di controllo venne fatto quando i ragazzi avevano raggiunto i <strong>25-30 anni</strong>.<br />
Coloro che avevano aspettato di più la gratificazione nel test avevano conseguito i traguardi accademici più alti, erano stati capaci di realizzare <strong>obiettivi</strong> a lungo termine, facevano un uso minore di droghe e avevano un indice di massa corporea più basso.<br />
La caratteristica più importante rilevata nel campione in questione era la <strong>resilienza</strong>: avevano cioè una maggiore capacità di far fronte ad eventi negativi e di adattamento; avevano inoltre delle relazioni positive e soddisfacenti.</p>
<p><a href="http://www.alessandrapuggioni.it/contatti/"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6889" src="http://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH.png" alt="" width="1400" height="425" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH.png 1400w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-540x164.png 540w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></a></p>
<h2>Le “tecniche di resistenza interiore” di Pietro Trabucchi</h2>
<p>Un altro punto di riferimento nell’ambito degli studi sulla gratificazione differita è rappresentato dalle ricerche di <strong>Pietro Trabucchi</strong>: psicologo, docente all’Università di Verona, mental coach di molti ultra atleti e autore di diversi libri sulla resilienza.</p>
<p>Così come Mischel anche Trabucchi ritiene che la capacità di differire la gratificazione sia una componente fondamentale per sviluppare resilienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma lo psicologo lancia l’allarme: i giovani, le nuove generazioni, sono totalmente incapaci di tolleranza alla <strong>frustrazione</strong>, di sopportare cioè la delusione e il disagio che si prova quando un bisogno non viene soddisfatto. Ma, aggiunge Trabucchi, non per colpa loro.</p>
<p>La responsabilità principale è della <strong>società</strong> in cui sono nati e stanno crescendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino ad una ventina di anni fa infatti, la vita di tutti i giorni permetteva di ritrovarsi e sperimentare situazioni in cui si era costretti ad attendere per vedere un proprio bisogno o un proprio desiderio realizzato.<br />
Per esempio si doveva attendere giorni o settimane per poter vedere le foto che si erano scattate, perché il rullino doveva essere sviluppato e le foto stampate.<br />
Per ascoltare la propria canzone preferita bisognava aspettare che la passassero in radio.<br />
Spesso per togliersi un dubbio o trovare una risposta, si doveva andare in biblioteca per fare delle ricerche.<br />
Certi prodotti o certi cibi non erano reperibili nell’immediato…e così via.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi viviamo nella società del <strong>benessere</strong>, dove tutto è a portata di mano e i bisogni vengono soddisfatti istantaneamente.<br />
Non solo, è cambiata la soglia della <strong>fatica</strong> e del disagio che siamo disposti a sopportare. Oggi rispetto al passato ci aspettiamo di fare meno sforzo per raggiungere lo stesso obiettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Così i giovani crescono protetti da qualsiasi frustrazione e senza sviluppare nessuno strumento che permetta loro di affrontare <strong>difficoltà</strong> e insuccessi. Quando alla fine entrano in contatto con la realtà, molto spesso attraverso l’ingresso nel mondo del lavoro, la delusione rispetto alle aspettative porta allo sviluppo di molti disturbi e problemi.</p>
<h2>E allora cosa possiamo fare per allenare questa abilità?</h2>
<p>Se le opportunità di allenarci con la gratificazione differita non ci vengono più offerte in maniera naturale dall’ambiente nel quale viviamo, allora siamo noi a doverci creare queste occasioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Non dico che dovremmo rinunciare al benessere e ai comfort, ma di certo evitare di sprofondare nell’<strong>accidia</strong> e nella <strong>pigrizia</strong> mentale.<br />
Per esempio, potremmo evitare di precipitarci a guardare lo schermo ogni qual volta arriva una <strong>notifica</strong>. O al frigo tutte le volte che abbiamo voglia di qualcosa di buono. Se si tratta di un bisogno o di un desiderio che non è necessario soddisfare nell’immediato, cerchiamo di creare uno spazio tra lo stimolo e la risposta.</p>
<p style="text-align: justify;">Insegniamo ai ragazzi la cultura della conquista, della <strong>fatica</strong> e dell’impegno. Non assecondiamo ogni loro bisogno, lasciamo che sperimentino il disagio e la <strong>delusione</strong> e che capiscano che alcuni obiettivi o sogni, quelli più importanti, si realizzano solo grazie all’impegno e alla <strong>perseveranza</strong>.</p>
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		<title>Perché è fondamentale allenare la resilienza</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/benessere/perche-e-fondamentale-allenare-la-resilienza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Sep 2018 07:20:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Coaching]]></category>
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		<category><![CDATA[Resilienza]]></category>
		<category><![CDATA[ottimismo]]></category>
		<category><![CDATA[resilienza]]></category>
		<category><![CDATA[zanardi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si parla di esempi di resilienza, Alex Zanardi è uno di quelli di cui non si può fare a meno di parlare. Il 15 settembre 2001, il pilota bolognese fu vittima di un pauroso incidente che cambiò [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quando si parla di esempi di resilienza, <strong>Alex Zanardi</strong> è uno di quelli di cui non si può fare a meno di parlare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 15 settembre 2001, il pilota bolognese fu vittima di un pauroso <strong>incidente</strong> che cambiò per sempre la sua vita. Durante una gara di CART sul circuito tedesco del Lausitzring la sua monoposto viene centrata in pieno da un’altra vettura. Nell&#8217;impatto, avvenuto a 320 km/h, perde entrambe le gambe. Zanardi viene portato in elicottero all&#8217;ospedale di Berlino in condizioni gravissime. Il 31 ottobre 2001 – dopo un mese e mezzo di ricovero e 14 interventi chirurgici – Alex Zanardi viene dimesso dalla clinica tedesca e inizia la sua <strong>seconda vita</strong>. Il pilota, non solo in breve tempo torna alle corse, ma inizia a praticare il paraciclismo arrivando a vincere ben 4 <strong>medaglie</strong> olimpiche tra il 2012 e il 2016.<br />
Nel 2017 compie un’altra impresa: partecipa all’<strong>Iron Man</strong> delle Hawaii, percorrendo i 3,8 km di nuoto, i 180 km di ciclismo (su handbike) e i 42,195 km di corsa su carrozzina olimpica, in meno di nove ore.</p>
<p style="text-align: justify;">Zanardi del suo incidente parla così:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>”Perdere le gambe è stata la cosa migliore che mi potesse capitare, perché mi ha permesso di fare cose che altrimenti non avrei mai fatto”.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">La <strong>resilienza</strong> è appunto la capacità di far fronte in maniera <strong>positiva</strong> eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">L’errore che si commette leggendo storie di resilienza come quella di Zanardi è pensare che siano casi isolati, situazioni <strong>straordinarie</strong>, persone con una rara capacità di reagire alle avversità. In realtà questo tipo di comportamento, questa capacità di affrontare le difficoltà e trasformarle in qualcosa di positivo, è assolutamente <strong>normale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ quello che sostengono gli psicologi Richard Tedeschi e <strong>Lawrence Calhoun</strong>, che negli anni ’90 hanno coniato il termine <strong>crescita post-traumatica</strong> per descrivere i casi di persone che avevano vissuto una profonda trasformazione mentre affrontavano diverse tipologie di trauma e situazioni di vita difficili.<br />
<strong>La ricerca ha rivelato che circa il 70% dei sopravvissuti ad un trauma ha riportato una crescita psicologica positiva.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il 70%!!! La maggior parte delle persone dopo un trauma diventa una persona migliore.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo gli studi di Tedeschi e Calhoun, la crescita dopo un trauma può assumere forme diverse: una maggiore <strong>riconoscenza</strong> verso la vita, l’individuazione di nuove possibilità per la propria esistenza, <strong>relazioni</strong> interpersonali più gratificanti, una vita <strong>spirituale</strong> più ricca e una connessione con qualcosa di più grande, un senso di <strong>forza interiore.</strong> Inoltre le esperienze traumatiche generalmente portano a maggiore <strong>empatia</strong> ed altruismo, rappresentando una <strong>motivazione</strong> in più per agire nell&#8217;interesse degli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">In sostanza questi studi confermano la teoria che sostiene che <strong>resilienti si nasce</strong>, che questa forza di reagire in maniera positiva a situazioni di difficoltà è qualcosa che fa parte dei nostri geni. Questo almeno fino ad oggi.<br />
Non possiamo però sottovalutare il fatto che</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">nella nostra società si registra un progressivo indebolimento delle forze mentali e motivazionali degli individui.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">A lanciare l’allarme è <strong>Pietro Trabucchi</strong>, psicologo, docente universitario, famoso per i suoi studi e i numerosi libri sulla resilienza. Secondo Trabucchi ci sono diversi fattori sociali e culturali (il troppo benessere, la cultura digitale, una maggiore propensione al consumo, il multitasking, etc.) che stanno erodendo e limitando lo sviluppo delle nostre <strong>risorse interiori</strong>, compresa la resilienza. Secondo Trabucchi infatti <em>&#8220;la cultura plasma il cervello&#8221;. </em></p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>buona notizia</strong> è che la resilienza può essere potenziata con l’<strong>allenamento</strong>. Il bello della resilienza è che si tratta di una risorsa complessa, che si sviluppa lavorando e allenando alcune specifiche capacità. Le principali sono:</p>
<p>&#8211; l’ottimismo<br />
&#8211; la forza di volontà<br />
&#8211; la gestione delle emozioni<br />
&#8211; la motivazione<br />
&#8211; la flessibilità<br />
&#8211; l’impegno e la perseveranza.</p>
<p>E&#8217; agendo su questi fattori che rafforziamo la nostra resilienza, cambiando il nostro modo di pensare e di agire.</p>
<p style="text-align: justify;">In sostanza per far si che la resilienza continui ad essere trasmessa con i nostri geni, dobbiamo assumerci la <strong>responsabilità</strong> di tenerla viva. La società moderna ci offre infatti sempre meno possibilità di svilupparla e ci spinge sempre più verso la <strong>pigrizia mentale</strong>. Solo scegliendo di lavorarci, allenandola, possiamo garantire la sua sopravvivenza e di conseguenza anche la nostra.</p>
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		<item>
		<title>Quanto sei resiliente? Scoprilo in questo articolo</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/quanto-sei-resiliente-scoprilo-questo-articolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Feb 2018 08:24:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
		<category><![CDATA[Resilienza]]></category>
		<category><![CDATA[flessibilità]]></category>
		<category><![CDATA[perseveranza]]></category>
		<category><![CDATA[resiliente]]></category>
		<category><![CDATA[resilienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questo articolo abbiamo visto cosa sia esattamente la resilienza e perché è fondamentale allenarla.   Dai numerosi studi compiuti negli ultimi anni su persone considerate particolarmente resilienti, è stato possibile identificare una serie di caratteristiche comuni. In sostanza [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/quanto-sei-resiliente-scoprilo-questo-articolo/">Quanto sei resiliente? Scoprilo in questo articolo</a> proviene da <a href="https://www.alessandrapuggioni.it">Alessandra Puggioni</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">In <a href="https://www.alessandrapuggioni.it/benessere/perche-e-fondamentale-allenare-la-resilienza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="text-decoration: underline;"><strong>questo</strong></span> </a>articolo abbiamo visto cosa sia esattamente la resilienza e perché è fondamentale allenarla. <em> </em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">Dai numerosi studi compiuti negli ultimi anni su persone considerate particolarmente resilienti, è stato possibile identificare una serie di <strong>caratteristiche</strong> comuni. In sostanza la resilienza è una risorsa complessa, che si compone di una serie di elementi attraverso i quali possiamo implementarla. La resilienza non si allena direttamente ma agendo su alcune caratteristiche di pensiero e comportamento.<br />
</span><br />
<strong><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;"> Di seguito le 7 principali caratteristiche delle persone resilienti.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">1) OTTIMISMO</span></strong><br />
<span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;"> La persona resiliente è ottimista, è consapevole che nel corso della propria vita si troverà davanti momenti di difficoltà o periodi negativi ma ha assoluta <strong>fiducia</strong> nelle proprie capacità di affrontarli e superarli. </span><br />
<span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;"> L’ottimismo delle persone resilienti consiste inoltre nel trarre una <strong>lezione</strong> da ogni esperienza, imparando sempre qualcosa e trasformando tutte le difficoltà in opportunità per crescere.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">2) CONTROLLO</span></strong><br />
<span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;"> Le persone resilienti sono convinte di avere un certo controllo su ciò che accade nelle loro vite, non pensano che la loro esistenza sia determinata da forze esterne. Farcela o non farcela, raggiungere o meno un obiettivo dipende dalle loro capacità e dal loro <strong>impegno</strong>. </span><br />
<span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;"> E sebbene alcuni eventi siano spesso inevitabili e incontrollabili, sono convinti di poter sempre <strong>scegliere</strong> come reagire e rispondere ad essi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;">3) PERSEVERANZA</span></strong><br />
<span style="font-family: verdana, geneva; font-size: 12pt;"> Non si arrendono alle prime difficoltà, ritengono che gli errori e i fallimenti siano tappe fondamentali del proprio processo di <strong>crescita</strong>. Come dice <strong>Pietro Trabucchi</strong>, psicologo e massimo esperto di resilienza in Italia: <em>”Hanno la capacità di persistere nel perseguire i propri obiettivi, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli altri eventi negativi che si incontreranno sul cammino”.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;"><strong>4) ACCETTAZIONE DEI CAMBIAMENTI</strong></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;"> I resilienti non si oppongono al cambiamento ma <strong>adattano</strong> il proprio comportamento in funzione di esso e si auto organizzano per affrontarlo. Sanno che rifiutare il cambiamento è assolutamente innaturale, tutto in natura muta e si <strong>trasforma</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;"><b> 5) </b><b>FLESSIBILITÀ</b><b>’</b></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;"> Degli edifici che affrontano il terremoto, quelli più flessibili reggono alle scosse, quelli rigidi invece crollano. Essere resilienti non significa resistere a tutti i costi ma sapersi <strong>piegare</strong> al dolore quando necessario, per poi <strong>rialzarsi</strong>. I resilienti sono flessibili, sia verso gli altri che verso loro stessi. Sono capaci di modificare i loro obiettivi e di adattarsi. Sanno essere elastici, aspettarsi che gli altri e la vita non siano conformi alle loro aspettative, prendere le cose per come sono.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;"><strong>6) INTELLIGENZA EMOTIVA</strong></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;"> Le persone resilienti hanno <strong>consapevolezza</strong> emotiva, sanno dare un nome a ciò che provano e comprenderne il significato. Sanno stare nel disagio e sono consci del fatto che ogni emozione è importante. <strong>Accettano</strong> dolore, tristezza e frustrazione, lasciandole fluire invece di ignorarle, reprimerle o negarle. Di fronte ad un insuccesso sanno rielaborare le emozioni negative, comprendere i motivi e le responsabilità di quanto è accaduto, ritrovare la <strong>motivazione</strong> per andare avanti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;"><strong>5) CAPACITA’ DI ATTESA</strong></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;"> Sanno andare oltre al <strong>&#8220;principio del piacere&#8221;</strong>, che spinge a pretendere una soddisfazione immediata ai propri desideri, per adeguarsi al <strong>&#8220;principio di realtà&#8221;,</strong> che li porta ad attendere il momento e a costruire le condizioni perché il bisogno trovi la propria <strong>soddisfazione</strong>.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;"> Le persone resilienti sono consapevoli che non è possibile ottenere tutto subito e che il cammino verso il <strong>successo</strong> è fatto di piccoli passi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;"><strong>6) RICERCA DI SOLUZIONI</strong></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;"> Fronteggiano <strong>costruttivamente</strong> i problemi concentrandosi sulla ricerca delle soluzioni. Quando non riescono a trovarla chiedono <strong>aiuto,</strong> senza paura di sembrare deboli o vulnerabili. Riescono inoltre a elaborare <strong>strategie</strong> per evitare che le situazioni problematiche si ripetano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;"><strong>7) AUTOSTIMA</strong></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;"> La persona resiliente coltiva la propria autostima. Riconosce il proprio <strong>valore</strong> e si vuole bene. Non si paragona né giudica gli altri, <strong>rispetta</strong> se stesso e le altre persone, riconoscendo che ognuna è unica e irripetibile.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 12pt;">Queste sono le principali caratteristiche di una persona resiliente, come avrai notato sono tutti fattori che si possono acquisire e allenare. Il <strong>seme</strong> della resilienza è in ciascuno di noi, coltivarlo e farlo crescere una nostra <strong>responsabilità</strong>.</span></p>
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