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	<title>Sport Coaching Archivi - Alessandra Puggioni</title>
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	<description>Mental Coach, Counselor, Formatore</description>
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		<title>4 passi per affrontare la paura e sbloccare il tuo potenziale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Feb 2024 12:27:03 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Mental Coaching Sportivo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La mente umana è programmata per reagire alla paura con la risposta di lotta o fuga, un meccanismo di sopravvivenza che ci protegge dai pericoli. Tuttavia, nel contesto sportivo ma anche nella vita di tutti i giorni, questa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La mente umana è programmata per reagire alla paura con la risposta di <strong>lotta o fuga</strong>, un meccanismo di <strong>sopravvivenza</strong> che ci protegge dai pericoli.<br />
Tuttavia, nel contesto sportivo ma anche nella vita di tutti i giorni, questa risposta può essere attivata da <strong>minacce</strong> percepite, come la paura di deludere gli altri e il timore di <strong>fallire</strong>, piuttosto che da pericoli reali. Comprendere questo meccanismo può aiutarti a capire che la paura non è necessariamente un segnale di una vera minaccia, quanto piuttosto un&#8217;<strong>emozione</strong> che può essere compresa e usata nel modo migliore.</p>
<p style="text-align: justify;">A me piace immaginare la paura come un <strong>bodyguard</strong> personale, uno di quei tipi palestrati che vedi nei film d&#8217;azione, sempre in allerta per proteggerti da ogni possibile <strong>pericolo</strong>. Questo bestione è costantemente al tuo fianco, guardandosi intorno alla ricerca di minacce, sempre pronto a spingerti lontano al minimo accenno di <strong>rischio</strong>.<br />
Ma c’è un <strong>problema</strong>: il tuo bodyguard spesso esagera, vedendo pericoli laddove non ci sono.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha la tendenza ad allarmarsi di fronte alle <strong>sfide</strong> più banali o ai più piccoli <strong>cambiamenti</strong>, tenendoti lontano da qualsiasi situazione che potrebbe causarti anche il minimo <strong>disagio</strong>. Ti sussurra incessantemente all&#8217;orecchio: <em>“E se sbagliassi? E se fallissi? Forse non sei all&#8217;altezza&#8230;”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ora immagina cosa accadrebbe se seguissi sempre i suoi consigli: probabilmente eviteresti gli <strong>errori</strong>, i fallimenti e le <strong>delusioni</strong> ma allo stesso tempo rinunceresti a ogni opportunità di <strong>successo</strong> e di crescita, oltre che alla possibilità di sviluppare a pieno le tue <strong>potenzialità</strong> e di raggiungere i tuoi <strong>obiettivi</strong>.</p>
<p>E allora come <strong>interagire</strong> con questo bodyguard <strong>paranoico</strong> e iperprotettivo?</p>
<p>Ecco quello che puoi fare per <strong>affrontare</strong> al meglio la paura e non farti <strong>bloccare</strong>.</p>
<ol>
<li><strong> Riconoscila.</strong>
<p style="text-align: justify;"><strong>Accettare</strong> di provare paura è il primo passo verso la gestione di questa emozione. Riconosci che il tuo bodyguard personale è presente per una ragione valida: proteggerti. È cruciale, tuttavia, ricordare che per crescere e migliorarsi è necessario affrontare nuove <strong>sfide</strong>.</p>
</li>
<li>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parlaci.<br />
</strong><strong>Comunica</strong> con il tuo bodyguard, <strong>ringrazialo</strong> (ricorda che la sua intenzione è quella di proteggerti) e digli cose del tipo: <em>&#8220;Apprezzo il tuo intento protettivo, ma in questa situazione non sono realmente in pericolo. Questa sfida è essenziale per me. È attraverso di essa che posso crescere e diventare più forte.”</em></p>
</li>
<li><strong> Controlla.</strong>
<p style="text-align: justify;">È fondamentale stabilire quando ascoltare la paura e quando invece procedere nonostante essa. E quindi comprendere se si tratta di pericolo <strong>reale</strong> o meno. Il disagio, la delusione e tutte le <strong>emozioni</strong> spiacevoli che non vogliamo provare vengono percepite come minacce, ma di fatto non costituiscono un pericolo per la tua vita. Ricorda che a prescindere da quello che stai provando, sei tu a detenere il <strong>potere</strong> di scegliere come <strong>agire</strong>.</p>
</li>
<li><strong> Fidati.</strong>
<p style="text-align: justify;">Incoraggiati a prendere decisioni basate sulla <strong>fiducia</strong> nelle tue capacità, anziché sulla paura. Ogni volta che superi un ostacolo, dimostri al tuo bodyguard &#8211; e a te stesso &#8211; che sei perfettamente <strong>capace</strong> di affrontare la situazione.</p>
</li>
</ol>
<p><a href="https://calendly.com/alepuggionicoach/sessione-conoscitiva-gratuita?back=1&amp;month=2023-07" target="_blank" rel="noopener"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-6859 size-large" src="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-1024x311.png" alt="" width="1024" height="311" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-540x164.png 540w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1.png 1400w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Di recente ho lavorato con Mattia, un giovane <strong>tennista</strong> che era paralizzato dalla paura di deludere il suo coach e i suoi genitori ogni volta che entrava in campo. Il suo “bodyguard” gli ripeteva di continuo cose di questo tipo: <em>”Se perdi deluderai tutti…Devi vincere per fare felici i tuoi genitori”.</em><br />
La sua paura era così forte che influenzava negativamente le sue <strong>prestazioni</strong>. Con un <strong>lavoro mirato</strong> ha imparato a riconoscere la voce del suo “bodyguard” interiore, capendo che la sua paura era un segnale di quanto ci tenesse a fare bene. Attraverso il <strong>dialogo interno positivo</strong> e altre <strong>tecniche di Coaching</strong> è riuscito ad <strong>affrontare la paura</strong> migliorando notevolmente le sue <strong>prestazioni</strong> e la sua <strong>sicurezza</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Riconoscere il <strong>valore</strong> della paura come segnale, piuttosto che come un ostacolo insormontabile, trasforma ogni sfida in un&#8217;opportunità di superare i propri <strong>limiti</strong>, sia in campo che nella vita. Vedere questo sentimento come un <strong>compagno di viaggio</strong>, che ci avvisa quando è il momento di prestare attenzione ma che non deve dettare ogni nostra <strong>scelta</strong>, ci permette di affrontare le sfide con <strong>equilibrio</strong> e sicurezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò significa abbracciare il <strong>rischio</strong> come parte integrante della nostra <strong>crescita</strong>, imparando da ogni esperienza per diventare atleti più forti e <strong>consapevoli</strong>. La vera forza risiede nella capacità di <strong>ascoltare</strong> la nostra paura, valutare il suo messaggio, e poi decidere con <strong>coraggio</strong> il percorso da seguire, con la consapevolezza che ogni passo avanti ci avvicina alla realizzazione dei nostri <strong>obiettivi</strong> più ambiziosi.</p>
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		<item>
		<title>I motivatori non esistono: come sostenere l&#8217;automotivazione dei giocatori</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Sep 2023 11:42:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Draghi, tigri, gladiatori nell’arena, discorsi memorabili che fanno venire la pelle d&#8217;oca. Gli allenatori con un talento per le parole sono spesso ammirati e studiati per scoprire il segreto di come motivare i loro giocatori. Ma la realtà [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Draghi, tigri, gladiatori nell’arena, <strong>discorsi memorabili</strong> che fanno venire la pelle d&#8217;oca.<br />
Gli allenatori con un <strong>talento per le parole</strong> sono spesso ammirati e studiati per scoprire il segreto di come <strong>motivare i loro giocatori</strong>.<br />
Ma la realtà è un’altra: gli allenatori <strong>non possono</strong> davvero motivare i loro atleti.<br />
<strong>Nessuno può darti la motivazione che non hai.</strong></p>
<p>Sì, ci sono allenatori che sembrano <strong>maghi con le parole</strong>, capaci di <strong>ispirare</strong>, influenzare e persuadere i loro ragazzi con discorsi appassionati e <strong>coinvolgenti</strong>. Ma quello che forse non si vede è il lavoro <strong>dietro le quinte</strong>, un lavoro che va molto <strong>oltre le parole.</strong> Il vero segreto per ottenere il meglio dai propri giocatori risiede nella <strong>costruzione di una relazione</strong> profonda e autentica con loro.</p>
<p><strong>La Magia dell&#8217;Automotivazione<br />
</strong>La<strong> motivazione più potente</strong> che una persona può sperimentare è quella che <strong>scaturisce dall&#8217;interno</strong>, dal <strong>desiderio di eccellere</strong> per il <strong>piacere di sentirsi competenti.</strong> Quando si fa qualcosa per <strong>passione</strong>, per il puro godimento di farlo, senza aspettarsi ricompense esterne o approvazione, <strong>si attiva l’automotivazione.</strong></p>
<p>È la motivazione basata sul <strong>senso di competenza</strong>, noto come <strong>autoefficacia</strong>, ed è incredibilmente <strong>più forte</strong> e <strong>duratura</strong> rispetto a qualsiasi altra forma di motivazione derivante da manipolazioni o ricompense esterne.<br />
È il desiderio di mettersi alla prova, di <strong>superare i propri limiti</strong>, e la profonda soddisfazione nel sentirsi capaci che alimenta l’automotivazione.</p>
<p><strong>Il Ruolo dell&#8217;Allenatore come Facilitatore<br />
</strong>Gli allenatori possono giocare un <strong>ruolo cruciale</strong> nel favorire questa autentica automotivazione, ma <strong>non possono crearla dal nulla.</strong> Per farlo, devono investire tempo ed energie nella <strong>conoscenza approfondita</strong> dei loro giocatori. Devono comprendere come i giocatori vedono il mondo, <strong>cosa li muove,</strong> cosa è davvero importante per loro, e chi sono davvero.</p>
<p>Costruire una relazione solida basata sulla <strong>fiducia reciproca</strong> è fondamentale. Questo processo <strong>richiede tempo,</strong> costanza e cura. Una relazione non è un punto di partenza, ma un <strong>percorso</strong> che si sviluppa nel tempo e va <strong>costantemente alimentato e coltivato.</strong><strong><a href="https://calendly.com/alepuggionicoach/sessione-conoscitiva-gratuita?back=1&amp;month=2023-07" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-6859 size-large" src="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-1024x311.png" alt="" width="1024" height="311" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-540x164.png 540w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1.png 1400w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>La Comunicazione come Ponte per la Relazione<br />
</strong>La comunicazione è lo <strong>strumento</strong> principale attraverso il quale si costruisce e si <strong>rafforza la relazione</strong> con i giocatori. Gli allenatori devono prestare attenzione a ogni aspetto della loro comunicazione, dalle parole alla gestualità, dal tono della voce all&#8217;<strong>ascolto attivo</strong>.</p>
<p>Quando gli allenatori riescono a <strong>far leva sul senso di efficacia</strong> dei loro giocatori, rinforzando l&#8217;automotivazione, possono ottenere un <strong>impegno straordinario</strong>. È come <strong>accendere una fiamma</strong> all&#8217;interno di ogni atleta, una fiamma che brucia con la passione di <strong>migliorarsi costantement</strong>e.</p>
<p>In sostanza <strong>gli allenatori non sono motivatori</strong>, ma possono diventare dei <strong>facilitatori di motivazione</strong>.<br />
La chiave sta nel comprendere che <strong>la vera motivazione scaturisce dall&#8217;interno</strong> di ciascun giocatore, ed è il risultato di una <strong>relazione autentica basata sulla fiducia</strong> e sulla comprensione reciproca.</p>
<p>Gli allenatori che abbracciano questo approccio possono <strong>ispirare i loro atleti</strong> a raggiungere livelli di impegno e successo che mai avrebbero immaginato. La motivazione vera è il <strong>fuoco che brucia</strong> dentro di loro, e gli allenatori hanno il potere di <strong>alimentare questa fiamma.</strong></p>
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		<title>Non è mai troppo presto per iniziare a lavorare sull&#8217;aspetto mentale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jul 2023 09:59:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo sport è molto più di una semplice attività fisica. È un ambiente in cui gli atleti si sfidano, imparano, crescono e si superano costantemente. Tuttavia, il successo nello sport non è solo una questione di abilità fisica [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.alessandrapuggioni.it/coaching/non-e-mai-troppo-presto-per-iniziare-a-lavorare-sullaspetto-mentale/">Non è mai troppo presto per iniziare a lavorare sull&#8217;aspetto mentale</a> proviene da <a href="https://www.alessandrapuggioni.it">Alessandra Puggioni</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo sport è <strong>molto più</strong> di una semplice attività fisica.<br />
È un ambiente in cui gli atleti si sfidano, <strong>imparano</strong>, crescono e<strong> si superano</strong> costantemente.<br />
Tuttavia,<strong> il successo nello sport</strong> non è solo una questione di abilità fisica o tecnica, ma anche di una <strong>mente ben allenata.</strong><br />
Questo è il motivo per cui il ruolo del <strong>mental coach sportivo</strong> è sempre più <strong>essenziale</strong> nel mondo dello sport contemporaneo.<br />
Un&#8217;adeguata preparazione mentale può avere un incredibile <strong>impatto</strong> sulla carriera di un atleta, specialmente <strong>quando inizia a lavorarci in giovane età.</strong></p>
<p><strong>Coltivare una Visione Positiva di Sé e della Competizione<br />
</strong>Fin dalla giovane età, gli atleti dovrebbero essere guidati a sviluppare una <strong>visione positiva di sé stessi</strong> e del contesto competitivo in cui si trovano. Questo <strong>approccio mentale costruttivo</strong> permette loro di abbracciare le <strong>sfide</strong> come <strong>opportunità</strong> di crescita e miglioramento, piuttosto che come insormontabili ostacoli.<br />
Il mental coach gioca un ruolo cruciale in questo <strong>processo</strong>, aiutando gli atleti a <strong>sviluppare l&#8217;autostima</strong>, la fiducia e un atteggiamento mentale che si focalizza sulla <strong>ricerca di soluzioni</strong> piuttosto che sui problemi.</p>
<p><strong>La Gestione degli Ostacoli e delle Delusioni<br />
</strong>Nessun percorso nello sport è privo di ostacoli o delusioni. Tuttavia, ciò che fa davvero la <strong>differenza</strong> è <strong>come</strong> l&#8217;atleta affronta tali situazioni. Attraverso il coaching gli atleti apprendono le giuste strategie per affrontare queste <strong>sfide</strong> senza soccombere alle <strong>pressioni</strong> o alla <strong>frustrazione</strong>. Imparare a <strong>gestire le delusioni</strong> in modo <strong>costruttivo</strong> e a <strong>trasformare le difficoltà in occasioni di crescita</strong> è un aspetto chiave del percorso di ogni atleta di successo.</p>
<p><a href="https://calendly.com/alepuggionicoach/sessione-conoscitiva-gratuita?back=1&amp;month=2023-07" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-6859 size-large" src="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-1024x311.png" alt="" width="1024" height="311" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-540x164.png 540w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1.png 1400w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p><strong>Coltivare Strumenti Mentali Adeguati<br />
I <em>&#8220;giochi mentali&#8221;</em></strong> nello sport possono essere tanto impegnativi quanto quelli fisici. L&#8217;<strong>allenamento mentale</strong> può aiutare gli atleti a <strong>sviluppare strumenti adeguati</strong> per affrontare le diverse situazioni che possono presentarsi durante la loro carriera. La <strong>concentrazione</strong>, la <strong>visualizzazione</strong>, l&#8217;<strong>autocontrollo</strong>, la gestione dello stress e la resilienza sono solo alcuni degli aspetti che attraverso il coaching si possono allenare per aiutare gli atleti a raggiungere il loro <strong>pieno potenziale.</strong></p>
<p><strong>Adattarsi alle Nuove Situazioni<br />
</strong>Lo sport è dinamico e mutevole, e gli atleti si trovano spesso ad affrontare <strong>situazioni impreviste</strong> dentro e fuori dal campo. Un adeguato coaching mentale prepara gli atleti ad <strong>adattarsi</strong> a queste nuove situazioni con <strong>flessibilità</strong> e <strong>determinazione</strong>. Questa capacità di adattamento può <strong>fare la differenza</strong> e fornire occasioni di crescita laddove invece spesso si manifestano <strong>blocchi e insicurezze.</strong></p>
<p>La preparazione mentale nello sport è fondamentale per il <strong>successo di un atleta</strong>. Iniziare fin dalla giovane età a coltivare una <strong>visione positiva di sé e della competizione</strong>, nonché ad acquisire gli <strong>strumenti mentali adeguati</strong>, prepara gli atleti ad affrontare le <strong>avversità</strong> con coraggio e determinazione. Gli ostacoli, le delusioni e gli eventi spiacevoli sono inevitabili nel percorso di ogni atleta, ma con il <strong>giusto allenamento mentale</strong>, essi possono diventare <strong>opportunità</strong> per crescere e progredire.</p>
<p>Non solo, un percorso di coaching intrapreso dal giovane atleta diventa spesso <strong>occasione anche per i genitori</strong> di avere un <strong>confronto e un aiuto nella gestione delle dinamiche sportive.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.alessandrapuggioni.it/coaching/non-e-mai-troppo-presto-per-iniziare-a-lavorare-sullaspetto-mentale/">Non è mai troppo presto per iniziare a lavorare sull&#8217;aspetto mentale</a> proviene da <a href="https://www.alessandrapuggioni.it">Alessandra Puggioni</a>.</p>
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		<title>Sport mental coaching: il supporto fondamentale per gli atleti adolescenti</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/coaching/sport-mental-coaching-il-supporto-fondamentale-per-gli-atleti-adolescenti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 May 2023 08:42:19 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Sport Coaching]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;adolescenza è un momento di grande complessità per molti aspetti della vita e lo sport non fa eccezione. Gli adolescenti si trovano a dover affrontare numerose sfide in campo sportivo: dal cambiamento dei loro corpi in crescita, alle [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.alessandrapuggioni.it/coaching/sport-mental-coaching-il-supporto-fondamentale-per-gli-atleti-adolescenti/">Sport mental coaching: il supporto fondamentale per gli atleti adolescenti</a> proviene da <a href="https://www.alessandrapuggioni.it">Alessandra Puggioni</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;adolescenza è un momento di grande <strong>complessità</strong> per molti aspetti della vita e lo sport non fa eccezione. Gli adolescenti si trovano a dover affrontare numerose <strong>sfide</strong> in campo sportivo: dal cambiamento dei loro corpi in crescita, alle <strong>pressioni</strong> sociali e competitive, ai nuovi livelli di <strong>performance</strong> richiesti nei <strong>passaggi di categoria. </strong></p>
<p>Tutto ciò può portare a un grande <strong>stress</strong> e a <strong>confusione</strong> per i giovani atleti, che spesso si sentono <strong>sopraffatti</strong> e <strong>incapaci</strong> di gestire tali sfide da soli. In questo contesto, lo sport mental coaching può essere una <strong>risorsa</strong> fondamentale per gli adolescenti che cercano di navigare questo periodo <strong>complesso</strong> della loro vita.</p>
<h2>Che cos&#8217;è il mental coaching sportivo</h2>
<p>Il coaching sportivo si concentra sullo <strong>sviluppo di abilità mentali</strong> che possono aiutare gli adolescenti a superare le <strong>difficoltà</strong> e a <strong>raggiungere i loro obiettivi</strong>. Durante le sessioni di coaching gli adolescenti imparano a comprendere e <strong>gestire le emozioni</strong>, a <strong>migliorare la concentrazione </strong>e a sviluppare un <strong>dialogo interno positivo.</strong><br />
Inoltre, il coaching sportivo può aiutare gli adolescenti a sviluppare <strong>abilità sociali</strong> importanti come la <strong>comunicazione</strong> e l&#8217;<strong>empatia</strong>.</p>
<h2>Come funziona</h2>
<p>Il lavoro del coach si concentra sull&#8217;<strong>identificazione degli ostacoli</strong> che possono <strong>influenzare</strong> negativamente le <strong>prestazioni</strong> e sullo sviluppo delle <strong>potenzialità</strong> dell&#8217;atleta. Il coach aiuta gli adolescenti a <strong>trovare strategie</strong> per affrontare e <strong>superare le difficoltà</strong> e a sviluppare il loro <strong>pieno potenziale</strong>.<br />
Il coach può utilizzare strumenti come la<strong> definizione degli obiettivi, l&#8217;analisi </strong>pre e post gara<strong>, </strong>gli esercizi per<strong> l&#8217;attivazione, </strong>le tecniche di<strong> visualizzazione </strong>e di<strong> respirazione.</strong></p>
<h2>Che benefici può portare</h2>
<p>Il mental coaching sportivo può portare numerosi <strong>benefici</strong> agli adolescenti che lo praticano. Ad esempio, può <strong>migliorare le loro prestazioni sportive</strong> aiutandoli a gestire gli <strong>stati emotivi disfunzionali</strong> prima e durante le competizioni sportive. Può aiutare l&#8217;adolescente a sviluppare e incrementare la propria <strong>autostima</strong>, attraverso una maggiore <strong>conoscenza</strong> e <strong>consapevolezza</strong> di sè.<br />
Il coaching sportivo aiuta inoltre il ragazzo a sviluppare le proprie <strong>strategie di risoluzione dei problemi</strong> e a tollerare la <strong>delusione</strong> e la <strong>frustrazione</strong> nei momenti di difficoltà.</p>
<p>Non solo, può facilitare le <strong>relazioni interpersonali</strong>, aiutando i ragazzi a sviluppare <strong>abilità sociali</strong> importanti come la <strong>comunicazione</strong> e l&#8217;<strong>empatia</strong>.</p>
<p><a href="https://calendly.com/alepuggionicoach/sessione-conoscitiva-gratuita?back=1&amp;month=2023-07" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-6859 size-large" src="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-1024x311.png" alt="" width="1024" height="311" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-540x164.png 540w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1.png 1400w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h2>Il supporto nel passaggio di categoria del ragazzo</h2>
<p>Il salto di categoria può essere un momento <strong>stressante</strong> per gli adolescenti. Confrontarsi con <strong>avversari</strong> più forti e adattarsi a un <strong>nuovo ambiente</strong> sportivo può essere difficile da gestire. Lo sport mental coaching può aiutare gli adolescenti a <strong>sviluppare le abilità mentali</strong> necessarie per affrontare queste nuove <strong>sfide</strong>.<br />
Il coach può aiutare l&#8217;atleta a <strong>gestire le sue emozioni</strong> e ad <strong>adattarsi</strong> a un nuovo ambiente.</p>
<h2>L&#8217;importanza degli obiettivi di prestazione</h2>
<p>Un altro elemento chiave dello sport mental coaching è la <strong>definizione degli obiettivi di prestazione</strong>. Il coach aiuta gli adolescenti a definire obiettivi <strong>specifici</strong> e <strong>realistici</strong>, in modo che possano lavorare verso qualcosa di <strong>concreto</strong>. Questo può aumentare l&#8217;<strong>autoefficacia</strong> dell&#8217;atleta, cioè la <strong>fiducia nella propria capacità</strong> di raggiungere gli obiettivi prefissati. Gli obiettivi di prestazione aiutano anche l&#8217;atleta a <strong>valutare</strong> le proprie prestazioni e a <strong>monitorare</strong> i propri <strong>progressi</strong>.</p>
<h2>Un valido aiuto anche per i genitori</h2>
<p>Spesso i <strong>genitori</strong> si trovano a dover affrontare la difficoltà di bilanciare il <strong>sostegno emotivo</strong> e la <strong>motivazione</strong> dei loro figli con la necessità di mantenere una certa <strong>distanza</strong> emotiva. Inoltre, possono avere <strong>difficoltà</strong> a gestire le proprie <strong>aspettative</strong> e le <strong>pressioni</strong> sociali legate alle prestazioni dei loro figli. Lo sport mental coaching può aiutare i genitori a trovare un <strong>equilibrio</strong> tra questi aspetti, aiutandoli a sviluppare un&#8217;adeguata <strong>comprensione</strong> del processo di <strong>formazione</strong> sportiva e delle <strong>esigenze</strong> dei loro figli. In questo modo, possono <strong>sostenere</strong> i loro figli in modo <strong>positivo</strong> e <strong>costruttivo</strong>, senza agire come fonte di pressione o stress aggiuntivo.</p>
<p>In conclusione, lo sport mental coaching per adolescenti è uno <strong>strumento</strong> importante per supportare gli atleti nella gestione delle <strong>emozioni</strong>, della <strong>motivazione</strong> e delle <strong>aspettative</strong>. Aiuta i ragazzi a sviluppare un&#8217;adeguata <strong>visione di se stessi</strong> e delle proprie abilità, migliorando così la loro autoefficacia e la capacità di gestire situazioni di <strong>stress</strong> e pressione. Inoltre, questo tipo di coaching può essere un valido supporto anche per i genitori, aiutandoli a comprendere meglio le <strong>esigenze</strong> dei loro figli e a sostenere la loro <strong>crescita</strong> sportiva in modo positivo e costruttivo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.alessandrapuggioni.it/coaching/sport-mental-coaching-il-supporto-fondamentale-per-gli-atleti-adolescenti/">Sport mental coaching: il supporto fondamentale per gli atleti adolescenti</a> proviene da <a href="https://www.alessandrapuggioni.it">Alessandra Puggioni</a>.</p>
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		<title>Le Olimpiadi degli atleti italiani: come l’impossibile è diventato possibile</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/mental-coaching-sportivo/le-olimpiadi-degli-atleti-italiani-come-limpossibile-e-diventato-possibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Aug 2021 12:23:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mental Coaching Sportivo]]></category>
		<category><![CDATA[Sport Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Ciclo del successo]]></category>
		<category><![CDATA[convinzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Gianmarco Tamberi]]></category>
		<category><![CDATA[Marcell Jacobs]]></category>
		<category><![CDATA[Olimpiadi]]></category>
		<category><![CDATA[Roger Bannister]]></category>
		<category><![CDATA[Tokyo 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Vanessa Ferrari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La delegazione italiana di atletica leggera non aveva mai vinto 5 medaglie d’oro ad un’Olimpiade. Ne aveva vinte 3 a Mosca nel 1980 e a Los Angeles nel 1984. L’ ultima medaglia d’oro vinta, prima dell’edizione di Tokyo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La delegazione italiana di atletica leggera non aveva mai vinto <strong>5 medaglie d’oro</strong> ad un’Olimpiade.<br />
Ne aveva vinte 3 a Mosca nel 1980 e a Los Angeles nel 1984.<br />
L’ ultima medaglia d’oro vinta, prima dell’edizione di <strong>Tokyo 2020</strong>, fu a Pechino nel 2008 con <strong>Alex Schwazer</strong> nella marcia 50km. L’Italia arrivava anche da due edizioni molto deludenti ai mondiali, dove vinse appena due medaglie di bronzo.<br />
Insomma non possiamo certo dire che negli ultimi 20 anni l’atletica italiana abbia goduto di buona salute.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Com’è potuto succedere allora di arrivare a vincere 5 medaglie d’oro a Tokyo e realizzare l’incredibile impresa di vincere i 100m e la 4&#215;100?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E’ il primo Agosto, <strong>Gianmarco “Gimbo” Tamberi</strong> si prepara ad affrontare la finale del salto in alto. Sono stati 5 lunghissimi anni per Tamberi che non poté partecipare alle Olimpiadi di Rio nel 2016 a causa della rottura del tendine di Achille una settimana prima.<br />
5 anni di <strong>sofferenza</strong>, 5 anni di <strong>sacrifici</strong>, 5 anni in cui dentro di lui nasce e cresce una vera e propria <strong>ossessione</strong>: vincere la medaglia d’oro a Tokyo.<br />
In gara con lui c’è l’atleta più in forma del momento, medaglia d’oro ai mondiali del 2019, <strong>Mutaz Essa Barshim</strong>.<br />
I due conducono una gara pressoché identica, saltando le stesse misure e chiudendo la gara in assoluta parità.<br />
A questo punto possono scegliere: giocarsi lo spareggio o vincere entrambi la medaglia d’oro.<br />
Senza alcuna esitazione scelgono la seconda opzione e Tamberi si lascia andare ad un’esultanza che è un mix di gioia e liberazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad assistere al trionfo e alla gioia irrefrenabile di Tamberi c’è <strong>Marcell Jacobs</strong>, primatista italiano nei 100 metri. I due sono molto amici e la sera prima scherzavano insieme sulla possibilità di vincere entrambi la medaglia d’oro. Sì, perché Jacobs è in pista che si scalda per la sua finale dei 100 metri mentre guarda sullo schermo dello stadio le immagini del trionfo di Tamberi.</p>
<p>Dopo la gara Jacobs dichiara:</p>
<blockquote><p><em>Vedere la vittoria di Tamberi mi ha caricato. Ho pensato, se lui l&#8217;ha fatto posso farlo anche io e ho corso più veloce che ho potuto.</em></p></blockquote>
<p>Non solo ha corso più veloce che ha potuto, ha corso più veloce di tutti, vincendo la gara e registrando il nuovo record italiano. Nessun italiano aveva mai corso una finale dei 100m.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno dopo <strong>Vanessa Ferrari,</strong> ginnasta, vince la medaglia d’argento al corpo libero. Anche lei viene da anni difficili e da tanti infortuni. A fine gara scrive sul suo profilo Instagram:</p>
<blockquote><p><em>Ci ho provato più volte e il destino sembrava una beffa, gli infortuni che mi hanno spezzata. Ma io volevo ancora una volta la possibilità giocarmi ancora le mie carte e non ho fallito! É storia, una medaglia che fa la storia! Queste sono le OLIMPIADIIIII.<br />
</em><em>Italia c&#8217;è la magia nell&#8217;aria la sentite?</em></p></blockquote>
<p>La magia nell’aria la sente anche<strong> Massimo Stano</strong> che il 5 Agosto trionfa nella <strong>20 km di marcia</strong>.</p>
<blockquote><p><em>Negli ultimi chilometri mi ripetevo: sono il più forte. E quando ho visto Jacobs e Tamberi vincere insieme, ho pensato: cos’hanno loro in più di me?</em></p></blockquote>
<p>Il giorno dopo arriva anche la medaglia d’oro nella 20 km di marcia con <strong>Antonella Palmisano</strong>, è la prima volta d’oro per la marcia femminile italiana.</p>
<blockquote><p><em>Tamberi, Jacobs, Stano, con i loro successi, mi hanno dato una carica pazzesca: lì ho capito che niente è impossibile.</em></p>
<p>&nbsp;</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il 6 agosto tocca alla <strong>staffetta 4&#215;100</strong>, ai blocchi di partenza <strong>Marcell Jacobs, Filippo Tortu, Lorenzo Patta e Eseosa Desalu</strong>.<br />
I quattro si sono allenati pochissimo insieme ma riescono nell’impresa di portare a casa uno storico oro per l’Italia.</p>
<blockquote><p><em>La cosa più bella che è successa è che prima della gara ci siamo detti di vincere questa medaglia d&#8217;oro, ci abbiamo creduto fino in fondo ed è fantastico.</em></p></blockquote>
<p>Dirà Jacobs dopo la gara.</p>
<p>La magia della quale parlava Vanessa Ferrari è la consapevolezza che niente sia più impossibile.</p>
<p><strong>Ma com’è potuto accadere che l’impossibile sia improvvisamente diventato possibile per i nostri atleti?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’11 maggio 1954 <strong>Roger Bannister</strong>, mezzofondista britannico, stabilì un record storico per l’atletica leggera: correre un miglio nel tempo di 3 minuti, 59 secondi e 4 decimi. Ciò che rese leggendaria l’impresa fu il fatto che nel mondo dell’atletica leggera dell’epoca era convinzione comune che scendere sotto i quattro minuti per correre il miglio fosse umanamente impossibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa <strong>credenza collettiva</strong> risaliva alla prima metà dell’Ottocento un grande luminare dell’epoca, scrisse, in un studio relativo alle capacità cardiache, che portato a superare quel limite, il cuore sarebbe esploso all’interno della cavità toracica.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre un secolo dopo tutto il mondo sportivo credeva assolutamente impossibile fare ciò che Roger Bannister invece realizzò.</p>
<blockquote><p><em>La gente spesso definisce impossibili cose che semplicemente non ha mai visto.<br />
</em>Citazione dal film &#8220;Al di là dei sogni&#8221;</p></blockquote>
<p>La parte più straordinaria della storia è però ciò che accadde subito dopo l’impresa di Bannister: l’anno successivo <strong>più di trentacinque atleti</strong> corsero il miglio al di sotto dei quattro minuti, e nell’arco di tre anni ci riuscirono in oltre trecento.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che per secoli era stato impossibile a milioni di atleti era diventato improvvisamente alla portata di tutti.</p>
<blockquote><p><em>Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa</em>.<br />
Albert Einstein</p></blockquote>
<p>Quando qualcuno dimostrò che ottenere quel risultato <strong>era possibile</strong>, cambiando il sistema di credenze di migliaia di mezzofondisti, molti di questi riuscirono improvvisamente a realizzarlo.<br />
<strong>Credere che si potesse fare</strong> aveva improvvisamente fornito loro un accesso a <strong>risorse fisiche e mentali</strong> fino a quel momento inutilizzate, il cosiddetto potenziale latente.</p>
<p style="text-align: justify;">E così a Tokyo 2020 la vittoria di Gianmarco Tamberi e il modo in cui è arrivata, ha innescato un <strong>circolo virtuoso</strong>.<br />
Come in una staffetta dove, al posto del testimone, ci si passa la consapevolezza di potercela fare.</p>
<p style="text-align: justify;">Vanessa Ferrari l’ha chiamata magia ma c’è una spiegazione a tutto questo molto più logica e razionale, si chiama <strong>ciclo del successo</strong>. Si parte del presupposto che quando una persona ha una forte <strong>convinzione</strong> farà di tutto per confermarla.</p>
<p style="text-align: justify;">Essere persuasi di poter arrivare a ottenere qualcosa spinge la mente umana a cercare quante più <strong>risorse</strong> possibili per realizzarla. Maggiori sono le risorse che troviamo e su cui investiamo, e più saranno le <strong>azioni</strong> che potremo compiere per raggiungere ciò in cui crediamo. Le azioni determinano i <strong>risultati</strong> che ottieni e i tuoi risultati danno forma e rafforzano le tue convinzioni.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-6848 size-transvision-home-hero" src="http://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/ciclo-del-successo-800x800.png" alt="" width="800" height="800" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/ciclo-del-successo-800x800.png 800w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/ciclo-del-successo-300x300.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/ciclo-del-successo-1024x1024.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/ciclo-del-successo-150x150.png 150w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/ciclo-del-successo-768x768.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/ciclo-del-successo-360x360.png 360w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/ciclo-del-successo-900x900.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/ciclo-del-successo-540x540.png 540w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/ciclo-del-successo.png 1080w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p><strong>Dunque è sufficiente credere in qualcosa per ottenerla?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Assolutamente no! E diffidate di chi vi dice il contrario.<br />
Non è sufficiente pensare di essere in grado di fare una cosa per portarla a termine con successo, ma è comunque una condizione necessaria.<br />
Per poter guidare un’auto dobbiamo metterla in moto, essere convinti di potercela fare è come girare la chiave e avviare il motore.</p>
<p><a href="https://calendly.com/alepuggionicoach"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6859" src="http://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1.png" alt="" width="1400" height="425" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1.png 1400w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/08/SPORT-COACHING-1-540x164.png 540w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></a></p>
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		<title>Perché si parla tanto di salute mentale degli atleti</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/mental-coaching-sportivo/perche-si-parla-tanto-di-salute-mentale-degli-atleti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Aug 2021 10:59:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mental Coaching Sportivo]]></category>
		<category><![CDATA[Sport Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Marcell Jacobs]]></category>
		<category><![CDATA[Naomi Osaka]]></category>
		<category><![CDATA[Olimpiadi]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[Simone Biles]]></category>
		<category><![CDATA[Tokio 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si sono da poco conclusi i Giochi Olimpici di Tokyo 2020. Un’edizione storica per l’Italia, per aver conquistato il numero record di medaglie, ma soprattutto per alcune straordinarie imprese, tra cui la vittoria di Marcell Jacobs nel 100 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.alessandrapuggioni.it/mental-coaching-sportivo/perche-si-parla-tanto-di-salute-mentale-degli-atleti/">Perché si parla tanto di salute mentale degli atleti</a> proviene da <a href="https://www.alessandrapuggioni.it">Alessandra Puggioni</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Si sono da poco conclusi i <strong>Giochi Olimpici di Tokyo 2020</strong>. Un’edizione storica per l’Italia, per aver conquistato il numero record di medaglie, ma soprattutto per alcune straordinarie imprese, tra cui la vittoria di <strong>Marcell Jacobs</strong> nel 100 metri di atletica e quella della staffetta 4&#215;100 composta dallo stesso Jacobs, da <strong>Filippo Tortu</strong>, <strong>Lorenzo Patta</strong> e <strong>Eseosa Desalu</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma questa è stata anche l’olimpiade in cui si è parlato tanto di salute e <strong>preparazione mentale</strong> degli atleti.<br />
A partire da <strong>Simone Biles</strong>, campionessa americana di ginnastica, che al suo esordio nella gara del volteggio si ritira dopo il primo salto, dichiarando successivamente:</p>
<blockquote><p>Devo concentrarmi sul mio stato mentale e non mettere a repentaglio la mia salute e il mio benessere. Non appena salgo in pedana siamo solo io e la mia testa e li ci sono demoni con cui devo confrontarmi.</p></blockquote>
<p>Qualche giorno prima dell’inizio delle olimpiadi la ginnasta americana aveva scritto sul suo profilo Instagram di <strong>sentire il peso del mondo sulle spalle.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">C’è poi <strong>Naomi Osaka</strong> tennista giapponese, numero due del ranking, che già qualche mese fa decise di ritirarsi dal <strong>Roland Garros</strong> per prendersi cura della propria salute mentale. Alle Olimpiadi nel suo paese di origine non ha voluto rinunciare, è stata anche la tedofora che ha acceso la fiamma, ma l’atleta non è riuscita ad andare oltre gli ottavi, perdendo dalla numero 42 del ranking e mostrando ancora grosse difficoltà a <strong>livello emotivo e mentale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Che si tratti di un campione che gareggia ad alti livelli o un amatore che vuole migliorare le proprie prestazioni, è ormai evidente come la componente mentale non possa più essere trascurata e che il solo allenamento fisico, tecnico e tattico non sia più sufficiente.</p>
<p><strong>Ma su cosa lavora un Mental Coach con un atleta?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo dal presupposto che <strong>un atleta è un essere umano</strong>, ed è sulla persona che bisogna lavorare per liberare il potenziale dell’atleta. E’ proprio il caso di Marcell Jacobs che da circa un anno lavora con una Mental Coach che lo ha aiutato a liberarsi di alcuni <strong>blocchi</strong> che gli impedivano di esprimersi al suo massimo.<br />
Il lavoro del coach <strong>è un lavoro a togliere</strong>, ridurre le interferenze interne quali paure, pensieri negativi, ansia, convinzioni limitanti, insicurezza. Una volta rimossi questi ostacoli le <strong>potenzialità</strong> dell’atleta trovano un terreno fertile nelle quali essere allenate e migliorate.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche <strong>Luigi Busà</strong>, medaglia d’oro a Tokyo nella specialità Kumite del <strong>Karate</strong>, ha dichiarato di essersi preparato all’Olimpiade lavorando con un Mental Coach.</p>
<blockquote><p>Sto lavorando molto a livello mentale. Ho un Mental Coach che mi segue e stiamo lavorando su come approcciare al meglio questa avventura.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;<strong>approccio mentale</strong> ad un appuntamento sportivo è quindi di primaria importanza e in molti casi, a causa di blocchi e insicurezze, atleti al top della forma falliscono un obiettivo inseguito da anni; allo stesso tempo atleti con caratteristiche e doti fisiche inferiori riescono a primeggiare, sfruttando lo <strong>stato mentale positivo</strong> e libero da tensioni. Una tensione mentale, infatti, si ripercuote sempre sul corpo. <strong>Se la mente è inquieta il corpo è rigido</strong> e difficilmente porterà a una buona prestazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Se a livello professionistico la figura del Mental Coach è ormai comunemente inserita tra i membri di uno staff, non dobbiamo pensare che il Coaching Sportivo sia ad esclusivo appannaggio di chi gareggia ad altissimi livelli. <strong>Ad ogni livello</strong> si può lavorare sull’aspetto mentale ed <strong>emotivo</strong> per ottenere il massimo dalle proprie prestazioni. Per questo è importante che già a <strong>livello giovanile</strong> si aiutino i ragazzi in questo senso, lavorando per esempio sul <strong>riconoscimento e la gestione delle emozioni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Di recente ho lavorato con una giovanissima ginnasta che si stava approcciando ad un cambio di categoria e stava manifestando alcuni blocchi e delle paure. Ho lavorato con lei sul riconoscimento e la <strong>comprensione della paura</strong> e un giorno durante una sessione mi ha raccontato che era riuscita finalmente a realizzare un elemento che la spaventava molto.<br />
Quando le ho chiesto come c’era riuscita mi ha detto portandosi le mani al cuore:</p>
<blockquote><p>Ho preso la paura, l’ho appallottolata e l’ho lanciata lontano.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">I bambini hanno una straordinaria <strong>creatività</strong> e capacità di trovare le proprie soluzioni se stimolati e supportati.<br />
Un lavoro di questo tipo può aiutare ad evitare di arrivare a <strong>punti di rottura</strong> come quelli sopra citati, permettendo inoltre di affrontare delle tematiche che si riveleranno utili non solo in ambito sportivo ma in tutte le aree della propria vita.</p>
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		<title>Come Gianmarco Pozzecco è riuscito a tirare fuori il meglio dai propri giocatori</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/sport-coaching/come-gianmarco-pozzecco-e-riuscito-tirare-fuori-il-meglio-dai-propri-giocatori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Apr 2019 14:11:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Mental Coaching Sportivo]]></category>
		<category><![CDATA[Sport Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Dinamo Sassari]]></category>
		<category><![CDATA[Gianmarco Pozzecco]]></category>
		<category><![CDATA[leadership]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Devi avere piena fiducia nei tuoi giocatori, perché se non hai fiducia in loro se ne accorgono e le prestazioni calano. Aver fiducia vuol dire essere ottimista, essere convinto che raggiungeranno tutti i loro obiettivi. Ho visto alcuni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">“<em>Devi avere piena fiducia nei tuoi giocatori, perché se non hai fiducia in loro se ne accorgono e le prestazioni calano. Aver fiducia vuol dire essere ottimista, essere convinto che raggiungeranno tutti i loro obiettivi.<br />
Ho visto alcuni allenatori eccezionali fallire per questa precisa ragione, non riuscivano a riporre completa fiducia nei giocatori. E i giocatori se ne rendevano conto.”<br />
</em><strong>ARSÈNE WENGER</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1974, <strong>TIM GALLWEY</strong>, ex capitano del Tennis Team di Harvard, coach e discepolo del guru <strong>MAHARAJ JI</strong>, pubblica il libro <em>“Il gioco interiore nel Tennis”.</em><br />
Quella di Gallwey fu una piccola rivoluzione, il suo libro infatti non parlava di tecnica o di tattica, ma si basava sulla constatazione che in ogni match di fatto si giocano due partite: una esterna e una interna. Nella prima si sfida il rivale, mentre la seconda ha luogo nella testa del giocatore e gli avversari sono le paure, i dubbi, le insicurezze e il conseguente calo di concentrazione. Secondo Gallwey il segreto dietro ad una eccellente prestazione da parte di un atleta si racchiude in una formula:</p>
<p><strong>PRESTAZIONE = POTENZIALE – INTERFERENZE<br />
</strong><br />
Dice Gallwey :</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>l’atleta riesce ad esprimere la sua performance ottimale quando riduce al minimo gli ostacoli personali interni e sviluppa la fiducia nelle proprie capacità di apprendere in modo naturale dall&#8217;esperienza diretta.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il compito principale di un allenatore, in qualsiasi sport e a qualsiasi livello, è quello  di aiutare l’atleta a tirare fuori il proprio potenziale tecnico, atletico, umano, riducendo al minimo le interferenze sia interne che esterne.</p>
<p style="text-align: justify;">Per riuscire in questo compito non basta che l’allenatore abbia una buona competenza tecnica, non è sufficiente che “sappia fare” ma è fondamentale che “sappia essere” e cioè che possieda e utilizzi tutta una serie di capacità relazionali e comunicative che consentono di instaurare con l’atleta un rapporto di piena <strong>FIDUCIA</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è proprio questo che, per quello che ho potuto osservare in questi mesi, ha fatto <strong>GIANMARCO POZZECCO</strong> al suo arrivo alla Dinamo Sassari, ha costruito con i suoi giocatori relazioni basate sulla fiducia.</p>
<p>Fiducia dimostrata nelle parole, in pubblico durante le conferenze stampa, dove non ha mai mancato di elogiare i suoi giocatori, in particolare <strong>MARCO SPISSU</strong>, giovane playmaker sassarese. Fiducia dimostrata sul campo, dove il giocatore che commette un errore non viene punito o insultato, ma incoraggiato e sostenuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Come dice il grande <strong>JULIO VELASCO</strong>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>bisogna festeggiare anche gli errori nei tentativi, come con i bambini. Quando un bambino prova a dire una nuova parola e non ci riesce, viene festeggiato. Quando prova ad andare sul triciclo e cade, viene festeggiato. Perché ci sta provando. Perché ci sta mettendo tutto se stesso.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">E sopratutto perché un atleta che gioca con la paura di sbagliare non riuscirà mai ad esprimersi al meglio.</p>
<p>Secondo lo psicologo americano <strong>CARL ROGERS</strong>, affinché la persona possa esprimere tutte le proprie potenzialità, occorre che venga predisposto (in ambito sportivo da parte dell’allenatore) un clima facilitante, che si genera con la presenza di tre condizioni necessarie:</p>
<p style="text-align: justify;">Congruenza, accettazione incondizionata, ed empatia.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>CONGRUENZA</strong>, intesa anche come genuinità e autenticità, permette all&#8217;allenatore di essere credibile, agendo coerentemente nei propri pensieri e principi.</p>
<p style="text-align: justify;">La crescita della personalità di un atleta può essere facilitata e favorita nel momento in cui l’allenatore si comporta per quello che è veramente, cioè quando nel rapporto con l’atleta è autentico, senza presentare esternamente maschere o “facciate”. In altre parole, un allenatore si può definire autentico quando riflette apertamente i sentimenti, le sensazioni e le emozioni che fluiscono in lui in quel momento.</p>
<p style="text-align: justify;">Per <strong>ACCETTAZIONE INCONDIZIONATA</strong> si intende invece un atteggiamento improntato alla considerazione positiva dell’altro in quanto persona. Si esprime nella fiducia riposta nell’altro, quando l’allenatore dà valore all’atleta come persona.<br />
È un atteggiamento “caldo”, positivo e comprensivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo <strong>RAINER MARTENS</strong>, psicologo dello sport, l’<strong>EMPATIA</strong> è la qualità più importante, quella che distingue i migliori allenatori da altri meno efficaci ed è la capacità di assumere come proprio il punto di vista di un altro individuo, per capire come quella persona percepisce gli eventi e le emozioni.</p>
<p style="text-align: justify;">L’allenatore empatico capisce come l’atleta si sente. L’empatia fa comprendere all&#8217;allenatore gli interessi e i bisogni degli atleti, e una tale conoscenza può essere utilizzata per motivarli.</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso questo approccio l’allenatore aiuta il proprio atleta a sentirsi &#8220;empowered&#8221;, cioè capace di padroneggiare le situazioni, poiché si percepisce autoefficace, si sente in grado di scegliere comportamenti e strategie adeguati alle diverse situazioni e sente il desiderio di gestire i fattori che influenzano la sua prestazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo approccio l’ ho rivisto in Gianmarco Pozzecco, prototipo del <strong>LEADER</strong> moderno che deve saper essere, saper fare e saper far fare.</p>
<p style="text-align: justify;">L’effetto prodotto dai suoi atteggiamenti ha cambiato volto ad una squadra che con lui in panchina ha vinto 12 gare su 16, subisce meno punti dagli avversari e perde meno palloni rispetto al passato. Un cambiamento visibile non solo nelle statistiche ma anche nella cattiveria agonistica messa in campo, nelle facce dei giocatori, nella sicurezza con cui giocano e gestiscono i momenti difficili di un match, nella coesione e nello spirito di squadra.<br />
Lo vedi soprattutto dalla voglia di “sbattersi” in difesa, dove la componente mentale fa la differenza e che rappresenta lo spirito di sacrificio di squadra e dei singoli giocatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Com’è possibile che una squadra che aveva grossi problemi di tenuta mentale e di concentrazione in poche settimane si trasformi e riesca a mantenere la stessa attenzione e la stessa energia per 40 minuti?</p>
<p style="text-align: justify;">La fiducia è la chiave di tutto, la fiducia libera la mente dalle paure e permette di giocare con <strong>LEGGEREZZA</strong>… che, come scrive <strong>ITALO CALVINO</strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>non è superficialità, ma planare sulle cose dall&#8217;alto, non avere macigni sul cuore.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em><br />
</em>Niente macigni sul cuore e nella testa per la Dinamo di Pozzecco, solo la consapevolezza del proprio potenziale e il clima giusto per poterlo esprime al massimo.</p>
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		<title>Come ha fatto Cristiano Ronaldo a diventare il più forte di tutti</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/coaching/cristiano-ronaldo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Aug 2018 09:57:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Mental Coaching Sportivo]]></category>
		<category><![CDATA[Sport Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[cristiano ronaldo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il dizionario è l&#8217;unico posto dove “successo” viene prima di “sudore” Vince Lombardi Si potrebbe banalizzare riducendo tutto ad una questione di talento. E’ vero, madre natura è stata sicuramente generosa con Cristiano Ronaldo, ma se il portoghese è oggi il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>Il dizionario è l&#8217;unico posto dove</em><em> “successo” viene prima di “sudore”</em><br />
Vince Lombardi</p>
<p style="text-align: justify;">Si potrebbe banalizzare riducendo tutto ad una questione di <strong>talento</strong>. E’ vero, madre natura è stata sicuramente generosa con Cristiano Ronaldo, ma se il portoghese è oggi il miglior giocatore di tutti i tempi, lo deve solo a se stesso. <strong>Dedizione, disciplina, abitudini sane</strong>, sono questi i segreti del successo di Cristiano Ronaldo.</p>
<blockquote><p><em>“Ero magro e avevo pochissimi muscoli, così a undici anni presi una decisione: sapevo di avere talento, ma decisi che da quel momento mi sarei allenato più duramente di chiunque altro”.</em></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">E così è stato. I suoi allenatori più volte lo hanno trovato all’una di notte ad allenarsi da solo in palestra. Dopo l’allenamento, quando i compagni sono già sotto la doccia, lui resta in campo a provare le <strong>punizioni</strong>, risultato: nessuno ha segnato quanto il portoghese da palla inattiva negli ultimi anni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Carlo Ancelotti</strong>, suo allenatore a Madrid racconta: <em>«Cristiano si allenava sempre, era capace di rimanere fino alle tre del mattino a Valdebebas per curare il suo corpo con bagni ghiacciati, anche se Irina (l’ex fidanzata) lo aspettava a casa. Lui vuole solo essere il numero 1».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Allenamenti che lo hanno portato a sviluppare un corpo capace di <strong>performance</strong> straordinarie: è tra i cinque giocatori più <strong>veloci</strong> del mondo. Durante l’ultimo mondiale, nella partita contro la Spagna, ha raggiunto i 33,8 kmh. Mentre nella partita di <strong>Champions</strong> <strong>League</strong> contro la Juventus, per lo spettacolare gol in rovesciata, ha colpito la palla ad una altezza di 2,38 metri.</p>
<blockquote><p><em>“Puoi allenarti anche nella tua stanza poco prima di andare a dormire o appena svegliato. Se riesci a costruire una tua personale routine sarà molto più facile”.</em></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">E sono proprio le <strong>routine</strong>, le giuste <strong>abitudini</strong>, che hanno permesso a Ronaldo di raggiungere l’eccellenza. Abitudini che ha sviluppato non solo per gli allenamenti ma anche per <strong>l’alimentazione</strong> e il <strong>riposo</strong>:</p>
<blockquote><p><em>“Vado a letto presto e mi sveglio presto, specialmente i giorni delle partite. Un buon sonno aiuta a recuperare meglio”.</em></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Segue una <strong>dieta</strong> ricca di proteine, con tanti carboidrati integrali, frutta, verdura, evita cibi zuccherati e mangia spesso: sei piccoli pasti al giorno.</p>
<p>Tutto questo l’ha portato ad avere una <strong>massa grassa</strong> del 7%, (la media di un giocatore della sua età del 10/11%); la <strong>massa muscolare</strong> tocca il 50%, contro il 46% della maggioranza dei suoi colleghi. Dati che di solito sono rilevabili in un atleta di 23 anni.</p>
<blockquote><p><em>“La forza psicologia è importante esattamente come quella fisica. Nella mia testa sono il miglior giocatore del mondo. E lavoro sodo tutti i giorni con l’ambizione di essere il più forte&#8221;.</em></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Una <strong>disciplina</strong> ferrea, una <strong>dedizione</strong> fuori dal comune, un’<strong>ossessione</strong> per il lavoro figlia della sua <strong>fame</strong> di vittorie e della sua voglia di essere il <strong>migliore</strong>.<br />
<strong>Leonel Pontes</strong> era il suo tutore quando lui era un ragazzino, lo accompagnava agli allenamenti e a scuola e ricorda: <em>«Voleva vincere sempre, qualunque sport praticasse: ping-pong, tennis, biliardo, calcetto, freccette, atletica, uno contro uno, velocità. Penso che una delle cose che l’hanno fatto arrivare dov&#8217;è arrivato oggi sia proprio il modo in cui lavorava: sempre di più, sempre di più».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Cristiano Ronaldo è il più forte di tutti perché l’ha voluto più di tutti e ha costruito il suo <strong>successo</strong> attraverso una serie di abitudini portate avanti con una straordinaria forza di volontà. Un esempio di <strong>costanza</strong> e <strong>perseveranza</strong> che chiunque voglia raggiungere l’eccellenza (in qualsiasi campo) dovrebbe seguire.</p>
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		<title>Perchè i cambiamenti fanno così paura?</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/perche-cambiamenti-fanno-cosi-paura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 May 2017 15:26:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
		<category><![CDATA[Sport Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[abitudini]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Totti]]></category>
		<category><![CDATA[paura dei cambiamenti]]></category>
		<category><![CDATA[paura di cambiare]]></category>
		<category><![CDATA[Totti Day]]></category>
		<category><![CDATA[zona di comfort]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Ora scendo le scale, entro nello spogliatoio che mi ha accolto che ero un bambino e che lascio adesso che sono un uomo. Concedetemi un po&#8217; di paura. Questa volta sono io che ho bisogno di voi e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Ora scendo le scale, entro nello spogliatoio che mi ha accolto che ero un bambino e che lascio adesso che sono un uomo. <strong>Concedetemi un po&#8217; di paura.</strong> Questa volta sono io che ho bisogno di voi e del vostro calore.” </em></p>
<p>Con queste parole <strong>Francesco Totti</strong> si è congedato qualche giorno fa, dopo 25 anni, dalla sua <strong>Roma</strong> e forse per sempre dal calcio giocato. Con grande onestà e umiltà l’ex capitano giallorosso ha manifestato una delle paure più diffuse e comuni tra gli esseri umani: quella del <strong>cambiamento</strong>.</p>
<p>Da dove deriva questa paura?</p>
<p>Nasce dal nostro istinto di <strong>sopravvivenza</strong> che ci porta a provare costantemente un forte bisogno di <strong>certezze</strong>, di <strong>sicurezza</strong>.</p>
<p>E cosa c’è di più incerto del cambiamento?<br />
Conosciamo tutti il famoso proverbio<em>:“Chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel lascia ma non sa quel che trova”.</em></p>
<p>Quando affrontiamo una situazione nuova veniamo pervasi dal <strong>timore</strong> di perdere il <strong>controllo</strong>, tanto che il nostro cervello percepisce il cambiamento come una vera e propria situazione di <strong>pericolo</strong>, facendoci sentire confusi e a disagio.</p>
<p>Per questo ci creiamo le nostre <strong>“zone di comfort”</strong> e cioè quell’insieme di situazioni, azioni, luoghi, attività, abitudini, routine, che conosciamo bene e che riusciamo a padroneggiare senza provare disagio.</p>
<p>Vivere solo all’interno di queste zone comode significa però condannarsi a vivere in una <strong>prigione</strong>, all’interno di <strong>confini</strong> che impediscono di <strong>crescere</strong> e migliorare.<br />
In <strong>natura</strong> tutto ciò che smette di crescere muore, <strong>il cambiamento è quindi un processo assolutamente naturale e inevitabile del </strong><strong>ciclo di vita</strong><strong> delle creature.<br />
</strong>Lo sapeva bene <em><strong>Charles Darwin</strong></em><em> quando affermava </em><em>“Non sono i più forti della specie che sopravvivono, non i più intelligenti, ma coloro che si adattano meglio al cambiamento.”</em></p>
<p>Quello che è necessario fare per affrontare al meglio e superare questa paura è iniziare a dare una <strong>valenza positiva</strong>  a questa parola: evoluzione, crescita, progresso, innovazione, sono tutti sinonimi di cambiamento.</p>
<p>Ricorda, <em>“u</em><em>na nave</em> in <em>porto è al sicuro ma non è per questo che</em> le <em>navi sono state costruite.”</em></p>
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		<title>Trasforma i tuoi fallimenti in successi con due semplici mosse</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/trasforma-tuoi-fallimenti-successi-con-due-semplici-mosse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Jul 2016 08:01:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Counseling]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
		<category><![CDATA[Esercizi Pratici]]></category>
		<category><![CDATA[Mental Coaching Sportivo]]></category>
		<category><![CDATA[Sport Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[fallimenti]]></category>
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		<category><![CDATA[non esistono fallimenti]]></category>
		<category><![CDATA[paura del fallimento]]></category>
		<category><![CDATA[paura di fallire]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Ho fallito molte volte, ed è per questo che ho vinto tutto” Michael Jordan C’è una caratteristica che accomuna le persone che nella vita, in qualsiasi ambito, hanno successo ed è la capacità di affrontare e interpretare nel [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>“Ho fallito molte volte, ed è per questo che ho vinto tutto”<br />
</em><strong>Michael Jordan<em><br />
</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">C’è una caratteristica che accomuna le persone che nella vita, in qualsiasi ambito, hanno successo ed è la <strong>capacità di affrontare e interpretare nel modo giusto i fallimenti.</strong><br />
Quella di fallire è una delle <strong>paure</strong> più diffuse ed è anche uno dei motivi per i quali spesso le persone rinunciano ai propri sogni. La logica è <em>“non sogno perché se non si avvera rimango deluso”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’idea del fallimento fa così paura ed è così paralizzante perché è spesso associata alle <strong>emozioni</strong> che essa produce:  delusione, disagio, tristezza.<br />
Nella nostra cultura ci viene insegnato a sbarazzarci immediatamente di questo genere di emozioni che vengono per questo motivo erroneamente definite &#8220;negative&#8221;.<br />
Dico &#8220;erroneamente&#8221; perché in realtà ogni emozione svolge una sua funzione fondamentale nella vita  di ciascuno di noi. Anziché venire educati all’<strong>ascolto dell’emozione</strong> e del messaggio che essa porta con se, impariamo da subito ad impegnarci per sostituire il disagio con qualcosa di segno contrario.<br />
Come scrive<strong> Pietro Trabucchi</strong>, psicologo dello sport, nel suo libro<strong> &#8220;Perseverare è umano&#8221;</strong>: <em>“Stare con l’emozione spiacevole, accettarla, viene visto come una sconfitta, quando in realtà è vero il contrario”.</em></p>
<p><strong>I nostri errori, i fallimenti, le umiliazioni, le delusioni, non sono altro che dei passi necessari nel processo di apprendimento, di crescita e di miglioramento.</p>
<p></strong>Pensate a quante volte cadiamo da bambini prima di imparare a camminare o a quante volte sbagliamo nel pronunciare una parola prima di dirla correttamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Le persone di successo, i campioni, oltre ad avere una buona capacità di gestire e superare la delusione e il disagio, riescono anche a concentrarsi sugli aspetti positivi che ogni fallimento porta in se. In ogni fallimento ci sono delle informazioni importanti da capire e apprendere, in ogni fallimento c’è una lezione da imparare.</p>
<p>Se vuoi affrontare al meglio un fallimento e utilizzarlo come una leva per arrivare al successo, devi dunque:</p>
<ul>
<li><strong>Imparare a stare con le emozioni</strong> che ne derivano anziché ribellarti o provare a scacciarle.<br />
Emozioni come disagio e delusione svaniscono molto più in fretta accettandole piuttosto che lottando contro di esse.</li>
<li><strong>Scopri qual è la lezione da imparare.</strong><br />
Di fronte ad un fallimento chiedi sempre:<br />
<em>“Cosa posso imparare?” </em><br />
<em>“Cosa posso fare di diverso e meglio la prossima volta”?</em></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"> Allenati ad introdurre nella tua vita questo <em>nuovo atteggiamento</em> e approccio e vedrai che ogni fallimento sarò un passo verso  la tua scalata al successo</p>
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