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	<title>Counseling Archivi - Alessandra Puggioni</title>
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	<description>Mental Coach, Counselor, Formatore</description>
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		<title>Coaching e Counseling: differenze e analogie</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2021 09:24:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Counseling]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una delle domande che mi rivolgono più spesso i clienti e le persone incuriosite dal mio lavoro, è quali siano le principali differenze tra Coaching e Counseling. Proviamo a fare un po’ di chiarezza, vedendo nello specifico differenze [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una delle domande che mi rivolgono più spesso i clienti e le persone incuriosite dal mio lavoro, è quali siano le principali differenze tra Coaching e Counseling. Proviamo a fare un po’ di chiarezza, vedendo nello specifico differenze e analogie tra queste due discipline e con altre professioni come quella dello Psicologo e dello Psicoterapeuta.</p>
<p><strong>IL COUNSELING<br />
</strong>Secondo la definizione fornita da <strong>AssoCounseling</strong> (associazione professionale di categoria): <em>“Il counseling professionale è un&#8217;attività il cui obiettivo è il miglioramento della qualità di vita del cliente, sostenendo i suoi punti di forza e le sue capacità di autodeterminazione.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>counselor</strong> è un professionista in grado di favorire <strong>processi auto-esplorativi</strong> che aiutano i clienti ad elaborare e realizzare cambiamenti e azioni in grado di migliorare aspetti della loro vita. I percorsi di counseling hanno l’obiettivo di agevolare negli individui e/o nei gruppi un maggiore contatto con i propri <strong>bisogni, desideri, aspirazioni</strong>, potenzialità per interpretare in modo autentico e vitale il concetto di benessere nella società complessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Counseling interviene laddove il bisogno è <strong>ascoltarsi</strong>, prendere contatto con le proprie emozioni, cercare di identificare  un obiettivo, fare chiarezza sulla propria situazione attuale, ricevere sostegno in un momento di difficoltà e o disagio.<br />
Lo scopo del Counseling è dare al cliente l’opportunità di <strong>esplorare</strong> e riconoscere i propri schemi d’azione e di pensiero e aumentare il livello di <strong>consapevolezza</strong>, in modo da individuare le proprie risorse e utilizzarle per raggiungere un maggiore <strong>benessere</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Counseling è per chi ha voglia di fare un <strong>percorso alla scoperta di se stesso</strong>, per chi sta vivendo un momento di confusione e vuole fare chiarezza sulla direzione da dare alla propria vita. Si può per esempio scegliere di rivolgersi ad un Counselor per capire il corso di studi o il lavoro più adatto, per migliorare la comunicazione con gli altri o per imparare a riconoscere e a gestire al meglio le proprie <strong>emozioni</strong>, per superare momenti di difficoltà o disagio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Counseling è un’attività <strong>professionale</strong> <strong>non sanitaria</strong> che opera in ambito <strong>socio-culturale</strong>, <strong>non</strong> è una forma di terapia (medica o psicologica) né di sostegno psicologico.</p>
<p><a href="http://www.alessandrapuggioni.it/contatti/"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6889" src="http://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH.png" alt="" width="1400" height="425" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH.png 1400w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-540x164.png 540w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></a><strong>IL COACHING<br />
</strong><strong>L’ICF</strong> (International Coach Federation) definisce il <strong>coaching</strong> come <em>“una <strong>partnership con i clienti</strong> che, attraverso un processo creativo, stimola la riflessione, ispirandoli a massimizzare il proprio potenziale personale e professionale.”</em><em><br />
</em><br />
Si tratta una metodologia di sviluppo personale che si focalizza su <strong>prestazioni e risultati</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ruolo del coach è quello di <strong>facilitare</strong> il processo di apprendimento e di elaborazione di tecniche e strategie di azione che permettono al cliente di migliorare sia le <strong>performance</strong> che la qualità della propria vita. Il <strong>coaching agevola la </strong><strong>sperimentazione</strong><strong> di nuove prospettive e opportunità personali</strong>, l’accrescimento nelle capacità di pensiero e nella presa di decisioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Venendo alle <strong>analogie</strong>, entrambi sono metodi di <strong>sostegno e sviluppo dell’essere</strong> umano e <strong>non</strong> modelli terapeutici. Entrambi, quindi, condividono una <strong>visione ottimistica della natura umana</strong>, delle capacità dell’individuo di superare gli ostacoli che lo hanno frenato, di recuperare talenti che aveva soffocato, di correggere schemi di comportamento e di pensiero autolimitanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cliente, per entrambi, è il vero protagonista dell’incontro:  <strong>la centratura sul cliente</strong> rende entrambi i metodi molto adatti ad  essere svolti in una relazione <em>“uno a uno”</em>, dove cioè il professionista segue un singolo cliente. Sono però frequenti anche interventi in <strong>contesti di gruppo</strong>, su tematiche specifiche.</p>
<p style="text-align: justify;">La realizzazione di un <strong>contesto sicuro e degno di fiducia</strong> è un fattore fondamentale. Entrambi i metodi aiutano a sviluppare <strong>competenze trasversali</strong>, che la persona potrà utilizzare nell’ambito della propria vita personale o professionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Sia il Counselor che il Coach sono legati da un <strong>contratto</strong> che stabilisce gli obiettivi che si vogliono raggiungere e che vengono verificati lungo il percorso, che tende ad essere relativamente breve.</p>
<p><strong>L&#8217;INTEGRAZIONE DELLE DUE DISCIPLINE<br />
</strong>Nel mio lavoro con i clienti trovo molto utile l’utilizzo di un <strong>approccio che integra le due metodologie</strong>, secondo <strong>Giuseppe Colaleo</strong> (Dottore in filosofia, Counselor in Psicosintesi e Docente della Scuola C.R.E.A.) infatti: <em>“L&#8217;integrazione tra Counseling e Coaching non solo è possibile, ma è raccomandabile, affinché il professionista dell’aiuto sia completo e doppiamente competente.</em></p>
<p><em>E ci sono momenti all’interno del percorso di aiuto, specialmente nelle fasi iniziali, in cui è importante fare Counseling ed esercitare abilità di Counseling. Mentre è importante, in fasi più avanzate del percorso e incentrate sull’azione e sulla scelta, saper esercitare, nel rispetto dell’altro e della sua libertà, abilità di Coaching. Due professionalità, un professionista dell’aiuto.”</em></p>
<p><strong>PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA<br />
</strong>Infine un cenno rispetto alle differenze con le professioni dello <strong>Psicologo</strong> e dello <strong>Psicoterapeuta</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo <strong>Psicologo</strong> si occupa di <strong>sostegno psicologico</strong> a persone in difficoltà che però non necessitano di terapia. Si occupa di prevenzione del disagio, di fare diagnosi e test.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo <strong>Psicoterapeuta</strong> è l’unica figura che può fare terapia, aiutando la persona a superare momenti di intensa sofferenza  per i quali il sostegno psicologico non è sufficiente: disturbi nevrotici, traumi importanti, problemi di ansia e depressione, blocchi emotivi molto forti. La psicoterapia mira a <strong>ristrutturare la personalità del paziente</strong> e può durare a lungo, anche anni.</p>
<p><a href="http://www.alessandrapuggioni.it/contatti/"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6889" src="http://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH.png" alt="" width="1400" height="425" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH.png 1400w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-540x164.png 540w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></a></p>
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		<title>I benefici del fallimento: perché non devi avere paura di fallire</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/benessere/i-benefici-del-fallimento-perche-non-devi-avere-paura-di-fallire/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Mar 2021 09:52:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Coaching]]></category>
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		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
		<category><![CDATA[fallimento]]></category>
		<category><![CDATA[paura del fallimento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando un bambino prova a muovere i primi passi e cade (un bambino cade mediamente duemila volte prima di riuscire a camminare) o prova a pronunciare una parola e sbaglia, viene comunque incoraggiato a riprovare. Sappiamo tutti che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quando un bambino prova a muovere i primi passi e <strong>cade</strong> (un bambino cade mediamente duemila volte prima di riuscire a camminare) o prova a pronunciare una parola e <strong>sbaglia</strong>, viene comunque incoraggiato a riprovare. Sappiamo tutti che quegli errori sono delle tappe fondamentali del processo di <strong>crescita</strong>.<br />
Con il tempo però questo atteggiamento costruttivo nei confronti dell’errore si perde.<br />
A <strong>scuola</strong> il bambino comincia a vedere sottolineati in rosso i propri errori, il <strong>rimprovero</strong> si sostituisce all’incoraggiamento e l’errore comincia ad essere associato alla <strong>vergogna</strong> e all’umiliazione.</p>
<p style="text-align: justify;">È per non provare più queste spiacevoli sensazioni che rifuggiamo l’errore e viviamo <strong>nella paura di sbagliare</strong> e di fallire.<br />
Paura che porta molte persone a rinunciare ai propri <strong>sogni</strong> o ai propri obiettivi: preferisco rinunciare piuttosto che fare e rischiare di sbagliare, fallire e stare male.</p>
<p><a href="http://www.alessandrapuggioni.it/contatti/"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6894" src="http://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI.png" alt="" width="1400" height="425" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI.png 1400w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-540x164.png 540w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></a></p>
<h2>I benefici del fallimento</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>J. K. Rowling</strong>, scrittrice inglese di fama mondiale, autrice della saga di <strong>Harry Potter</strong>, fu chiamata nel 2008 dall’università di <strong>Harvard</strong> a pronunciare un discorso durante la cerimonia di laurea.<br />
La Rowling dedicò una parte del suo discorso proprio ai <strong>benefici del fallimento</strong>, raccontano le difficoltà che ha dovuto affrontare prima di diventare una scrittrice affermata.</p>
<blockquote><p><em>[…]  fallire ha voluto dire spogliarsi dell’inessenziale. Ho smesso di fingere di essere qualcos’altro se non me stessa e ho iniziato a indirizzare tutte le mie energie verso la conclusione dell’unico lavoro che per me aveva importanza. […] Fallire mi ha dato una sicurezza interiore che mai avevo raggiunto superando gli esami. Fallendo ho imparato cose su me stessa che non avrei mai imparato in un altro modo. Ho scoperto che ho una volontà forte, e più disciplina di quanto avessi pensato; ho anche scoperto che avevo amici veramente inestimabili. […] È impossibile vivere senza fallire in qualcosa, a meno che non viviate in modo così prudente da non vivere del tutto – in quel caso, avrete fallito in partenza.</em></p></blockquote>
<h2>Un’opportunità per conoscersi, imparare e trovare nuove soluzioni</h2>
<p style="text-align: justify;">È attraverso il fallimento che possiamo portare avanti il fondamentale processo di <strong>autoconsapevolezza</strong>, scoprendo i nostri limiti e le nostre potenzialità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fallimento ci spoglia delle nostre corazze, ci mette a nudo, ci rende <strong>vulnerabili</strong>, permettendoci di guardarci dentro senza filtri e difese.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il filosofo francese <strong>Charles Pépin</strong>, autore del libro <strong><em>“Il magico potere del fallimento”</em></strong>, fallire è un modo per <strong>imparare</strong> più rapidamente, per mettere alla prova la nostra volontà, il nostro carattere, e ci dà la possibilità di riflettere su noi stessi per <strong>reinventarci</strong>.<br />
Inoltre, sostiene Pépin, fallire ci consente di mettere alla prova i nostri <strong>desideri</strong> per capirne l’importanza: insistere a perseguire i propri sogni, anche a dopo molte  <strong>sconfitte</strong>, significa che l’obiettivo è davvero importante, è davvero ciò che vogliamo a qualunque costo.</p>
<p style="text-align: justify;">Fallire non vuol dire mancare i propri obiettivi, bensì <strong>trovare un’altra strada</strong> per raggiungerli.<br />
L’importanza del fallimento è evidente anche sotto questo aspetto. Nel momento in cui ci rendiamo conto che una via non va bene, e non è adatta a noi, la <strong>cambiamo</strong> per individuarne una migliore.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quale ragione non siamo in grado di arrivare a un traguardo? La meta in questione è inaccessibile, o semplicemente la nostra aspirazione non è poi così forte? Una simile <strong>riflessione</strong> ci serve per elaborare nuove destinazioni.</p>
<h2>Un problema culturale</h2>
<p style="text-align: justify;">Non riconoscere che il fallimento possa essere un momento di crescita è in primis una questione culturale. <strong>L’approccio americano</strong>, per esempio, è molto diverso e può essere riassunto con il pensiero di <strong>Jeff Bezos</strong>, fondatore e presidente di <strong>Amazon</strong>:</p>
<blockquote><p><em>“Il fallimento e l’innovazione sono gemelli inseparabili. Per innovare bisogna sperimentare e se si sa in anticipo che le cose andranno bene non è una vera sperimentazione”.</em></p></blockquote>
<p><span style="color: #445761;">In <strong>Italia</strong> non esiste la <strong>cultura della sconfitta</strong>, lo vediamo quotidianamente nel mondo dello sport, dove la vittoria sembra essere l&#8217;unico parametro per misurare il successo o l&#8217;insuccesso di una atleta o di una squadra. Allo stesso modo nella scuola o nel mondo del lavoro si viene considerati persone di successo solo grazie ai bei voti o ai titoli.</span></p>
<h2>Come imparare ad accettare il fallimento</h2>
<ol>
<li style="text-align: justify;">Per imparare ad accettare il fallimento è necessario innanzitutto sviluppare una buona tolleranza alla <strong>frustrazione</strong>, imparando a stare e ad accogliere le emozioni spiacevoli, senza sfuggirle o negarle, sviluppando quella che la psicologa americana <a href="http://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/agilita-emotiva-come-utilizzare-al-meglio-pensieri-ed-emozioni/"><strong>Susan David chiama <em>“Agilità Emotiva</em></strong>.</a></li>
<li><strong><a href="http://www.alessandrapuggioni.it/counseling/gratificazione-differita-cose-e-perche-dovresti-allenarla/">Abbandonando l’idea del</a> tutto e subito</strong><strong style="text-align: justify;">, </strong>comprendendo che la realizzazione dei nostri sogni e la soddisfazione dei bisogni non è qualcosa di automatico ma richiede <strong>tempo, impegno e fatica.</strong></li>
<li>
<p style="text-align: justify;">Non sentirsi all’altezza delle aspettative, avere paura di deludere gli altri o del loro giudizio, sono sintomi di <strong>bassa autostima</strong>. Per imparare ad accettare errori e fallimenti è fondamentale lavorare per accettare sé stessi, le proprie debolezze e fragilità. Un persona con una sana autostima è capace di mantenere un certo <strong>equilibrio</strong> di fronte a successi, fallimenti, approvazioni o critiche.</p>
</li>
<li>
<p style="text-align: justify;">Imparando a “leggere” l’errore o la sconfitta nella maniera corretta, ritrovando quella purezza e quella <strong>leggerezza</strong> del bambino che cade migliaia di volte prima di imparare a camminare. Analizzando il fallimento per trasformarlo in una <strong>preziosa lezione</strong>.</p>
</li>
</ol>
<p><a href="http://www.alessandrapuggioni.it/contatti/"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6894" src="http://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI.png" alt="" width="1400" height="425" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI.png 1400w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/03/BANNER-FALLIMENTI-540x164.png 540w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.alessandrapuggioni.it/benessere/i-benefici-del-fallimento-perche-non-devi-avere-paura-di-fallire/">I benefici del fallimento: perché non devi avere paura di fallire</a> proviene da <a href="https://www.alessandrapuggioni.it">Alessandra Puggioni</a>.</p>
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		<title>Gratificazione differita, cos&#8217;è e perché dovresti allenarla</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/counseling/gratificazione-differita-cose-e-perche-dovresti-allenarla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Jan 2021 09:46:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
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		<category><![CDATA[tollerare la frustazione]]></category>
		<category><![CDATA[Walter Mischel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quella della gratificazione differita è un’abilità poco conosciuta, molto sottovalutata, che merita invece una grande attenzione. Da neonati e nella prima infanzia, agiamo secondo il cosiddetto principio di piacere: quello che spinge a pretendere una soddisfazione immediata dei [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.alessandrapuggioni.it/counseling/gratificazione-differita-cose-e-perche-dovresti-allenarla/">Gratificazione differita, cos&#8217;è e perché dovresti allenarla</a> proviene da <a href="https://www.alessandrapuggioni.it">Alessandra Puggioni</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quella della <strong>gratificazione differita</strong> è un’abilità poco conosciuta, molto sottovalutata, che merita invece una grande attenzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Da neonati e nella prima infanzia, agiamo secondo il cosiddetto <strong>principio di piacere</strong>: quello che spinge a pretendere una soddisfazione immediata dei propri desideri, senza alcuna fatica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bambino piccolo che avverte un <strong>bisogno</strong> (mangiare, dormire, essere coccolato, etc.), piange, strilla, si agita se non viene istantaneamente accontentato. La sua mente non è ancora in grado di concepire l’<strong>attesa</strong> per vedere il bisogno soddisfatto.<br />
Gradualmente, con la crescita, dovremmo però imparare che gli obiettivi desiderati non vengono raggiunti in modo magico o casuale, ma che bisogna faticare ed impegnarsi per conseguirli.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <em>principio del piacere</em>, che come detto spinge a pretendere una soddisfazione immediata dei propri desideri, dovrebbe lasciare il passo al <strong>principio di realtà</strong>, che insegna appunto a differire la gratificazione, ad attendere il momento e a <strong>costruire le condizioni</strong> perché il bisogno trovi una risposta.<br />
Il raggiungimento di questa consapevolezza non è però scontato.<br />
Sempre più spesso questo passaggio non avviene e continuiamo a vivere con l’idea del tutto e subito (e senza fatica), incapaci di tollerare la frustrazione quando questo non avviene.</p>
<h2>L’esperimento di Walter Mischel</h2>
<p>Una delle ricerche più famose, in merito alla gratificazione differita, è quella di <strong>Walter Mischel</strong>: psicologo all’Università di Stanford, nel 1972 condusse un piccolo e semplice <strong>esperimento</strong> su un gruppo di bambini.</p>
<p style="text-align: justify;">I partecipanti, la cui età media era di 4 anni, venivano portati in una stanza, su un tavolo c’era un piatto con un <strong>marshmallow</strong>, una caramella gommosa molto gustosa. La persona che accompagnava il bambino nella stanza lo lasciava dicendo: <em>”Ora io esco e vado a fare una telefonata, se quando tornerò il marshmallow sarà ancora qui, se non l’avrai mangiato, ne potrai avere un altro”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’obiettivo di Mischel era proprio quello di studiare come la gratificazione differita avrebbe impattato sulla vita futura dei piccoli partecipanti.<br />
<strong>Solo un terzo dei bimbi resistette alla tentazione</strong> di mangiare subito la caramella ed ebbe in premio un secondo dolcetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che interessava maggiormente allo psicologo americano era però il risultato dei test di controllo che sono stati svolti anni dopo, risultati che furono sorprendenti!</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo test di controllo venne effettuato circa <strong>15 anni dopo</strong>.  Furono somministrati ai <strong>genitori</strong> e agli insegnanti dei bambini dei questionari. Ai primi si chiedeva di valutare alcuni comportamenti ed atteggiamenti dei figli, confrontandoli con quelli di amici e compagni di scuola della stessa età; agli <strong>insegnanti</strong> invece si chiedeva di valutarne le abilità sociali e cognitive all’interno del contesto scolastico.</p>
<p style="text-align: justify;">I bambini che avevano atteso per avere una seconda caramella, che avevano cioè differito la gratificazione, venivano descritti come degli adolescenti con maggiore <strong>autocontrollo</strong> nelle situazioni frustranti, meno inclini alle tentazioni e con maggiori capacità di <strong>concentrazione</strong>.<br />
Mostravano inoltre un comportamento più maturo ed erano considerati più intelligenti e <strong>sicuri di sé</strong>; infine, quando si ponevano un obiettivo era più probabile che riuscissero a raggiungerlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un ulteriore test di controllo venne fatto quando i ragazzi avevano raggiunto i <strong>25-30 anni</strong>.<br />
Coloro che avevano aspettato di più la gratificazione nel test avevano conseguito i traguardi accademici più alti, erano stati capaci di realizzare <strong>obiettivi</strong> a lungo termine, facevano un uso minore di droghe e avevano un indice di massa corporea più basso.<br />
La caratteristica più importante rilevata nel campione in questione era la <strong>resilienza</strong>: avevano cioè una maggiore capacità di far fronte ad eventi negativi e di adattamento; avevano inoltre delle relazioni positive e soddisfacenti.</p>
<p><a href="http://www.alessandrapuggioni.it/contatti/"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6889" src="http://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH.png" alt="" width="1400" height="425" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH.png 1400w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2021/04/COACH-540x164.png 540w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></a></p>
<h2>Le “tecniche di resistenza interiore” di Pietro Trabucchi</h2>
<p>Un altro punto di riferimento nell’ambito degli studi sulla gratificazione differita è rappresentato dalle ricerche di <strong>Pietro Trabucchi</strong>: psicologo, docente all’Università di Verona, mental coach di molti ultra atleti e autore di diversi libri sulla resilienza.</p>
<p>Così come Mischel anche Trabucchi ritiene che la capacità di differire la gratificazione sia una componente fondamentale per sviluppare resilienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma lo psicologo lancia l’allarme: i giovani, le nuove generazioni, sono totalmente incapaci di tolleranza alla <strong>frustrazione</strong>, di sopportare cioè la delusione e il disagio che si prova quando un bisogno non viene soddisfatto. Ma, aggiunge Trabucchi, non per colpa loro.</p>
<p>La responsabilità principale è della <strong>società</strong> in cui sono nati e stanno crescendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino ad una ventina di anni fa infatti, la vita di tutti i giorni permetteva di ritrovarsi e sperimentare situazioni in cui si era costretti ad attendere per vedere un proprio bisogno o un proprio desiderio realizzato.<br />
Per esempio si doveva attendere giorni o settimane per poter vedere le foto che si erano scattate, perché il rullino doveva essere sviluppato e le foto stampate.<br />
Per ascoltare la propria canzone preferita bisognava aspettare che la passassero in radio.<br />
Spesso per togliersi un dubbio o trovare una risposta, si doveva andare in biblioteca per fare delle ricerche.<br />
Certi prodotti o certi cibi non erano reperibili nell’immediato…e così via.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi viviamo nella società del <strong>benessere</strong>, dove tutto è a portata di mano e i bisogni vengono soddisfatti istantaneamente.<br />
Non solo, è cambiata la soglia della <strong>fatica</strong> e del disagio che siamo disposti a sopportare. Oggi rispetto al passato ci aspettiamo di fare meno sforzo per raggiungere lo stesso obiettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Così i giovani crescono protetti da qualsiasi frustrazione e senza sviluppare nessuno strumento che permetta loro di affrontare <strong>difficoltà</strong> e insuccessi. Quando alla fine entrano in contatto con la realtà, molto spesso attraverso l’ingresso nel mondo del lavoro, la delusione rispetto alle aspettative porta allo sviluppo di molti disturbi e problemi.</p>
<h2>E allora cosa possiamo fare per allenare questa abilità?</h2>
<p>Se le opportunità di allenarci con la gratificazione differita non ci vengono più offerte in maniera naturale dall’ambiente nel quale viviamo, allora siamo noi a doverci creare queste occasioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Non dico che dovremmo rinunciare al benessere e ai comfort, ma di certo evitare di sprofondare nell’<strong>accidia</strong> e nella <strong>pigrizia</strong> mentale.<br />
Per esempio, potremmo evitare di precipitarci a guardare lo schermo ogni qual volta arriva una <strong>notifica</strong>. O al frigo tutte le volte che abbiamo voglia di qualcosa di buono. Se si tratta di un bisogno o di un desiderio che non è necessario soddisfare nell’immediato, cerchiamo di creare uno spazio tra lo stimolo e la risposta.</p>
<p style="text-align: justify;">Insegniamo ai ragazzi la cultura della conquista, della <strong>fatica</strong> e dell’impegno. Non assecondiamo ogni loro bisogno, lasciamo che sperimentino il disagio e la <strong>delusione</strong> e che capiscano che alcuni obiettivi o sogni, quelli più importanti, si realizzano solo grazie all’impegno e alla <strong>perseveranza</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.alessandrapuggioni.it/counseling/gratificazione-differita-cose-e-perche-dovresti-allenarla/">Gratificazione differita, cos&#8217;è e perché dovresti allenarla</a> proviene da <a href="https://www.alessandrapuggioni.it">Alessandra Puggioni</a>.</p>
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		<title>Sindrome di Pollyanna: quando l’ottimismo fa male</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/counseling/sindrome-di-pollyanna-quando-lottimismo-fa-male/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Jan 2021 13:05:34 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Martin Seligman]]></category>
		<category><![CDATA[ottimismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’ottimismo, nell’immaginario collettivo, è visto come una caratteristica positiva; il pessimismo, invece, come negativa. Riguardo questi due atteggiamenti, quindi, c’è una concezione quasi radicale, che porta a pensare che i pessimisti siano meno capaci di affrontare le difficoltà [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’ottimismo, nell’immaginario collettivo, è visto come una <strong>caratteristica positiva</strong>; il pessimismo, invece, come negativa. Riguardo questi due atteggiamenti, quindi, c’è una concezione quasi radicale, che porta a pensare che i pessimisti siano meno capaci di affrontare le difficoltà e la vita in generale. Ma è davvero così? E soprattutto, è sempre giusto <em>“vedere il bicchiere mezzo pieno”</em>?<br />
Sono stati condotti diversi studi approfonditi sull’argomento, alcuni dei quali hanno portato a vedere questi due comportamenti opposti sotto una luce differente. In particolare è stato dimostrato che esistono varie forme di ottimismo, e non tutte ci consentono di esaminare gli ostacoli con il dovuto <strong>realismo</strong>!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La sindrome di Pollyanna: di cosa si tratta?</strong><br />
Gli psicologi hanno individuato una specifica propensione, la sindrome di Pollyanna, nota anche come <strong>ottimismo ottuso</strong> oppure idiota. Già da questa premessa potrai intuire in cosa consiste tale tendenza. Alcuni esperti parlano addirittura di <strong>patologia</strong>, o meglio, di uno sviluppo patologico del pensiero positivo.<br />
Coloro che ne soffrono effettuano una vera e propria selezione in merito agli eventi: ne ricordano soltanto gli aspetti piacevoli, e seppelliscono quelli spiacevoli chiudendoli a chiave in un cassetto della memoria. Ne deriva un ottimismo <strong>esagerato</strong>, a causa del quale si trascurano i problemi e non si analizzano gli avvenimenti in maniera oggettiva. Si trascorrono le giornate in un mondo fantastico, dove tutto è roseo, meraviglioso, perfetto.<br />
Di conseguenza le persone colpite dalla sindrome di Pollyanna <strong>ignorano la realtà</strong>, e non di rado sono colte alla sprovvista di fronte a un imprevisto. Una piccola curiosità: il nome del disturbo deriva da uno dei più famosi personaggi di <strong>Eleanor Hodgman Porter</strong>, che non abbandona mai la speranza nonostante le numerose disgrazie che le capitano. Ovviamente in tal caso non ci riferiamo alla mera fiducia nei confronti dell’esistenza, ma appunto a un ottimismo cieco.</p>
<p>Al contrario, <strong>l’ottimismo realistico è una virtù</strong>. È la qualità di chi si impegna a raggiungere i propri obiettivi anche nelle situazioni complesse, a rialzarsi dalle cadute, a cercare il lato positivo senza sottovalutare quello negativo. L&#8217;ottimista realista è quello che sa che non potrà sempre andare tutto bene, che ci saranno delle difficoltà, ma ha fiducia nelle proprie capacità di affrontarle. Chi ha questa caratteristica di solito gode di un migliore stato di <strong>salute</strong>, ha più <strong>successo</strong> e vive più a lungo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’ottimismo e il pessimismo sono innati?</strong><br />
Alcuni ritengono che ottimismo e pessimismo siano innati: che, cioè, siano insiti nell’individuo sin dalla nascita, e che rimangano stabili senza possibilità di cambiamento. Il pessimista non può diventare ottimista, e viceversa.<br />
Tuttavia vi sono anche dei pareri contrari: <strong>Martin Seligman</strong>, saggista e psicologo statunitense, afferma che questi due stili di pensiero e di comportamento sono assimilati dalle figure di riferimento. Iniziano a manifestarsi nel corso dell’infanzia, e si fanno più radicati man mano che passa il tempo. Ciò significa, però, che qualcosa che viene appreso è potenzialmente modificabile!</p>
<p><strong>Si può imparare a essere ottimisti</strong>: certo non sarà semplice, anzi, di sicuro sarà necessario un intenso lavoro su sé stessi e sulla propria interiorità. Ed è importante anche fare attenzione a non cadere nell’errore opposto, sperimentando così l’altrettanto pericolosa sindrome di Pollyanna.</p>
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		<title>Perché il tuo benessere dipende dal modo in cui pensi</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/benessere/perche-il-tuo-benessere-dipende-dal-modo-in-cui-pensi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Jan 2021 13:46:27 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Coaching]]></category>
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		<category><![CDATA[mente]]></category>
		<category><![CDATA[mindfullness]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo diceva molto tempo fa il filosofo Marco Aurelio: &#8220;La felicità della tua vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri&#8221;. È innegabile: i pensieri sono ciò che più influenza la nostra esistenza quotidiana, il nostro benessere, il nostro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Lo diceva molto tempo fa il filosofo <strong>Marco Aurelio</strong>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;La felicità della tua vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri&#8221;.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #445761;">È innegabile: i pensieri sono ciò che più </span><strong style="color: #445761;">influenza</strong><span style="color: #445761;"> la nostra esistenza quotidiana, il nostro benessere, il nostro successo. Capita spesso che un’intera giornata sia </span><strong style="color: #445761;">condizionata</strong><span style="color: #445761;"> da una sensazione o da una riflessione, dal mattino fino alla sera, senza che riusciamo a liberarci: la mente potrebbe e dovrebbe essere la nostra migliore </span><strong style="color: #445761;">alleata</strong><span style="color: #445761;">, ma spesso diventa la nostra peggiore avversaria.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Non è raro che un <strong>pensiero automatico</strong> abbia come conseguenza uno stato d’animo negativo duraturo. Ma come bisogna comportarsi in tali circostanze? Davvero dobbiamo accettare di essere dominati da quello che crediamo e proviamo?</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta a questa domanda, ovviamente, è no. La mente è uno dei <strong>mezzi</strong> più potenti che possediamo, ed è indispensabile sfruttarla al meglio per condurre una vita serena e fruttuosa. È essenziale capire come lavorare sulla <strong>qualità dei pensieri</strong> che ci attraversano, orientandoli a nostro vantaggio e non a nostro discapito.</p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo da un presupposto fondamentale: <strong>il compito della tua mente non è quello di renderti felice</strong>, sereno, affermato, la mente è biologicamente progettata per preservare la nostra vita e farci sopravvivere. La nostra mente è una macchina per la <strong>sopravvivenza</strong>. E anche se nel corso dei secoli la razionalità umana si è sviluppata sempre di più, ha conservato il suo <strong>primordiale</strong> istinto di sopravvivenza. Questa è la nostra, per così dire, “componente animale”, in perenne lotta con il lato più logico e metodico di noi stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo aspetto si acuisce ulteriormente quando ci troviamo in una situazione di <strong>pericolo</strong>, o almeno in un contesto che interpretiamo come rischioso o incerto. In parole povere, la mente tende a individuare <strong>minacce</strong> anche laddove non ci sono: come detto, il suo scopo è preservarci, non provvedere alla nostra felicità!</p>
<p style="text-align: justify;">Per usare una metafora possiamo dire che la mente è la nostra <strong>guardia del corpo</strong>, una guardia del corpo iper protettiva e spesso paranoica. Ma se la mente è la guardia del corpo, non dimenticare che tu sei il capo! La mente lavora per te e non tu per lei. I pensieri sono al servizio dell’uomo – e non viceversa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché <strong>è importante imparare a distinguere le insidie effettive da quelle immaginarie.</strong><br />
Infatti, mentre migliaia di anni fa l’essere umano si trovava in ambienti in cui i pericoli erano reali e frequenti, oggi la maggior parte delle cose per le quali ci preoccupiamo accade solo nella nostra testa.</p>
<blockquote><p>Il 91% delle cose di cui ti preoccupi non accadrà mai</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ma come possiamo arrivare a fare questa distinzione?<br />
Non fidandosi di tutto ciò che ci passa per la mente, non credendo ad ogni nostro pensiero.</p>
<p style="text-align: justify;">La consapevolezza più grande ed importante che tu possa raggiungere è questa: <strong>tu non sei la tua mente</strong>, tu non sei i tuoi pensieri. <strong>Tu HAI una mente ma non sei la tua mente</strong>. Esattamente come hai due mani ma non sei le tue mani. La mente è una parte di te ma non sei tu. Tu non sei la voce nella tua testa, sei quello che può sentire la voce nella tua testa. La mente è uno strumento da utilizzare per affermarci nel mondo, per svolgere i compiti di ogni giorno, per discernere quello che accade intorno a noi e regolarci di conseguenza. Non va mai considerata, al contrario, un elemento che prevale sul nostro equilibrio e sulla nostra stabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">A nessuno però viene fornito il libretto di <strong>istruzioni</strong> della propria mente, per questo ci ritroviamo spesso travolti dal chiacchiericcio interiore, dalla ruminazione mentale e dalle conseguenti emozioni spiacevoli.</p>
<p>Come possiamo disattivare il pilota automatico della nostra mente e non cadere nelle trappole di pensiero che esso genera?</p>
<p style="text-align: justify;">Come detto primo la cosa più importante è la consapevolezza che tu non sei quella voce dentro la tua testa e <strong>non devi credere a tutto quello che ti dice</strong>. Devi iniziare a considerare i tuoi pensieri come <strong>mere informazioni</strong> e trattarli come tutte le altre informazioni che ti arrivano dall’ambiente. Esattamente come non credi a tutto ciò che senti, leggi o che gli altri ti dicono, non credere ad ogni pensiero che ti passa per la mente.</p>
<p style="text-align: justify;">Per cui quando arriva un pensiero che ti provoca delle sensazioni spiacevoli, per prima cosa <strong>ringrazia</strong> la tua mente per l’informazione (ricorda che lo fa per un nobile intento, farti sopravvivere) ma poi analizzala e scegli cosa fare di quell’informazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Meditazione</strong> e <strong>mindfulness</strong>, sono discipline che aiutano a liberarsi dall’identificazione con la mente e con i propri pensieri. Ma <strong>meditare non significa controllare la mente</strong> o sbarazzarsi dei pensieri e delle distrazioni. Meditare è come stare sul ciglio della strada e osservare le macchine che passano, le auto sono i tuoi pensieri. Non devi buttarti in mezzo al traffico o rincorrere le auto, devi solo guardarle. Meditare significa cambiare il nostro rapporto con i pensieri e i sentimenti che passano.</p>
<p><strong>E allora ti lascio con un semplice esercizio da fare tutti i giorni per iniziare a cambiare e migliorare il rapporto con la tua mente e i tuoi pensieri.</strong></p>
<ul class="check-small-list">
<li> Scegli un momento della giornata in cui sei ben sveglio e vigile. Sistemati in un posto comodo, seduto o sdraiato.</li>
</ul>
<ul class="check-small-list">
<li> Inizia con gli occhi aperti, prendi consapevolezza dello spazio che ti circonda e fai qualche respiro profondo. Mentre inspiri nota come i polmoni si riempiono d’aria e il corpo si espande. Mentre espiri nota come il corpo si rilassa.</li>
</ul>
<ul class="check-small-list">
<li>Ora chiudi dolcemente gli occhi e prenditi un’istante prima di fare qualsiasi altra cosa, per apprezzare e godere della sensazione di essere in pausa, di non avere niente da fare. Percepisci il senso del peso, il peso del corpo che preme sulla superficie sotto di te.</li>
</ul>
<ul class="check-small-list">
<li>Prenditi un momento per notare quello che ti circonda, senza guardarti intorno, fai solo caso ai diversi suoni, senza cercare di escluderli.</li>
</ul>
<ul class="check-small-list">
<li>Cerca di notare come si sente il tuo corpo, mentre prendi consapevolezza delle sensazioni corporee, osserva con maggiore attenzione il tuo respiro. Non devi modificare il tuo respiro, lascia che il corpo lo faccia da solo. Senti come si muove il respiro nel corpo. Se fai fatica a percepirlo, appoggia una mano sull’addome.</li>
</ul>
<ul class="check-small-list">
<li>Ricordati che è sorgeranno di sicuro dei pensieri e la mente inizierà a vagare, devi solo notare quando questo succede e riportarla dolcemente al respiro.</li>
</ul>
<ul class="check-small-list">
<li>Inizialmente nota se i respiri sono lunghi o corti, profondi o superficiali. Per rendere più facile la focalizzazione sul respiro, puoi contare i tempi di inspiro e di espiro.</li>
</ul>
<ul class="check-small-list">
<li>Non farti coinvolgere dai pensieri, permetti loro di andare e venire. Ogni volta che la mente divaga, notalo e poi riporta con dolcezza la mente al respiro.</li>
</ul>
<ul class="check-small-list">
<li>Ora per qualche istante, distogli l’attenzione dal respiro e, per qualche secondo, lascia che la mente faccia ciò che vuole e poi riporta delicatamente l’attenzione al tuo corpo, alla sensazione di pesantezza e non appena ti senti pronto puoi riaprire gli occhi. Ma prima di muoverti prenditi un istante per sentire come si sente il tuo corpo e la tua mente.</li>
</ul>
<p>Per approfondimenti e ulteriori esercizi ti suggerisco il libro <em>“Libera la mente: dieci minuti al giorno possono fare la differenza”</em>, di <strong>Andy Puddicombe.</strong><br />
Dello stesso autore puoi trovare su <strong>Netflix</strong> una serie di brevi guide alla meditazione: <strong><em>Le guide di Headspace.</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Agilità Emotiva: come utilizzare al meglio pensieri ed emozioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2020 13:39:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Agilità emotiva. Non restare bloccato, accogli il cambiamento e prospera nella vita e nel lavoro”, è il titolo del libro della psicologa americana Susan David, con il quale ha portato alla conoscenza di tutti questa particolare capacità. In [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em> Agilità emotiva. Non restare bloccato, accogli il cambiamento e prospera nella vita e nel lavoro”, </em>è il titolo del libro della psicologa americana <strong>Susan David,</strong> con il quale ha portato alla conoscenza di tutti questa particolare capacità.<br />
In base alla definizione dell’autrice, l’agilità emotiva, può essere considerata la capacità di mantenere una certa <strong>elasticità </strong><strong>di sentimenti e di pensieri</strong>, in modo che sia possibile rispondere con efficacia alle diverse situazioni della vita di tutti i giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">In altri termini, l’agilità emotiva permette di relazionarsi con il proprio mondo interiore in modo <strong>flessibile e dinamico</strong>, in linea con le caratteristiche del mondo moderno: una società sottoposta a continui e repentini cambiamenti, un’economia instabile, poche certezze e punti fermi. Non solo: gli standard che la società ci impone sono sempre più elevati e spesso ci portano a desiderare dalla nostra vita più di quello che potremo effettivamente ottenere.<br />
Ecco, quindi, che se si sfrutta l’occasione di diventare agili emotivamente non si corre il rischio di essere travolti dalla complessità della vita.</p>
<blockquote><p><em>L’accettazione profonda di tutte le nostre emozioni, anche quelle difficili e complicate, è la pietra angolare per una duratura, prospera, vera e autentica felicità.<br />
</em>Susan David</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Secondo la David risulta fondamentale sviluppare un atteggiamento di <strong>apertura, curiosità ed accettazione</strong> nei confronti di ogni pensiero o sentimento possa nascere in noi. Affrontare le emozioni con consapevolezza e comprensione risulta importante per vivere in armonia con noi stessi e con gli altri. L’autrice sottolinea come, contrariamente a quello che spesso ci viene insegnato, sia importante <strong>non reprimere o rifiutare nessuna emozione</strong>. Le nostre emozioni non sono né buone né cattive, né positive né negative, semplicemente esistono.<br />
Ma, secondo la David, questo non significa che le nostre emozioni ci dicano come comportarci. Essa infatti <strong>sono dati da analizzare, non direttive da seguire alla lettera.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una parte importante nello sviluppo dell’agilità emotiva risiede nell’imparare a riconoscere gli <strong>schemi di pensiero che ci tengono in trappola</strong>, quelli che ci impediscono di andare avanti e ci tengono bloccati.<br />
Si tratta di quei pensieri che la psicologa americana definisce <strong>rigidi e ripetitivi</strong>: le stesse storie che ci raccontiamo da anni, il rimuginare continuamente sugli avvenimenti passati o preoccuparci eccessivamente per quelli futuri. Riconoscere come rigido o ripetitivo un certo pensiero ci permette di prendere consapevolezza del fatto che siamo ingabbiati nelle nostre stesse emozioni, che le nostre valutazioni sono poco oggettive, che <strong>stiamo confondendo le nostre interpretazioni della realtà con la realtà stessa</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Come possiamo iniziare a sviluppare la nostra agilità emotiva? Susan David ci dice che è necessario abituarsi a <strong>lasciar scorrere il flusso di pensieri ed emozioni,</strong> accogliendo ogni sensazione per quella che è, senza soffocarla, giudicarla o volerla cambiare ma, allo stesso tempo, <strong>evitando di identificarci con tutto ciò che passa nella nostra mente</strong>. Prendere le distanza dai nostri pensieri, osservarli con distacco senza identificarsi con essi, lasciarli scorrere senza attaccarsi ad essi.</p>
<blockquote><p>Osserva i tuoi pensieri passarti davanti come se non fossero tuoi.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>Disinnescare il pilota automatico mentale</strong> ci permetterà di creare quello spazio di azione in cui, con consapevolezza e volontà, allineare i pensieri e le emozioni con i nostri valori più profondi e scegliere come agire o reagire ad una determinata situazione. Riallinearci per muoverci con forza e decisione verso i nostri obiettivi più importanti.</p>
<p><a href="http://www.alessandrapuggioni.it/contatti/"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6727" src="http://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2020/12/BANNER_agilitaemotiva.png" alt="" width="1400" height="425" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2020/12/BANNER_agilitaemotiva.png 1400w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2020/12/BANNER_agilitaemotiva-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2020/12/BANNER_agilitaemotiva-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2020/12/BANNER_agilitaemotiva-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2020/12/BANNER_agilitaemotiva-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2020/12/BANNER_agilitaemotiva-540x164.png 540w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></a></p>
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		<title>Perché è fondamentale allenare la resilienza</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/benessere/perche-e-fondamentale-allenare-la-resilienza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Sep 2018 07:20:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si parla di esempi di resilienza, Alex Zanardi è uno di quelli di cui non si può fare a meno di parlare. Il 15 settembre 2001, il pilota bolognese fu vittima di un pauroso incidente che cambiò [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quando si parla di esempi di resilienza, <strong>Alex Zanardi</strong> è uno di quelli di cui non si può fare a meno di parlare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 15 settembre 2001, il pilota bolognese fu vittima di un pauroso <strong>incidente</strong> che cambiò per sempre la sua vita. Durante una gara di CART sul circuito tedesco del Lausitzring la sua monoposto viene centrata in pieno da un’altra vettura. Nell&#8217;impatto, avvenuto a 320 km/h, perde entrambe le gambe. Zanardi viene portato in elicottero all&#8217;ospedale di Berlino in condizioni gravissime. Il 31 ottobre 2001 – dopo un mese e mezzo di ricovero e 14 interventi chirurgici – Alex Zanardi viene dimesso dalla clinica tedesca e inizia la sua <strong>seconda vita</strong>. Il pilota, non solo in breve tempo torna alle corse, ma inizia a praticare il paraciclismo arrivando a vincere ben 4 <strong>medaglie</strong> olimpiche tra il 2012 e il 2016.<br />
Nel 2017 compie un’altra impresa: partecipa all’<strong>Iron Man</strong> delle Hawaii, percorrendo i 3,8 km di nuoto, i 180 km di ciclismo (su handbike) e i 42,195 km di corsa su carrozzina olimpica, in meno di nove ore.</p>
<p style="text-align: justify;">Zanardi del suo incidente parla così:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>”Perdere le gambe è stata la cosa migliore che mi potesse capitare, perché mi ha permesso di fare cose che altrimenti non avrei mai fatto”.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">La <strong>resilienza</strong> è appunto la capacità di far fronte in maniera <strong>positiva</strong> eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">L’errore che si commette leggendo storie di resilienza come quella di Zanardi è pensare che siano casi isolati, situazioni <strong>straordinarie</strong>, persone con una rara capacità di reagire alle avversità. In realtà questo tipo di comportamento, questa capacità di affrontare le difficoltà e trasformarle in qualcosa di positivo, è assolutamente <strong>normale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ quello che sostengono gli psicologi Richard Tedeschi e <strong>Lawrence Calhoun</strong>, che negli anni ’90 hanno coniato il termine <strong>crescita post-traumatica</strong> per descrivere i casi di persone che avevano vissuto una profonda trasformazione mentre affrontavano diverse tipologie di trauma e situazioni di vita difficili.<br />
<strong>La ricerca ha rivelato che circa il 70% dei sopravvissuti ad un trauma ha riportato una crescita psicologica positiva.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il 70%!!! La maggior parte delle persone dopo un trauma diventa una persona migliore.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo gli studi di Tedeschi e Calhoun, la crescita dopo un trauma può assumere forme diverse: una maggiore <strong>riconoscenza</strong> verso la vita, l’individuazione di nuove possibilità per la propria esistenza, <strong>relazioni</strong> interpersonali più gratificanti, una vita <strong>spirituale</strong> più ricca e una connessione con qualcosa di più grande, un senso di <strong>forza interiore.</strong> Inoltre le esperienze traumatiche generalmente portano a maggiore <strong>empatia</strong> ed altruismo, rappresentando una <strong>motivazione</strong> in più per agire nell&#8217;interesse degli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">In sostanza questi studi confermano la teoria che sostiene che <strong>resilienti si nasce</strong>, che questa forza di reagire in maniera positiva a situazioni di difficoltà è qualcosa che fa parte dei nostri geni. Questo almeno fino ad oggi.<br />
Non possiamo però sottovalutare il fatto che</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">nella nostra società si registra un progressivo indebolimento delle forze mentali e motivazionali degli individui.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">A lanciare l’allarme è <strong>Pietro Trabucchi</strong>, psicologo, docente universitario, famoso per i suoi studi e i numerosi libri sulla resilienza. Secondo Trabucchi ci sono diversi fattori sociali e culturali (il troppo benessere, la cultura digitale, una maggiore propensione al consumo, il multitasking, etc.) che stanno erodendo e limitando lo sviluppo delle nostre <strong>risorse interiori</strong>, compresa la resilienza. Secondo Trabucchi infatti <em>&#8220;la cultura plasma il cervello&#8221;. </em></p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>buona notizia</strong> è che la resilienza può essere potenziata con l’<strong>allenamento</strong>. Il bello della resilienza è che si tratta di una risorsa complessa, che si sviluppa lavorando e allenando alcune specifiche capacità. Le principali sono:</p>
<p>&#8211; l’ottimismo<br />
&#8211; la forza di volontà<br />
&#8211; la gestione delle emozioni<br />
&#8211; la motivazione<br />
&#8211; la flessibilità<br />
&#8211; l’impegno e la perseveranza.</p>
<p>E&#8217; agendo su questi fattori che rafforziamo la nostra resilienza, cambiando il nostro modo di pensare e di agire.</p>
<p style="text-align: justify;">In sostanza per far si che la resilienza continui ad essere trasmessa con i nostri geni, dobbiamo assumerci la <strong>responsabilità</strong> di tenerla viva. La società moderna ci offre infatti sempre meno possibilità di svilupparla e ci spinge sempre più verso la <strong>pigrizia mentale</strong>. Solo scegliendo di lavorarci, allenandola, possiamo garantire la sua sopravvivenza e di conseguenza anche la nostra.</p>
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		<title>6 aspetti di te che puoi migliorare con la crescita personale</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/puoi-migliorare-con-la-crescita-personale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Aug 2018 09:21:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
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		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da quando siamo bambini ci viene detto chi siamo e come dobbiamo comportarci, cosa sarebbe meglio per noi, cosa è giusto e cosa sbagliato. Attraverso questi condizionamenti si formano nella nostra mente delle convinzioni molto forti che vanno [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da quando siamo bambini ci viene detto chi siamo e come dobbiamo comportarci, cosa sarebbe meglio per noi, cosa è giusto e cosa sbagliato. Attraverso questi <strong>condizionamenti</strong> si formano nella nostra mente delle <strong>convinzioni</strong> molto forti che vanno ad influenzare quello che facciamo e la nostra idea di ciò che siamo.<br />
A volte queste convinzioni corrispondono alla realtà delle volte invece la <strong>distorcono</strong> allontanandoci da quello che siamo realmente.</p>
<p>Questa pausa globale è la grande occasione per tutti noi di guardarsi dentro. Di mettere in discussione quelle convinzioni, di capire cosa è davvero importante, di rendersi conto che non dobbiamo aspettare di perdere qualcosa per riconoscerne il valore, di scegliere le cause per le quali combattere, di modificare le nostre abitudini e il nostro stile di vita, di capire chi vogliamo davvero essere.</p>
<p>Questo <strong>processo,</strong> con il quale ritorniamo a noi stessi, <strong>liberandoci</strong> di tutto ciò che non è nostro ma ci è stato attribuito, viene definito <strong>crescita personale</strong>. Un percorso di ricerca interiore che ci aiuta a scoprire la nostra vera <strong>identità</strong> e ci guida a ritrovare la strada dell’auto <strong>realizzazione,</strong> intesa come la soddisfazione delle proprie inclinazioni, dei propri bisogni, e delle proprie <strong>potenzialità</strong>.<br />
Siamo la cosa più preziosa che abbiamo e quanto più ciò che siamo si avvicina a ciò che vorremmo essere, tanto più ci sentiamo felici e <strong>realizzati</strong>.</p>
<p><strong>Sono molti gli aspetti che si possono migliorare con la crescita personale, ecco i 6 più importanti.</strong></p>
<p><strong>1) CONOSCENZA DI SE</strong><br />
Ciò che conosciamo di noi stessi è solo lo strato più superficiale del nostro <strong>essere</strong>. Conoscersi davvero vuol dire capire chi siamo veramente, capire qual è lo scopo della nostra vita, quali sono le nostre <strong>potenzialità</strong>, le nostre risorse, le nostre virtù e come possiamo svilupparle. Significa compiere un viaggio che abbia come meta la scoperta delle nostre caratteristiche più <strong>autentiche</strong>, quelle che nel tempo sono rimaste nascoste dentro di noi. Se vogliamo diventare protagonisti della nostra esistenza dobbiamo fare <strong>pulizia</strong>, liberarci di tutti gli orpelli morali, le identificazioni, le convinzioni assimilate dall&#8217;esterno, i modelli etc. Toglierci di dosso ciò che non è nostro.</p>
<p><strong>2) AUTOSTIMA</strong><br />
Chi ha una bassa autostima è una persona insicura che dimostra una scarsa <strong>fiducia</strong> nelle proprie capacità ed è spesso preda di ansie e paure. L’autostima bassa preclude molte possibilità sia in campo lavorativo che relazionale. Stimarsi significa volersi bene. Imparare ad <strong>amare se stessi</strong> anziché pensare solo di piacere agli altri. Come dice <strong>Nathaniel Branden</strong> nel libero <em><strong>“I sei pilastri dell’autostima”</strong></em>: <em>“L’autostima è la convinzione di riuscire a raggiungere obiettivi di felicità grazie alle proprie potenzialità personali. È qualcosa che supera e contiene la stima di sé, il rispetto e l’amore per la propria persona.”</em></p>
<p><strong>3) ASSERTIVITÀ</strong><br />
Migliorare la propria assertività significa imparare a riconoscere i propri <strong>bisogni</strong> e propri diritti e ad esprimere le proprie opinioni o i propri sentimenti in maniera adeguata, nel <strong>rispetto</strong> dell’interlocutore, senza offenderlo o aggredirlo. Chi è poco assertivo infatti, fa fatica ad affermare se stesso, da molta importanza alle opinione altrui e poca alle proprie e fa fatica a <strong>dire di no</strong>.</p>
<p><strong>4) INTELLIGENZA EMOTIVA</strong><br />
L’intelligenza emotiva è la capacità di riconoscere e gestire i propri<strong> stati d’animo</strong> e di comprendere e rispondere correttamente alle emozioni degli altri. E’ una delle competenze più importanti e richieste nel mondo del lavoro. Chi è emotivamente intelligente ha infatti la capacità di <strong>motivare</strong> se stessi, di persistere nel perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni, di controllare gli <strong>impulsi</strong> e rimandare la gratificazione, di modulare i propri stati d’animo evitando che la sofferenza impedisca di pensare, di essere <strong>empatici</strong> e di sperare.</p>
<p><strong>5) FARE CHIAREZZA</strong><br />
Capita spesso nel corso della vita di vivere <strong>momenti</strong> nei quali non si sa cosa si vuole o cosa sia meglio per se stesso. La crescita personale aiuta a fare chiarezza, a identificare e definire i propri obiettivi, a prendere consapevolezza dei propri <strong>valori</strong> più profondi e a superare quelle convinzioni che, come zavorre, ci impediscono di andare avanti. In questo particolare momento, per esempio, può aiutarti a capire cosa davvero conta, cosa è tempo di lasciare andare m anche come ripartire al meglio quando la quarantena sarà finita.</p>
<p><strong>6) MIGLIORARE LA PROPRIA ORGANIZZAZIONE<br />
</strong> Il nostro modo di lavorare sta cambiando e continuerà a farlo. Per questo è importante acquisire una buona capacità organizzativa. La crescita personale permette di acquisire tecniche e strumenti che consentono di lavorare in maniera più efficace e <strong>produttiva</strong>. In questo modo si riducono di molto i livelli di <strong>stress</strong> e si riesce a conciliare in maniera adeguata lavoro e vita privata.</p>
<p><strong>Ora più che mai</strong> abbiamo l&#8217;opportunità e il <strong>tempo</strong> di prenderci <strong>cura</strong> di noi stessi lavorando per migliorare e accrescere le nostre <strong>risorse</strong> interiori; l&#8217;idea che il cambiamento arriverà dall&#8217;esterno è una grande illusione, ciascuno di noi deve assumersi la <strong>responsabilità</strong> di lavorare su se stesso. Abbiamo la possibilità di restituire al mondo delle versioni migliori di noi stessi, per le persone che ci circondano, per rendere questa terra un luogo di nuovo vivibile, in <strong>armonia</strong> con la natura, dove <strong>valori</strong> come l’umanità, la reciprocità, il senso di appartenenza, e l’<strong>empatia</strong> tornino ad essere le basi sulle quali fondare le nostre esistenze.</p>
<p><a href="http://www.alessandrapuggioni.it/contatti/"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6661" src="http://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2018/08/BANNER-CRESCITA.png" alt="crescita personale" width="1400" height="425" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2018/08/BANNER-CRESCITA.png 1400w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2018/08/BANNER-CRESCITA-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2018/08/BANNER-CRESCITA-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2018/08/BANNER-CRESCITA-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2018/08/BANNER-CRESCITA-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2018/08/BANNER-CRESCITA-540x164.png 540w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></a></p>
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		<title>10 strategie dei maestri guerrieri per prendere in mano la tua vita</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/10-strategie-dei-maestri-guerrieri-per-prendere-mano-la-tua-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 May 2018 10:39:05 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/10-strategie-dei-maestri-guerrieri-per-prendere-mano-la-tua-vita/">10 strategie dei maestri guerrieri per prendere in mano la tua vita</a> proviene da <a href="https://www.alessandrapuggioni.it">Alessandra Puggioni</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un libricino molto interessante: <em><strong>“La via del Samurai spirituale: 10 strategie dei maestri guerrieri per prendere in mano la tua vita“</strong></em>, di <strong>Mark Johnson</strong>. Nel libro sono condensate <strong>dieci leggi mentali</strong>, desunte dai testi e dagli insegnamenti dei più grandi <strong>maestri</strong> guerrieri orientali, che consentono di prendere in mano la propria vita e di guidarla verso la direzione in cui si vuole veramente andare. Ho trovato la lettura estremamente leggera e utile e ho deciso di sintetizzare in questo articolo le 10 strategie. Buona lettura!</p>
<p><strong>1) ACCETTA TUTTO COME È</strong><br />
Devi riconoscere pienamente il fatto che, nella vita, <strong>le cose possono anche “andare male”</strong>. Anche se tu fai del tuo meglio per evitare gli errori, a volte qualcosa non va secondo i tuoi piani. È proprio in questi casi che devi accettare le cose come sono, <strong>che devi accettare tutto com&#8217;è, con serenità ma non con rassegnazione</strong>: con distacco.</p>
<p>L’accettazione di ciò che è così come è <strong>ti libera immediatamente dal pensiero negativo</strong>, ti riconcilia con te stesso e con il mondo e ti permette di sviluppare il migliore atteggiamento mentale verso ogni situazione della vita.</p>
<p><strong>2) LIBERATI </strong><b>DALL&#8217;ATTACCAMENTO</b><br />
L’attaccamento a qualsiasi pensiero, sensazione, oggetto, persona o qualsiasi altra cosa conduce a <strong>sofferenze inutili.</strong> Perché a qualunque cosa ci attacchiamo, finiamo per dipendere da essa, e da quella dipendenza nasce il desiderio, e dal desiderio la paura. Desiderio di avere ancora e ancora quella cosa, di averla per sempre, di averne sempre di più, e paura di perdere quella cosa.</p>
<p>Per praticare la via del non attaccamento, ricorda sempre a te stesso di <strong>lasciare andare il possesso di ciò di cui non hai più bisogno</strong>. Se una cosa non ti porta alcun beneficio per la tua crescita personale, è inutile averla o praticarla ancora. Se infatti non lascerai andare la zavorra di cui puoi liberarti, non farai altro che continuare ad accumulare e accumulare inutile spazzatura, che ti appesantirà, ti tirerà giù. Liberati da tutto quello che non ti serve, da tutto il superfluo: lascialo andare. <strong>Soltanto con questa decisione e la conseguente azione ti sentirai sempre meglio.</strong><br />
E liberati, sempre di più di tutto il passato inutile. È soprattutto quello, che non ti serve.</p>
<p><strong>3) PERCEPISCI QUELLO CHE NON PUOI VEDERE CON GLI OCCHI</strong><br />
La mente può andare ben oltre i cinque sensi, può attingere a risorse più profonde, invisibili, come <strong>l’intuizione</strong>, che costituisce un vero e proprio sesto senso.</p>
<p><strong>Una storia zen illustra bene questo concetto.</strong><br />
Un uomo lavorava in un cantiere. Ogni sera, per uscire dal cantiere, doveva passare le verifiche di controllo di una guardia. Ogni sera, usciva con la carriola da lavoro ricoperta di paglia e ogni sera veniva ispezionato. La guardia lo osservava circospetta, ispezionava scrupolosamente l’uomo, la carriola e la paglia, perché sospettava che l’uomo rubasse qualcosa. Ma non trovando niente lo lasciava andare. Ogni sera, si ripeteva lo stesso episodio. L’uomo passava con la carriola, la guardia lo fermava, ispezionava scrupolosamente l’uomo, la carriola e la paglia, ma non trovando niente, lo lasciava andare. Esasperato, una sera la guardia guardò l’uomo negli occhi e gli disse: “Ti ho visto uscire da qui ogni sera con la carriola ricoperta di paglia. Non sono riuscito a trovare niente né sotto i tuoi vestiti vestiti né sotto la paglia, ma sono certo che tu abbia rubato. Te lo prometto, non dirò niente al capo, ma dimmi che cosa rubi e come fai a fregarmi sempre. Sto diventando pazzo!” L’uomo si limitò a sorridere e gentilmente gli rispose: “D’accordo, te lo dirò. Io sto rubando carriole!”.</p>
<p>Se non vai oltre quello che vedi, quello che ti appare sulla superficie degli occhi, sarai sempre ingannato, come la guardia.</p>
<p><strong>4) NON INVIDIARE NESSUNO</strong><br />
<strong>L’invidia è uno dei peggiori veleni della mente.</strong> Riconoscere il fatto di provare invidia è già un ottimo modo di iniziare. Tutti proviamo o abbiamo provato invidia. Invidiare gli altri, poi, è uno spreco di tempo.<br />
Spendi il tuo tempo saggiamente. <strong>Se non riesci a gioirne, fregatene dei successi degli altri</strong>, non ti riguardano, e di sicuro non impediscono di raggiungere il tuo, di successo.<br />
Ognuno ha il suo sogno, ognuno ha il suo obiettivo; ogni sogno, ogni obiettivo è sempre diverso, sempre unico. Nessuno può avere il tuo esatto obiettivo, nessuno può avere il tuo esatto sogno.<br />
Perciò, nessuno ti sta rubando nulla, nessuno sta vincendo a scapito tuo, nessuno ti sta battendo o sconfiggendo. Invece di occuparti del successo dell’altro e invidiarlo, desiderando che non lo abbia o che finisca presto, <strong>concentra tutte le tue energie sul tuo successo, sul tuo obiettivo.</strong></p>
<p><strong>5) NON SOPRAVVALUTARTI MAI</strong><br />
Questa è una società votata all’esibizione e all’ostentazione. Una società fondata sulla performance, sull’affermazione esteriore, sulla pura apparenza. Da ciò consegue un’immagine di sé sempre più ipertrofica, “gonfiata” come gli anabolizzanti gonfiano artificialmente i muscoli di un body-builder.<br />
<strong>Il doping è diventato oggi quasi il simbolo dello spirito del tempo.</strong> Da una società dopata, non può che conseguire un’immagine di sé dopata. Questo genera una serie di conseguenze inedite, sconosciute alle generazioni passate: si ha un’altissima aspettativa di sé e ci sopravvaluta, pretendendo di raggiungere subito risultati che invece, necessariamente, inevitabilmente, richiedono tempo ed esperienza.<br />
<strong>La sopravvalutazione di sé è uno degli errori più diffusi nel mondo occidentale</strong> di oggi e rischia di provocare effetti estremamente pericolosi: perché più pensi di essere infallibile e invulnerabile, e più schiacci sul pedale dell’acceleratore, più lo schianto sul muro della realtà sarà terribile. Perché lo schianto arriverà, se non sai valutare le cose – e soprattutto te stesso – nella corretta prospettiva. <strong>Non c’è altra strada, non ci sono scorciatoie</strong>: la tua vita diventerà un capolavoro soltanto se avrai l’umiltà di imparare, di sederti, prendere i pennelli, iniziare a tracciare linee sulla tua tela, iniziare a dipingere le tue forme, a sperimentare i tuoi colori, a correggere, cancellare, riprovare.</p>
<p><strong>6) NON SOTTOVALUTARTI MAI</strong><br />
Essendo questa una società votata all&#8217;esibizione e all&#8217;ostentazione, una società fondata sulla performance, sull&#8217;affermazione esteriore, sulla pura apparenza, se da una parte l’effetto è la creazione di individui dalla personalità megalomane, che sopravvalutano se stesse e gonfiano il loro ego fino alle dimensioni di un pianeta, dall&#8217;altra parte un effetto opposto e speculare è la creazione di individui, e sono sempre di più, che si deprezzano, si svalutano e sottovalutano. Non importa quello che gli altri ostentano, quanti amici hanno su Facebook o follower su Instagram o Snapchat, è irrilevante. E irrilevanti sono i modelli di successo, ricchezza, carisma e fascino modellati da questa società. Non pensare mai che quello che hai da offrire sia insignificante. Non ostentare, non esibire, non vantarti, ma <strong>afferma comunque il tuo valore con determinazione e sicurezza.</strong> Se ti sembra di essere diverso da tutti gli altri, non reputarlo uno svantaggio ma un vantaggio: significa che sei diverso dalla massa. Perciò, non seppellirti sotto la massa, elevati sopra la massa. E ricorda: c’è sicuramente qualcuno, nel mondo, che ha bisogno di ricevere ciò che hai da dare.<br />
E sono molti di più di quelli che potresti mai pensare. <strong>Non buttare via la tua unicità, falla volare alta sul mondo.</strong></p>
<p><strong>7) ADATTATI A OGNI SITUAZIONE</strong><br />
Rinfrescare sempre la mente: ecco un eccellente consiglio per restare sempre attenti al cambiamento e soprattutto per adattarsi al cambiamento e a ogni situazione nuova. <strong>Rinfrescare la mente, cioè cercare sempre idee, strade e soluzioni nuove.</strong> Non sedersi mai sugli allori e non sedersi mai neppure sullo sconforto, che è altrettanto confortevole delle routine più abituali. Sì, anche lo sconforto ci conforta. Sembra un gioco di parole fine a se stesso, in realtà racchiude una semplice quanto dura verità: tendiamo a rifugiarci nelle nostre autolimitazioni, a utilizzarle come scuse per non cambiare, per non migliorare, per non evolvere, per restare trincerati nella nostra zona di comfort. <strong>Non dare per scontato quello che hai, non dare per scontato quello che non hai.</strong> Quello che hai lo hai ottenuto con il tuo lavoro, lo hai creato tu, con le tue idee, con le tue mani, con il tuo denaro. Non darlo per scontato: i tuoi successi sono tutti intorno a te, non devi fare altro che aprire gli occhi e accorgerti di essi. E anche quello che non hai non darlo per scontato. Il che significa che se non ce l’hai, o che se non hai raggiunto ancora quello che vuoi o che vorresti, non vuol dire che tu non possa raggiungerlo o averlo, non vuol dire che quella cosa ti è preclusa “per natura” o “per destino”. Se attivi le tue risorse per raggiungerla, quella cosa puoi raggiungerla.<br />
Devi essere disposto a pagare il prezzo, però. Devi essere disposto a mettere tutte le tue energie per arrivare a quella cosa. Sei disposto a farlo? Sei disposto a rinunciare alle tue abitudini, alle tue routine, ai week-end, ai piaceri ordinari per dedicare tutto te stesso a raggiungere quella cosa? Sei pronto a trasformare quella cosa in una (magnifica) ossessione? Come credi che si formino i campioni di ogni settore, dal nulla? Dal “talento”? Sai bene che non è così, sai bene che la verità è nelle parole di Thomas Edison: <strong><em>“Il genio è per il 5% intuizione e per il 95% sudore”</em>.</strong> Sei pronto a sudare? Se sì, non c’è niente che tu non possa raggiungere, nei limiti oggettivi della tua natura, s’intende ovviamente. Perciò, non dare nulla per scontato: osserva i tuoi successi e gioiscine, ma subito distaccati da essi e ritorna a tuffarti nell’acqua della vita, sempre in movimento, sempre in cambiamento. Sii come l’acqua: rinnovati in ogni istante e adattati a ogni situazione.</p>
<p><strong>8) MIGLIORA SEMPRE</strong><br />
<strong>La perfezione è impossibile da raggiungere</strong> – semplicemente perché la perfezione non esiste, è un punto ideale. La perfezione è una tensione, un tendere verso. Non è la perfezione che in realtà si sta cercando quando si dice di cercare la perfezione, quello che in realtà si sta cercando è la tensione alla perfezione.<br />
La perfezione non può esistere perché se esistesse sarebbe uno stato, e nessuno stato può essere mai perfetto, poiché la vita è sempre avanzamento e superamento dello stato precedente. La tensione alla perfezione è invece il “movimento perfetto”, perché è continua azione, continuo dinamico sforzo, di superamento del livello precedente. C’è una bella espressione moderna che traduce questa tensione in termini pratici: <strong>ricercare standard elevati.</strong> Standard elevati significa ricercare il meglio che tu puoi raggiungere commisurato a quel dato contesto o situazione. Non significa essere ossessionati dalla ricerca della perfezione o dell’eccellenza, quanto piuttosto <strong>sentire sempre il bisogno di migliorare.</strong></p>
<p><strong>9) TU SEI L’ARTEFICE DEL TUO DESTINO</strong><br />
Solo tu sei l’artefice del tuo destino. E solo tu sei colui che può irrobustirsi o abbattersi, diventare più forte o lasciarsi sopraffare, che può vincere o perdere, che può creare o distruggere. E che può distruggere se stesso.<strong> Tu puoi distruggere te stesso prima che chiunque altro possa farlo.</strong> Anzi nessun altro può farlo: nessun altro può veramente distruggerti, e neppure ferirti, e neppure persino colpirti, se non sei tu che glielo lasci fare. Tu sei quello che decide se farsi colpire, e soprattutto tu sei quello che decide se continuare a riaprire le tue ferite. Solo tu sei quello che decide se continuare a farsi dominare dal passato o chiudere il libro del passato e creare il proprio futuro. <strong>Rinnovandosi in ogni istante, come si rinnova l’acqua che scorre limpida in un ruscello.</strong></p>
<p>Vuoi conoscere un segreto per vivere al meglio il tuo presente e il tuo futuro? <strong>Lascia andare il passato.</strong> Guarda il tuo corpo di oggi, guarda il tuo viso, osserva la tua vita, le tue emozioni, i tuoi pensieri. Ecco, tutto questo è il frutto del passato. Cosa vuoi tenere, e cosa vuoi gettare via? Quali pesi vuoi toglierti per correre più leggero, fino a volare? Ecco, questa è l’unica azione da compiere, per vivere meglio, fin da subito. <strong>Cambia i tuoi pensieri e tutto cambia:</strong> cambiano le tue emozioni, cambia il tuo corpo, cambia il tuo viso, cambia la tua vita.</p>
<p><strong>10) CREA I TUOI MIGLIORI PENSIERI</strong><br />
<strong>Shoma Morita</strong>, fondatore della “Morita Therapy”, un metodo di trattamento psicologico fondato sui principi zen, affermava che tutte le nevrosi provengono da una focalizzazione cristallizzata della mente sui pensieri negativi ricorrenti. Più rivolgiamo la nostra attenzione a ciò che è distruttivo, più ciò che è distruttivo diventa la forza che governa la nostra vita. <strong>Vadim Zelan</strong>, il fondatore del Transurfing, esprime la stessa idea nell&#8217;immagine dei “pendoli”: più attiviamo un pendolo negativo (il pendolo della rabbia, della paura, del pessimismo, eccetera) più diamo forza a quel pendolo e lo facciamo oscillare più ampiamente. L’oscillazione del pendolo genererà un campo di oscillazione che tenderà a estendersi sempre di più fino a ricoprire l’intero campo di energia della nostra vita. Questo è il reale potere del pensiero. <strong>La nostra vita è il prodotto dei nostri pensieri e tu, ciò che tu sei oggi è il prodotto dei tuoi pensieri passati.</strong> Cioè è il prodotto del pendolo che più hai fatto oscillare, del campo di energia che tu stesso hai attivato e alimentato. Perciò la cosa più importante da fare per cambiare la tua vita è cambiare i tuoi pensieri. Ferma il pendolo che hai fatto oscillare fino a ora, sposta la tua attenzione su altri tipi di pensieri, di energie, e la tua vita sicuramente cambierà. Sei tu che hai creato i tuoi pensieri e sei soltanto tu colui che può cambiarli. La tua prima azione deve perciò essere quella di <strong>fermare volontariamente le vecchie abitudini di pensiero:</strong> rifiutarle, metterle a tacere, cacciarle dalla finestra della tua mente. Compi questa azione soltanto, con perseveranza e disciplina quotidiana e vedrai fin dai primi giorni dei risultati straordinari. Ti accorgerai che non siamo vittime del mondo e che possiamo invece essere i creatori del nostro mondo, a partire dalla creazione dei nostri pensieri. <strong>Se sei infelice, hai due scelte</strong>: puoi lamentarti, lasciarti naufragare nella disperazione, sperare che tutto magicamente cambi, oppure puoi decidere di fare tu il cambiamento per diventare ciò che vuoi essere. <strong>I pensieri negativi creano negatività e infelicità, i pensieri positivi creano positività e felicità.</strong> E tutto questo si traduce necessariamente, inevitabilmente in una vita piena di eventi negativi e di infelicità o in una vita piena di positività e felicità. Non ci sono dubbi in merito, se non i dubbi dei tuoi pensieri. <em>“Non c’è niente al di fuori di te che ti possa permettere di diventare più forte, più ricco, più veloce o più intelligente. Tutto è dentro dei te. Tutto esiste solo dentro di te. Non cercare niente fuori di te, cerca tutto dentro di te.”</em> (<strong>Miyamoto Musashi</strong>)</p>
<p>Tratto da “La via del Samurai spirituale : 10 strategie dei maestri guerrieri per prendere in mano la tua vita“, di Mark Johnson.</p>
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		<title>Come individuare il tuo talento in 5 mosse</title>
		<link>https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/come-individuare-il-tuo-talento-5-mosse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Puggioni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 May 2017 08:35:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Counseling]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
		<category><![CDATA[talenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quante volte abbiamo sentito esclamare: “Quella persona ha talento”, riferito ad un artista o a un grande campione dello sport? In realtà tutti noi abbiamo talento, anche tu. Ma che cos’è il talento? Può essere definito come un’abilità [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quante volte abbiamo sentito esclamare: <em>“Quella persona ha talento”</em>, riferito ad un artista o a un grande campione dello sport? In realtà <strong>tutti</strong> noi abbiamo talento, anche tu.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma che <strong>cos’è il talento</strong>? Può essere definito come un’<strong>abilità innata</strong>, una sorta di <strong>inclinazione naturale</strong> a fare bene qualcosa.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia è piena di <strong>esempi</strong> di talento, ma non dobbiamo pensare che i talenti siano esclusivamente delle abilità straordinarie, come sapere suonare meravigliosamente uno strumento o essere capaci di gesti atletici fuori dal comune. Si può avere talento per l’organizzazione, per l’ascolto, nell’aiutare gli altri, nell’ironia o nella creatività, nel risolvere problemi, nell’aggiustare un motore, nell’insegnare, etc.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo articolo ti aiuterò a capire come <strong>individuare</strong> il tuo talento ma ricorda che il talento è come un <strong>seme</strong>, per crescere e dare vita a tutto il suo potenziale richiede <strong>cura</strong> e attenzione.</p>
<p>E’ possibile <strong>riconoscere</strong> un talento verificando che possieda <strong>5 particolari caratteristiche</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>Fattibilità</strong>: è qualcosa che hai sempre saputo fare. Non è mai una capacità acquisita, anche se l’hai scoperta o sviluppata da grande è sempre stata dentro di te.</li>
<li> <strong>Facilità</strong>: è qualcosa che fai facilmente, senza sforzo, in scioltezza.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Riproducibilità</strong>: non è un caso isolato ma qualcosa che hai ripetuto più volte e che puoi riprodurre tutte le volte che vuoi.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Piacere</strong>: è qualcosa che ti da piacere e questo piacere è legato alla facilità. Quando fai questa cosa provi gratificazione e soddisfazione.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Riconoscimento</strong>: è qualcosa che ti viene riconosciuto dagli altri, che gli altri vedono in te.</li>
</ul>
<p>Leggendo queste caratteristiche hai individuato il tuo talento? Se la risposta è &#8220;<em>no&#8221;</em> allora ecco qualche <strong>esercizio</strong> per aiutarti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1)</strong> Fai una lista di tutti gli <strong>avvenimenti positivi</strong> e importanti di cui sei stato protagonista durante tutta la tua vita. Inserisci i successi che ti hanno trasmesso delle belle sensazioni e di cui vai fiero e orgoglioso. Una volta completata la lista individua il <strong>fattore comune</strong> tra tutti i tuoi successi. Il tuo intuito? La capacità organizzativa? Vedere il lato positivo delle cose? Impegno e determinazione?</p>
<p><strong>2)</strong> Torna indietro a quando eri <strong>bambino</strong> e prova a ricordare:</p>
<ul>
<li>Che cosa facevi veramente <strong>bene</strong> e ti piaceva fare(le costruzioni, disegnare, correre, cantare, ballare, etc.)?</li>
<li>Che cosa <strong>dicevano</strong> di positivo di te le altre persone (sensibile, affettuoso, divertente, avventuroso, etc.)?<br />
Puoi magari farti aiutare a ricordare dai tuoi genitori o da un fratello o una sorella maggiore.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><strong>3)</strong> Chiedi ai tuoi <strong>amici</strong> come ti definirebbero se dovessero descriverti in poche parole e quali sono secondo loro le tue qualità e i tuoi punti di forza.</p>
<p><strong>4)</strong> Fai un elenco di tutte le cose che ti <strong>piace</strong> fare e alle quali non rinunceresti mai.</p>
<p><strong>5)</strong> Fai un elenco di tutte le <strong>attività</strong> che riesci a fare senza alcuno sforzo e che senti di essere sempre stato in grado di fare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora devi solo unire i puntini  trovare le <strong>costanti</strong>, i fattori comuni che legano tutte queste situazioni e trovare uno o più talenti che ti caratterizzano.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma perché è così importante scoprire i tuoi talenti? In che modo possono aiutarti?</p>
<p style="text-align: justify;">I talenti sono la tua <strong>essenza</strong>, rappresentano la tua reale natura, la tua <strong>unicità</strong> e autenticità.<br />
Sono fondamentali per acquisire <strong>fiducia</strong> in te stesso, aumentare la tua <strong>autostima</strong> e raggiungere i tuoi <strong>obiettivi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandrapuggioni.it/contatti/"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6663" src="http://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2017/05/BANNER-TALENTO.png" alt="scoprire il proprio talento" width="1400" height="425" srcset="https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2017/05/BANNER-TALENTO.png 1400w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2017/05/BANNER-TALENTO-300x91.png 300w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2017/05/BANNER-TALENTO-1024x311.png 1024w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2017/05/BANNER-TALENTO-768x233.png 768w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2017/05/BANNER-TALENTO-900x273.png 900w, https://www.alessandrapuggioni.it/wp-content/uploads/2017/05/BANNER-TALENTO-540x164.png 540w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.alessandrapuggioni.it/crescita-personale/come-individuare-il-tuo-talento-5-mosse/">Come individuare il tuo talento in 5 mosse</a> proviene da <a href="https://www.alessandrapuggioni.it">Alessandra Puggioni</a>.</p>
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